A Viva Voce

Alcuni uomini e alcune donne di Corsica, premurosi del rinverdimento della lingua dotta dei nostri antenati hanno deciso di pubblicare questa rivista in lingua italiana. Essa è un nostro retaggio e un puntello per mantenere viva la lingua còrsa.
Forum

LINGUA UFFICIALE

 Luca
Mercoledi 18 Giugno 2014

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[Ignorare]
Scusa leoni ma quando tu dici il corso francisato mi sento obbligato a reagire perché per me e normale dopo più di 2 secoli di presenza francese guardate l italiano non siete nemmeno sotto dominio inglese e usate delle parole come computer o killer o drink etc quando si potrebbe usare delle parole italiane
 ghjiulio
Mercoledi 18 Giugno 2014

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[Ignorare]
Salve Luca, la sua osservazione mi lascia perplesso in quanto le interferenze tra lingue nazionali ci sono in tutti i sensi. Rimanendo nell'ambito delle lingue indeuropee le più diffuse come l'inglese ed anche il francese hanno portato termini agli altri idiomi del continente (italiano incluso).
Ma anche quest'ultimo ha "donato" termini all'inglese ed al francese. "Grosso modo" " a priori" "mafia, purtroppo" "vendetta, purtroppo" "mercato, in senso calcistico" e molti altri sono esempi dell'infuenza dell'italiano parlato, sul francese parlato.
Nonostante quindi questi "scambi" le lingue "nazionali" restano fortemente radicate e presenti nel loro habitat naturale che spesso, come ben sappiamo, oltrepassa i confini politici.
Detto ciò la situazione corsa é completamente differente in quanto l'impatto della lingua francese sul corso (lingua nazionale sicuramente ma diffusa e non parlata in modo esclusivo, da circa mezzo milione di persone) é devastante dal momento che la parentela esiste ma molto molto lontana.
Ogni tanto leggo termini corsi (ormai coniderati facenti parte della lingua corsa) come scecco (tratto da chèque) sono sicuro mi corregga il Prof Colombani che se gli assegni bancari già esistevano nell' '800 (onestamente non lo so) probabilmente a Bastia tra la gente si parlava piuttosto di assegnu/segnu o qualcosa di simile e non di scecco.
Altro termine su cui ho dubbi é "Merre" (corsizzazione di Maire) di sicuro a fine '700 in corso si parlava di Sindicu/ Sindaco. Ma siccome Syndic in francese significa soprattutto "Amministratore - normalmente di condominio -" ecco che per evitare confusione é risultato più comodo Merre.
Leoni mi corregga se sbaglio.
Per concludere piuttosto che parlare di Corso francisato o francesizzato parlerei (ed é pure più grave e dalle peggiori conseguenze) di (tentativo) fi corsizzare il francese.........E' la fine!
 Paolo
Venerdi 27 Giugno 2014

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[Ignorare]
Presto sarò in Corsica, è la seconda volta, ho molta curiosità per la vostra storia e le vostre pene che vi fanno sentire stranieri a casa vostra. Ad ogni modo, riguardo alle varianti di Corso di cui parlate vi posso testimoniare che è così in tutta l'Italia basta uscire da un paese e cambia la parlata, per esempio molti amici del nord e del sud quando vengono a Roma non si accorgono di queste differenze e pensano che la parlata di Frascati (20 km dal centro di Roma)sia uguale al romanesco, invece è molto diverso (i regazzini in romanesco diventano lì monelli in frascatano, e ancora er cane diventa lu cane e così via). Nelle parlate laziali c'è comunque una matrice comune, questo fenomeno avviene in tutte le regioni isole comprese, quindi non mi meraviglio che accada anche in Corsica, detto ciò penso che effettivamente se vorrete mantenere tutte le differenze linguistiche delle varie parlate Corse dovrete affidarvi alla lingua consolidata più simile al Corso, cioè l'italiano. Non vi preoccupate di come la pronuncerete anche noi italiani abbiamo un pessimo rapporto con la nostra lingua madre, perché, come voi, ci teniamo a conservare le tradizioni linguistiche locali poiché sono quelle più intime e personali.
Saluti da Roma.
P.S. Mi piace il vostro detto da Capo Corso a Bonifacio aria di Roma e mare del Lazio.
 Tonino
Lunedi 30 Giugno 2014

