A Viva Voce

Alcuni uomini e alcune donne di Corsica, premurosi del rinverdimento della lingua dotta dei nostri antenati hanno deciso di pubblicare questa rivista in lingua italiana. Essa è un nostro retaggio e un puntello per mantenere viva la lingua còrsa.
Forum

Paoli, ma quale?

 Giulio
Venerdi 26 Ottobre 2012

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[Ignorare]
Buon giorno a tutti. Amo e rispetto tutte le lingue perché dietro ogni idioma c'é la storia di un popolo. Trovo incantevole il corso, lo ammetto, perché mi ricorda tanto l'italiano della letteratura classica. (lo capisco al 100% ..........). Adoro la Corsica e la ritengo la più bella isola del Mediterraneo (non conosco Cipro) ed auguro alla Corsica di non fare mai parte della Repubblica Italiana in quanto gli italiani non hanno assolutamente nel loro DNA la qualità di saper gestire bene ed onestamente uno stato. Non mi interesso assolutamente di politica ma, purtroppo, oggi senza la "politica" e l'"economia" (entrambe strettamente legate) non si fa nulla. Vado al dunque: sono d'accordo con l'opinione ricorrente sul sito secondo la quale per salvare il Còrso probabilmente l'italiano avrebbe un ruolo importante. Nel sito sono citati esempi come il Lussemburgo, la Svizzera Italiana ed altri. Non sono tutti uguali però questi paragoni e quello più "opportuno" e più utile alla causa còrsa mi pare quello della Valle d'Aosta. Ai Valdostani non importa granché del francese (anche se una lingua importante in più conosciuta dalla gente e per di più la lingua dello stato più vicino è sempre utile) ma questa scelta viene interpretata dallo stato centrale (Roma) come un segno di distinzione, di autonomia. La Vallée d'Aoste ha ottenuto così lo scopo di mantenere viva la lingua locale (che è comunque molto più simile all'Italiano che al Francese) ma soprattutto ha ottenuto lo statuto di Regione autonoma con una serie di benefici importanti (ad esempio dal punto di vista economico la benzina costa per i residenti molto meno che nelle altre zone d'Italia). Per concludere: l'accoppiata lingua propria supportata dall'italiano che aiuta a rafforzare una propria identità CORSA fa sicuramente bene alla cultura ma assolutamente non solo a quella. Sono tantissime le mie esperienze di vita a supporto di tale teoria (per motivi di lavoro conosco benissimo le relatà della Svizzera italiana e di una area geografica importante dell'attuale confine terrestre Francia Italia).Il multilinguismo fa solo bene a chi lo sa usare, importante é tenere fuori politica, razzismo e nazionalismi!!!!!!! Quanto sopra scritto anche per "rispondere" ad "Allimanu" (a proposito complimenti per come si esprime) tranquillizzandolo sul fatto che spesso dietro aspetti "apparentemente" estetici come l'espressione linguiistica si nascondono delle enormi opportunità per coloro che sanno approfittarne!!!!!!
 lavori in corsu
Venerdi 26 Ottobre 2012

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[Ignorare]
allimanu appunto siamo realisti,
il corso si sta spegnendo piano piano, e non ti chiedi come mai?!
la lingua italiana può essere (come lo era in passato)) solo un grande aiuto se lo si vuole cogliere..
anche l' inno della Corsica è stato scritto in italiano http://it.wikipedia.org/wiki/Dio_vi_salvi_Regina
e non mi pare incapibile per un corso, mi chiedo sempre come mai?!
visto che come dici tu, il corso e italiano ti sembrano così distanti...al pari del francese..come si può negare l' evidenza?!

che ai corsi non interessi ormai più purtroppo non può che accellerare la francesizzazione e poi la fine della propria lingua e con essa la propria cultura ecc..

Il Nizzardo Garibaldi affermò il 19 maggio 1882 "la Corsica e Nizza sono francesi come io sono tartaro".
sia chiaro nessuno vuole far tornare la Corsica in Italia, fughiamo ogni dubbio e le paure subito,
meglio che rimanga francese, tra l' altro forse ci sono politici un pò (ma solo di poco) più seri che in italia,
non si tratta di irredentismo per carità basta con queste polemiche, si tratta solo di ristabilire le coordinate che sono andate un pò perse in questi ultimi centinaia di anni..;-)

mi chiedo poi secondo te perchè PAsquale (non PAscal) Paoli lasciò nel proprio testamento una somma di denaro per l università di Corte affinche si insegnasse in italiano (università chiusa dai francesi per più di 150 anni evidentemente affinche si incrementasse la francesizzazione) e tuttora non sia rispettata la sua volontà??!!
secondo te Paoli voleva la fine del corso per far posto all' italiano oppure pensava che le 2 cose fossero convergenti e andassero di pari passo??

senza polemica, nessuno si sogna di imporre una lingua che naturalmente c'era già,
da 240 anni ve ne hanno già imposta una così tanto bene che addirittura non si capisce più bene chi ha fatto cosa.

tuttavia lasciamelo dire, non penso che i tuoi antenati (che sono anche i nostri..) la penserebbero come te e la maggior parte dei corsi di adesso.. ma và bene così, le persone passano ma le idee delle Grandi persone come Paoli rimangono..
http://co.wikipedia.org/wiki/Pasquale_Paoli
nemo propheta in patria
 Allimanu
Sabato 27 Ottobre 2012

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[Ignorare]

