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Alcuni uomini e alcune donne di Corsica, premurosi del rinverdimento della lingua dotta dei nostri antenati hanno deciso di pubblicare questa rivista in lingua italiana. Essa è un nostro retaggio e un puntello per mantenere viva la lingua còrsa.
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Paul Colombani

“Genova ed il suo Regno. Ordinamenti militari, poteri locali e controllo del territorio in Corsica fra insurrezioni e guerre civili (1729-1768)”.


Città del silenzio edizioni.Via Cavanna 28. Novi Ligure. 2011. pp.318.

Con prefazione di Antoine-Marie Graziani.


“Genova ed il suo Regno. Ordinamenti militari, poteri locali e controllo del territorio in Corsica fra insurrezioni e guerre civili (1729-1768)”.

Ci preme oggi segnalare un importante lavoro storico ad opera del professore Emiliano Beri. L'opera descrive gli ordinamenti militari genovesi essenzialmente nel Settecento (ma anche in periodi precedenti), con speciale riferimento alle rivoluzioni di Corsica che ci riguardano particolarmente.


Apprendiamo così che le forze genovesi di terra comprendevano la truppa regolata, ossia soldati di professione e la truppa detta paesana, composta di Còrsi, regolari e irregolari,


Ma l'autore descrive anche gli ordinamenti navali genovesi, il cosiddetto stuolo pubblico (oggi diremmo la marina statale) e gli armamenti straordinari rivieraschi e còrsi.


Oltre ad essere interessante per le informazioni ivi contenute l'opera servirà a raddrizzare moltissime idee sbagliate dei Còrsi che non sanno niente in proposito o credono di sapere ripetendo luoghi comuni spesso privi di fondamento.


Sorprenderà prima di tutto il numero dei soldati genovesi presenti nell'isola allo scoppiare della rivolta. Erano soltanto 630 di cui 1/3 di còrsi. Dopo l'inizio dell'insurrezione del 1729 il numero era ovviamente destinato a crescere ma non supererà mai il picco di 4302 nel 1737. Si capisce perché Genova sia stata costretta a chiedere l'intervento di potenze straniere. Nel 1731-1732 circa 10 000 uomini di truppe imperiali sono presenti in Corsica assoldate da Genova. Quando la Repubblica si trova impegnata nella guerra di Successione austriaca deve richiamare le sue truppe sul continente e le truppe regolate nell'isola scendono di nuovo fino a 500 o 700 uomini.


Si capisce quindi che il costo della guerra è molto pesante per un erario genovese povero in partenza che finirà stremato da queste spese. Ed è chiaro che il dominio genovese si è retto a lungo su alleanze locali. Vengono quindi meno alcuni miti di cui si sono nutrite generazioni di Còrsi, cioè una Corsica unanime contro il Genovese, tranne pochi traditori.D'altronde soldati còrsi servivano Genova anche fuori di Corsica. Sembra che solo con Paoli (anche se ha i suoi nemici in Corsica e non soltanto i Matra) si arrivi ad una (comunque sempre imperfetta) unione nazionale. Peraltro la guerra contro Genova andava di pari passo con legami d'amicizia nei confronti di Toscani, Sardi (e con Sardi s'intendi, secondo i criteri dell'epoca, i territori alle dipendenza del re di Sardegna, cioè anche il Piemonte e la Savoia) e Napoletani


Non si tratta da parte nostra di operare una “riabilitazione” del dominio genovese (che d'altronde non è assolutamente nelle intenzioni dell'autore) ma di salutare un lavoro scientifico, che usa un tono pacato, per niente polemico, fornendo anche dovizia di informazioni.


Da notare che a proposito delle divisioni della società còrsa, Beri decide di usare la parola “fazioni” invece di “clan” e fa bene. Dice: “ci preme sottolineare che, sebbene il termine “clan” ricorra con frequenza come categoria interpretativa nella storiografia franco-còrsa che affronta l'argomento, in questa sede utilizzeremo un termine più flessibile, quale è “fazione”, in quanto meglio rappresentativo, a nostro avviso, di una struttura socio-politica articolata come era quella isolana in età moderna, la quale, sebbene avesse nella famiglia e nei rapporti di parentela il proprio baricentro, comprendeva una vasta rete di legami politico-clientelari che andavano oltre il concetto di clan famigliare e, non di rado, dividevano le famiglia stesse in gruppi di interesse antagonisti o, quanto meno, concorrenti.” pp. 21-22.


Il lettore sarà interessato dall'importante fenomeno della diserzione (piaga tuttavia ricorrente in tutti gli eserciti dell'epoca), dovuto in gran parte all'impossibilità per il governo genovese di pagare il soldo ai suoi mercenari e dal ruolo strategico del sale nell'economia del tempo.


Il libro sarà utile anche per la segnalazioni delle varie fonti archivistiche. Aggiungeremo per i nostri lettori alcune fonti sulla marina paolista.


P.Lamotte La marine de guerre de Pascal Paoli in Etudes Corses (1° trim 1960 pp. 55-62


D.Rey, La flotte militaire corse in Etudes Corses n.29, 1987, pp. 145-163.


A.-M.Graziani, La Marine Corse au temps de Pascal Paoli, ADECEC, Cervione, 1999, disponibile anche su internet:

http://www.adecec.net/adecec-net/parutions/marina2.html .


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