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[Ignorare]
Salute Leoni.. Certo è quasi un dovere per noi italiani fare dell'argomento "Corsica" un punto di condivisione e di discussione importante. Ma speriamo lo sia anche per voi corsi. Lavorate di favella anche voialtri in casa vostra .... Gli intenti devono essere analoghi, l'uno per IL RISPETTO e la conservazione della propria autenticità ed, in sintesi, delle proprie tradizioni , l'altro sostenendo con solidarieta' e collaborazione socio culturale da rinforzare sicuramente.- Avere un amico in Corsica non è difficile: io ho un amico corso che abita a Vence (F) ma che tutti gli anni raggiunge la sua Cervioni e con il quale parlo italiano ottendendo risposte in corso o in italiano, indifferentemente. E, se desidero, puru in pinzùttu....

Viva la Corsica .........e puru l'Italia, vah........
 Dario
Martedi 22 Luglio 2014

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[Ignorare]
Forse non mi sono spiegato bene nella mia domanda iniziale.
Non volevo creare una discussione su "quale" parlata corsa scegliere come corso ufficiale.
Volevo soltanto sapere se ad oggi il corso è lingua ufficile al pari del francese.
Che io sappia no.
Ma spero sempre che avvenga.
 LEONI
Venerdi 25 Luglio 2014

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[Ignorare]
Sono in Corsica gia da 3 mesi e gia il corso parlato mi da fastidio. E sempre bellissimo parlato dai vecchi, ma per quanto riguarda i giovanni mi rovina le orecchie a tale punto che penso che non rimarro piu nell'isola.
.
Il corso parlalto sul modo francese è pure orribile. Non ne poso piu! Quando sono arrivato ho parlato corso subito pero sicome tutti lo parlano francese non vale la pena. Troppo stupidi!

ah che strage quell'isola! sempre bellissima ma che gente!

Per quanto riguarda gl'italiani no ce nessuno. Non è domani che l'italiano si parlera di nuovo in Corsica visto che sono pochi pocchi pocchi. E da ridere! Ma francesi e tedeschi ce ne un sacco!

Caro luca...proseguo a non volere parlare il corso sud, neanche quello d'ajaccio e di non so dove. Quelli sud parlano stranamente anche se mi piacce molto sentirli.

Il corso non esiste piu. E del francese con o e u alla fine delle parole.

Fra poco lacsio l'isola e andro a Roma e dopo in Spagna due paesi dove ce una fortissima civiltà appassionante. Per la Corsica è troppo tardi!
Diventi quel che diventi....Me ne frego completamente...Non vale la pena...Non mi sento piu corso.
 LEONI
Venerdi 25 Luglio 2014

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[Ignorare]
Ah giuglio! ciao......Vero quando tu dici "Merre" per dire sindaco.....Dicono cosi questi stupidi!....Cio è la parola francese "maire". Quindi, fanulloni che sono invece di dire sindacu dicono "merre". Pero con due belle "r" moscie. E la peggiore cosa che ho da sentire. E pensi un po che adesso tutto è cosi.

Dicono per "fare le spese"..".I comissio".....Les commissions (in francese) o " e corse" (les courses in francese). IO dico sempre le spese o u sindacu sicome un amico mio me lo ha consigliato dicendomi di scegliere sempre la parola italiana invece di quella francese pero gli altri incolti mi chiedono cosa sto dicendo.

La sola consolazione che ho qua è di parlare con un vecchio sardo che vive qui da anni (50) ne ha 92 perché parliamo in italiano. E questo è pura felicità.





 enzo
Mercoledi 20 Agosto 2014

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[Ignorare]
ciao a tutti gli amici della corsica!! è da un po che mi interesso alla vostra regione, di cui apprezzo la lingua e la cultura....volevo dire a leoni di non essere tanto arrabbiato coi suoi conterranei: già fare lo sforzo di parlare la lingua è molto, in una realtà come la francia dove le particolarità locali non sono apprezzate....bisogna parlare in corso, pure sbagliando, gli errori si correggono, una lingua morta non si recupera più.
PS pure in italia c'è tanta ignoranza e quello che viene da fuori è più apprezzato di ciò che abbiamo noi, ma penso che questo fa parte un po' della nostra cultura latina, spesso troppo amante dell'estero. ad esempio, dopo un'epoca in cui si è apprezzato tanto il francese e si adoperavano nel parlare tanti francesismi adesso tutto è molto "american english" e giù con privacy, stalking, e chi più ne ha più ne metta, eppure avremmo le parole adatte in italiano per esprimere questi concetti. detto ciò, continua a parlare il corso, che se ci conosciamo lo parliamo assieme perché lo studio e mi piace!
 Alfredo
Giovedi 21 Agosto 2014