Ite missa est
 Maurizio per la nostra Lingua
Domenica 28 Ottobre 2012

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[Ignorare]
«Qui ne peut attaquer le raisonnement attaque le raisonneur.»
(Paul Valery)
 Allimanu
Domenica 28 Ottobre 2012

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[Ignorare]
Je n'ai pas trouvé de raisonneur dans cette rubrique jusqu'a présent. Seulement des gens incapables de poursuivre un dialogue constructif pour faire d'une facon ou d'une autre progresser ce probleme qui pour l'instant et, a cause de gens arrogants et surs d'etre du bon coté se refuse a vouloir voir que les autres ont aussi des argument valables.
Je resume: 1)pas d'intention de synthèse.
2) pas d'idées ni de propositions pour atteindre le but envisagé.
3) pas d'idées concrètes du but a atteindre.
 Allimanu
Domenica 28 Ottobre 2012

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[Ignorare]
Je n'ai pas trouvé de raisonneur sur cette rubrique seulement des gens trop surs d'eux et incapables d'un dialogue constructif. Pas de propositions valables pour atteindre le but que les amateurs d'italien se sont donné. Pas la moindre acceptance pour les idées de gens qui ont d'autres regards sur le probleme. Ce n'est pas comme cela que vous pourrez convaincre les corses de participer a votre projet.
 Maurizioi per la nostra Lingua
Domenica 28 Ottobre 2012

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[Ignorare]
Caro Allimanu, scusa se intervengo ancora una volta. Non lo faccio per toglierti il piacere dell'ultima parola ma solo per fare un paio di considerazioni.
Forse nella tua foga non te ne sei reso conto ma finora tutti gli "arroganti" còrsi amanti dell'italiano di cui tu parli hanno espresso sul loro sito còrso delle idee che hanno motivato non solo con ragionamenti e teorie astratti ma soprattutto presentando consistenti testimonianze documentali.
Quanto agli "arroganti" "presuntuosi" e "impiccioni" italiani che partecipano al forum trovamene uno che non sia intervenuto in questa discussione con civiltà, pacatezza, educazione e grande rispetto per la Corsica e i còrsi.
Se c'è stato qualche piccolo accenno di polemica, lo avrai notato, non si è certo diretto verso la Corsica, che non consideriamo Italia e all'Italia non vogliamo assimilare, quanto verso la nostra stessa bella Nazione che purtroppo vediamo in un momento di grave crisi.
Il nostro interesse per il sito non è dovuto solo al fatto che tratta di lingua e cultura italiane, argomento che ovviamente ci appassiona, riferendosi ad un patrimonio che, se permetti, è anche (ma non solo) nostro ma soprattutto perché le tesi che espone, proprio per via di quelle testimonianze di cui ho detto, ci appaiono convincenti.
Vi sono poi alcune evidenze, come l'uso dell'italiano da parte di patrioti, scrittori e semplici cittadini còrsi per tanto tempo dopo il passaggio alla Francia e la miriade di lapidi in italiano presenti in Còrsica e non risalenti ad epoche di dominazioni italiane di fronte alle quali non possiamo chiudere gli occhi. Magari la cosa può non piacerti ma non è colpa nostra se queste cose esistono!
Sarebbe stato bello, interessante e stimolante per tutti se tu avessi espresso il tuo disaccordo con la rivista contestando questi documenti, queste evidenze e queste opinioni motivate riportando altri studi, altre prove, altre evidenze e spiegando più concretamente i motivi delle tue opinioni, anche chiarendo qualche mistero, primo fra tutti l'uso dell'italiano da parte di Paoli che, forse lo abbiamo scordato, rimane ancora il tema di questa discussione.
Purtroppo, scusa se te lo faccio notare, questo, tranne in una occasione e in modo piuttosto superficiale non è mai accaduto.
A persone che ti hanno sempre trattato gentilmente e direi anche con simpatia e che si sono limitate educatamente ad esporre le loro idee e ragionamenti e a porsi solo qualche domanda hai invece sempre opposto solo un muro fatto di "non è vero", "non posso crederci" "non è così" "i còrsi non la pensano così" accompagnato da un crescendo di nervosismo, irritazione e fastidio che, dato il contesto, appaiono del tutto sproporzionati.
Invece di dircene di tutti i colori e di trattarci da impiccioni, presuntuosi, falsi e altre gentilezze del genere non era meglio che tu dicessi semplicemente che non te ne importa nulla che le tesi di "A Viva Voce" siano o meno giustificate e che ti danno fastidio e ti irritano solo perché non sono conformi a quelle della corrente di pensiero, maggioritaria, in cui ti riconosci? Sarebbe più semplice e comprensibilissimo oltre che più sincero, non credi?
Ho trovato un proverbio che dice: Quandu da la forza à la raghjoni cuntrasta, vinci la forza e la raghjoni ùn basta." Può darsi.
Io preferisco questo: "La voix de la majorité n'est aucune preuve de justice"
(Friedrich Schiller)
Ora, se ti fa sentire meglio, comprimi pure di insulti. Per quanto mi riguarda ti saluto invece senza alcuna antipatia e rancore e con molta cordialità.
Per me la discussione su Paoli finisce qui. Evidentemente mi sono sbagliato: usava una lingua "mediterranea" influenzata da qualche idioma romanzo a me sconosciuto
Fine.
 Ghjiulio
Lunedi 29 Ottobre 2012

