A Viva Voce

Alcuni uomini e alcune donne di Corsica, premurosi del rinverdimento della lingua dotta dei nostri antenati hanno deciso di pubblicare questa rivista in lingua italiana. Essa è un nostro retaggio e un puntello per mantenere viva la lingua còrsa.
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Paoli, ma quale?

 Maurizio per la nostra Lingua
Mercoledi 29 Agosto 2012

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[Ignorare]

In Corsica viene giustamente preservata ed esaltata con amore e riconoscenza la memoria di Pasquale Paoli, di quel grande patriota, soldato, politico, legislatore e riformatore illuminato che tanto ha fatto e lottato per la sua Patria da esserne considerato il Padre. 
Eppure mi sembra venga sempre più spesso tralasciato o messo in ombra, con imbarazzo o fastidio, il fatto che questo grande còrso, direi anzi "il Còrso per eccellenza", considerasse come lingua sua e dei suoi connazionali l'italiano, che volle lingua ufficiale dello Stato, di entrambe le Costituzioni e dell'Università della Corsica libera.
È evidente dunque come per lui quella del sì non fosse, come alcuni sembrano pensare, una lingua straniera, in qualche modo imposta forzatamente da una potenza dominante come quella - da lui odiatissima - della Repubblica di Genova, bensì qualcosa di legato all'identità profonda, oltre che alla storia, della Corsica.
Con le leggi e gli atti ufficiali promulgati durante i suoi governi ne fanno fede gli scritti privati, come le lettere raccolte dal Tommaseo e da altri e i documenti giacenti negli archivi. Di questi si può avere notizia grazie al sito www.radiche.eu, che alle lettere del Generale dedica un'apposita sezione, arricchita perfino da una rara  riproduzione fotografica di una missiva scritta, in italiano, al giovane Napoleone.
Proprio un noto passo di una sua lettera, contenuta nella raccolta del Tommaseo, trovo spieghi bene i sentimenti di Paoli verso la cultura italiana. Il brano, riportato peraltro anche nelle voci còrsa, inglese e italiana a lui dedicate da Wikipedia (ma non da quella in francese) non penso sia apocrifo, dato che ne vengono citate fonte e collocazione (Archivio storico italiano, serie 1, vol. XI). "Siamo còrsi per nascita e sentimento ma prima di tutto ci sentiamo italiani per lingua, origini, costumi, tradizioni e gli italiani sono tutti fratelli e solidali di fronte alla storia e di fronte a Dio… Come còrsi non vogliamo essere né schiavi né "ribelli" e come italiani abbiamo il diritto di trattare da pari con gli altri fratelli d’Italia… O saremo liberi o non saremo niente… O vinceremo con l’onore o soccomberemo (contro i francesi) con le armi in mano... La guerra con la Francia è giusta e santa come santo e giusto è il nome di Dio, e qui sui nostri monti spunterà per l’Italia il sole della libertà…". 
Immagino che questo frammento goda attualmente di scarsa popolarità in Corsica, sia per l'azzardata interpretazione in senso "filo unitario" che ne diede il Tommaseo che per l'uso strumentale fattone a suo tempo dalla propaganda fascista. 
Ritengo invece che questo scritto meriti oggi una certa attenzione e una rilettura più equilibrata e corretta, specie alla luce dell'interessante articolo "Relativismo.Variazioni sul concetto di nazione" scritto su "A Viva Voce" dal direttore Prof. Colombani. 
Tralasciando l'accenno alla lotta contro la Francia, che in quel momento Paoli considerava nemica (come sappiamo non fu sempre così), vorrei soffermarmi su alcune sue parole: "Siamo còrsi per nascita e sentimento" e "ci sentiamo italiani per lingua, origini, costumi, tradizioni".
Al contrario di quanto si può pensare, io credo che le idee di Paoli non possano essere fraintese: per lui l'unica Patria dei còrsi era e sempre sarebbe stata la Corsica. Questo però, cosa che dava per scontata e naturale, non impediva loro di sentirsi appartenenti all'Italia dell'epoca. Un'Italia che, si badi bene, non aveva nulla a che fare con quello stato politicamente unito che, anche solo come idea, era a quei tempi ancora ben al di là da venire! 
L'Italia di allora, tra l'altro più "allargata" di quella di oggi, era composta (similmente al mondo germanico) da una moltitudine di stati, staterelli e domini più o meno indipendenti e spesso l'un contro l'altro armati, uniti però da una lingua comune e dalla coscienza di appartenere storicamente ad un'unica gloriosa civiltà e ad una cultura che nei secoli tanto avevano dato al mondo intero. 
È solo diversi anni dopo la morte di Paoli, proprio per l'influenza delle nuove idee portate dalla Rivoluzione Francese e diffuse in tutta Europa dagli eserciti repubblicani e napoleonici, che comincerà a svilupparsi quel movimento tendente ad unificare i territori italiani in un solo stato che prenderà il nome di Risorgimento. 
Non possiamo quindi sapere cosa avrebbe pensato Paoli di questa aspirazione unitaria mentre è chiaro invece il suo sogno di uno stato còrso indipendente, né schiavo né ribelle ma libero, finalmente in grado di sedere nel consesso europeo alla pari con gli altri stati italiani fratelli. Un'aspirazione infranta definitivamente dalla sconfitta di Pontenuovo.
Da quel momento Paoli, uomo intelligente e pragmatico, moderno anche in questo, capì che la Corsica non possedeva le forze economiche, militari e politiche né la coesione interna sufficienti per raggiungere tale obiettivo e si rassegnò ad accettare l'idea che la sovranità formale sulla sua terra potesse anche essere sacrificata, a patto che fossero garantite ai còrsi la libertà, la possibilità di autogovernarsi e, ovviamente, l'identità culturale.
Confidò nella prima Francia rivoluzionaria, non ancora preda degli eccessi antireligiosi, nazionalisti e terroristici, poi nell'Inghilterra parlamentare di Re Giorgio ma sappiamo bene che la storia prese un altro corso.
Da quel momento, in un mondo sempre più dominato dai nazionalismi e intollerante nei confronti delle convivenze multiculturali, cominciò quella lenta ma inesorabile opera di sradicamento dei còrsi dal loro naturale ambito culturale che il Prof. Sabino Acquaviva, studioso noto a questo sito e non sospetto di revanscismo, ben descrive nella sua opera dal titolo forse un po' forte ma significativo: "La Corsica: storia di un genocidio" (Franco Angeli, Milano, 1987).
Il senso di appartenenza della Corsica all'ambito culturale italiano però stentò più che altrove a morire se ancora in un'epoca abbastanza vicina a noi, nel 1889, a centoventi anni da Pontenuovo, i còrsi che riportarono in patria le spoglie del loro eroe fecero incidere sulla sua tomba quelle parole in italiano che ancora possiamo leggere e che lui, credo, avrebbe gradito.
Oggi, trascorso un periodo di tempo pressoché uguale, quell'identità italiana che logica, storia e sentimenti avrebbero voluto fosse affiancata e non soffocata da quella francese è, cosa sconsolante, rinnegata dagli stessi còrsi!
Con la lodevole eccezione di questo sito si moltiplicano i media che predicano, per lo più in francese, una rinascita della lingua e della cultura còrse che, incomprensibilmente, si crede realizzabile solo attraverso il definitivo estirpamento di ogni radice italiana, perseguito con omissioni e stravolgimenti storici e linguistici tali da apparire talvolta comici, se non fossero espressione di uno dei più clamorosi suicidi culturali che la storia di un popolo ricordi.
Lo stesso Paoli, il Babbu, depurato da ogni traccia di "italianità" mi sembra sia stato ridotto ormai ad un personaggio artificiale, quasi da "bande dessinée", un rivoluzionario rusticano che combatte i "cattivi" (genovesi, sbrigativamente assimilati agli italiani, francesi, etc.) buono un po' per tutti e sulla bocca di tutti ma da nessuno presentato veramente nella ricchezza e nella complessità del suo essere autentico e speciale.
Guardando il suo monumento di Île Rousse (http://commons.wikimedia.org/wiki/Category:L'%C3%8Ele-Rousse?uselang=it) ci si può fare un'idea "visiva" della parabola compiuta dalla Corsica negli ultimi centosessant'anni.
Sulle lapidi che circondano da quattro lati il busto in marmo realizzato nel 1852 c'è scritto: "A P. de PAOLI LIBERATORE LA PATRIA RICONOSCENTE - FONDAZIONE DELL'ISOLA ROSSA 1765 - A P. de PAOLI AMMINISTRATORE LA CITTÀ RICONOSCENTE - COSTITUZIONE CORSA 1755".
Sul basamento in pietra del monumento ci sono invece altre due lapidi, una apposta nel 1989, in occasione del centenario del ritorno delle ceneri, l'altra nel 2007, per ricordare il bicentenario della morte. In entrambe l'italiano è scomparso e con esso anche ogni accenno all'uomo di stato e al legislatore. Vi sono invece incise due frasi del grande còrso che ne esaltano, a dire il vero un po' sbrigativamente, il cuore e l'amore per la libertà. 
La prima lapide, in còrso, recita: "CORE IN FRONTE È STRADA DRITTA, O GIUVENTÙ! - CENTINARIU DI U RITORNO DI E CENNERE 1889-1989 - IN MEMORIA DI PASQUALE de PAOLI U BABBU DI A PATRIA.
Per la seconda, quella del 2007, bilingue ed ugualmente scarna, si è sentita evidentemente la necessità del francese, che viene ormai prima del còrso: "J'OSE DIRE QUE MA VIE ENTIERE A ETE UN SERMENT A LA LIBERTE." - "AGHJU L'ANIMA DI PUDE DI CHE TUTTA A MO VITA HE STATA CUNSACRATA A A SANTA LIBERTA." PASQUALE PAOLI 1807-2007.
Che dire? Avrebbe gradito quell'uomo colto e amante della civiltà dei padri vedere il suo popolo capire a stento il "Dio vi salvi Regina"? Sarebbe contento l'uomo dei Lumi, che trattava alla pari Rousseau e Voltaire, sapendo che la lingua con cui scrisse una Costituzione talmente innovativa da ispirare quella degli Stati Uniti è considerata straniera in patria e non "dialoga" più con quel caro, familiare idioma dei "babboni" che pure agonizza tra le più stravaganti "cure"? Apprezzerebbe che l'Università che porta il suo nome istruisca i suoi "zitelli", che voleva preparati come i migliori studenti di Pisa, Roma, Napoli, Bologna non usando, accanto al francese (e al còrso?) la lingua di Dante? Chissà. 
Non so se e quando potrò tornare in Corsica, da cui manco da più di vent'anni ma se riuscirò a rivederla andrò senz'altro a Stretta di Morosaglia, a visitare la tomba di Pasquale Paoli e quando mi troverò davanti a quel marmo e comincerò a leggere le parole: "Qui riposano reduci da Inghilterra ... " so già che mi commuoverò e che pensando a quanto può essere ingiusta la Storia anche con i grandi uomini mi sembrerà di sentire venir su da quell'avello il suono di un lontano, flebile lamento.