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[Ignorare]
Vorrei porre due considerazioni. La prima, come scritto più volte, l'unico modo di salvare l'identità linguistica corsa è quello di riutilizzare l'italiano come lingua ufficiale. Sullo stesso modello del Canton Ticino in Svizzera, dove l'italofonia ufficiale dello stato lo ha preservato da una ineluttabile germanizzazione, fatto che stava accadendo negli ultimi decenni dell'ottocento. L'italiano sorregge poi la lingua parlata correntemente dai ticinesi, tra di loro, che è il lombardo. Il lombardo è molto differente dall'italiano standard, molto di più di quanto non sia il corso dal toscano.
La seconda riguarda quanto è studiata la lingua italiana nelle scuole corse? Quali lingue straniere sono studiate maggiormente dai giovani studenti corsi? Tempo addietro chiacchieravo con un caro amico che vive e lavora a Briancon, pur essendo piemontese; è perfettamente bilingue ed utlizza indifferentemente l'italiano o il francese, quest'ultimo studiato alle scuole superiori. Studio che poi gli è stato indispensabile nel suo avvenire professionale. Nella sua esperienza lavorativa si è reso conto di quanto sciocco sia stato da parte delle amministrazioni, sia del Delfinato, che del Piemonte. In entrambe le regioni, confinanti ed in reciproco e continuo scambio commerciale, a scuola studiano lingue straniere, oltre all'inglese, che poi nella maggior parte dei casi si riveleranno inutili nell vita di tutti i giorni per un abitante di una delle due regioni. Di conseguenza troviamo giovani brianzonesi che hanno studiato spagnolo o portoghese e giovani della Val Susa che hanno studiano tedesco. Questo quando sarebbe stato più proficuo per essi studiare il francese o l'italiano.
 enzo
Giovedi 21 Agosto 2014

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[Ignorare]
il ragionamento che fai non mi convince tanto: in italia ci sono regioni dove il dialetto è molto praticato (penso al veneto, al Friuli venezia giulia, roma, il sud in generale ecc ecc) ed altre dove l'uso (non la conoscenza, ma l'uso) è invece molto più debole (il nord ovest in particolare), malgrado la conoscenza diffusa dovunque dell'italiano. di conseguenza non è detto che la conoscenza e la diffusione dell'italiano voglia dire necessariamente una difesa dei dialetti/lingue locali, come proponi per la corsica. la difesa delle lingue meno diffuse sta nella storia del popolo che usa/non usa la propria lingua e dell'attaccamento dei locutori verso la propria lingua locale e, per l'italia, questa cosa vale in alcune zone e non vale per altre. detto ciò penso pure io che in corsica l'italiano potrebbe premettere un rinverdimento di una cultura comune tra l'isola e la penisola, ma non necessariamente vorrebbe dire una diffusione e conoscenza maggiori
del corso, che, ribadisco, sarebbe possibile soltanto se in corsica la gente si "riaffezionasse" alla propria lingua, poi la lingua ufficiale potrebbe essere il francese, l'italiano o addirittura il giapponese.
 enrico
Venerdi 22 Agosto 2014

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[Ignorare]
Suvvia, e ormai troppo chiaro che in Corsica la lingua locale si è indebolita proporzionalmente alla perdita dell'italiano. Il paragone che fa Enzo non regge in quanto i paragoni italiani citati non hanno nessuna relazione con la situazione in Corsica dove è stata stravollta scientificamente nel corso dei decenni l'identità di un popolo. Il fatto stesso che esista questa rivista ,anche in formato on line, significa che è intendimento dei fondatori non perdere quell'ultima traccia di quella che fu la lingua ufficiale, sottintendendo con questo un legame indissolubile tra l'isola e l'Italia.
Vero l'esempio che cita Alfredo del Ticino svizzero che dovrebbe essere un esempio adottabile dai corsi di buona volontà. La verità e purtroppo un'altra; la francesizzazione è pressochè totale e difficilmente ci sarà spazio per innovazioni tipo quelle che discutiamo qui dentro.
 Michele
Lunedi 25 Agosto 2014