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[Ignorare]
Da poco leggo il froum ed effettivamente ho potuto capire che forse (e qui alimannu può aver colto il problema) almeno nel forum c'é il rischio di mancanza di concretezza soprattutto da parte degli Italiani che scrivono, sono solidali ma non hanno proposte concrete e forse sono "annebbiati" dall'amore verso la loro lingua. Provo a lanciarne una semplice. Per un periodo credo che un importante giornale quotidiano italiano, per favorire gli scambi transfrontalieri Francia-Italia almeno una volta la settimana avesse una pagina bilingue. Pensate ad uno spazio di Corse Matin (anche settimanali o mensili còrsi andrebbero altrettanto bene, qualcuno di voi conosce sicuramente meglio di me il panorama della carta stampata dell'isola) con alcuni articoli nelle tre lingue. Leggendo il forum ritengo che problemi a reperire esperti in grado di tradurre non ve ne siano (io comunque offro la traduzione gratuita còrso - italiano e francese - italiano).
Buona settimana a tutti
Ghjiulio
 Enrico
Mercoledi 31 Ottobre 2012

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[Ignorare]
Se vogliamo parlare di concretezza, io domando chi deve mostrare concretezza? Certo io personalmente sono realista e sono altresì cosciente che la Corsica è ormai interamente infranciosata e quindi ammiro ancora di più il tentativo di questa Redazione di cercare di salvare quel che resta dell'Anima isolana. Ma portare proposte e concretezza li devono attuare chi ha il problema. I moltissimi corsi che leggono questo Forum si fanno un'idea su un problema che forse non si sono mai posti. Può essere che alcuni di essi dopo avere studiato un po' i contenuti si sentano di approvare queste verità scomparse dalla Storia come nel triangolo delle Bermude......Certo da qui ad intervenire attivamente ce ne corre ma l'iniziativa ha raggiunto comunque il suo obbiettivo.
Gli italiani che intervengono qui cosa possono fare se non manifestare continuamente l'appoggio a rivitalizzare l'identità corsa attraverso la lingua?
Sono i corsi che debbono (se vogliono) prendere coscienza dei valori che stanno perdendo e attuare le iniziative culturali-politiche-sociali-economiche per invertire la tendenza.
Questo ,a mio parere ,rappresenta anche una strada per cercare l'inizio di un processo rivolto a fare uscire la Corsica dalla logica coloniale in cui versa da 240 anni.
Ma le iniziative dovrebbero sempre nascere dai cittadini corsi desiderosi di vivere in una Corsica migliore di quella attuale
 Ghjiulio
Lunedi 5 Novembre 2012

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[Ignorare]
Arrivo da poco da un viaggio oltre frontiera terrestre (italiana) dove il 75% delle persone ha cognomi del tipo "Viale", "Barberis", "Musso", "Ghibaudo" e "Agostini"........ ma della cultura che almeno sino al 1860 era totalmente orientata verso quella della penisola vi sono moltiissime tracce ma "concretamente" alla gente di quel posto non frega assolutamente nulla del loro passato sia perché anche lì vi è stato un processo di "francesizzazione" pesante come solo questi ultimi sanno fare ma anche perché e soprattutto stanno bene nello stato dell'esagono....e come dar loro torto........la frontiera italiana é vicina e le differenze le vedrebbe pure un cieco. In quell'area si respira comunque un'aria "familiare" perché, vista la prossimità, c'é una continua costante forte presenza di persone di madre lingua italiana sia per motivi turistici che per motivi di lavoro in aggiunta ad una periodica immigrazione (solo in un senso). In Corsica, concordo quindi totalmente l'opinione di Enrico, tutta questa "gioia" di fare parte dello stato continentale non traspare anzi ed é altrettanto certo che é dagli isolani che deve partire questo tentativo di recupero della loro identità!!!!!! In questo sito sono soprattutto gli italiani a manifestare opinioni (sempre solidali verso i còrsi ovviamente) , "non ci resta" che augurarci che ciò sia da stimolo affinché gli isolani colgano questa opportunità :"il recupero delle antiche tradizioni dovrà servire loro non solo culturalmente ma anche in altri ambiti per far fronte comune e compatto nelle cosiddette stanze dei bottoni". Per concludere in gergo sportivo: la palla é sicuramente e solo nei piedi, siano essi tifosi dell' ACA dello SCB o del GFC, dei nostri amici Còrsi!!! L'augurio é di fare goal!!!.- Da questa parte del Tirreno comunque sempre pronti a dare una mano concreta. Buona settimana a tutti.
 Enrico
Lunedi 5 Novembre 2012

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[Ignorare]
E' vero che nel nizzardo (credo che Giulio si riferisca a tale area) a nessuno interessi che la loro capitale prima della cessione era Torino però almeno i francesi hanno avuto il riguardo di indirre un referendum poi vinto a stragrande maggioranza a favore dell'annessione. Un ingegnere francese di Arles che frequentavo per lavoro circa vent'anni fa mi diceva che passato il fiume Varo "au delà de fleume Var ,ils ne sont pas francais" confermandomi l'esistenza di una diversità fra provenzali francesi ed occitani nizzardi. Stiamo parlando comunque di una regione ricca dove certi argomenti non fanno presa se non a livello di folklore e tale collocazione, decisa su una libera base di trattativa politica viene giustamente considerata non reversibile.
Sarebbe la stessa cosa se la città di Bellinzona(CH) piena nel suo centro storico di mosaici rappresentanti il Biscione Visconteo attestante a quel tempo la sua devozione al ducato di Milano desiderasse oggi dopo 5 secoli un ritorno alla Lombardia solo perchè il dialetto con Milano è quasi lo stesso.
Il confronto con la Corsica secondo me non è lo stesso. La differenza la fa il trattamento subito qui più che altrove , segnato di sopraffazione e ingiustizia da parte dei vincitori.
E l'esperienza dice che la Storia la scrivono i vincitori e quindi questi hanno sempre ragione. Ma ciò non toglie che si possa raccontare la verità per chi fosse interessato a conoscerla magari più in dettaglio...
 Ghjiulio
Martedi 6 Novembre 2012

