A Viva Voce
Alcuni uomini e alcune donne di Corsica, premurosi del rinverdimento della lingua dotta dei nostri antenati hanno deciso di pubblicare questa rivista in lingua italiana. Essa è un nostro retaggio e un puntello per mantenere viva la lingua còrsa.
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Jean-Dominique Beretti

Una lingua degli affari ?



Abbiamo già avuto modo di accennare alle relazioni commerciali tra Bastia e l’Italia1.Trattandosi di questo periodo dell’inizio Ottocento sono state svolte ultimamente ricerche nell’ambito del Centro Salvatore Viale. Il recente studio sintetico di Marco Cini2 cosi' come altre pubblicazioni hanno orientato la riflessione sui flussi culturali intercorsi tra le due regioni3. Durante l’Ottocento la Corsica sembra dunque essere un crocevia. Ma che cosa possiamo dire dei commercianti veri e propri, primi attori di questo cambiamento d’itinerari in direzione della Francia ? Quale tipo di difficoltà hanno incontrato ?
 


 

La corrispondenza commerciale di un commerciante di Vico, Francesco Colonna, consente di nutrire la nostra riflessione. Francesco era soprannominato « u cursaru » (forse per avere praticato la guerra di corsa con autorizzazione ?), questo soprannome ha attraversato il tempo giungendo a contrassegnare i suoi discendenti fino al Novecento. Egli commercia ma noleggia anche navi per spedire le sue merci dal porto di Sagone, sulla costa occidentale, principalmente verso Marsiglia mentre vende nel proprio paese i prodotti importati. Possiamo dire a questo titolo che egli è un piccolo armatore. A quell’epoca gli stessi contemporanei alludono a un accrescimento progressivo delle relazioni con la Corsica (Journal de la Corse). All’inizio della monarchia di Luglio il paese di Vico annovera più di 1300 abitanti e organizza la propria fiera. Esso presenta i criteri che definiscono i « luoghi centrali » cari ai geografi.
 


 

Ma analizziamo la sua corrispondenza vera e propria. Su 90 lettere scritte tra il 1823 e il 1867, un terzo è scritto in italiano. Il francese è utilizzato spesso per i documenti ufficiali, essenzialmente la dogana o le autorità giudiziarie in caso di litigio. Da notare tuttavia che gli succede di corrispondere in italiano con il sindaco del paese o per le imposte locali : : « Quitanze delle contribuzioni dirette », « contribuzione fondiaria » ecc. Interessante notare che anche il corrispondente di Francesco –che abita Marsiglia- scrive qualche volta in italiano.
 


 

I prodotti scambiati sono di tipo classico: l’ olio, la legna,il « grano », le  « pelline », « coij e pelli » mentre i prodotti importati sono terracotte, ceramiche, sapone, baccalà, « terraglia »….
 


 

Quando si esaminano le lettere scritte in italiano si rimane sorpresi dalla padronanza e dalla ricchezza del vocabolario economico: « polizia4 di carico » (distinta delle merci caricate) . Per esempio, nel 1930 scrive così al suo corrispondente di Marsiglia : : « …riceverete una polizia di carico…256 pelli di capra, 2 pelli capretto… »
 


 

Troviamo anche altri termini « mandato », « botta » , « cambiale », « bacino »…, altri appartenenti al vocabolario marittimo con il nome delle navi, « bombarda », « tartana », a vela triangolare, « bricco goletta » usato per il cabotaggio, il « coter » (cutter), piccolo bastimento a vela. Il golfo di Sagone è poco frequentato allora, se non da piccole imbarcazioni.
 


 

Non possiamo tralasciare le ricorrenti formule di cortesia nei confronti del corrispondente Francesco. La maggior parte delle lettere inziano con « ho ricevuto la grata vostra lettera… », « Stimatissimo Signore… » « il denaro che avete avuto la bontai5 di avanzarmi… » , « vi sono molto obbligato »…Tutte le lettere finiscono con « sono il vostro umilissimo servo »
 


 

Da notare il peso non trascurabile delle formule religiose6.La parola  « dio » ricorre spesso mentre frequenti sono i nomi religiosi per le navi,  Maria Antonia" "Grazia di diu"...

Il nostro commerciante si sposta.Scrive spesso da Aiaccio. Marsiglia sembra essere la principale destinazione delle sue lettere. Un mercato nazionale si sta allora organizzando e la Corsica ne fa parte. Talvolta vengono menzionati porti còrsi: Pino, Nonza dalla quale gli scrive un tal Benigni con il quale egli è in affari, Bastia dalla quale il figlio gli scrive con giudizio nel 1847: « ...l'affari senza andar bene son lontano di andare male... »
 


 

Le difficoltà di un commerciante come Francesco Colonna, preso tra due culture, pongono il problema del riorientamento dei flussi isolani verso il continente francese rispetto all’area italiana e anche della susseguente integrazione economica durante un lungo Ottocento.
 


 

Jean-Dominique Beretti
 

 


 

1 A Viva Voce n°17 e N°20 - 1997

2 Corsica e Toscana nell’Ottocento –Relazioni politiche, economiche e culturali fra due regioni del Mediterraneo -ECIG-2009

3 vedasi anche l’articolo di Paolo Romano Coppini « Circuiti e dinamiche editoriali tra Toscana e Corsica »Les itinéraires de Salvatore Viale –Université de Corse – Edition Sammarcelli 1998 et Antoine Marchini –Gregori , un Corse marchand-banquier ADECEC Cervioni 1987 .

4 Difficile dire per polizia (invece di polizza, il francese « police » può significare sia polizia sia polizza), come più sotto quitanza (per quietanza, francese « quittance ») se si tratti di francesismi o di forme arcaiche.

5  Bontai deve essere un corsismo. Infatti, in corso si deice sia bontà sia (più di rado) bontai.


6 vd Vergé-Franceschi Dictionnaire d’histoire maritime (édition Laffont 2002)a articolo « Religion »

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