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Alcuni uomini e alcune donne di Corsica, premurosi del rinverdimento della lingua dotta dei nostri antenati hanno deciso di pubblicare questa rivista in lingua italiana. Essa è un nostro retaggio e un puntello per mantenere viva la lingua còrsa.
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Articoli
Elena Pierotti

La Corsica e i miei viaggi in quell’Isola


L’Isola Bella vista attraverso gli occhi di Gioacchino Prosperi, il “predicatore della Corsica”.

Eelena Pierotti è nata a Lucca il 31 ottobre 1964 e si è laureata a Pisa in storia nell'anno accademico 2009-2010 con una tesi dal titolo "Padre Gioacchino Prosperi. Dalle Amicizie cristiane ai valori rosminiani". Relatore la Prof.ssa Daniela Lombardi; contro relatore la Prof.ssa Maria Pia Paoli; Presidente il Prof. Alberto Mario Banti. Dopo la discussione della tesi ha continuato gli studi intrapresi sul personaggio risorgimentale trattato, prendendo contatti con diverse associazioni storiche e culturali piemontesi. Tra queste la Società storica delle Valli di Lanzo, che pubblicherà nel maggio 2013 un breve articolo su Padre Prosperi; la società storica Vercellese per gli studi sul professor Gioacchino de Agostini, collaboratore ed amico del religioso; e la fondazione Sella, che ha gentilmente fornito il fascicolo in suo possesso sul De Agostini. Ha pubblicato a partire da febbraio 2011 diversi articoli sul sito www.storico.org e recentemente un breve saggio dal titolo "Patrioti nel risorgimento" sul sito www.boorp.com.

AVV


La Corsica e i miei viaggi in quell’Isola

Alla Corsica, per affetti indomati […], segno perpetuo all’altrui interminabile cupidigia, in magnanimi fatti emula di Grecia e Roma, cuna dell’esule di Sant’Elena, Gioacchino prosperi che la morale del Vangelo annunziando per ben cinque anni di fe di pietà, di concordia, pingui manipoli nel suo seno raccolse in pegno di grato animo afferiva”.

Così esordisce padre Gioacchino Prosperi nel 1844, quando pubblica presso l’editore Fabiani di Bastia il suo libro, che si propone, in dieci lettere, di raccogliere l’esperienza vissuta in Corsica da padre predicatore negli anni quaranta del XIX secolo.

Prosperi è lucchese ed aristocratico di nascita. Nasce nel 1795 a Lucca e studia in Roma, in sant’Andrea al Quirinale, divenendo padre gesuita nel 1815. Si trasferisce a Torino e insegna nel collegio gesuita di Novara grammatica superiore e lingua greca. Il collegio è gestito per un certo periodo da Prospero d’Azeglio, uno dei figli del marchese Cesare, con cui il nostro mantenne sempre, fino alla sua morte, avvenuta in Genova nel 1830, ottimi rapporti, tanto da pubblicare sul suo giornale a Torino, fin quando non uscirà dall’Ordine gesuita per sopravvenute dispute, di natura politica. Prosperi infatti abbracciò il rosminianesimo. Negli anni quaranta visse come predicatore in Corsica.

Egli indirizzò le sue lettere ad un altro religioso piemontese, Gioacchino De Agostini, che fu suo collega in Piemonte. Dopo aver ampiamente descritto le vicissitudini storiche isolane, presentando la Corsica in ogni suo aspetto, topografico, linguistico, religioso, culturale,ci lascia ampia testimonianza dei caratteri e delle tradizioni sull’Isola.

Si affezionò ai suoi abitanti al punto da riferire: “La Corsica era fatta per essere Nazione, per dominare e non essere dominata. Ma la sua posizione geografica fu la causa di sue disgrazie. Il punto che occupa nel Mediterraneo pose la gelosia di molti. Inglesi, spagnoli, francesi italiani e fra questi [particolarmente] i genovesi”.1

Nella terza lettera dedicò particolare attenzione al dialetto corso, essendo sempre sensibile alle questioni culturali.