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[Ignorare]
Enrico, sono del tutto d'accordo ed il mio paragone voleva proprio dire questo ma paradossalmente se nella ex Contea di Nizza, bene o male un'influenza culturale italiana c'é (e male non fa) così come nel canton Ticino (qui fortissima basti vedere i programmi scolastici e poi la lingua madre é quella della penisola) in Corsica, per una serie infinita di ragioni no (utile sarebbe elencarle......). E ciò é ancor più paradossale in quanto é proprio in Corsica dove ve ne sarebbe più bisogno non certo per inesistenti velleità nazionalistiche italiane assolutamente non percepite, anzi, da nessuna delle 2 sponde del Tirreno ma solo perché:
da un lato si salverebbe la lingua còrsa e dall'altro, se ben canalizzato l'argomento, si otterrebbe ben di più, a vari livelli, dal forte potere centrale dell'esagono.
Il punto chiave é, molto lapalissianamente, far breccia nel cuore degli isolani e non é impresa facile per tante ragioni (ed anche qui sarebbe molto utile elencarle)......

 Maurizio per la nostra Lingua
Martedi 6 Novembre 2012

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[Ignorare]
Mi ero ripromesso di non intervenire più in questa discussione ma, visto che si sta trasformando, almeno per numero di lettori (tutti solo italiani?) in quella più visitata e animata del sito, vorrei segnalare proprio qui un intervento comparso su "A Viva Voce" che mi ha molto colpito.
Parlo dell'appassionata e ben motivata adesione di Stéphane Pastinelli al manifesto contro le modifiche alla toponomastica còrsa firmato dal direttore, Paul Colombani e da Jean-Claude Casanova, Pascal Marchetti e Marie-Jean Vinciguerra (vedi sulla homepage gli articoli "Toponymie" e "Toponymie. Un complément utile").
Perché trovo interessante e importante questo intervento? Per il contenuto, certamente, ma anche per altri motivi che vado a spiegare. Pastinelli non mi sembra far parte della redazione o degli articolisti abituali di "A Viva Voce"; è, se non ho sbagliato nella mia piccola ricerca su internet incappando in omonimie, un giovane, ha infatti appena quarant'anni; è un insegnante di italiano ma anche di còrso e quindi un conoscitore "sul campo" delle difficoltà in cui si dibatte attualmente questa lingua.
Se si va infatti sul sito "Radiche", al link http://www.radiche.eu/zindex/zfile/documentazione/docuVideo/docuVideo_Pastinelli_1.htm
si può leggere un'intervista rilasciata dal professore che evidenzia bene lo stato attuale del còrso in generale, fra i suoi coetanei e fra i più giovani e il fatto, paradossale, che quei pochi còrsi che ancora lo conoscono stanno però perdendo l'abitudine di parlarlo, perfino fra loro. Una situazione che mi sembra provochi nell'intervistato una certa frustrazione, solo in parte compensata dalla convinzione che, nonostante tutto, esista ancora, anche fra i giovani, un diffuso desiderio di poter capire o parlare la lingua dei nonni. Il potenziale per una ripresa della corsofonía esiste - sembra dire Pastinelli - ma c'è qualcosa che "non funziona". Una testimonianza più sincera, attuale e "concreta" di questa non credo si possa trovare.
Tornando al suo intervento citato su "A Viva Voce", il Prof. Pastinelli non si vergogna di riaffermare - né facendolo dimostra di sentirsi per questo meno còrso - che l'italiano è stato fino alla fine del XIX secolo la lingua di cultura dei còrsi, primo fra tutti Pasquale Paoli e che tutto il patrimonio culturale còrso, non solo linguistico e letterario ma anche artistico, architettonico, canoro e perfino culinario è profondamente e intimamente legato all'Italia. "Malgré le fameux RIACQUISTU" dice però "ce patrimoine-là est bien mal en point, c'est le moins qu'on puisse dire...".
Ora, per carità, non vorrei essere accusato di un'interpretazione tendenziosa ma non mi sembra proprio che le affermazioni di questo giovane còrso, che oggi insegna ai suoi compatrioti la loro antica lingua, possano considerarsi un riconoscimento di grande successo nei confronti delle strategie seguite negli ultimi anni per salvare la lingua e la cultura isolane.
Come è stato più volte giustamente riaffermato su questo forum, solo i còrsi possono e hanno il diritto di trovare quelle più adatte.
Credo però che le considerazioni del quarantenne Pastinelli e la loro non sorprendente concidenza con le posizioni di studiosi di piú lunga esperienza come il Prof. Colombani o il Prof. Marchetti, forse dovrebbero cominciare a far riflettere sulla opportunità, per salvare l'identità e la cultura còrse, di non trascurare scelte alternative che le riconducano nel tradizionale e naturale alveo di un tempo.
 Ghjiulio
Martedi 6 Novembre 2012

