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Alcuni uomini e alcune donne di Corsica, premurosi del rinverdimento della lingua dotta dei nostri antenati hanno deciso di pubblicare questa rivista in lingua italiana. Essa è un nostro retaggio e un puntello per mantenere viva la lingua còrsa.
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Luca Berengan

Presentazione del libro “Genova ed il suo Regno. Ordinamenti militari, poteri locali e controllo del territorio in Corsica fra insurrezioni e guerre civili (1729-1768)”


Genova, 17 gennaio 2013, Palazzo Ducale presso Società Ligure di Storia Patria.
Relatori: Dott. Emiliano Beri, Assegnista di ricerca in Storia moderna, Dipartimento di Antichità, Filosofia e Storia, Università degli Studi di Genova. Prof. Carlo Bitossi, socio della Società Italiana di Studi sul Secolo XVIII, dell'Istituto per la Storia del Risorgimento e della Società Italiana per lo Studio dell'Età Moderna (SISEM), membro del Comitato scientifico dell'Istituzione Galata-Museo del Mare di Genova, presidente del corso di studio interclasse in Letterature e Lingue moderne e classiche e coordinatore della sezione "Storia e società" del Dipartimento di Scienze Storiche dell'Università di Ferrara. Prof. Antoine Marie Graziani, professore di Storia dell’Università di Corsica Pasquale Paoli, membro dell’Institut Universitaire de France, Paris.


Presentazione del libro “Genova ed il suo Regno. Ordinamenti militari, poteri locali e controllo del territorio in Corsica fra insurrezioni e guerre civili (1729-1768)”
Presenti in sala: il Prof. Luca Lo Basso dell’Università di Genova, il Prof. Paolo Colombani dell’Università di Nantes, Matteo Filidori, storico nazionalista corso, e tanti altri.

Al Dott. Emiliano Beri vanno (almeno) tre meriti: -il primo, scientifico, per la rigorosa ricerca archivistica, sì che ogni parte del suo libro trovi immediato riscontro nelle fonti storiche setacciate; -il secondo, editoriale, per l’originalità dell’analisi dell’esperienza genovese in Corsica secondo la prospettiva della Repubblica; -il terzo, culturale, per aver offerto spunto per nuovi approfondimenti sul ruolo del Regno di Francia nei rapporti tra Genova e la Corsica nel XVIII Secolo (il primo ministro transalpino, cardinale Fleury, promise alla Repubblica sostegno e offrì aiuti militari, agendo al contempo in modo da creare terra bruciata intorno a Genova, affinchè essa vedesse nel soccorso francese l’unica possibilità di salvezza… il Conte di Boisseux, comandante delle truppe francesi dal gennaio del 1738, conduceva blandamente le operazioni militari e cercava al contempo di attirarsi la benevolenza degli insorti. Questa linea politica portò all’atto di sottomissione alla volontà del Re di Francia Luigi XV dei due capi ribelli eletti dalla Consulta di Casciana, Erasmo Orticoni e Giovanni Pietro Gaffori, primi esponenti di quel partito favorevole all’ingerenza francese alla cui formazione aveva mirato il ministro Chauvelin…il Marchese di Cursay, neanche troppo nascostamente, tese a favorire, legandoli a sé, gli esponenti del partito malcontento e a danneggiare in ogni modo non solo i membri della fazione lealista, ma gli stessi rappresentanti della Repubblica, complicando le trattative per la formazione di un nuovo regolamento, attraverso il quale Genova si illudeva di poter risolvere definitivamente la questione corsa). Il tutto nell’ambito di un ponderoso trattato dell’organizzazione amministrativa e militare genovese in Corsica (oggetto principe del libro), che scorre veloce nella minuziosità e precisione di tutti i riferimenti, rendendo l’opera di agevole e pronta consultazione, non limitata all’ambito scientifico, dove l’argomento, affidato ad un autore meno attento, l’avrebbe forse rinchiusa.