[...]"Per liquidare i popoli" diceva Milan Hübl "si comincia col privarli della memoria. Si distruggono i loro libri, la loro cultura, la loro storia. E qualcun altro scrive loro altri libri, li fornisce di un'altra cultura, inventa per loro un'altra storia. Dopo di che il popolo comincia lentamente a dimenticare quello che è e quello che è stato. E, intorno, il mondo lo dimentica ancora più in fretta."
"E la lingua?"
"Perché dovrebbero togliercela? Non sarà più che folclore, e prima o poi morirà certamente di morte naturale". [...]

Milan Kundera (da "Il libro del riso e dell'oblio")
 Paul Colombani
Sabato 6 Ottobre 2012

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[Ignorare]
No, ciò che no femu è cuntà a storia vera di a Corsica, quella che i Corsi ùn cunnoscenu più.
 Maurizio per la nostra Lingua
Sabato 6 Ottobre 2012

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[Ignorare]

Ciao Allimanu,

scusa ma non ho capito a chi è indirizzata la tua ultima frase.

Ti riferisci a questa rivista?

Io su "A Viva Voce" finora ho solo letto articoli che si preoccupano di salvare la cultura, la storia e la lingua corse, non di cambiarle!

Quello che ho capito è che la sua proposta è di farlo non partendo da zero e rinnegando secoli di storia ma basandosi su due realtà concrete e storicamente provate: che la lingua còrsa è strettamente legata all'Italiano (più di molte lingue locali parlate nella penisola) e che l'Italiano non è per i còrsi un idioma straniero, eredità solo di dominazioni ma è stato da questi usato in passato, Pasquale Paoli in testa, come lingua di cultura, amministrazione, politica e commercio che conviveva tranquillamente con il còrso a cui forniva, data la stretta parentela, sostegno, elementi lessicali e linfa vitale.

Delle due lingue dei còrsi una, l'italiano, è stata loro progressivamente tolta, già a partire dalla Rivoluzione, con leggi e decreti, e sostituita col francese; l'altra è stata lasciata lì a morire lentamente, come un patois destinato prima o poi a soccombere di fronte allo strapotere e all'influenza della nuova lingua con la quale, a differenza dell'italiano, ha ben poco in comune.

Cosa che, è triste dirlo, dopo più di due secoli di questa situazione si sta
puntualmente avverando, al punto che oggi si ricorre al tentativo di rianimare il còrso facendolo studiare a scuola come seconda lingua, a dei ragazzi ormai quasi esclusivamente francofoni.
Un esperimento più che legittimo, lodevole e a cui si augura successo che però, oltre ad aver dato altrove risultati deludenti, anche in Corsica mi sembra stenti a decollare.

Il messaggio di "A Viva Voce", così almeno credo di averlo inteso, è questo: perché non tentiamo di riappropriarci dell'italiano? È un idioma che è stato anche nostro; ha tradizione e prestigio pari a quelli del francese; è una delle lingue ufficiali della Comunità europea; è, da solo o accanto ad altre, lingua ufficiale in diverse entità statuali europee; nel mondo si stima sia parlato da circa 70 milioni di persone. Perché allora non tornare ad usarlo, anche come strumento di difesa e puntello del còrso a livello internazionale? Non mi sembra affatto un'idea senza senso.

Oggi un ragazzo còrso già in famiglia sente parlare prevalentemente in francese, poi studia in francese e vive in un mondo in cui tutti, istituzioni, persone, media si esprimono in francese (Persino i siti più accesamente corsisti o indipendentisti lo usano normalmente!).
Troverà facile e sarà invogliato questo giovane a studiare il còrso come seconda lingua? Quale còrso poi? Un'idioma "standardizzato", diverso da quello tradizionale usato dai nonni (che ne parlavano e scrivevano tante varietà), con molti francesismi, scritto con regole nuove studiate a tavolino che non sono quelle di un tempo e, soprattutto, come tutte le lingue in origine di uso locale e familiare, privo di quei lessici (amministrativo, giuridico, scientifico etc.) necessari ad un uso generalizzato.
Non mi meraviglia che in queste condizioni un'amministrazione tradizionalmente centralista si sia infine decisa a riconoscere e concedere al còrso una limitata autonomia.