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[Ignorare]
A proposito "Comment sauver la langue corse ? Tel est l'intitulé d'une nouvelle émission Place publique dont l'enregistrement débute à 18 heures (hier le 5 novembre) dans le respect de la formule habituelle......................" "Les journalistes des deux médias partenaires accueilleront trois acteurs de la question linguistique : Pierre Ghionga, chargé du dossier langue corse à l'exécutif territorial, Jean-Marie Arrighi, son homologue à l'Académie de Corse, et Michele Leccia, président du collectif Parlemu Corsu"...... Dal Corse Matin on line di oggi. Se qualcuno di "A viva voce" dalla Corsica ne sa qualcosa?
 Enrico
Martedi 6 Novembre 2012

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[Ignorare]
Si Maurizio ho visto il video del prof. Pastinelli.
In effetti sapevo che i giovani non amano parlare corso o sforzarsi a farlo perchè provano un senso di vergogna. Il comune senso del pudore tra i giovani e giovanissimi li porta a rifuggere la lingua locale probabilmente perchè è credenza diffusa che tale forma di comunicazione sia indice di persona poco acculturata, di basso profilo e adatta più a governare gli animali che a socializzare con le persone in città. I loro modelli di riferimento sono certamente i loro coetanei di Marseille , Lyon o Parigi.
A parte questa discutibile postura, bisogna poi considerare la scarsa o nulla conoscenza del lingua originale (la lingua madre è ormai il francese)che ostacola la comunicazione veloce specialmente tra i giovanissimi.
Credo che se al posto di questo timore di praticare la lingua dei loro avi subentrasse l'orgoglio sarebbe il primo passo per cercare un possibile quanto auspicato bilinguismo corso-francese
 Maurizio per la nostra Lingua
Mercoledi 7 Novembre 2012

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[Ignorare]
Il problema dei giovani che si vergognano di parlare còrso e trovano forse "più fine" parlare francese non è a quanto pare solo di oggi. Sul sito "A lingua corsa", ho infatti trovato questa divertente poesia di Don Pierre de Mari (1879-1969), pubblicata sulla rivista "A Muvra" nel 1924, quasi novant'anni fa!
Il componimento viene presentato sul sito nella versione originale di allora e in quella in còrso "moderno", secondo le rinnovate regole di grafia. Preferisco riportarla nella versione originale, se non altro perché cosí l'aveva voluta l'autore.
Cito letteralmente dal sito:
http://gbatti-alinguacorsa.pagesperso-orange.fr/

U MIO FIGLIOLU QUANT'ELLU NE SA'

U miò figliolu è ghjuntu da Francia
E i linzoli li chjama les draps,
E le calzette li chjama les bas.
U me figliolu quant'ellu ne sà !

Ha battizatu lu cane e la gatta
Unu è le chien e l'altru le chat,
I topi sò les souris o les rats.
U me figliolu quant'ellu ne sà !

Per ellu un c'è ne filetta ne scopa,
Ne sbarca più in Còrsica baccalà,
Fougère, bruyère, morue et voilà !
U me figliolu quant'ellu ne sà !

Li piege sempre u prisuttu, è vera,
Ma è jambon che si deve appellà,
U miò caffè ghjè un veru moka.
U me figliolu quant'ellu ne sà !

S'omu un capisce si nomi à la prima
Vi dice voyons ! Vi face Oh, la ! la !
E centu volte ripete n'est-ce pas ?
U me figliolu quant'ellu ne sà !

L'altra sera m'ha dettu ch'ha honte
D'u so papa e di la so mammà
Parchè causemu toujoure patois.
U me figliolu quant'ellu ne sà !

U me figliolu cum'ell'è struitu
E v'addiletta à sente sfrancisà ;
Gendermi ne meri un ci ponu luttà.
U me figliolu quant'ellu ne sà !
 Maurizio per la nostra Lingua
Giovedi 8 Novembre 2012

