A Viva Voce

Alcuni uomini e alcune donne di Corsica, premurosi del rinverdimento della lingua dotta dei nostri antenati hanno deciso di pubblicare questa rivista in lingua italiana. Essa è un nostro retaggio e un puntello per mantenere viva la lingua còrsa.
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Le radici non del tutto recise dell' "Aquila" al tramonto.

 Maurizio per la nostra Lingua
Giovedi 11 Ottobre 2012

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[Ignorare]
Mi è sempre sembrato che al di fuori di Ajaccio, sua città natale, dove ovviamente tutto parla di lui e della sua famiglia, Napoleone sia in Corsica tutt'altro che popolare.
Alcuni siti còrsi giungono addirittura a non citarlo neanche fra i personaggi notevoli e famosi dell'Isola!

In effetti, da un certo punto di vista, capisco che il còrso più famoso al mondo venga considerato da molti suoi compatrioti, ancora oggi, come una specie di "traditore" degli ideali Paolini di libertà e indipendenza dell'Isola.

Eppure quest'uomo che si fece completamente francese, che addirittura arrivò ad identificarsi con la Francia stessa a cui diede una gloria in seguito mai più raggiunta, una volta caduto in disgrazia ed esiliato a Sant'Elena con la sua piccola e litigiosa corte di fedelissimi, si riappropriò, almeno nell'intimità, di un po'delle sue radici còrse e, in senso lato, "italiane".

Sapevo che ebbe come intimo confidente e forse agente segreto il misterioso maggiordomo còrso Cipriani, fin dall'infanzia legato ai Buonaparte, che còrsi furono i due sacerdoti inviatigli dal Cardinale Fesch, Buonavita e Vignali (pare che lui ne avesse richiesto uno, preferibilmente francese o italiano) e che còrso fu il suo ultimo medico, quel famoso Antonmarchi che prese il calco del suo viso sul letto di morte, ancora oggi oggetto di dubbi e polemiche senza fine.

Quello che non sapevo e che ho appreso visitando il sito http://www.lautresaintehelene.com, ispirato al libro "L'autre Sainte-Hélène" di Albert Benhamou è una piccola curiosità che viene fuori leggendo un interessante passo dedicato a Montholon, uno dei tre ufficiali che seguirono Napoleone a Sant' Elena, da anni al centro di sospetti, presumibilmente infondati e ingiusti, di essere stato l'"avvelenatore" dell'Imperatore.
Nella pagina http://www.lautresaintehelene.com/autre-sainte-helene-articles-montholon.html#6, si afferma che Napoleone e il Dottor O' Mehara, il medico che l'Imperatore stimò di più e con il quale strinse amicizia, si parlavano ... in italiano!

Mi ha colpito pensare a questi due isolani in un certo senso simili, uno còrso e l'altro irlandese, entrambi figli di patrie soggette a dominazioni straniere, che non comunicavano né in francese né in inglese ma proprio nella antica lingua paterna che il giovane Buonaparte, ancora fervente patriota, usava scrivendo a Pasquale Paoli.

Un'altra cosa interessante che viene fuori dall'articolo e che non conoscevo è l'abitudine di Napoleone di usare espressioni o affibbiare ai suoi collaboratori nomignoli in còrso o italiano.
Sebbene probabilmente gli fosse affezionato, non esitò per esempio a gratificare cinicamente il povero Montholon con gli l'appellativi di "bugiardo", "coglione" e "imbecille" e si divertì a soprannominare il fedele Gourgaud, che gli aveva salvato la vita due volte, "Gorgotto".
Impareggiabile poi il soprannome che riservò all'amico Dottor O' Mehara: "Magnesia"!
 filippi
Lunedi 17 Giugno 2013