Se l'italiano affiancasse il francese, non solo il nostro giovane studente còrso, imparando che église si dice chiesa, sanglier cinghiale, maison casa, oignon cipolla, punaise cimice, troverebbe meno difficile imparare anche il còrso, in cui queste parole si dicono chjésa, cinghjale, casa, cipòlla e cìmicia ma quest'ultimo non resterebbe un linguaggio benignamente lasciato studiare come idioma secondario e residuale ma, sotto l'ala protettiva dell'italiano potrebbe rinascere, rafforzarsi ed essere lingua ufficiale della Corsica insieme alle altre due.

Sul sito si parla infatti diffusamente dell'esperienza del Lussemburgo, che ha adottato una forma di trilinguismo che vede come lingue ufficiali il lussemburghese, il francese e il tedesco. È una soluzione interessante, molto equilibrata e garantista che sembra avere dei buoni risultati e che forse potrebbe adattarsi anche alla situazione còrsa.


Se invece con la tua considerazione finale ti riferisci al libro del Prof. Acquaviva che ho citato, ti posso dire che l'ho letto qualche anno fa e mi è sembrato un'opera sociologica e storica piuttosto accurata e documentata, proveniente da uno studioso molto rispettoso delle autonomie e delle particolarità locali e sicuramente non nazionalista.
Su questo stesso sito troverai un suo interessante articolo che lo dimostra e la citazione di una sua introduzione ad una guida turistica che prova il suo profondo rispetto per il popolo còrso.

Di altre opere postbelliche su questi argomenti scritte da italiani sinceramente non ho conoscenza. Dovresti chiedere alla redazione di "A Viva Voce". È composta da persone di grande cultura che potranno darti sicuramente notizie a riguardo.

Se infine con la tua affermazione vuoi dire che ti sembra che gli italiani in generale abbiano un'idea sbagliata della Corsica ti dico che hai ragione, ma non nel senso che probabilmente intendi tu.
Io penso che un buon ottanta/novanta per cento dei miei connazionali purtroppo sappia della Corsica a malapena che è un' isola francese che si trova sopra la Sardegna. Tutto qui.
Gli altri, visitandola negli ultimi anni in occasione delle vacanze, oltre a scoprirne la bellezza delle spiagge e dei luoghi cominciano a prendere coscienza delle sue affinità e somiglianze con l'Italia ma di certo non sono ancora tantissimi quelli che, come me, si appassionano alle vicende della sua storia, della sua lingua, del suo popolo e dei rapporti profondi avuti in passato con la mia Italia.
Quanto a qualche ristrettissima minoranza che fantastica di annessioni della Corsica all'Italia e cose simili, che è forse quella che allarma te e altri còrsi, pur essendo senz'altro rumorosa, fastidiosa e incosciente quando mette zizzania nei forum còrsi con interventi che non aiutano il riavvicinamento e l'amicizia tra còrsi e italiani, rimane comunque questo, una minoranza.

Noi Italiani non siamo tutti così e la partecipazione a questo forum ne è la dimostrazione.

A proposito. Credo che tu sia còrso. Sono contentissimo che finalmente frequentino il sito e il forum dei còrsi! È un buon segno. Vuol dire che le tesi di "A Viva Voce" in un modo o nell'altro destano interesse ed attenzione.

Vedo che il Prof. Colombani, che dirige con molta competenza ed equilibrio questo sito ha già risposto nella vostra lingua ai tuoi dubbi. Fidati, è, come gli altri animatori della rivista, una persona seria e un còrso autentico e appassionato.

Un abbraccio dall'Italia, con molta simpatia!

Maurizio



 Paul Colombani
Martedi 16 Ottobre 2012

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[Ignorare]
Caro Allimanu
Credo che tu sia incappato nel solito equivoco. Non si tratta qui di giudicare il dominio pisano o genovese. Lasciamo questo compito agli storici. Il nostro punto di vista è culturale. Intendiamo collocare la Corsica nel suo contesto linguistico-culturale (intendendo la cultura in senso lato). E questo contesto è stato per secoli indiscutibilmente italiano. Per il resto, che Genovesi e Pisani, Fiorentini e Senesi, ecc. si siano odiati e combattuti per secoli, che parti dell'attuale Italia abbiano sofferto del dominio di altre parti della stessa Italia, non toglie che facessero parte dello stesso insieme geografico culturale. Per quanto riguarda la Corsica, gli scrittori còrsi, lo stesso Paoli, si consideravano anche loro parte di questo insieme. Paoli lottava contro i Genovesi (non solo), ma scriveva in italiano. Sarebbe stato molto sorpreso se gli avessero detto che l'italiano era da bandire perché lingua dei Genovesi (il còrso è più "italiano" del genovese). D'altro canto non ha mai dato a questo fattore culturale implicazioni politiche, tanto per spiegarci meglio, non ha mai pensato a un'Italia unita. Sarebbe fuorviante farne un precursore del Risorgimento o un patriota italiano ante litteram. Anzi, le sue aspirazioni a un Regno separato vanno contro questa interpretazione. Ma di questo Regno separato (vedi il Regno anglo-còrso), l'italiano sarebbe stato la lingua ufficiale.Per il còrso, i tempi non erano maturi. La rivalutazione delle lingue regionali (chiamate "dialetti") è un fenomeno dell'Ottocento.
Cordiali e fraterni saluti còrsi
 Paul Colombani
Martedi 16 Ottobre 2012

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[Ignorare]
Ecco l'errore. Ma il genovese non è l'italiano, è molto più distante del corso dall'italiano. I Genovesi hanno adoperato una koinè, una lingua franca, usata da tutti in quell'area. L'italiano è diventata la lingua di comunicazione di lombardi, emiliani, veneti, napoletani ecc. e tutti si esprimevano nel discorso quotidiano in una lingua molto più distante dall'italiano che i corsi. Sono stati colonizzati da chi? Anzi, alcuni sono stati sottoposti alla Spagna e all'Austria, ma non per questo hanno adottato lo spagnolo o il tedesco.
Tu vivi in Germania, ebbene anche lì ci sono stati fino a poco tempo fa (non so adesso) dei "dialetti". E si è fatta strada una koinè basato sull'alto tedesco. Bavaresi, Austriaci, Svizzeri tedeschi parlano una lingua estranea? Imposta dal colonizzatore?
 Paul Colombani
Venerdi 19 Ottobre 2012

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[Ignorare]
Caro Allimanu
Comunque per il Sud Tirolo, o Alto Adige come lo chiamano gli Italiani, ti dirò che il suo statuto attuale sarebbe un sogno per altre minoranze. E' vero che I Tedeschi devono conoscere l'italiano, ma è loro interesse, dato che il territorio fa ormai parte dell'Italia, ma c'è parità tra il tedesco e l'italiano nella regione. Puoi rendertene conto andando sul sito http://www.regione.taa.it/default_d.aspx. Vedrai che tutto è bilingue, anche il testo della Costituzione italiana è stato tradotto in tedesco. I tedescofoni hanno le loro scuole, parlano tedesco (o il loro dialetto tedesco) e lo parlano veramente, anzi il loro italiano è spesso segnato da un forte accento e capisci che la loro lingua madre è il tedesco. Sui municipi trovi Rathaus in grandi lettere e Municipio in piccolo. Ma tutto questo se lo sono conquistato gli Alto Atesini e fa spesso arrabbiare molti Italiani. Ho anche litigato con amici italiani perché difendevo le ragioni dei tedescofoni, e quando vado laggiù sto dalla loro parte. C'è anche un posto per l'altra minoranza, quella dei ladini.
 Maurizio per la nostra Lingua
Sabato 20 Ottobre 2012

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[Ignorare]
Caro Allimanu,

mi fa piacere vederti partecipare con tanta passione a questo forum.