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[Ignorare]
Robert Benson era un giurista e notaio inglese che si recò in Corsica nel 1823 per certe questioni relative al lascito che Pasquale Paoli, morto a Londra diciassette anni prima, aveva disposto in favore dell'amata patria nel suo testamento.
Benson si trattenne sull'isola per sei settimane che ricordò così gradevoli e interessanti da sentire il bisogno di fissare i suoi ricordi ed impressioni in una specie di memoriale, pubblicato a Londra due anni dopo: Robert Benson, Sketches of Corsica, or a journal written during a visit to that island, in 1823. With an outline of its history, and specimens of the language and poetry of the people, London, Longman, Hurst, Rees, Orme, Brown and Green, 1825.
Questo libro, una copia del quale - se l'ex libris non inganna - è stata messa a disposizione su "Google libri" dall'Università di Harvard, si può consultare su questo link:
http://books.google.it/books?id=Gd2GP4nuPogC&pg=PA183&dq=Costituzione+di+corsica&hl=it&sa=X&ei=_zOWUKTDOM7ptQaFloC4BA&ved=0CD0Q6AEwAjgK#v=onepage&q=Costituzione%20di%20corsica&f=false.
Il volume si può anche scaricare gratis, solo come testo o nei formati PDF e ePub; basta andare in alto a destra, "cliccare" sulla piccola icona a forma di ingranaggio, scegliere il formato da un menù a cascata e, dopo aver digitato il "captcha" che viene richiesto, effettuare il download.
Consiglio vivamente agli amici còrsi e italiani di scaricare questo libro perché è una testimonianza molto interessante e importante sulla Corsica dell'epoca che dà anche molte informazioni riguardo ai temi affrontati su questo sito.
La terza sezione dell'opera infatti, che occupa le pag. da 127 a 155 dell'originale (151-179 nel testo PDF, che comprende copertina, frontespizio, dedica, stampe, pagine bianche, etc.), è dedicata al linguaggio e alla poesia dell'isola, con informazioni illuminanti sulla pacifica convivenza dell'italiano e del còrso in una comunità che l'autore ci descrive caratterizzata, in ogni sua componente sociale, da una grande propensione e passione per la poesia, di cui fornisce alcuni esempi sia in lingua italiana (di Viale, Raffaelli e Tiberi) che in còrso.
Interessanti sono anche le due appendici. Nella appendice B, da pag. 183 a pag. 195 (PDF 207-219) troviamo il testo, in italiano, della Costituzione còrsa del 1794. L'appendice A invece, da pag. 165 a pag. 182 (PDF 189-206) è interamente e insolitamente dedicata ai componimenti poetici e al diario di prigionia, entrambi in italiano, di Luc'Antonio Viterbi, protagonista di una complicata e sanguinosa contesa familiare e politica che coinvolse lungo trent'anni due famiglie còrse (ricordata anche nel sito ufficiale del comune di Penta di Casinca: http://www.pentadicasinca.fr/decouvrir-la-commune-histoire-et-traditions-une-guerre-de-trente-ans_305.html).
Quando Viterbi, figura dalle tante contraddizioni ed ombre ma di indubbio carattere fu condannato a morte per omicidio e, pur di sfuggire al capestro, si lasciò orgogliosamente morire d'inedia nel carcere di Bastia, la sua vicenda suscitò, anche fuori dell'isola, curiosità e scalpore che durarono negli anni (vedi: Indicatore, tomo nono, pagg. 362-374, Società degli annali universali, Milano, 1831:
http://books.google.it/books?id=WaNNAAAAcAAJ&pg=PA362&dq=luca+antonio+viterbi&hl=it&sa=X&ei=OUiaUO75HcjmtQaH9IDQCw&ved=0CDsQ6AEwAQ#v=onepage&q=luca%20antonio%20viterbi&f=false).
Anche l'uomo di legge Benson si appassionò a questo caso giudiziario, descritto nelle pagine da 61 a 70 (PDF 83-92), tanto da procurarsi e pubblicare alcuni stralci dei componimenti poetici che il prigioniero scrisse in carcere e il meticoloso diario della sua lunga agonia.
Leggere gli endecasillabi di Viterbi, tra l'altro apprezzabili considerando i gusti dell'epoca, è utile soprattutto per capire, qualora ve ne fosse ancora la necessità, quale grado di conoscenza e padronanza della lingua italiana e quale consuetudine con essa potesse avere all'epoca un borghese còrso che viveva in un piccolo paese, seppure appartenente a una notabile famiglia di avvocati, provvisto di buona cultura (pare che il padre lo avesse mandato a studiare a Firenze) e, come si direbbe oggi, "politicamente impegnato".
Del resto Benson racconta di aver sentito lui stesso più volte anche gente del popolo, la stessa che creava pregevoli poesie in còrso con grande talento e capacità di improvvisazione, recitare con passione a memoria interi canti di classici italiani.
Insomma, quest'opera ci svela una Corsica del primo '800 che, anche dopo anni tribolatissimi e sconvolgimenti politici di ogni genere, conservava ancora intatto e vivacissimo il suo secolare tessuto culturale profondamente pervaso di elementi italiani. Una situazione ed un equilibrio a cui non la volontà dei còrsi ma i decreti del Secondo Impero contribuirono, una trentina d'anni dopo, a dare un primo, fatale colpo di piccone.
È vero, sono argomenti dei quali su questo sito si è già parlato molto e che i redattori di "A Viva Voce" hanno largamente sviscerato ma credo non ci sia niente di meglio che riconsiderarli avendo in mano le fonti originali, se non altro per rendersi conto che queste esistono e non possono essere, come forse alcuni pretenderebbero, ignorate.
Infine, vorrei ricordare che il libro di Benson, oltre all'albero genealogico di Paoli e al suo lascito in favore della Corsica, riporta anche qualche citazione o stralcio dalle sue lettere in italiano. Mi piace ricordare quello di pag. 111 (135 PDF), tratto da una missiva che il Generale inviò da Corte nel 1792 ad un suo amico residente in Inghilterra, in cui dichiarava il suo apprezzamento per il sistema di governo britannico. Contiene parole che denotano grande cultura, saggezza, equilibrio e solido pragmatismo e che rendono bene la dimensione morale e storica di un personaggio che tutto era tranne che un rivoluzionario rusticano.