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[Ignorare]
Sono tornato ieri da un viaggio di una settimana in Corsica, ed era la prima volta. Pur conoscendo già varie questioni della storia e della lingua della Corsica, la scoperta diretta è stata molto istruttiva; la Corsica ti entra nell'animo. Nel complesso tuttavia ho provato e provo molta tristezza nell'aver notato come solo una o due volte - a Vescovato, vicino Bastia - ho sentito parlare in corso le persone fra loro, ed in un contesto familiare. Per il resto, solo francese, che mi sembra ormai essere la lingua L1 della regione. In particolare mi ha impressionato sentire i bambini parlare tra loro solo in francese! Ma essendo ben convinto dell'Italianità culturale della Corsica, ho chiesto informazioni e parlato sempre in italiano,avendo risposta da almeno i 2/3 delle persone con i quali il colloquio è sempre stato agevole (in particolare con il sig. Antonio a Colle della Vaccia...). I Corsi mi sembra che ormai si "vergognino" di parlare in corso in contesti appena fuori di una stretta familiarità, ed anche qui usando solo alcuni spezzoni di frasi, esattamente come avviene per molti dialetti italiani in italia. Tutto ciò avviene perchè, in una epoca di fortissima pressione dei mezzi di comunicazione e della società civile nel suo complesso, ormai chi parla dialetto (e quindi corso...non so se mi sbaglio, corregetemi...) è classificato come ignorante e di scarsa educazione.
Il corso, in pratica, è diventata ormai la lingua folcloristica delle canzoni (ricordo un gruppo che cantava canzoni corse per strada, e rispondeva "merci" agli applausi....). L'unica strada per salvare la lingua e l'identità corsa è ripristinare l'uso scritto ufficiale e letterario dell'italiano, al cui fianco il corso protrebbe mantenersi vivo da solo, senza problemi, anche perchè la differenza è minima, molto minore dei dialetti meridionali per non parlare di quelli settentrionali e veneti.
Anche se a prima vista ogni idea di italia in Corsica sembra respinta dai Corsi a piè pari, in realtà le difficoltà sarebbero solo iniziali. Altrimenti il corso farà la fine dei dialetti albanesi dell'italia meridionale. Invece pensate alla vitalità del tedesco a Bolzano e del francese ad Aosta, i cui dialetti parlati sono coperti da una lingua madre che ne permette un uso non clandestino.
Arrivederci....e Corsica Libera!
Michele
 Michele
Lunedi 25 Agosto 2014

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[Ignorare]
Ho letto solo adesso alcuni numeri della rivista. Spero di non essere stato dispensatore di consigli, la mia è una prima riflessione, che spero possa proseguire con uno scambio di opinioni per capire meglio questa Corsica così vicina e così lontana dall'Italia.
p.s. abito in provincia di Taranto
saluti
 enzo
Martedi 26 Agosto 2014

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[Ignorare]
rimango dell'idea che sarebbe auspicabile che in corsica si riconoscesse l'italiano come lingua di cultura e d'uso, ma non penso che questa decisione vorrebbe per forza dire che il corso come lingua ne gioverebbe: potrebbe certo essere così, ma non per forza. nella civiltà dei mezzi di comunicazione di massa sarebbe giusto che radio, tv e mezzi di comunicazione in generale, per rivivificare il corso, si esprimessero nella lingua dell'isola oltre che in francese e, se lo si vuole, in italiano.
 Giancarlo F
Mercoledi 27 Agosto 2014

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[Ignorare]
Cari amici amanti della Corsica. Qualche volta penso che questo amore non sia troppo contraccambiato . Molta acqua e' passata sotto i ponti e l uomo corso della strada geberalmente non conosce la sua storia e cade in luoghi comuni che con la vera storia hanno ben poco a spartire. Solo un numero limitato di intellettuali conosce veramente le cose come sono. Gli altri , la gente comune e' stata educata in scuole di cultura al 100% francese. I fatti che fanno della loro isola una regione completamente italica non interessano . Parlare corso vuol dire spesso essere "paesani" invece francesizzando si da l impressione di essere evoluti. Ecco a mio avviso il grave handicap che blocca la possibilita di potersi riprendere la prpria lungua e la prpria cultura.


