A Viva Voce
Alcuni uomini e alcune donne di Corsica, premurosi del rinverdimento della lingua dotta dei nostri antenati hanno deciso di pubblicare questa rivista in lingua italiana. Essa è un nostro retaggio e un puntello per mantenere viva la lingua còrsa.
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Paul Colombani

La langue corse en 23 lettres



La langue corse en 23 lettres

Mi preme oggi segnalare un libro breve ma interessante, La langue corse en 23 lettres, di
Ghiaseppiu Gaggioli1
Si tratta di una presentazione della lingua (per chi già la conosce un po', ma va bene così sia per gli italiani che per i còrsi) strutturata secondo le 23 lettere del'alfabeto còrso. Vi si trovano, insieme ad argomenti di stampo grammaticale e utili spiegazioni sull'ortografia, un prezioso primo capitolo (Un peu d'histoire) sulla storia della lingua, sulle relazioni tra còrso e italiano e còrso e francese.

http://langue.corse.free.fr/   


In questo primo capitolo l'autore, senza addentrarsi (e fa bene) in questioni di stampo ideologico, indica che il còrso e l'italiano appartengono alla stessa famiglia di lingue, quella delle lingue dette italoromanze. Soggiunge che il còrso somiglia più ad alcuni « dialetti » italiani che all'italiano standard. Interessante il paragrafo « Corse et italien ». Spiega Gaggioli che lo stesso titolo del paragrafo è ingannevole perché niente può far pensare che i còrsi, nei secoli scorsi, facevano una differenza tra ciò che oggi chiamiamo il còrso e ciò che viene chiamato l'italiano. Insiste dicendo che sotto il dominio genovese la lingua ufficiale era il toscano letterario che sarebbe diventato l'italiano e sembra (e dico io, è certo) che i còrsi non lo considerassero una lingua straniera. Avevano l'impressione di parlare una lingua molto simile (parere unanime di tutti i visitatori europei, qualunque fosse la loro provenienza) sotto una forma più rozza. I più privilegiati studiavano in italiano e andavano a completare i loro studi in Terraferma, cioè in Italia). Prosegue Gaggioli dicendo che le cose cambiano con l'annessione alla Francia, ma lentamente perché l'italiano rimane lingua ufficiale fino al 1850 circa. Poi fa un breve riassunto dell'evoluzione ulteriore con la comparsa della prima rivista scritta in còrso alla fine dell'Ottocento.


Il libro è basato essenzialmente sulla lingua di Marignana, nella parte nord-ovest della Corsica, paese d'origine dell'autore che sottolinea a ragione che dal punto di vista grammaticale (o più esattamente sintattico) il còrso è molto omogeneo (e, aggiungo io, le differenze con l'italiano standard sono pochissime), quindi ciò che vale per Marignana vale molto spesso per altre regioni con le quali i confronti sono costanti.


L'autore dichiara di avere scelto l'ortografia « tradizionale », integrandola con le novità più benefiche dopo Intricciate e cambiarine2 . Essa prende in considerazione quanto possibile la variazione linguistica con lo scopo di raggruppare sotto una forma sola più varianti possibili e si avvale dell'etimologia quando non contrasta con uno dei due punti precedenti.


.
Con sollievo ho notato che l'autore ha scelto di scrivere « dammi » invece dell'orrendo « dà mi » (come tanti fanno adesso). Gaggioli fa notare che questa versione, oltreché essere tradizionale, facilita la lettura perché non si deve tornare indietro per collocare l'accento, vengono immediatamente fuori lettere doppie ecc.. Pensare che quando l'ho fatto osservare ad alcuni « specialisti » di còrso mi è stato risposto che questa scelta era stata fatta a scopo pedagogico perché sarebbe risultata più facile(!) per gli studenti còrsi di adesso. Al che avevo risposto che i suddetti studenti dovevano essere più cretini degli studenti francesi che imparano l'ortografia italiana in una settimana ! Ovviamente la vera ragione era che si voleva creare qualcosa di originale allontanando la scritture del còrso da quella dell'italiano.



Mi sia comunque permesso di dissentire su alcuni punti, pur rispettando il punto di vista dell'autore. Per esempio per la grafia «  hè » (per il vero essere, in italiano « è »). Ho detto, e ci metto la firma, che scrivere il latinissimo verbo esse(re) con una -h- non ha senso. L'idea, in partenza, era di distinguere tra « hè » verbo, « è » congiunzione (« e » in italiano) e « e » articolo femminile plurale (« le » in italiano). Gaggioli scrive che alcuni autori, e fra loro Marchetti autore della proposta, sono tornati indietro e scrivono « è » per il verbo ed « e » per l'articolo femminile plurale. Ma fa notare che questa scelta significa abbandonare l'accento grafico, il che sembra impossibile ora che si tratta di insegnare non solo a scrivere il còrso ma anche a parlarlo. Per questo argomento vale ciò che abbiamo detto sopra : come fanno i francesi (inglesi ecc.) che studiano l'italiano ? Sono più intelligenti di noi ? E non si può confondere l'articolo femminile plurale e la congiunzione, lo vieta il contesto. Che Gaggioli nel suo intimo non sia contrario a un « ritorno indietro », ma tema che sia improponibile oggi ?



Un altro punto, a proposito delle parole « impiastru » e simili. Gaggioli dice che in còrso la  « i » iniziale viene quasi sempre sostituita nella pronuncia dalla vocale che precede. Scrive dunque « u impiastru » avvertendo che si deve pronunciare « u 'mpiastru ». A suo dire la « i » si sentirebbe soltanto ad Aiaccio e in alcune zone del nord. Temo che sia stato indotto a generalizzare la pronuncia della sua regione e l'attuale andazzo di gente che scriverebbe il còrso in caratteri cinesi pur di farlo sembrare «originale ». Personalmente ho quasi sempre sentito dire « l'impiastru » pur sapendo che in alcuni luoghi si diceva diversamente.



Ma tutto ciò non toglie nulla all'interesse del libro che sfata alcune idee sbagliate diventate luoghi comuni e tornerà utile a chi intende avvicinarsi alla conoscenza del còrso.





1 - Albiana editrice. Aiaccio. 2012.

2 - Pasquale Marchetti et Dumenicantone Geronimi. Intricciate è cambiarine, manuel pratique d'orthographe corse. 1971. Precisiamo che Pasquale Marchetti, collaboratore di A Viva Voce, alla luce dell'evoluzione ulteriore non condivide più alcune proposte di allora.


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