Sì, hai ragione, penso di essere un po' idealista e anche romantico, altrimenti non sarei qui a frequentare questo bel sito culturale còrso con tutti i problemi che abbiamo in Italia che dovrebbero interessarmi di più!

Ti sarai anche chiesto: "Perché un "lucchese", uno straniero si appassiona così tanto alle nostre questioni?".
Non ho secondi scopi e la risposta è molto semplice. Sono stato in Corsica diverse volte, tanto tempo fa, nella seconda metà degli anni '80, e fin dal primo sbarco ho subito avuto una sensazione strana, emozionante, bella e mai provata prima, quella di essere all'estero e di sentirmi nello stesso tempo "a casa".

Conoscevo già discretamente la storia dell'Isola eppure non mi aspettavo, dopo duecento anni e più di appartenenza alla Francia, di trovarla ancora così ... "italiana". Tutto, dalla geografia alla natura, agli splendidi paesi di montagna e alle città costiere, alle chiese, al cibo, ai canti e al modo di parlare delle persone, specie quelle di una certa età, mi dava l'impressione di trovarmi in un'affascinante "altra Italia", molto simile a certe nostre contrade del centro e del sud ma nello stesso tempo con una sua particolarità ed unicità tutta da scoprire e fonte di continue sorprese.

Tutti i còrsi poi con i quali ho avuto a che fare mi hanno sempre trattato con gentilezza, generosità e grande senso di ospitalità e quando ci parlavamo usando i nostri rispettivi idiomi, anche se qualche parola era diversa e facevamo un miscuglio di còrso e italiano, ci capivamo benissimo.

Ora non so se le cose sono cambiate ma allora questa vicinanza, questa "affinità" era ancora percepibile, palpabile e ci si scherzava anche un po' su.
Ricordo per esempio la visita al sito archeologico di Filitosa. Alla fine del giro turistico il signore che mi aveva venduto i biglietti mi chiese, in italiano, se mi era piaciuto il luogo e poi, all'improvviso, girandosi di scatto e mettendosi di profilo: "Chi sono?" Di fronte alla mia espressione evidentemente un po' perplessa e sorpresa, scherzosamente deluso, mi disse: "Ma Giulio Cesare no! Guardi, stesso profilo; io mi chiamo Cesari!". Naturalmente ci salutammo con una risata e una cordiale stretta di mano.

Quella che però non dimenticherò mai è una frase che mi disse una persona (mi pare fosse una signora) che lavorava come custode presso il museo napoleonico di Ajaccio.
Io stavo guardando con interesse una lettera scritta in italiano da Carlo Buonaparte, padre di Napoleone, a Pasquale Paoli. Notando la mia curiosità la sorvegliante si mise a parlare con me in italiano e ne nacque una bella chiacchierata che lei concluse con un sorriso e queste parole dette a mezza voce che mi sono rimaste impresse nella mente: "... perché noi còrsi siamo più italiani di voi ma ... non siamo italiani!"
Credo che quella signora sia riuscita a farmi capire con una semplice frase più cose di quante ne avrei appreso leggendo diversi libri!

Ecco dunque spiegata l'origine del mio interesse: una specie di innamoramento per una terra e un popolo che ho sentito e sento ancora molto vicini.
E bada bene, questo sentimento non ha nulla a che fare con la politica; è una questione come dire, di istinto, di pancia, di cuore. È di storia, ovviamente.

Quello che percepisco ancora oggi, come all'epoca delle mie prime visite, soprattutto attraverso i siti internet che sono la mia attuale "finestra" sull'isola, è il forte desiderio di questo popolo di ritrovare e preservare un'identità che rischia di estiguersi.
La cosa che mi stupisce è che pensi di poter raggiungere questo obiettivo rinnegando le antiche radici!

Sembra che oggi in Corsica l'idea dominante sia: tanto più ci allontaniamo dalla cultura e dalla lingua italiane e tanto più ci sentiremo còrsi. L'italiano è una lingua straniera, impostaci come il francese da dei dominatori, che non ha nulla a che fare con il còrso e di cui questo non ha alcun bisogno per conservarsi, crescere o svilupparsi!

Il perché, sia dal punto di vista storico che linguistico queste tesi non siano corrette e risultino invece fuorvianti, credo lo spieghi bene e con competenza con i suoi articoli e le sue risposte sul forum il Prof. Colombani che, oltre ad essere una persona di cultura e un conoscitore della storia è soprattutto un italianista, uno specialista cioè della lingua italiana e quindi anche un esperto conoscitore dei profondi legami tra questa e il còrso.

Se poi si ha la pazienza di leggere gli articoli pubblicati anche da altri collaboratori della rivista e soprattutto dare un'occhiata ai documenti che "A Viva Voce" e anche www.radiche.eu mettono a disposizione dei lettori, ci si può rendere conto facilmente di come sulla presunta "distanza" della Corsica dall'ambito culturale e linguistico italiano si siano costruite negli anni delle "verità" piuttosto fragili che però oggi sembrano esser considerate dei dogmi indiscutibili.

Tu dici che di fronte ad altri problemi della Corsica la questione della lingua passa in secondo piano. Non so, forse hai ragione. Io però credo che la tutela della propria lingua, purché effettuata nel modo corretto e nel rispetto delle sue origini e della sua storia, sia una cosa molto importante che può influire anche su altri aspetti sensibili della vita, primo fra tutti il senso di identità e di appartenenza alla propria patria.

l'Unione Europea, l'affievolirsi dei nazionalismi esasperati, una nuova sensibilità e un nuovo rispetto per le autonomie locali credo abbiano creato delle condizioni favorevoli che potrebbero portare oggi in Corsica ad una soluzione efficace e duratura del problema della lingua e ad un conseguente rafforzamento dell'identità isolana.
Un risultato che secondo me difficilmente potrebbe però realizzarsi in maniera completa e soddisfacente senza il recupero, accanto al francese e al còrso dell'italiano, che i còrsi credo abbiano tutto l'interesse oltre che il diritto di riprendersi, se non altro perché gli è stato tolto a colpi di decreto.
Il fatto che la preoccupazione principale di amministrazioni centraliste come quella rivoluzionaria o quella del Secondo Impero sia sempre stata non tanto quella di impedire ai còrsi di parlare e scrivere in còrso quanto di farlo in italiano dovrebbe far riflettere, come la resistenza di questa lingua a scomparire per almeno mezzo secolo e più dopo la sua interdizione.

È vero, l'Italia si è comportata male con i sud tirolesi, purtroppo già prima dell'avvento della dittatura ma appena è tornata la democrazia ha garantito loro quella che credo sia una delle autonomie più ampie e "blindate" che esistano al mondo, così forte da finire talvolta per risultare discriminatoria nei confronti degli italiani che vivono o vogliono venire a lavorare in quella terra.
Se per esempio c'è bisogno di un medico in un ospedale e il candidato è italiano, costui, anche se bravissimo, deve superare un serio esame di tedesco sennò il posto non lo ottiene.
È come se in un ipotetico futuro ci fosse un posto scoperto all'ospedale di Bastia e un medico proveniente da Parigi non potesse accedervi senza sostenere un esame di còrso.