 Alfredo
Lunedi 1 Settembre 2014

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[Ignorare]
Putroppo la francofonia totale della Corsica secondo me non è lontana.
Ribadisco il concetto esposto nei giorni scorsi che, quantomeno come seconda lingua scolastica, solo l'italiano possa preservare la "corsitudine" dell'isola ed evitare che diventi una frazione linguistica e non solo politica di Parigi. Basterebbero pochi anni di studio per arrivare ad una competenza completa della lingua, in questo i cittadini corsi sarebbero molto più avantaggiati di lombardi, siciliani o sardi.
I bambini, ahimè, rappresentano il futuro, e se tra loro conversano in francese non sembra un buon presupposto per una tenuta della lingua corsa.
Non è un caso che i in Italia, di tutti i dialetti regionali, quelli del Nord sono quelli che hanno perso maggior terreno negli ultimi 50 anni; essi essendo gallo-italici sono troppo dissimili dall'italiano standard e questo li ha penalizzati notevolmente. Io personalmente, a Varese, non sento più parlare dialetto da parecchi anni. Ben diverso invece da quando mi reco in Toscana ed in Umbria, colà la gente parla ancora la lingua locale; per non dire dell'Italia meridionale.
La Francia, si sa, dall'epoca del Re Sole, è un rullo compressore, storicamente ha sempre eliminato le minoranze (o maggioranze) linguistiche ovunque si trovassero. La Corsica finora è l'unica che sta resistendo ma per quanto ancora? Solo lo studio della lingua italiana potrebbe preservarla, questo però è uno sforzo di volontà che solo gli abitanti dell'Isola possono compiere, senza per questo snaturare la loro cittadinanza politica. Parlare italiano non significa assolutamente diventare cittadini italiani, deve essere chiaro, anzi la conoscenza di più lingue, è scientificamente appurato, migliora notevolmente la competenze intellettive di chi le parla. Abitare in una regione alloglotta, ovviamente su due lingue nazionali, rappresenta una marcia in più e non una meno, una chance in più anche dal punto di vista lavorativo.
Io penso che la Corsica finirà come le Fiandre francesi dove su circa 3 milioni di francofoni solo 10.000 parlano ancora il fiammingo, questo drammatico calo si è verificato velocemente dalla fine della seconda guerra mondiale.
Chiudo con una frase di Ignazio Buttitta, molto adatta alla Corsica per contenuto e per lingua:

"Un populu, mittitulu a catina, spugghiatulu, attuppatici a vucca, è ancora libiru.
Livatici u travagghiu, u passaportu, a tavola unni mancia, u lettu unni dormi, è ancora riccu.
Un populu, diventa poviru e servu quannu ci arrubbano a lingua addutata di patri: è persu pi sempri."
 Michele
Giovedi 11 Settembre 2014

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[Ignorare]
In Corsica si sta parlando del referendum in scozia? Io confido molto in un SI che riapra molte altre questioni, tra le quali - ovviamente - quella della Corsica. Quel che vorrei capire, inoltre, è la politica di Corsica Libera, che mi pare essere l'unico partito indipendentista, mentre "Femu a Corsica" è - o mi sbaglio? - molto più morbido.
saluti
michele
 Dario
Venerdi 12 Settembre 2014

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[Ignorare]
La francofonia totale della Corsica è già una realtà, tutti parlano benissimo il francese: nulla di male visto che la Corsica fa parte della Francia da 250 anni...
Il problema e che quasi tutti parlano SOLTANTO IL FRANCESE.
Chiunque abbia un minimo di onestà intellettuale sa benissimo che in effetti il corso potrebbe salovarsi solo con l'italiano lingua ufficiale e con un insegnamento congiunto o abbinato di corso e italiano fin dall'asilo.
Ma da questo punto di vista la stragrande maggioranza dei corsi si dimostra testona come solo gli isolani sanno essere: non la vogliono intendere.
A me spiacerà quando il corso sarà estinto.
Ma per i corsi sarà peggio: qundo avranno perso del tutto la loro lingua, potranno sempre imparare l'italiano, ma il corso non la ritroveranno mai più.