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E' LOGICO CHE NAPOLEONE PARLASSE NATURALMENTE LA SUA LINGUA NATALE CIOE' L'ITALIANO. IL FRANCESE FU LALINGUA CHE DOVETTE IMPARARA QUANDO INIZIO' LA SUA CAFRIERA MILITARE NELL'ESERCITO FRANCESE.
SI DICE CHE I SUOI COMMILITONI ,SI BURLSSERO DI LUI QUANDO PARLAVA IN FRANCESE .
A SANT'ELENA ERA ACCOMPAGNATO DA CORSI CHE AVEVANO STUDIATO IN ITALIA COME TUTTI GLI INTELLETTUALI CORSI DELL'EPOCA.
I SUOI CONTERRANEI NON LO HANNO MOLTO AMATO PERCHE I SUOI IDEALI LO PORTAVANO AD OPERARE SPINTO
DA PROGRAMMI CHE LO PORTAVANO MOLTO LONTANO DALL'INTERESSE POLITICO PAOLISTA DELL'ISOLA IN CUI ERA NATO .
MA COME OGNI ESSERE UMANO NON POTEVA ANNULLARE LE SUE RADICI E DIMENTICARE LA LINGUA DEI SUOI ANTENATI.
E' QUINDI LOGICO CHE A SANT'ELENA PARLASSE CON I SUOI COLLABORATORI ISOLANI IN ITALIANO
IN UN TESI DI LAUREA UNO STUDENTE FIORENTINO SOSTENNE CHE IL TESTAMENTO DETTATO IN PUNTO DI MORTE
FOSSE IN ITALIANO, PERCHE IN CERTI MOMENTI OGNI ESSERE UMANO DIFRONTE A DIO RITORNA SE STESSO E DIMENTICA
TUTTI I CONDIZIONAMENTI CHE SI E' IMPOSTO.
CERTAMETE I FRANCESI NON POTEVANO ACCETTARE UN SIMILE PER LORO ABERRANTE DATO DI FATTO.
QUINDI IL SOLO TESTAMENTO CONOSCIUTO E' LA TRADUZIONE FRANCESE DU QUELLO OLOGRAFO.
QUESTA COSA MI PARE ABBASTANZA REALISTICA E LOGICA.
MI MERAVIGLIO ADDIRITTURA CHE NESSUNO FINORA ABBIA BEN APPROFONDITO LE VERIDICITA O MENO DI QUESTO LOGICO DUBBIO



 Paul Colombani
Lunedi 17 Giugno 2013

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Da non trascurare: Napoleone lasciò la Corsica per andare a studiare a Brienne a (se non sbaglio) nove anni e in seguito, visse quasi sempre in un ambiente francofono. Siccome non era cretino, è poco probabile che non conscesse bene il francese.
 Maurizio per la nostra Lingua
Martedi 18 Giugno 2013

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Il Prof. Colombani ha ragione: tutto si può dire di Napoleone tranne che fosse un cretino! Anzi, comunque lo si voglia considerare, grande condottiero, saggio legislatore, rivoluzionario modernizzatore oppure prototipo del dittatore moderno e cinico orco che sacrificò migliaia di vite umane per la propria gloria, rimane comunque un personaggio affascinante, eccezionale e con i caratteri indubbi della genialità. A differenza del fratello maggiore, Giuseppe, che se non sbaglio si laureò in giurisprudenza a Pisa, Napoleone dai nove anni in poi non ebbe certo un'educazione italiana e penso anch'io che il francese lo conoscesse bene. È probabile che, come tutti i còrsi dell'epoca di una certa cultura, padroneggiasse nello stesso modo còrso, italiano e francese. La sua "francesizzazione" definitiva arrivò però in età adulta. Vestiva già l'uniforme di ufficiale francese quando era ancora un fervente seguace di Paoli e considerava sua unica patria la Corsica, ove si recava spesso e per molto tempo grazie a delle lunghissime licenze per presunti "motivi di salute". La rottura definitiva con la Còrsica, maturata progressivamente, si consumò definitivamente dopo la sfortunata spedizione della Maddalena, i dissapori con Paoli e la cacciata della sua famiglia da Ajaccio. Da quel momento Napoleone divenne un francese a tutti gli effetti e, se non vado errato, non fece mai più ritorno nella sua isola natale per la quale in seguito non mi sembra abbia mai avuto un particolare occhio di riguardo. Quanto all'Italia, anch'essa non certo privilegiata da Napoleone (vedi la cessione all'Austria della antica e nobile Repubblica di Venezia e l'invio di migliaia di italiani a combattere le sue guerre in ogni angolo d'Europa) c'è da dire che, curiosamente, ebbe nella sua vita una certa ricorrente presenza. Fu la folgorante campagna d'Italia, prima ancora di quella in Egitto, a decretarne la fortuna militare e politica; fu quella di Re d'Italia l'unica altra corona, oltre a quella di Imperatore, che cinse personalmente e non affidò, secondo un nepotismo molto "italiano" ai suoi parenti (Eugenio Beauharnais fu solo Viceré); furono il Piemonte, l'Umbria e le regioni italiane della fascia ligure-tirrenica (Liguria, Toscana e Lazio) ad essere fagocitate dall'impero francese; fu quello di Re di Roma il titolo che diede al desideratissimo ed amatissimo figlio; fu un'isola italiana, l'Elba, ad accoglierlo nel suo primo esilio; fu l'Italia (e in particolare lo Stato Pontificio del comprensivo e non vendicativo Pio VII) ad accogliere molti dei suoi parenti proscritti e fuggitivi. Casualità? Legame inconscio con le antiche radici? Chissà. Solo gli storici potrebbero darci una risposta.
 GIANCARLO
Martedi 18 Giugno 2013

