A Viva Voce

Alcuni uomini e alcune donne di Corsica, premurosi del rinverdimento della lingua dotta dei nostri antenati hanno deciso di pubblicare questa rivista in lingua italiana. Essa è un nostro retaggio e un puntello per mantenere viva la lingua còrsa.
Forum

Paoli, ma quale?

 Maurizio per la nostra Lingua
Martedi 13 Novembre 2012

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[Ignorare]
Anch'io, come Ghjiulio, sono andato a leggermi sul sito di "Corse Matin" il sintetico resoconto del dibattito svoltosi lunedì 5 novembre a Corte sul salvataggio della lingua còrsa:
http://www.corsematin.com/article/corte/de-la-passion-et-des-idees-pour-sauver-la-langue-corse.810300.html.
Non avevo dubbi sul fatto che la possibilità di usare l'italiano come stampella per il còrso non venisse neppure considerata. So bene che purtroppo le tesi sostenute dagli animatori di "A Viva Voce" non sono maggioritarie.
L'opinione prevalente, da anni, è quella di rivitalizzare il còrso senza ricorrere ad alcun aiuto "esterno", promuovendone la diffusione in una versione standard attraverso l'insegnamento a tutti i livelli per arrivare al traguardo, assai difficile, della "coofficialité".
Tornando al dibattito e sulla base delle scarne notizie date dal sito, mi sembra che questo abbia evidenziato più che degli effettivi successi nel rivitalizzare il còrso un aumento di interesse nell'isola per il problema della lingua e un incremento delle iniziative burocratiche e scolastiche per salvarla: creazione di direzioni, consigli di esperti, firme di carte, etc.
Sembra però che, nonostante il riconoscimento della positività di questi passi avanti e del fatto che il numero degli studenti sia in aumento, quasi tutti gli intervenuti al dibattito abbiano espresso l'opinione che ciò non sia ancora sufficiente e che il còrso continui ad essere in serio pericolo.
In particolare, si lamenta il fatto che la lingua madre, pur riproposta nelle scuole, non è però ancora tornata "sulle strade", usata cioè diffusamente come idioma quotidiano.
Pare anche esserci una diffusa percezione che il tempo stringe e che il còrso dovrebbe uscire in fretta dal solo ambito scolastico per imporsi al più presto nella vita civile. Grandi speranze in tal senso sembra vengano riposte nel raggiungimento della agognata "coofficialité", vista un po' come la soluzione definitiva del problema.
A questo punto il discorso si fa politico e quindi, come più volte ripetuto, appannaggio dei soli còrsi, ai quali spetta di giocarsi al meglio un'importante partita.
Per quanto mi riguarda e come ho ripetuto più volte, non spetta a me, straniero, metter bocca in faccende che non mi riguardano. Mi limito solo a dire che, nonostante riconosca che la Corsica non si sia mai trovata prima in condizioni così favorevoli per portare avanti certe istanze (la Francia appartiene ormai all'Unione Europea e non può ignorare il favore che questa dimostra nei confronti delle minoranze etniche e linguistiche), nutro dei forti dubbi sulla possibilità che l'obiettivo della "coofficialité" possa effettivamente essere raggiunto in tempi brevi e soprattutto ancora utili per la salvezza del còrso, e non sono nemmeno sicuro che, qualora conseguito, rappresenti poi quel rimedio risolutivo in cui tutti sperano.
Se non sbaglio solo nel 2008, con un emendamento costituzionale che ha portato all'introduzione dell'art. 75-1, la Francia ha riconosciuto che le lingue regionali "appartengono al patrimonio" della nazione. Che è un po' come dire che sono assimilate a dei beni da conservare e tutelare, come un monumento o un paesaggio, non molto di più.
La vera, completa equiparazione del còrso e delle altre lingue regionali al francese richiederebbe un passo ulteriore che però va a cozzare con il dispositivo dell'art. 2 della Costituzione che afferma chiaramente che "la lingua della Repubblica è il francese".