 Maurizio per la nostraLingua
Sabato 10 Novembre 2012

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[Ignorare]
A chiunque pensi che in Corsica siano solo dei professori amanti dell'italiano ad esser convinti che questa lingua sia appartenuta anche ai còrsi, faccia parte delle loro radici e che la sua progressiva eliminazione abbia danneggiato il còrso, consiglio di leggere questo interessante articolo di Guidu Antonietti che si può trovare sul link:
http://www.preavis.org/breche-numerique/article589.html.
Antonietti non è un italianista ma un architetto, fotografo e direttore di riviste culturali.
Il suo articolo, intitolato "Langue corse, langue française: co-officialité! " che la redazione del sito segnala apparso sul giornale digitale "A Stantara" il 15 marzo 2000, mi sembra un'analisi estremamente lucida sul perché il còrso, senza più l'appoggio dell'italiano sia entrato in crisi.
L'autore poi, già anni fa, proprio come Stéphane Pastinelli oggi e con osservazioni sostanzialmente coincidenti, dava un quadro desolante della situazione della sua lingua materna. Per frenarne la decadenza auspicava infatti che fosse al più presto resa obbligatoria nelle scuole dell'isola, al pari del francese.
Un obiettivo che, dopo anni, non mi risulta sia stato ancora raggiunto mentre il còrso, nonostante alcuni affermino la sua capacità di "cavarsela da solo" non mi pare proprio in ottima salute. Insomma, di nuovo: c'è qualcosa che non funziona, che "non gira".
Sempre da osservatore esterno, da straniero politicamente disinteressato, semplice appassionato della Corsica, della sua lingua e della lingua e cultura italiane, mi chiedo ancora una volta se le proposte dei "professori appassionati di italiano" che animano questo sito, che oltre a rivendicare le antiche radici vedono nel recupero della lingua italiana un puntello per mantenere viva la lingua còrsa, debbano essere considerate poi così assurde o poco concrete come alcuni sembrano credere.
Se io avessi in casa una persona cara agonizzante, che ho tanta paura di perdere, e vedessi che tutti i tentativi fatti per tenerla in vita sono risultati vani, credo non esiterei a richiedere al medico di provare qualunque altro rimedio!
 Ghjiulio
Lunedi 12 Novembre 2012

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[Ignorare]
Buona settimana a tutti. E' un po' che non scrivo niente ma, da ultimo arrivato, ho preferito leggere ed informarmi meglio prima di "parlare" di nuovo. Quanto scritto da Maurizio "A chiunque pensi che in Corsica siano solo dei professori amanti dell'italiano ad esser convinti che questa lingua sia appartenuta anche ai còrsi, faccia parte delle loro radici e che la sua progressiva eliminazione abbia danneggiato il còrso é in effetti precisamente l'interrogativo che mi son posto proprio ultimamente anche alla luce di ciò che ho potuto leggere su Corse Matin la settimana scorsa quando è stato dato risalto sul quotidiano alla trasmissione dibattito ["Comment sauver la langue corse ? Où les journalistes des deux médias partenaires accueilleront trois acteurs de la question linguistique : Pierre Ghionga, chargé du dossier langue corse à l'exécutif territorial, Jean-Marie Arrighi, son homologue à l'Académie de Corse, et Michele Leccia, président du collectif Parlemu Corsu".] La versione via web è sicuramente un estratto ma temo che accenni alla tesi "salviamo il corso appoggiandolo sull'italiano" non ne siano stati fatti. Credo che i fondatori di questo ammirevole e fantastico sito conoscano queste persone, sappiano come la pensino (e viceversa), e, se valga la pena interlocuire con loro o se costoro siano disposti ad ascoltarli. E' probabilmente da questo tipo di "rapporti" che dipende lo sviluppo di questa corrente di pensiero. Mi scuso se son stato troppo crudo-realista ma, personalmente, sono così. Nella mia vita alcuni sogni frutto di ideali, di certo non tutti, ci mancherebbe, sono riuscito a trasformarli in realtà.
 filippi giancarlo
Lunedi 12 Novembre 2012

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[Ignorare]
QUANDO EBBI IL PIACERE DI VISITRE LA CORSICA , CIRCA 40 ANNI FA, MI COLPI SUBITO LA QUANTITA DI NOMI ITALIANI CHE TROVAI
RIPORTATI SU UN ELENCO TELEFONICO INSIEME AI NOMI DI LUOGHI E VILLAGGI ESISTENTI IN ITALIA.
SONO UN CURIOSO E INGEGNERE DI PROFESSIONE. SONO QUINDI ABITUATO CERCARE SPIEGAZIONI LOGICHE E BASATE SU ELEMENTI CONCRETI.
QUESTO METODO MI PORTA A DELLE CONSIDERAZIONI CHE LASCO INTERPRETARE A CHI MI LEGGE SENZA CHE IO LO INFLUENZI CON LE MIE DEDUZONI DETTAGLIATE.
-
- ORIGINE DELLA INGUA CORSA MODERNA.
I NOMI IGTALIANI DELLE LOCALITA RAPPRESENTANO UN FENOMENO TIPICO DELLE GENTI CHE SI SPOSTANO DAL LORO TERRITORIO DI ORIGINE E VANNO A RIFONDARE UN NUOVO HABITAT . ( CANADA E STATI UNITI PER ESEMPIO) E' QUINDI EVIDENTE CHE QUESTE PERSONE CONSERVAVANO LA LORO PARLATA , VERNACOLO O DIALETTO CHE SIA INSIEME AD ELEMENTI CULTURALI E DI USO QUOTIDIANO . LA LORO INFLUENZA NEL PARLARE CORSO E' QUINDI A MIO PARERE INDISCUTIBILE
HO CONSULTATO UN VOCABOLARIO DI LINGUA CORSO - FRANCESE E MI PERMETTO DI CONSIGLIARE AL SUO AUTORE CHE PER DARE UNA SPIEGAZIONE ESATTA DEL SIGNIFICATO DI CERTE ESPRESSIONI DOVREBBE FARE QUALCHE RICERCA NEI VERNACOLI ITALIANI,
NON SOLLEVO ALTRI PARAGONI CON ELEMENTI POPOLARI TIPICI COME I "NICCI" ( DOLCE DI FARINA DI CASTAGNE DELL'APPENNINO TOSCANO CHIAMATI "NECCI") O IL "FIADONE" DEI PASTORI ABRUZZESI

