A Viva Voce
Alcuni uomini e alcune donne di Corsica, premurosi del rinverdimento della lingua dotta dei nostri antenati hanno deciso di pubblicare questa rivista in lingua italiana. Essa è un nostro retaggio e un puntello per mantenere viva la lingua còrsa.
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Miscellanea
Jean-Paul Giovannoni

Napoli/Napule... Ajaccio/Aiacciu



Napoli/Napule... Ajaccio/Aiacciu

Il bilinguismo della toponomastica còrsa, effettivo da una quindicina di anni addietro, ci ha recato delle soddisfazioni

linguistiche innegabili così come “L'Île rousse” o “Saint Florent” pronunciati e trascritti rispettivamente “L'Isula Rossa” e

“San Fiurenzu”.

Un comune si può scrivere a seconda della grafia ufficiale1 (Corticchiato, Corte) o con un'ortografia che prende in conto

l'accento locale (Curtichjatu, Corti). Esso esiste anche in altri paesi; ho visto una trasmissione televisiva che mostrava un

cartello stradale della città partenopea con le scritte “Napoli / Napule”...




Solo che una forma non deve prevalere sull'altra.

Non capisco perché sui cartelli delle indicazioni stradali, viene sfregiata o imbrattata con tinta scura la versione ufficiale

che è sovente di stampo toscano? Forse questi autori pensano che un toponimo che finisce con una “o” non faccia

nostrano a sufficienza..

Alcuni nostri cognomi sono tratti da toponimi, molti di noi ci chiamiamo: Belgodere; Cuttoli; Rogliano o Mezzana;

esattamente come i comuni della nostra isola. Non ho mai sentito dire che nessuno di loro abbia espresso il desiderio di

cambiare cognome per poi diventare “
Belgudè; Cutuli; Ruglianu o Mezana

Se si va per questa strada, sappiamo tutti che la parola “felce” non esiste in còrso, si dice “filetta” (FR : fougère); eppure

Felce è un comune del cantone di Alesani (Castagniccia) e contemporaneamente un patronimo diffuso nell'isola. Non

viene in mente a nessuno di sbattezzare questi cittadini o questo comune per chiamarli Filetta ?

 

Non occorre sbagliare avversario, la lingua italiana o più esattamente la lingua toscana è sempre stata la lingua scritta dei nostri avi fino alla metà dell'Ottocento. Loro non consideravano codesto idioma come forestiero ma semplicemente come la forma dotta del loro vernacolo. Non credo che sarebbero contenti se vedessero quanto viene calpestato il Nostro patrimonio toponimico. Come ho illustrato sopra, il nemico della nostra toponimìa non è la vecchia forma toscana, ma il costante e progressivo slittamento verso forme francofone : Santa Lucia di Moriani o Santa Maria Sicché (purtroppo questi due esempi non sono esaurienti) quantunque avendo ufficialmente questa grafia diventano spesso nella bocca di molti oppure negli scritti giornalistici Sainte Lucie de Moriani e Sainte Marie Sicché...

Ecco dove dobbiamo essere vigili, e non nel sostituire una “O” finale con una “U”.
 

1: La grafia ufficiale dei comuni e varie frazioni è sia in italiano sia in francese per alcuni comuni.

 


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