Ora che ci penso, credo che l'esempio che ho appena fatto si presti anche a spiegare quanto sarebbe utile per i còrsi riappropriarsi dell'italiano.
Se i sud tirolesi al momento di trattare questa autonomia avessero rinunciato al tedesco, loro antica e tradizionale lingua amministrativa e di cultura, puntando solo sul "südtirolerisch", l'idioma locale austro bavarese che usano fra loro, sarebbero riusciti ad ottenere le stesse vantaggiose garanzie? Avrebbero avuto lo stesso "potere contrattuale"? Ne dubito fortemente.
Così come dubito che di fronte alla prospettiva di imporre a un medico o a un funzionario l'esame in "südtirolerisch" l'Italia non avrebbe obiettato che quella sarà pure una bella lingua ma non ha senso pretenderne una così profonda conoscenza visto che non ha, a differenza del tedesco, la terminologia amministrativa, tecnica o scientifica necessaria. Anche queste considerazioni dovrebbero far riflettere.

Con ciò non voglio affermare che le lingue locali siano idiomi inferiori o di seconda categoria; tutt'altro! In certi ambiti sono anche più specifiche, efficaci, significative e complete delle lingue cosiddette "maggiori". Dico solo che pretendere di farne qualcosa che non sono e non possono essere, lingue standard buone per tutti gli usi, come si vuol fare col còrso, oltre che portare a risultati modesti significa mortificarle, stravolgerle con artifizi, livellarle privandole delle loro varietà, estraniarle dal contesto in cui si sono sviluppate e, in definitiva, farle morire.

Mi sembra che in Corsica oggi stia succedendo proprio questo. Visitando i forum dei suoi siti internet capita sempre più spesso di trovare discussioni su come debba essere tradotta in còrso, in quel "nuovo" còrso di cui tanto si parla questa o quella parola francese.
Mi domando allora: "Ma perché fare tanta fatica e stravolgere una così bella lingua infarcendola di invenzioni o francesismi quando se ne ha un'altra già bella e pronta in grado di svolgere egregiamente il compito di lingua standard?

Perché non permettere al còrso di tornare a vivere come un libero purosangue restituendo all'italiano il compito storico di lingua comune rivestito per secoli anche in Corsica lasciandogli, come ad un resistente mulo dalle spalle larghe e collaudate, il compito di affrontare i compiti più gravosi che vengono richiesti ad una lingua di uso generale?
È un'idea così assurda e impossibile?

Non dimentichiamo poi che per i còrsi, almeno quelli che sanno ancora parlare un po' la loro lingua, non si tratterebbe certo di imparare il sanscrito o l'aramaico ma semplicemente di riprendersi, credo con facilità, la lingua dei loro bisnonni, una lingua con la quale il còrso ha un livello di intercomprensione altissimo e dei legami molto più forti di quelli che ha con tante altre lingue locali italiane.

Facendo il percorso contrario, degli zitelli non più solo francofoni ma padroni anche dell'italiano imparerebbero il còrso molto più rapidamente che non partendo dal solo francese e con maggiore motivazione.

Quanto al còrso, che manterrebbe la sua genuinità, ricchezza e varietà di forme, non per questo dovrebbe rimaner "pietrificato". Avrebbe anzi la possibilità di attingere da una lingua storicamente e tradizionalmente amica e affine, senza stravolgimenti radicali o invenzioni, quei neologismi strettamente necessari per adeguarsi al passare del tempo.

Credo che molti còrsi, se provassero semplicemente a leggere un vocabolario che mette a diretto confronto la loro lingua con l'italiano, senza la mediazione del francese, che esiste ma forse non è ancora abbastanza conosciuto e pubblicizzato (Vedi su questo stesso forum la discussione "esiste un dizionario còrso-italiano italiano-còrso?") probabilmente cambierebbero idea su questa lingua che gli si vuol far credere così "lontana", "straniera" e ostile.

Come vedi caro Allimanu non ho secondi fini o scopi segreti e non ho alcuna intenzione di intromettermi nelle diatribe politiche còrse, siano esse di natura locale o nazionale e tantomeno nei rapporto dei còrsi con la Francia sui quali, come straniero, non posso e non ho diritto di metter bocca.

Le mie sono solo osservazioni di carattere culturale che esprimo dal mio osservatorio di idelista romantico che osserva le cose "dal balcone della casa accanto" e che vede con dispiacere e malinconia i còrsi rinnegare le comuni radici culturali e considerando ciò una sciagura, un inspiegabile atto di autolesionismo e, soprattutto, la perdita di un occasione irripetibile - e forse ultima - per riappropriarsi della loro identità e salvare veramente la loro lingua

Se possedessi il dono di saper disegnare credo che rappresenterei questa situazione raffigurando un uomo che con foga irresponsabile sta tagliando il grosso, antico ramo sul quale lui stesso è seduto!

Un saluto dall'Italia con simpatia e salute e pace!


 Maurizio per la nostra Lingua
Martedi 23 Ottobre 2012

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[Ignorare]
Caro Allimanu,

io penso che l'italiano appartenga a voi còrsi perché sebbene vi sia stato più volte proibito di farlo - l'ultima volta mi pare nel 1852 da Napoleone Terzo - avete continuato ad usarlo (sempre meno, ovviamente, per l'influenza del francese) almeno fino alla prima guerra mondiale e in qualche caso anche oltre.

Se i còrsi che hanno riportato in patria le ceneri di Paoli nel 1889 (ben 121 anni dopo Ponte Nuovo!) hanno trovato normale incidere sulla sua pietra tombale parole in italiano vuol dire che per loro questa era ancora la lingua adatta ad un simile grande evento e che la consideravano la lingua storica e di cultura della loro Patria. Del resto non poteva essere altrimenti, visto che il loro eroe, Pasquale Paoli, scriveva e creava costituzioni e leggi proprio in italiano e, prima di morire, si preoccupò affinché i giovani zitelli còrsi fossero istruiti nel migliore dei modi proprio in questo idioma.
Ora ti pare che "U Babbu di a Patria" e, tanto tempo dopo, gli uomini che lo riportarono a casa, che sicuramente erano tutti ferventi e grandi patrioti avrebbero usato e continuato ad usare l'italiano se l'avessero considerato una lingua straniera e non qualcosa che gli apparteneva? Mi sembra poco probabile, a meno che non fossero tutti dei pazzi!

E non mi si venga a dire che non conoscevano il còrso o che parlavano e scrivevano in italiano solo perché erano dei "signori", dei ricchi!
Il còrso, la loro lingua locale, familiare, colloquiale, di tutti i giorni, la conoscevano e la parlavano benissimo; semplicemente trovavano ovvio e naturale esprimersi in Italiano in certe circostanze, perché era la loro lingua di cultura, come lo era per tutti gli abitanti di quei territori dell'area italiana in cui, dopo il latino e la fase di transizione del volgare, accanto a lingue locali spesso diversissime fra loro, era stato adottato per motivi di prestigio culturale, letterario e artistico e per il senso di appartenenza ad un'unica grande civiltà il "toscano letterario". La dominazione genovese con questo fatto non c'entra proprio nulla.

