A Viva Voce

Alcuni uomini e alcune donne di Corsica, premurosi del rinverdimento della lingua dotta dei nostri antenati hanno deciso di pubblicare questa rivista in lingua italiana. Essa è un nostro retaggio e un puntello per mantenere viva la lingua còrsa.
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Il bambino e l'acqua sporca.

 Maurizio per la nostra Lingua
Martedi 21 Agosto 2012

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In Italia esiste un efficace modo di dire: stare attenti a "non buttare via il bambino con l'acqua sporca". 
Al di là del significato letterale, cioè badare, dopo aver lavato un bambino, a non gettarlo via con l'acqua sporca del catino, la metafora è chiara: "bisogna cercare di non buttar via ciò che vale insieme a ciò che va eliminato".
In particolare, quest'espressione viene usata spesso per mettere in guardia chi, non riuscendo a risolvere una situazione difficile e volendo ripartire da zero, nel liberarsi di ciò che è negativo e inutile non si accorge che corre il rischio di gettar via anche quanto di positivo e utile ha già.
Mi sembra che questo modo di dire sintetizzi in modo esemplare il messaggio che con passione, logica e rigore storico e scientifico i fondatori e gli animatori di questo sito e della rivista "A Viva Voce" cercano di mandare ai loro compatrioti, in particolare a quelli che pensano che la salvezza dell'identità còrsa, invece che passare anche attraverso il recupero delle antiche radici linguistiche e culturali italiane possa, o addirittura debba, realizzarsi minimizzandole o rinnegandole del tutto. 
Quello che, credo, i sostenitori di questo sito vogliono dire è che "acqua sporca" da buttare sono gli equivoci e le incomprensioni della prima metà del secolo scorso, i rancori e le ferite derivati dalla guerra e dall'occupazione italiana, le violenze e le rappresaglie del fascismo in agonia e i quasi settant'anni - tantissimi, troppi, anche perché trascorsi in tempo di pace e democrazia - di innaturale "congelamento" dei rapporti, un tempo intensissimi, fra le due sponde del Tirreno.
Il "bambino" da salvare è invece rappresentato dalla lingua e dalla cultura italiane, che appartengono anche ai còrsi e che sarebbe un vero peccato fossero da questi abbandonate e considerate come corpi estranei, inutili o addirittura dannosi.
Al contrario, credo che l'auspicato recupero da parte dei còrsi del loro Italiano, antica, secolare lingua culturale e religiosa dell'Isola e della coscienza di far parte storicamente e a pieno titolo della grande cultura italiana, contribuirebbe moltissimo a rafforzarne l'identità, rendendo contemporaneamente più difficile l'inesorabile processo di corruzione e rarefazione del còrso e il rischio che si riduca in futuro, per asfissìa e mancanza di uno scambio continuo con la lingua da cui ha sempre tratto linfa vitale, ad un idioma "pietrificato" o troppo artificiale, quasi - mi si perdoni il paragone - "da riserva indiana", di cui si può ormai permettere, entro certi limiti, lo studio come vernacolo innocuo e folcloristico da parte di studenti sempre più demotivati e disinteressati, essenzialmente francofoni e calati ormai profondamente nella sola cultura transalpina.
Verrà compreso in Corsica il profondo valore della pacifica "battaglia" culturale che stanno portando avanti, credo purtroppo da una posizione minoritaria e fra notevoli difficoltà e incomprensioni, le donne e gli uomini di cultura che animano "A Viva Voce"? Ai posteri, anzi ai còrsi, l'ardua sentenza!
A noi italiani che amiamo la Corsica e i còrsi resta la possibilità di sostenerli con tutto il nostro rispetto, il nostro affetto e la nostra solidarietà, senza secondi fini, e di parlare con loro in italiano, per non farglielo dimenticare, perchè è una ricchezza nostra come loro e perchè così li aiutiamo a salvare quella loro bella lingua che non deve assolutamente sparire!

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