In Scozia, anglicizzata mica male, almeno nella parte ovest ci sono molte isole e alcune zone costire dove il celtico è prima lingua.
La gente nasce e impara in casa il gaelico.
L'inglese lo impara a scuola, e per questo lo parla meglio di tutti gli altri scozzesi, che a capire che parlano inglese ci vuole una discreta fantasia!
Chissà, forse anche in Corsica, per tener viva la lingua almeno in qualche posto, sarebbe bastato, anche fiuno a 20-30 anni fa, trovare delle zone dove la gente imparava il corso in casa ed il francese a scuola e aiutarle a preservarsi.
Ma in questo il governo Britannico è più morbido di quello Francese... (che pure spende cifre sconsiderate per "la lingua regionale corsa" sapendo benissimo che basta tener fuori l'italiano per far naufragare il tutto (e infatti loo tiene fuori e i programmi non funzionano)).


 G.filippi
Venerdi 12 Settembre 2014

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[Ignorare]
Da tempo l eredita culturale della Corsica mi appassiona e mi interessano tutti gli interventi che leggo su Vivavoce. C e' un punto sul quale ho molto riflettuto e che suscita in me un certo pessimismo. Il valore culturale delle radici italiche , ll parlare corso con l appoggio dell italiano non puo essere una scelta lasciata alla sensibilita' dell uomo della strada, cioe' del singolo cittadino che ogni giorno deve combattere contro i mille problemi che la vita di oggi gli mette difronte . Un amica con cui ho spesso discusso mi ha risposto : " ho fatto studiare l italiano a mia figlia che oggi mi ha detto " ma che me ne faccio dell italiano per trovare un lavoro? " Ecco che il problema della lingua diventa soprattutto un problema pratico oltre che culturale e che dovrebbe e potrebbe essere risolto solo con un opportuno e sapiente insegnamento scolastico . Per molti parlare corso , il vero corso, e' spesso un elemento d imbarazzo perche qualcuno teme ,cosi', di dare un immagine di livello sociale non elevato nei confronti della maggior parte dei loro interlocutori che parlano la lingua francese, Gli intellettuali , gli amanti della loro isola cercano di mantenere in vita l eredita' lasciata dai loro antenati ma spesso sono considerati dei "poeti" troppo lontani dalla vita pratica. Ripeto che solo l' insegmamento scolastico, obiettivamente svolto potrebbe formare nei giovani l amore per la loro lingua e la loro cultura, le cui radici non hanno nulla da invidiare a quella frncese. Anzi.....




 G.filippi
Venerdi 12 Settembre 2014

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[Ignorare]
Da tempo l eredita culturale della Corsica mi appassiona e mi interessano tutti gli interventi che leggo su Vivavoce. C e' un punto sul quale ho molto riflettuto e che suscita in me un certo pessimismo. Il valore culturale delle radici italiche , ll parlare corso con l appoggio dell italiano non puo essere una scelta lasciata alla sensibilita' dell uomo della strada, cioe' del singolo cittadino che ogni giorno deve combattere contro i mille problemi che la vita di oggi gli mette difronte . Un amica con cui ho spesso discusso mi ha risposto : " ho fatto studiare l italiano a mia figlia che oggi mi ha detto " ma che me ne faccio dell italiano per trovare un lavoro? " Ecco che il problema della lingua diventa soprattutto un problema pratico oltre che culturale e che dovrebbe e potrebbe essere risolto solo con un opportuno e sapiente insegnamento scolastico . Per molti parlare corso , il vero corso, e' spesso un elemento d imbarazzo perche qualcuno teme ,cosi', di dare un immagine di livello sociale non elevato nei confronti della maggior parte dei loro interlocutori che parlano la lingua francese, Gli intellettuali , gli amanti della loro isola cercano di mantenere in vita l eredita' lasciata dai loro antenati ma spesso sono considerati dei "poeti" troppo lontani dalla vita pratica. Ripeto che solo l' insegmamento scolastico, obiettivamente svolto potrebbe formare nei giovani l amore per la loro lingua e la loro cultura, le cui radici non hanno nulla da invidiare a quella frncese. Anzi.....





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