È realistico pensare che uno stato tradizionalmente orientato verso un certo centralismo e che ha sempre puntato sulla unicità della lingua come fattore aggregante della nazione si decida, a così poca distanza di tempo da una precedente decisione - che già deve essergli costata molto in termini di contrasti e resistenze interne - ad effettuare un'altra revisione costituzionale che avrebbe effetti rivoluzionari?
Ed è possibile che il mondo politico còrso, così variegato e caratterizzato da un confronto politico che si sviluppa su piani diversi, che vanno oltre la semplice contrapposizione "continentale" fra destra e sinistra, trovi in tempi brevi quella comunità di intenti e quell'accordo necessari per far sentire efficacemente la sua voce a livello centrale? Potrebbero volerci degli anni prima di vedere dei risultati. Nel frattempo il còrso riuscirà a sopravvivere?
La risposta a queste domande si avrà solo col passare del tempo, un'elemento che però gioca pesantemente a sfavore della lingua isolana che rischia veramente, nell'arco di un paio di generazioni o forse anche meno di ridursi a un idioma limitato a circoli sempre più ristretti e isolati e sostanzialmente ad una memoria del passato difficilmente recuperabile.
Non dimentichiamoci anche di un altro fattore sfavorevole: la Corsica fra le grandi isole del Mediterraneo, Cipro e Creta comprese, è quella col minor numero di residenti, circa trecentomila; più o meno, per fare un paragone con l'Italia, gli abitanti di un comune come Firenze o Bologna. E non a caso ho parlato di "residenti" e non semplicemente di còrsi, per sottolineare che il suo tessuto etnico e linguistico tradizionale nel tempo è già stato parzialmente alterato da consistenti flussi migratori in entrata e uscita. In una comunità che, anche a volerla allargare ai tanti che vivono fuori dell'isola è comunque di ridotte dimensioni, non è poi così remoto il rischio che una lingua fortemente in crisi possa passare bruscamente da una situazione di grande sofferenza ad una di rapido declino preludio dell'estinzione.
Ammesso e non concesso che si riuscisse poi ad arrivare in tempo utile ad un effettivo bilinguismo, obbligatorio fin dall'asilo, acquisterebbe solo per questo il còrso la forza di contrastare la potenza e la capacità di attrazione, specie verso i giovani, del francese e della cultura di cui questo è espressione?
Pensiamo solo alla fatica titanica che una lingua nata e usata in un contesto familiare e locale dovrebbe compiere per attrezzarsi ad affrontare una tale sfida, per trovare ad esempio i neologismi che le mancano per diventare un idioma di uso generale adatto ad affrontare ogni aspetto del mondo moderno.
E poi di quale còrso si tratterebbe? A chi spetterebbe per esempio il compito di trovare, scegliere o inventare questi neologismi o di imporre una o l'altra versione locale di una lingua che è così ricca di varianti territoriali e che come "langue maternelle" più che attraverso la scuola si dovrebbe apprendere in famiglia?
Vedremo in futuro come si svilupperà la questione della lingua còrsa. Una cosa è sicura: se avesse ancora accanto la vecchia amica, anzi la sorella di un tempo, la lingua italiana, le cose non sarebbero arrivate a questo punto e la sfida con il futuro sarebbe molto meno incerta.
Per "alleggerire il discorso" voglio finire proponendo agli amici del forum tre vignette del disegnatore Battì che si possono trovare su questi link dell ADECEC:
http://adecec.net/batti/franchendu-u-milleniu/batti5.html
http://adecec.net/batti/franchendu-u-milleniu/batti7.html
http://adecec.net/batti/franchendu-u-milleniu/batti8.html
Credo risalgano ad una dozzina di anni fa, all'epoca dell'entrata nel terzo millennio ma appaiono ancora piuttosto attuali.