QUESTI LAVORATORI CHIAMATI DAI PADRONI ITALIANI (NORMALMENTE APPARTENENTI AL RAMO CADETTO DI UNA FAMIGLIA RICCA E SPESSO NOBILE) PER GESTIRE LE LORO VASTE PROPRIETA IN CORSICA, SONO ARRIVATI, SPESSO HANNO FONDATO UN VILLAGGIO, SI SONO MISCHIATI NUMEROSISSIMI ALLA POPOLAZIONE LOCALE E NE HANNO INFLUENZATO USI COSTUMI E LINGUA
PENSO CHE DEI DISCENDENTI DELL'UOMO DI FILITOSA NE SIANO RIMASTI BEN POCHI ESEMPLARI .
NON COSI INVECE DEI COLONI E DEI PASTORI VENUTI REGOLARMENTE DALL'ITALIA
LA REGIONE DOVE SONO NATO, LA TOSCANA FACEVA PARTE DEL REGNO ETRUSCO , MA OGGI DI ETRUSCO E' RIMASTO BEN POCO (ELEMENTI ARCHEOLOGICI A PARTE).
UNA RICERCA FATTA A VOLTER RA , CITTA DI NOTE ORIGINI ETRUSCHE , HA RIVELATO CHE RESIDENTI CON IL DNA DEGLI ANTICHI ABITANTI CE NE SONO AL MASSIMO 3/5 %
QUINDI (E PARLO SOLO DA UN PUNTO DI VISTA SCIENTIFICO NON MI SI PRENDA PER UNO SCIOVINISTA) LA PARLATA CORSA NON PUO DISCOSTARSI DAI FENOMENI LINGUISTICI TIPICI IN OGNI REGIONE DELLA PENISOLA
DANTE ALIGHIERI APPARTIENE ANCHE ALLA CULTURA CORSA.

- PASQUALE PAOLI
NON MI PARE CHE NELLO STUDIO DI QUESTO GRANDE PERSONAGGIO STORICO SI TENGA SUFFICIENTEENTE CONTO DELLA SUA FORMAZIONE CULTURALE E MILITARE MATURATA NELLA NAPOLI BORBONICA SALOTTO DELL EUROPA E PORTO DI FREQUENTE ATTRACCO DELLA FLOTTA INGLESE.
PER ESSERE ARRUOLATO NELL'ESERCITO REALE PASQUALE DOVEVA FAR PARTE DI UNA FAMIGLIA DI ALTO CENSO SOCIALE
CHE GLI PERMETTEVA DI CONOSCERE E FREQUENTARE PERSONAGGI IMPORTANTI COME L'AMMIRAGLIO NELSON E IL SUO AMICO BOSWELL , CONOSCENZE CHE POI GLI SONO STATE UTILI PER I SUOI PROGRAMMI POLITICI.
IN QUALCHE DOCUMENTO D'ARCHIVIO HO LETTO CHE LE ARMI CHE SERVIVANO AL SUO ESERCITO VENIVANO DA NAPOLI,
PURTROPPO NON HO ANNOTATO IL RIFERIMENTO DOCUMENTALE PRECISO VISTO CHE LA NOTIZIA SERVIVA SOLO ALLA MIA CONOSCENZA.
LA SITUAZIONE POLITICA DELLA CORSICA ERA MOLTO SIMILE A QUELLA DI MOLTE REGIONI ITALIANE IN CUI IL FERMENTO DELLA LIBERTA COMINCIAVA A MANIFESTARSI. OGNUNA PER SUO CONTO, MA TUTTE CON UN LEGAME UNICO : LA CULTURA E LA LINGUA DI DANTE. COME LA CORSICA.

FERMO QUI IL MIO SPROLOQUIO.

MI FAREBBE PIACERE UN COMMENTO DEL PROF. COLOMBANI PER RICEVERE IL CORAGGIO DI CONTINUARE SU ALTRI ARGOMENTI RELATIVI AL TEMA CORSO.

MI DISPIACEREBBE INOLTRE CHE QUALCHE QUALCUNO FIERO DELLA SUA "CORSITUDINE" ME NE VOLESSE.
MI PERMETTO DI FARGLI OSSERVARE CHE LA SUA AMATA ISOLA HA DATO LE ORIGINI A MOLTI UOMINI ILLUSTRI CHE HANNO MERITATO CELEBRITA E MONUMENTI IN ITALIA.

VALORIZZARE QUESTO ASPETTO NON MI PARE UN ATTO DI SERVILISMO , MA AL CONTRARIO , ESPORRE UN VALORE IMPORTANTE CONTRO TUTTI QUELLI CHE EVIDENZIANO SOLO IL LATO DEL FOLKLORE E CHE POCO A POCO ALLONTANANO I CORSI DALLA LORO VERA REALTA STORICA E CULTURALE.








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