A Viva Voce
Alcuni uomini e alcune donne di Corsica, premurosi del rinverdimento della lingua dotta dei nostri antenati hanno deciso di pubblicare questa rivista in lingua italiana. Essa è un nostro retaggio e un puntello per mantenere viva la lingua còrsa.
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Opinioni
Pascal Marchetti

Al bivio



Francine Demichel
Francine Demichel

 La rivista " Corsica" (n° 32, maggio 2002) pubblica un’intervista della signora Francine Demichel, direttrice delle Università al Ministero dell’Educazione nazionale. L’autorevole personalità accenna ad un increscioso episodio avvenuto quando era in carica il ministro Claude Allègre. Questi, con il beneplacito di ben venti Università tra italiane e spagnole, aveva proposto la creazione di un Istituto Europeo delle Lingue e Civiltà Romanze, con sede a Corte (Corsica). Tale « gigantesca Università mediterranea » avrebbe riscosso, oltre l’onore di far da centro a sì vasto consesso, anche gli adeguati finanziamenti internazionali. Inaspettatamente però, la provvidenziale proposta venne respinta dall’Università di Corsica.
 

 
 

« Drammatico errore », commenta la Demichel che ne vede il motivo in una forma di frilosité contraria agli interessi della Corsica, e in quel "gran rifiuto" vi sarebbe senz’altro da lasciare esterrefatto chi non ne presentisse le profonde motivazioni. Come spiegare, infatti, che coloro i quali vanno proclamando a suon di tromba che il còrso, stando al loro conteggio, si annovera fra le dieci o circa lingue romanze, al pari dell’italiano, dello spagnolo e del francese, rifiutino l’eventualità di un riconoscimento scientifico al loro assunto ? Viene da sospettare che costoro diffidino dai confronti, dal giudizio altrui, e temano per l’incolumità delle loro posizioni, se queste venissero al diretto vaglio di colleghi dell’arco mediterraneo.
 

 
 

Tramontato così l’Istituto Europeo, sono sorte, soggiunge la Demichel, « sinergie di sostituzione » da cui la Corsica è pressoché assente. Ad esempio l’Università franco-italiana con sede francese a Grenoble (1). Non sfugge ormai a nessuno che i nostrani elaboratori di novella lingua non intendono lasciarsi guastare le uova nel paniere da chi non condivide la loro teoria ad uso còrso-còrso, arroccata a un processo isolazionista e quindi irrealistico, perché non basta, avvalendosi di mezzi statali, decantare una teoria, se la cosa fa a pugni con quanto insegnano le evidenti, visibili e a tutti note, realtà e corrispondenze linguistiche.
 

 
 

Partendo dal presupposto che « bisogna prima distruggere per poi creare », si è cercato infatti di produrre, come giustamente osserva la signora Marie-José Dalbera-Stefanaggi, « l’écart maximal avec l’italien », dopodiché « cette variété [qui] « tourne résolument le dos à l’italianité…n’entretient qu’une relation relativement lâche avec le corse hérité ». Con il bel risultato « que l’on ne peut [plus] comprendre ce corse-là qu’en passant par le français dont il est un recodage» (2). È quindi chiaro che le mutilazioni inferte al còrso, gli strafalcioni ad opera di chiunque, le svariate sgrammaticature e gli strampalati barbarismi, tutto fa brodo per il bislacco neocòrso, il quale, peraltro, nota ancora la Dalbera-Stefanaggi, non fa mai da mezzo d’obbligo per la comunicazione, ma soltanto da manifestazione di appartenenza a un determinato e limitato ambiente.
 

 
 

È altrettanto chiaro che il rifiuto del confronto scientifico sull’argomento della lingua, così come l’insistere a gabellare un gergo artificiale per « lingua còrsa » fanno capo entrambi al piano prestabilito d’allontanamento dall’italiano. I lungimiranti ( ?!) ideatori di questa politica, in francese detta de Gribouille, non avvertono che, sceverato dall’italiano, il còrso muore, e l’Isola rimane monolingue, con la padronanza del solo francese, cancellando così storia e cultura propria. Quei nostri compaesani disposti al sacrificio lo devono dire chiaro e tondo, risparmiandosi il fatuo raziocinio del sauver notre langue. Per chi invece auspica la permanenza del nostro retaggio linguistico e culturale, non sussiste altra scelta se non ritemprarlo in un bagno di autenticità, riallacciando legami malauguratamente allentati.

1L’Università franco-italiana vuol rappresentare il motore di una rete universitaria binazionale per l’insegnamento, la ricerca e il conseguimento di diplomi organizzati congiuntamente, che rilascino titoli comuni riconosciuti contestualmente in Italia e in Francia. Essa si propone di potenziare la ricerca, di favorire le tesi in co-tutela e i programmi di dottorato. Ha il compito di facilitare la mobilità fra i due paesi di studenti, giovani ricercatori, docenti e personale amministrativo.. L’Università risulta dotata di un Consiglio Scientifico binazionale composto da cinque italiani e cinque francesi e prevede una sede ed un segretariato a Grenoble per la Francia e a Torino per l’Italia.Vedi qui appresso in versione francese il bando (appel à projets) Programma "Vinci" 2002.

2 M.J. Dalbera-Stefanaggi, Essais de Linguistique corse, Ajaccio, Editions Alain Piazzola, 2001, pp. 256, 271 e ss.



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