Per giudicare della lingua parlata in Corsica”, sostenne, “non bisogna fermarsi alle città o ai paesi del litorale [per i continui contatti con la Francia]. Nell’interno, ad esempio nel Niolo, il dialetto è un dialetto italiano, poetico, espressivo, abbonda di parole antiquate ma di buon conio, come avale per ora, nimo per niuno; ha di parole che non si trovano nel vocabolario italiano, come mondolo, vocabolo con cui chiamano quell’arnese che serve a pulire il forno dopo che è stato scaldato, derivato così bene dal verbo mondare […]. E qui per saggio del dialetto corso avrei voluto riportare alcuni canti popolari chiamati voceri, ma siccome molti ne ha pubblicati il Sig. Tommaseo2 e il sig. Gianvito Grimaldi, già conosciuti in Italia, a quelli vi invio. Leggeteli e vi troverete caldissimo affetto, vivissime immagini, sentimento profondo”.

Lingua ed istruzione vanno nel suo scritto di pari passo. Nella quinta lettera elogiò il livello qualitativo dell’istruzione in Corsica. Egli scrisse. “Il secolo [XVII] fu un gran secolo per la Francia; fu pure un gran secolo per l’Italia quello dei Medici. Ma la Corsica per di sventura non ebbe mai tregua per darsi all’Ozio delle buone discipline. Eppure mente e acume, svogliatezza naturale, forte immaginazione, profondo sentire, qualità essendo di quella Nazione, avrebbe sortito la Corsica uomini d’ogni fatta celeberrimi. E quanto grande fosse il desiderio d’istruirsi nei corsi, lo mostrano quei tanti che ogni anno recavansi e recasi a Roma, a Pisa e in altre città d’Italia […]”.

Elencò così quei corsi che si sono distinti sia in Francia che in Italia fra i quali “i Sisco, i Prelà, i Mucchielli, i Renucci”. Elogiò poi Pasquale Paoli sostenendo che “Egli, liberatore della patria, fu colui che la sottrasse al giogo di Genova e dette alla Corsica una norma d’insegnamento, specialmente in Corte, ove chiamato avendo professori nazionali di conosciuta fama, fondò una Università, e ne affidò il reggimento al dottissimo Mariani, dottore di Salamanca”. Quindi [sempre Pasquale Paoli] creò il giurì di pubblica istruzione nei suoi antichi distretti del di qua dei monti, e riparato l’antico collegio dei Gesuiti di Bastia, vi collocò e vi nominò professori con annuo stipendio a carico del Tesoro”.

Prosperi conosce bene il sistema scolastico corso e ne offrì prova nella lettera in ogni minimo dettaglio. Un difetto trovò nell’istruzione in Corsica: “Nell’essersi messo in non cale lo studio della lingua italiana”.

Su Pasquale Paoli spese molte parole d’encomio. Scrisse ancora: “l’Isola Rossa è una terra novella, ripetendo la sua origine dal generale Pasquale Paoli, il quale ad onta di Calvi, che non volle ritrarsi dalla divozione di Genova, scelse questo punto della Corsica a dar principio ad una città che per le sue circostanze potrà un giorno addivenirvi cospicua nell’isola”.

Il nostro conobbe tutte le tipografie isolane , che frequentò e con cui pubblicò. Oltre alla tipografia Fabiani di Bastia, cita in nota nella lettera sui viaggi del 1840-1841 l’antica tipografia in Ajaccio del signor Marchi, che ne possedette due anche a Bastia. Con la tipografia di Ajaccio il Marchi pubblicò “Il giornale della Corsica”,3 mentre con le rispettive tipografie bastiesi i giornali “L’Isolano” e “Il Progressivo”, tutti di stampo liberale. Perché Prosperi non è un sacerdote qualunque, ma un uomo impegnato in Patria sul piano politico.

Incondizionata l’ammirazione sia per Salvatore Viale che per Niccolò Tommaseo. Quest’ultimo sarà una presenza costante nella sua vita ed in quella della sua famiglia. Ed entrambi i celebri studiosi amici, Viale e Tommaseo, un porto sicuro per la valorizzazione della lingua italiana.



1 Parlo di quel governo, non del popolo genovese, precisa.

2 Niccolò Tommaseo a lungo collaborò in Corsica, proprio in quegli anni con Salvatore Viale per valorizzare la lingua corsa.

3 Prosperi non chiarisce a sufficienza, e ad oggi risulta che tale giornale si pubblicava in francese da diversi anni.


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