L'italiano non era alternativo al còrso. Erano due lingue che convivevano da sempre venendo usate in circostanze diverse e che, essendo strettamente imparentate e molto simili, si sostenevano e alimentavano a vicenda.
Era inevitabile che dovendo poi redigere gli atti in francese, far studiare i ragazzi in francese, pregare in francese, usare il francese quando si emigrava in Francia per lavorare o studiare e partecipando alle vicende e alle guerre della Francia alla fine l'italiano sarebbe regredito fino a scomparire.
Non è un caso che parallelamente al suo indebolimento anche il còrso abbia cominciato ad andare in crisi e che la resistenza all'abbandono della antica lingua colta dell'isola sia venuta soprattutto dai pievani e dai poeti, gli uomini tradizionalmente più vicini all'anima e, rispettivamente, allo spirito di un popolo. E neppure è un caso o un segreto che proprio molti fra i grandi poeti còrsi che all'inizio del '900 cominciarono ad usare l'idioma natale nella letteratura, in funzione di recupero dell'identità isolana, fossero tutt'altro che favorevoli alla rescissione delle antiche radici culturali italiane e al definitivo abbandono della lingua di Dante.

Mi puoi quindi dire che l'italiano non ti piace, che l'Italia e gli italiani non ti sono simpatici, che pensi che il còrso ce la faccia a risorgere da solo rinnegando le sue radici, che l'italiano non deve essere più usato perché l'Italia ha occupato la Corsica durante la seconda guerra mondiale o per mille altri motivi che ti possono venire in mente ma quando mi dici che l'italiano non è appartenuto anche ai còrsi non posso che dirti, come tu dici a me, che se sei felice di crederlo continua pure a crederlo, anche a me non disturba, perché anch'io ritengo che il pensiero sia libero e non ho alcuna intenzione di fare polemiche.

Quanto al cane, non dubito che al tuo paese si chiami "ghjàcaru" - ma è anche vero che in còrso è usata pure la forma "cane" (Vedi: L'Usu córsu, Pascal Marchetti, Editions Alain Piazzola, 2a ed., 2008, pag. 133) - e che il puledro si chiami "poltru" ma credo che sottolineare queste due diversità per evidenziare la differenza tra due lingue che hanno un numero impressionante di parole ed espressioni comuni, leggermente diverse o simili non sia sufficiente. Da noi in Italia si direbbe che è come "Guardare la pagliuzza e non veder la trave"!
Figurati che simili diversità se ne trovano anche tra lo stesso toscano parlato in alcune zone e l'italiano. Per esempio l'italiano "tacchino", in francese "dinde" e in còrso, se non sbaglio "gallinacciu" ad Arezzo si dice "billo" e ad Empoli, ma anche in altre zone, "lucio". Con questo vogliamo dire allora che tra il toscano e l'italiano non ci sono legami?

Comunque, se vuoi toglierti una curiosità, vai a dare un occhiata a questo link della prestigiosa Enciclopedia Italiana, la Treccani: http://www.treccani.it/vocabolario/gallinaccio_(Sinonimi-e-Contrari)/ guarda cosa significa in italiano "gallinaccio" e dimmi poi se le nostre lingue non sono parenti!

Sempre con amicizia e simpatia, salute e pace!

Maurizio



 Enrico
Mercoledi 24 Ottobre 2012

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[Ignorare]
Ciao Alimannu,

Guarda che proprio nessuno ti vuole fare diventare italiano. Anzi ,per come la vedo penso che sia molto meglio che la Corsica appartenga alla Republique piuttosto che all'Italia.
Qui stiamo solo facendo cultura , e negare le potenti compenetrazioni tra il corso e la lingua italiana mi sembra un esercizio difficile da sostenere......
Come ha già spiegato il prof. Colombani il corso è molto più vicino all'italiano dei dialetti italiani. Io sono di Milano e ti assicuro che il dialetto meneghino ,ha delle inflessioni come il francese (nei dittonghi oe-eu) e la U pronunziata alla tedesca lo allontana ancora di più dall'italiano. io sarei quindi molto meno italiano di Te....che parli una lingua parente stretto del toscano che successivamente, per convenzione, diventò la lingua ufficiale italiana. I tuoi vicini sardi parlano una lingua bella ed affascinante che non ha niente a che vedere con l'italiano , eppure non esiste ostilità all'Italia e alla lingua italiana.I corsi , che avrebbero tutto da guadagnare secondo me a dichiararsi minoranza etnica italiana, rinnegano e vorrebbero cancellare questa appartenenza. Ma gira e rigira , inventando dei mostri come il francorso o insistendo che il corso viene da Marte pur di non ricercarne la vera origine e inoltrarsi su di un percorso fuorviante.
Per ultimo ti voglio dire: ricordati di Aleria. I romani ed il latino sono sempre la matrice comune delle ns. origini linguistiche.
Ma se tutto ciò non è politicamente corretto e può dare fastidio ai filofrancesi allora puoi sostenere che è falso! Vedrai che futuro per la Corsica con la Francia.....
 Maurizio per la nostra Lingua
Mercoledi 24 Ottobre 2012

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[Ignorare]
Concordo pienamente con Enrico.

Mi rattrista invece vedere che nonostante tutte le spiegazioni del Prof. Colombani e dei collaboratori di "A Viva Voce" ancora si faccia confusione tra radici culturali e linguistiche italiane della Corsica, di cui civilmente si parla sul sito, e appartenenza all'Italia.
Dovrebbe essere piuttosto chiaro per i còrsi che oggi nessuno li vuole far diventare italiani! Eppure, chissà perché, appena si parla di certi argomenti scatta in alcuni una specie di sospettosa paura di finire in qualche modo assimilati o assorbiti dall'Italia.

Quello che sconforta e stupisce di più però è constatare come queste radici storiche, culturali e linguistiche comuni, nonostante i serissimi studi, gli abbondanti documenti e alcune palesi evidenze che ne danno illustrazione e prova non vengano riconosciute (o meglio non si vogliano riconoscere) e addirittura siano rinnegate con le argomentazioni e le teorie più fantasiose, specie in campo linguistico.

È possibile che solo pochi si accorgano che in questo modo si finisce per fare proprio il gioco di chi vuole il completo dissolvimento della identità còrsa in quella francese, a cui non resta altro da fare che rimaner tranquillo alla finestra, con le braccia conserte, ad aspettare che i còrsi portino a compimento, tra mille esperimenti, dibattiti e discussioni, il loro definitivo suicidio culturale e linguistico?

 lavoriincorsu
Mercoledi 24 Ottobre 2012

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[Ignorare]
x allimanu:
Ma al tempo di Paoli (nel 1700) si parlava in corso giusto?!
a scuola che lingua si insegnava?
la lingua ufficiale era l' italiano (per i documenti notarili, la giustizia e nei salotti colti..) e se a scuola si insegnava l' italiano (e non il francese) e tutti comunquue parlavano in corso, allora l' italiano non danneggiava il corso,
anche i maggiori intellettuali corsi venivano a studiare nelle università italiane e per quale motivo?
per allontanarsi dalla lingua corsa? o per mantenerla in vita?
a parte tutti gli studi a cui vogliamo rifiutarci di credere, io da italiano capisco quasi tutto della lingua corsa parlata e scritta, e tu altrettanto della lingua italiana,
potremmo dire la stessa cosa di un francese?
secondo te un francese capirebbe tutto o quasi di quello che diciamo o scriviamo?

sta di fatto che il corso in corsica si sta spegnendo,
fai allora un ragionamento utilitaristico, senza credere agli studi alla storia o altro ecc.. quale lingua gioverebbe di più alla causa corsa?

ma se come dici tu Allimanu la lingua italiana al pari del francese danneggia il corso, allora l'italiano e il corso non dovrebbero avere niente a che vedere e quindi come mai spiegami il motivo per cui riusciamo a capirci e a comunicare così bene??
mistero..;-))
 lavoriincorsu
Mercoledi 24 Ottobre 2012