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NESSUNO POTREBBE DIRE CHE NAPOLEONE FOSSE UN CRETINO. L'AMBIENTE FRANCOFONO IN CUI SI TROVO' A VIVERE L'AVEVA PROFONDAMENTE FORMATO E CONDIZIONATO
NON SAPPIAMO PERO' QUANTA CORSITUDINE GLI FOSSE RIMASTA ADDOSSO.
GLI STORICI SONO PORTATI A MITIZZARE I GRANDI UOMINI CHE COME TUTTI GLI ESSERI MORTALI HANNO COLPE E DIFETTI
E ANCHE NAPOLEONE NON PUO SOTTRASI A QUESTA REGOLA UNIVERSALE.
FU UN GRANDE CONDOTTIERO E VINSE MOLTE BATTAGLIE . PURTROPPO NON TUTTE, E QUESTO FATTO FU PER LUI CERTAMENTE UNO SMACCO E UNA ENORME SOFFERENZA . SI PROVI PER UN MOMENTO AD IMMAGINARE IL SUO STATO PSICOLOGICO E I PENSIERI CHE SI AFFOLLAVANO NELLA SUA TESTA QUANDO SI TROVO' IMPRIGIONATO A SANT'ELENA.
PERCHE' RIFIUTARE L'IDEA CHE CHE I RICORDI DELLA SUA GIOVINEZZA LO PORTAVANO A RIEVOCRE LE SUE PRIME ESPERIENZE DI VITA NEL COLLEGIO DI BRIENNE DOVE ARRIVO' PARLANDO UNA LINGUA DIVERSA DAL FRANCESE CHE DOVETTE IMPARARE , A DIFFERENZA DEGLI ALTRI ALUNNI CHE LO PARLAVANO GIA?
E' FORSE ILLOGICO PENSARE CHE IN PUNTO DI MORTE SI PRESENTASSE DI FRONTE A DIO COME QUEL RAGAZZINO CHE A 10 ANNI A ERA PARTITO DALLA CORSICA PARLANDO COME AVEVA IMPARATO DA GENITORI E AMICI?




 Paul Colombani
Martedi 18 Giugno 2013

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[Ignorare]
Non ho negato niente. Ho semplicemente detto che era poco probabile che Napoleone conoscesse male il francese quando era arrivato giovanissimo in Francia ed era vissuto per anni in un ambiente francofono.

Riguardo agli italiani mandati a combattere in Russia, Napoleone mandò anche francesi, tedeschi, olandesi, polacchi ecc.

Per la famiglia, le politiche dinastiche non le ha inventate lui (vedi tutte le dinastie europee). Era allora un modo di governare e di estendere la propria influenza e quella del proprio paese (vedi fino alla prima guerra mondiale i matrimoni "inglesi" ecc.).

Per il re di Roma (ecc;), credo che pensasse piuttosto alla Roma antica che all'Italia moderna (come i rivoluzionari francesi si consideravano in qualche modo eredi della Roma repubblicana). Ricordiamo che l'erede al trono del Sacro Romano Impero veniva chiamato Re dei Romani.