Dell’intervento del Prof. Carlo Bitossi piace evidenziare un passaggio (riedizione delle opinioni espresse dall’ambasciatore di Spagna presso la Repubblica di Genova, Luis de Zuniga y Requesens, nel gennaio del 1565: chi è padrone della Corsica è padrone di Genova, nessuna nave può arrivare a Genova, né partirne senza toccare la Corsica, sembra che Dio ce l’abbia messa in modo da far fronte al Dominio della Repubblica, che non ha un palmo di terra che non sia a portata di quest’isola, così vicina che una sola notte di navigazione le separa. Ecco, insomma, la spiegazione dell’impegno militare ed economico della Repubblica (protrattosi per quasi quarant’anni del secolo XVIII) a mantenere il dominio dell’isola, nonostante la evidente consapevolezza di combattere una “battaglia persa” (per conclamate incapacità di amministrare le realtà locali dell’interno dell’isola e di mantenere dignitosamente la quotidianità delle truppe). La Corsica non deve perdersi di vista perché guarda questa la Terraferma, e se si perde la Corsica resta indebolito a segno lo Stato di Terraferma, che poco potrebbe contarsi sopra di esso per le gravissime conseguenze che gliene risulterebbe da una tal perdita. Se i Principi si avvedono che la Repubblica perda di vista un tal Regno, non sarà gran cosa difficile a tall’uno di essi impossessarsene, e se ciò succede non so prevedere che gravissimi et inevitabili pregiudizi alla Repubblica: così si esprimeva un profetico Giacomo Lomellino durante la seduta del Minor Consiglio dell’11 febbraio 1745.


Dell’intervento del Prof. Antoine Marie Graziani restano, tra le tante, tre considerazioni: -da un lato, la conferma dell’esistenza in Corsica di una fazione lealista (ossia favorevole alla permanenza della Repubblica di Genova), la cui variabile composizione risultava fortemente influenzata dai maggiori o minori riconoscimenti elargiti ai suoi capi dal governo di terraferma; -dall’altro, la convinzione che Pasquale Paoli, riunificata sotto il proprio comando la cd. banda di dentro, vedesse invece nella Repubblica il nemico giurato, sì da poter escludere l’esistenza di trattative tra le parti per una soluzione diversa dall’indipendenza dell’isola (unico vero obiettivo del grande condottiero); - dall’altro ancora, l’accusa al governo della Repubblica di non aver inteso, prima dell’avvento di Pasquale Paoli, i segnali di attenzione, provenienti dall’isola “lealista”, sulle reali intenzioni del Regno di Francia. Insomma, il governo genovese non era quel monolito che ci era stato presentato da certa storiografia corsa e francese, al suo interno svolgendosi accese discussioni sulla gestione dell’isola ed il partito genovese in Corsica troppo spesso è ridotto, nell’immaginario isolano, ai soli matristi, mentre la stessa corrispondenza di Pasquale Paoli descrive un gruppo umano importante, riunito intorno a notabili direttamente coinvolti in quello stesso partito o più spesso semplicemente indifferenti o neutrali. Senza dimenticare l’importanza dei soldati e degli ufficiali corsi, che prestavano servizio nell’esercito di Genova, tanto che neppure il passaggio alla Francia fece venir meno il reclutamento dei corsi nella truppa genovese.


L’animato dibattito finale rendeva onore agli oratori ed all’autore dell’opera.

Alla nostra associazione, che si propone il recupero dei rapporti culturali tra la Corsica, Genova e l’Italia tutta, presente all’evento con il proprio presidente, Paolo Colombani, ed i soci Luca Berengan e Matteo Filidori, non resta che chiudere questo resoconto, riportando uno stralcio dell’opera in commento: dalla metà degli anni Trenta la Francia, che con l’intervento imperiale era stata costretta a dissimulare le proprie aspirazioni, cominciò a svelare progressivamente il suo gioco nella questione corsa: attuare dapprima un programma minimo, ovvero impedire ad altre potenze di insediarsi nell’isola, introdurvi forze proprie dietro richiesta della Repubblica e proporsi come mediatrice fra quest’ultima e i sollevati, per passare successivamente al programma massimo, chiaramente formulato dal ministro Germain-Louis de Chauvelin in una lettera del 26 aprile 1735. In essa, considerata l’importanza che la Corsica aveva per il commercio francese nel Levante, veniva enunciato il piano di “costringere Genova a cedere volontariamente la Corsica” e di farsi offrire l’isola contemporaneamente dai Corsi e dalla Repubblica, in modo tale da legittimarne il possesso, evitando le rimostranze delle altre potenze. Al rigore della ricostruzione storica del Dott. Emiliano Beri, che certo non ha risparmiato il governo della Repubblica (tra le tante imputazioni spicca, nella ricostruzione del libro, la distruzione delle saline isolane, per creare dipendenza nell’approvvigionamento del sale, essenziale per la conservazione degli alimenti e la sopravvivenza stessa delle popolazioni), dobbiamo così il più sentito ringraziamento.

Avv. Luca Berengan (Associu Giraglia)



P.S.: seguirà corredo fotografico dell’evento e riprese filmate dell’intervento del Prof. Antoine Marie Graziani.

 



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