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[Ignorare]
x allimanu:
Ma al tempo di Paoli (nel 1700) si parlava in corso giusto?!
a scuola che lingua si insegnava?
la lingua ufficiale era l' italiano (per i documenti notarili, la giustizia e nei salotti colti..) e se a scuola si insegnava l' italiano (e non il francese) e tutti comunquue parlavano in corso, allora l' italiano non danneggiava il corso,
anche i maggiori intellettuali corsi venivano a studiare nelle università italiane e per quale motivo?
per allontanarsi dalla lingua corsa? o per mantenerla in vita?
a parte tutti gli studi a cui vogliamo rifiutarci di credere, io da italiano capisco quasi tutto della lingua corsa parlata e scritta, e tu altrettanto della lingua italiana,
potremmo dire la stessa cosa di un francese?
secondo te un francese capirebbe tutto o quasi di quello che diciamo o scriviamo?

sta di fatto che il corso in corsica si sta spegnendo,
fai allora un ragionamento utilitaristico, senza credere agli studi alla storia o altro ecc.. quale lingua gioverebbe di più alla causa corsa?

ma se come dici tu Allimanu la lingua italiana al pari del francese danneggia il corso, allora l'italiano e il corso non dovrebbero avere niente a che vedere e quindi come mai spiegami il motivo per cui riusciamo a capirci e a comunicare così bene??
mistero..;-))
 Maurizio per la nostra Lingua
Mercoledi 24 Ottobre 2012

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[Ignorare]
Caro Allimanu,
ma guarda che nessuno pensa che tu sia "filo francese"!
Credo che tutti abbiano capito che la tua idea di Corsica è quella di una nazione indipendente in cui si usa solo il còrso. Giusto?
La tua è un'opinione rispettabile che si affianca a quelle, ugualmente rispettabili per me che sono italiano e quindi fuori dalla mischia, di chi immagina invece una Corsica dotata di un'autonomia più o meno ampia o di chi, pur essendo còrso, sente meno, poco o addirittura per niente (credo esistano anche questi) il problema della salvaguardia della lingua e dell'identità isolane.
Quello di "A Viva Voce" è un sito/rivista culturale che ovviamente non si rivolge a quest'ultima categoria di persone ma può fornire invece a tutti gli altri còrsi, qualunque siano le loro idee, spunti molto interessanti per conservare la loro identità.
Perché gli animatori di "A Viva Voce" siano convinti che i còrsi debbano riscoprire le loro radici e riappropriarsi anche dell'italiano, soprattutto per aiutare il còrso, è presto detto. Oltre che persone di grande esperienza, conosciute in Corsica, in Francia e all'estero per serietà, preparazione e cultura, sono quasi tutti anche dei professionisti della lingua italiana, che conoscono quindi profondamente in ogni suo aspetto.
È difficile dunque che possano essere imbrogliati dalle tante inesattezze che si dicono oggi sulla storia e l'uso dell'italiano in Corsica e sulle origini e lo sviluppo della lingua còrsa, toscanizzatasi fin dal Medioevo, ed è naturale e logico che considerino l'italiano qualcosa che appartiene anche ai còrsi e non un pericolo ma una grande risorsa per la vostra lingua che non vedo proprio come potrebbe danneggiare.
Quanto agli italiani come Enrico, me ed altri che intervengono sul forum e si interessano del sito condividendone le tesi, non lo fanno certo per "impicciarsi" dei vostri affari ma perché vi riconoscono invece diversi dagli altri abitanti dello Francia, vicini. Non scambiare dunque per indebita ingerenza quello che invece è un implicito riconoscimento della vostra particolarità, specialità ed una dimostrazione di rispetto, solidarietà ed amicizia, sarebbe ingiusto e ingeneroso!

Ciao, anzi, salute!
 Enrico
Venerdi 26 Ottobre 2012

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[Ignorare]
Caru Allimannu,
scrive in corsu un'he micca proibitu nanta u' situ di Vivavoce. (hè u' situ corsu 100% e tu si a casa!)
Se un' ti garba scrive taljanu ci face assai piace di leghje i' to interessanti cummenti in lingua di Corsica. Credu que parlà e scrive corsu hè necessariu pe' salvà a' vera identità di a' Corsica





 Giulio
Venerdi 26 Ottobre 2012

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[Ignorare]
Buon giorno a tutti. Amo e rispetto tutte le lingue perché dietro ogni idioma c'é la storia di un popolo. Trovo incantevole il corso, lo ammetto, perché mi ricorda tanto l'italiano della letteratura classica. (lo capisco al 100% ..........). Adoro la Corsica e la ritengo la più bella isola del Mediterraneo (non conosco Cipro) ed auguro alla Corsica di non fare mai parte della Repubblica Italiana in quanto gli italiani non hanno assolutamente nel loro DNA la qualità di saper gestire bene ed onestamente uno stato. Non mi interesso assolutamente di politica ma, purtroppo, oggi senza la "politica" e l'"economia" (entrambe strettamente legate) non si fa nulla. Vado al dunque: sono d'accordo con l'opinione ricorrente sul sito secondo la quale per salvare il Còrso probabilmente l'italiano avrebbe un ruolo importante. Nel sito sono citati esempi come il Lussemburgo, la Svizzera Italiana ed altri. Non sono tutti uguali però questi paragoni e quello più "opportuno" e più utile alla causa còrsa mi pare quello della Valle d'Aosta. Ai Valdostani non importa granché del francese (anche se una lingua importante in più conosciuta dalla gente e per di più la lingua dello stato più vicino è sempre utile) ma questa scelta viene interpretata dallo stato centrale (Roma) come un segno di distinzione, di autonomia. La Vallée d'Aoste ha ottenuto così lo scopo di mantenere viva la lingua locale (che è comunque molto più simile all'Italiano che al Francese) ma soprattutto ha ottenuto lo statuto di Regione autonoma con una serie di benefici importanti (ad esempio dal punto di vista economico la benzina costa per i residenti molto meno che nelle altre zone d'Italia). Per concludere: l'accoppiata lingua propria supportata dall'italiano che aiuta a rafforzare una propria identità CORSA fa sicuramente bene alla cultura ma assolutamente non solo a quella. Sono tantissime le mie esperienze di vita a supporto di tale teoria (per motivi di lavoro conosco benissimo le relatà della Svizzera italiana e di una area geografica importante dell'attuale confine terrestre Francia Italia).Il multilinguismo fa solo bene a chi lo sa usare, importante é tenere fuori politica, razzismo e nazionalismi!!!!!!! Quanto sopra scritto anche per "rispondere" ad "Allimanu" (a proposito complimenti per come si esprime) tranquillizzandolo sul fatto che spesso dietro aspetti "apparentemente" estetici come l'espressione linguiistica si nascondono delle enormi opportunità per coloro che sanno approfittarne!!!!!!
 lavori in corsu
Venerdi 26 Ottobre 2012

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[Ignorare]
allimanu appunto siamo realisti,
il corso si sta spegnendo piano piano, e non ti chiedi come mai?!
la lingua italiana può essere (come lo era in passato)) solo un grande aiuto se lo si vuole cogliere..
anche l' inno della Corsica è stato scritto in italiano http://it.wikipedia.org/wiki/Dio_vi_salvi_Regina
e non mi pare incapibile per un corso, mi chiedo sempre come mai?!
visto che come dici tu, il corso e italiano ti sembrano così distanti...al pari del francese..come si può negare l' evidenza?!

che ai corsi non interessi ormai più purtroppo non può che accellerare la francesizzazione e poi la fine della propria lingua e con essa la propria cultura ecc..