Conquesto non intendo né difenderlo né criticarlo, ma penso che bisogna sempre stare attenti a non finire negli anacronismi.
 Maurizio per la nostra Lingua
Mercoledi 19 Giugno 2013

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Trovo molto suggestiva l'immagine evocata da GIANCARLO di un Napoleone che, giunto ai suoi ultimi giorni, torna col pensiero alla sua giovinezza finita precocemente con l'ingresso a Brienne. Sarebbe un bellissimo soggetto per un film! Ci darebbe anche l'immagine di un Napoleone più umano, diverso dal grande uomo che, moderno anche in questo, nell'isola di S. Elena costruiva pezzo per pezzo il suo mito dettando le memorie al conte de Las Cases.
Parlando di lui mi viene in mente una considerazione: ci rendiamo conto di quante persone di rilievo abbia prodotto la Corsica a cavallo fra il Settecento e l'Ottocento? Penso a Paoli e a Napoleone naturalmente ma anche a Pozzo di Borgo, Saliceti, Sebastiani, D'Ornano, Luciano e Giuseppe Buonaparte, al Cardinale Fesch e ad altri di cui ora non mi sovviene. Personaggi molto diversi tra loro, a volte fieri avversari, che agirono per ideale, passione o mera convenienza ma che lasciarono comunque un segno nella Storia e ci danno della Corsica dell'epoca un'immagine ben diversa da quella che ci viene spesso propinata di un'isola popolata solo da rudi pastori annichiliti da secoli di schiavitù genovese. Al contrario credo che mai come allora la Corsica abbia attraversato un periodo così pieno di fermenti, passioni, idee. Non dimentichiamo poi che alcuni di quei personaggi ebbero un'educazione italiana e dico italiana, non genovese. La ebbe Paoli, che seguì appena adolescente il padre in esilio a Napoli, dove apprese anche quell'arte militare che doveva tornargli tanto utile in futuro ma anche Pozzo di Borgo, che si laureò in Diritto a Pisa avendo come compagno di studi Giuseppe Buonaparte e come loro Saliceti. Questo sta a dimostrare, con buona pace di chi pensa il contrario, che andare a studiare in Italia non c'entrava nulla con la passata dominazione genovese ma era una tradizione naturale e secolare per quei còrsi che potevano permetterselo.
 Maurizio per la nostra Lingua
Mercoledi 19 Giugno 2013

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[Ignorare]
Una piccola precisazione:

parlando più sopra degli italiani mandati a morire da Napoleone nelle sue guerre non intendevo certo dire che solo la gioventù italiana fu obbligata a combattere ma solo che l'Italia in quanto tale non ebbe da parte dell'Imperatore alcun trattamento di favore.

Per quanto riguarda il Re di Roma è ovvio che Napoleone pensasse all'impero Romano e non certo all'Italia spezzettata e divisa del suo tempo. Del resto a cominciare dall'apparato estetico (aquile, corone d'alloro etc.) l'impero napoleonico si rifaceva chiaramente a quello dei Cesari.

Per quanto riguarda la politica familiare di Napoleone mi permetterei di considerarla un po' diversa da quella a cui credo si riferisca il Prof. Colombani, tanto cara alla Regina Vittoria e basata sugli apparentamenti fra i principi europei. Questo tipo di alleanza mi sembra sia stato realmente tentato da Napoleone una sola volta, col matrimonio con Maria Luisa d'Austria e risultati fallimentari. Negli altri casi si limitò a piazzare i suoi parenti come sovrani fantoccio di altrettanti regni fantoccio.

Tutto il mio discorso su Napoleone e l'Italia non aveva l'intento di identificare un anacronistico e inesistente Napoleone "italiano" ma solo sottolineare la singolare presenza dell'Italia nella vita del'Imperatore e dei Napoleonidi
 giancarlo
Venerdi 21 Giugno 2013

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[Ignorare]
Un breve commento su Napoleone e la Corsica.
suoi conterranei non mi pare abbiano molto torto quando lo criticano per non aver fatto nulla in favore della liberta' della sua terra natale.
E innegabile la sua capacita' di condottiero e di politico autoritario. E nessuno potrà mai mettere in dubbio queste sue doti. Ci sono stati anche degli storici detrattori delle sue azioni che lo accusano di aver invaso e terre e nazioni mettendola a sacco. Si sostiene che si impadroni' di una Francia povera e la lascio' ugualmente povera al prezzo di migliaia di morti.
Non sono uno studioso in grado di approfondire e farmi un idea precisa a tale riguardo. Valutando le cose da un punto di vista puramente morale non trovo apprezzabile che sia abitualmente impadronito delle ricchezze delle terre conquistate (opere d'arte comprese) ed abbia messo a capo di stati e staterelli inventati parenti ed amici.
Pensando all'evidente trauma psicologico di un uomo potentissimo che si ritrova distrutto e condannato a morire in un isola sperduta
mi piace pensare che la sua personalita' di uomo potente e autoritario abbia rivolto lo sguardo verso orizzonti più conformi agli uomini comuni.
Non ho trovato nelle mie ricerche un documento scritto di suo pugno. Quello che sappiamo di lui discende da scritti di "segretari" che riferivano
ai posteri il suo pensiero. Ma siamo sicuri che quello che leggiamo sia il suo pensiero al 100%?
Un abitudine di tutti gli storiografi è sempre stata quella di scrivere per far piacere al "Padrone" o per dimostrare cose che a loro facevano piacere.
Cosa ne pensa Maurizio?