Il Nizzardo Garibaldi affermò il 19 maggio 1882 "la Corsica e Nizza sono francesi come io sono tartaro".
sia chiaro nessuno vuole far tornare la Corsica in Italia, fughiamo ogni dubbio e le paure subito,
meglio che rimanga francese, tra l' altro forse ci sono politici un pò (ma solo di poco) più seri che in italia,
non si tratta di irredentismo per carità basta con queste polemiche, si tratta solo di ristabilire le coordinate che sono andate un pò perse in questi ultimi centinaia di anni..;-)

mi chiedo poi secondo te perchè PAsquale (non PAscal) Paoli lasciò nel proprio testamento una somma di denaro per l università di Corte affinche si insegnasse in italiano (università chiusa dai francesi per più di 150 anni evidentemente affinche si incrementasse la francesizzazione) e tuttora non sia rispettata la sua volontà??!!
secondo te Paoli voleva la fine del corso per far posto all' italiano oppure pensava che le 2 cose fossero convergenti e andassero di pari passo??

senza polemica, nessuno si sogna di imporre una lingua che naturalmente c'era già,
da 240 anni ve ne hanno già imposta una così tanto bene che addirittura non si capisce più bene chi ha fatto cosa.

tuttavia lasciamelo dire, non penso che i tuoi antenati (che sono anche i nostri..) la penserebbero come te e la maggior parte dei corsi di adesso.. ma và bene così, le persone passano ma le idee delle Grandi persone come Paoli rimangono..
http://co.wikipedia.org/wiki/Pasquale_Paoli
nemo propheta in patria
 Maurizio per la nostra Lingua
Domenica 28 Ottobre 2012

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[Ignorare]
«Qui ne peut attaquer le raisonnement attaque le raisonneur.»
(Paul Valery)
 Paul Colombani
Domenica 28 Ottobre 2012

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[Ignorare]
Les gens qui interviennent sur le Forum ne font pas nécessairement partie du groupe A Viva Voce. Ce n'est pas le cas de nos hôtes italiens qui sont les bienvenus mais n'ont pas de propositions précises à faire, même s'il est bien naturel qu'ils sympathisent avec des gens qui défendent une culture qui est aussi la leur.
En ce qui concerne les arguments de fond il faut les chercher dans les rubriques Opinioni et Articoli et ce sont des Corses qui les ont développés.
Par ailleurs, une revue est un lieu de rencontre. Le seul fait de se retrouver, d'échanger des idées est en soi positif.
Amitiés
 Maurizioi per la nostra Lingua
Domenica 28 Ottobre 2012

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[Ignorare]
Caro Allimanu, scusa se intervengo ancora una volta. Non lo faccio per toglierti il piacere dell'ultima parola ma solo per fare un paio di considerazioni.
Forse nella tua foga non te ne sei reso conto ma finora tutti gli "arroganti" còrsi amanti dell'italiano di cui tu parli hanno espresso sul loro sito còrso delle idee che hanno motivato non solo con ragionamenti e teorie astratti ma soprattutto presentando consistenti testimonianze documentali.
Quanto agli "arroganti" "presuntuosi" e "impiccioni" italiani che partecipano al forum trovamene uno che non sia intervenuto in questa discussione con civiltà, pacatezza, educazione e grande rispetto per la Corsica e i còrsi.
Se c'è stato qualche piccolo accenno di polemica, lo avrai notato, non si è certo diretto verso la Corsica, che non consideriamo Italia e all'Italia non vogliamo assimilare, quanto verso la nostra stessa bella Nazione che purtroppo vediamo in un momento di grave crisi.
Il nostro interesse per il sito non è dovuto solo al fatto che tratta di lingua e cultura italiane, argomento che ovviamente ci appassiona, riferendosi ad un patrimonio che, se permetti, è anche (ma non solo) nostro ma soprattutto perché le tesi che espone, proprio per via di quelle testimonianze di cui ho detto, ci appaiono convincenti.
Vi sono poi alcune evidenze, come l'uso dell'italiano da parte di patrioti, scrittori e semplici cittadini còrsi per tanto tempo dopo il passaggio alla Francia e la miriade di lapidi in italiano presenti in Còrsica e non risalenti ad epoche di dominazioni italiane di fronte alle quali non possiamo chiudere gli occhi. Magari la cosa può non piacerti ma non è colpa nostra se queste cose esistono!
Sarebbe stato bello, interessante e stimolante per tutti se tu avessi espresso il tuo disaccordo con la rivista contestando questi documenti, queste evidenze e queste opinioni motivate riportando altri studi, altre prove, altre evidenze e spiegando più concretamente i motivi delle tue opinioni, anche chiarendo qualche mistero, primo fra tutti l'uso dell'italiano da parte di Paoli che, forse lo abbiamo scordato, rimane ancora il tema di questa discussione.
Purtroppo, scusa se te lo faccio notare, questo, tranne in una occasione e in modo piuttosto superficiale non è mai accaduto.
A persone che ti hanno sempre trattato gentilmente e direi anche con simpatia e che si sono limitate educatamente ad esporre le loro idee e ragionamenti e a porsi solo qualche domanda hai invece sempre opposto solo un muro fatto di "non è vero", "non posso crederci" "non è così" "i còrsi non la pensano così" accompagnato da un crescendo di nervosismo, irritazione e fastidio che, dato il contesto, appaiono del tutto sproporzionati.
Invece di dircene di tutti i colori e di trattarci da impiccioni, presuntuosi, falsi e altre gentilezze del genere non era meglio che tu dicessi semplicemente che non te ne importa nulla che le tesi di "A Viva Voce" siano o meno giustificate e che ti danno fastidio e ti irritano solo perché non sono conformi a quelle della corrente di pensiero, maggioritaria, in cui ti riconosci? Sarebbe più semplice e comprensibilissimo oltre che più sincero, non credi?
Ho trovato un proverbio che dice: Quandu da la forza à la raghjoni cuntrasta, vinci la forza e la raghjoni ùn basta." Può darsi.
Io preferisco questo: "La voix de la majorité n'est aucune preuve de justice"
(Friedrich Schiller)
Ora, se ti fa sentire meglio, comprimi pure di insulti. Per quanto mi riguarda ti saluto invece senza alcuna antipatia e rancore e con molta cordialità.
Per me la discussione su Paoli finisce qui. Evidentemente mi sono sbagliato: usava una lingua "mediterranea" influenzata da qualche idioma romanzo a me sconosciuto
Fine.
 Ghjiulio
Lunedi 29 Ottobre 2012

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[Ignorare]
Da poco leggo il froum ed effettivamente ho potuto capire che forse (e qui alimannu può aver colto il problema) almeno nel forum c'é il rischio di mancanza di concretezza soprattutto da parte degli Italiani che scrivono, sono solidali ma non hanno proposte concrete e forse sono "annebbiati" dall'amore verso la loro lingua. Provo a lanciarne una semplice. Per un periodo credo che un importante giornale quotidiano italiano, per favorire gli scambi transfrontalieri Francia-Italia almeno una volta la settimana avesse una pagina bilingue. Pensate ad uno spazio di Corse Matin (anche settimanali o mensili còrsi andrebbero altrettanto bene, qualcuno di voi conosce sicuramente meglio di me il panorama della carta stampata dell'isola) con alcuni articoli nelle tre lingue. Leggendo il forum ritengo che problemi a reperire esperti in grado di tradurre non ve ne siano (io comunque offro la traduzione gratuita còrso - italiano e francese - italiano).
Buona settimana a tutti
Ghjiulio

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