 Maurizio per la nostra Lingua
Sabato 22 Giugno 2013

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[Ignorare]
Premetto che pur vedendone anche i tanti lati oscuri e negativi subisco molto il fascino del personaggio Napoleone e credo che anche senza la creazione del suo "mito" sarebbe comunque rimasto nella Storia come una stella di primissima grandezza.
Detto questo credo che oltre ad avere delle doti indubbie, prima fra tutte un'intelligenza notevolissima, fosse un uomo fortunato e un grande propagandista di sé stesso. Alla creazione del suo mito hanno contribuito in molti (i suoi seguaci, i memorialisti di ogni tipo, credibili e meno credibili, gli Inglesi, che sono soliti glorificare ed ammirare i nemici che danno loro del filo da torcere, specie se poi li sconfiggono, e gli storici di tutto il mondo) ma credo che il suo principale creatore sia stato Napoleone stesso. Ho sempre ritenuto paradigmatica in questo senso la battaglia di Marengo, una delle sue vittorie più note e celebrate. Uno scontro che Napoleone stava nettamente perdendo e il cui esito fu ribaltato grazie all'arrivo del generale Desaix (che ci rimise anche la vita) e delle sue truppe e che si svolse nella pianura vicina ad un paesino di nome San Giuliano. Ebbene, questa vittoria un po' fortunosa fu esaltata come un grande trionfo e passò alla storia con il nome di un gruppetto insignificante di case che probabilmente fu preferito perché aveva il pregio di esser meglio pronunciabile in francese: Marengo. Una vittoria che oltre a dare il nome a una moneta, a un dipartimento e a una ricetta (il pollo alla Marengo) fu così cara a Napoleone da fargli sentire l'esigenza, alcuni anni dopo e in presenza della moglie Josephine, di "ricostruirla" esattamente, impiegando come comparse le sue truppe. Insomma, si trattò di un evento in cui si mescolarono inscindibilmente capacità, fortuna e anche un bel po' di "pubblicità". Con questo non voglio certo dire che Napoleone fu tanto fumo e poco arrosto, per carità! Anzi. Dico solo che seppe sfruttare bene i suoi successi e alimentò costantemente il culto della propria personalità. E non lo fece solo durante la fase ascendente della sua parabola ma anche e soprattutto durante il suo esilio di Sant'Elena. È qui che ebbe il tempo di elaborare i suoi ricordi, di esprimere giudizi trancianti (e a volte ingenerosi) sui suoi generali e collaboratori, di raccontare al conte de Las Cases la "sua" verità, la "sua" versione dei fatti che si tradurrà nel famoso "Memoriale di Sant'Elena" diffuso in tutto il mondo.
Né quest'opera però, come neanche le tantissime di memorialisti a lui favorevoli o contrari, né gli studi di autorevoli storici riescono a darci un quadro veramente completo della sua figura. Sembra che su Napoleone ci sia sempre qualcosa che ci sfugge o ancora da scoprire. Forse è anche in questo parte della sua grandezza, del suo fascino.
 giancarlo
Domenica 23 Giugno 2013

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[Ignorare]
Mi sono trovato spesso davanti a un dilemma.
Apprezzare e ammirare un personaggio valutandolo per le sue azioni e per la sua intelligenza
senza considerare il suo lato umano secondo il comune concetto del bene e del male , oppure tener
conto nella sintesi finale anche di quest'ultime caratteristiche ?
Si puo' ammirare ed apprezzare il personaggio trascurando che che nella vita l'uomo, titolare
delle sue azioni e delle sue doti ha avuto comportamenti che spesso sono condannabili e deprecabili?
Senza la totale positiva valutazione dell'uomo, e' il personaggio ,a mio avviso, che si avvolge di tutti i meriti , perdendo però il fascino di lasciare un esempio per chi viene dopo



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