 Maurizio per la nostra Lingua
Domenica 18 Novembre 2012

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[Ignorare]
Ogni tanto, forse l'ho già detto, mi piace andare sul blog còrso di "A Piazzetta", che si autodefinisce "blog scherzosu puliticamente scurrettu è certe volte appena gattivu". Lo trovo molto vivace, irriverente, divertente e anche interessante perché mi permette, pur da lontano, di conoscere i temi di attualità in Corsica e soprattutto come e quanto questi appassionino i suoi abitanti.
Una discussione mi ha subito incuriosito per lo strano titolo: "U misteru di u cappellu nant'à a "blage arrière" di a vittura" http://www.apiazzetta.com/U-misteru-di-u-cappellu-nant-a-a-blage-arriere-di-a-vittura_a1401.html. Andandola a leggere ho visto che riguarda la moda, penso giovanile, di lasciare uno o più cappelli in bella vista dietro il lunotto posteriore dell'auto. La discussione si accende subito e mentre gli interventi si alternano tra il serio e lo scherzoso e sfiorano persino la politica, subito si fa strada la domanda: "Come si dice in còrso blage arrière?". Ecco, in ordine di comparsa, le proposte: "à u culu di a vittura", "cruscotto u retro di a vittura", "u riponitoghju", "u riposu capelli".
Stesso blog, altra sezione. Stavolta si parte subito con l'interrogativo linguistico: "Cumu si dice lubrifiant moteur in corsu?" http://www.apiazzetta.com/Cumu-si-dice-lubrifiant-moteur-in-corsu_a1394.html. La discussione riguarda il fatto che una catena di stazioni di servizio carburanti, aderendo alla "càrtula di a lingua", si è impegnata a dare visibilità alla lingua còrsa "ribattezzando" nell'idioma locale i suoi prodotti.
Sono due esempi che mi possono servire a spiegare meglio quello che intendo quando parlo dello sforzo sovrumano che dovrebbe affrontare il còrso qualora dovesse trovarsi ad affrontare la sfida con il francese come lingua d'uso generale per tutte le esigenze della vita moderna.
Mi domando: quante dovrebbero essere le parole, ben più importanti di "blage arrière" o di "lubrifiant moteur", che oggi i corsi usano quotidianamente in francese a dover essere soggette a "cursizzazione"? E poi, come si dovrebbe arrivare a questo risultato? Lasciando il campo a un anarchico "fai da te"? È vero che gran parte dei neologismi si formano spontaneamente ma di solito è l'uso generalizzato protratto per un tempo piuttosto lungo a decretarne il successo. Con una sorta di sondaggio o di referendum fra la popolazione? Con l'istituzione di una commissione di saggi, esperti in linguistica? Scelti da chi poi, dai politici? È con quali garanzie di rappresentanza di tutte le svariate e anche divergenti correnti di pensiero?
Credo che qualcuno questi interrogativi se li dovrà porre, prima o poi. Sullo stesso blog di "A Piazzetta" del resto si ammette, molto onestamente: " Ma à dilla franca, in a nostra sucetà di cunsumazione, a lingua corsa ùn c'entre micca, o pocu."
Appunto, perché il còrso è nato e si è sviluppato in un ambito e con funzioni diverse e se lo si vuol trasformare in una lingua generale adatta a toccare tutti gli aspetti del mondo d'oggi, che è quello che è, credo non si debbano trascurare i grandi problemi, non ultimi quelli di tempo, che un'operazione simile comporterebbe, primo fra tutti quello di un probabile artificioso stravolgimento della lingua.
Come si presenterebbe infatti il "nuovo còrso" uscito da questa operazione? Come la vecchia lingua arricchita di neologismi inventati od ottenuti dalla stessa "per analogia" o ricorrendo a giri di parole o invece come una sorta di "francòrso", risultato di una massiccia introduzione di parole francesi "cursizzate"? In entrambi i casi potrebbe poi essere ancora veramente definito come "lingua materna"?
A questo proposito vorrei aggiungere una considerazione. Temo che anche in Corsica, analogamente a quanto successo in Italia (dove per fortuna sembra esserci una parziale inversione di tendenza) si sia fatto in un passato recente il tragico errore, forse per favorire un più rapido apprendimento dell'ormai indispensabile francese da parte dei propri figli o per una sorta di vergogna o paura di esser presi per "paesani", "montanari" o "ignoranti", di aprire un po' troppo le porte di casa alla lingua nazionale. In molte regioni italiane si è passati per esempio rapidamente attraverso queste fasi: 1) uso corrente del dialetto fra tutti i membri della famiglia, senza distinzioni di età; 2) genitori e nonni che parlano fra loro in dialetto ma in italiano ai figli o nipoti; 3) scomparsa pressoché totale dall'ambito familiare del dialetto, conservato ormai come mezzo di comunicazione fra le generazioni di una certa età e, paradossalmente, più fuori che entro le mura di casa.
Una situazione del genere è altamente dannosa per una lingua locale perché instilla nei giovani la errata convinzione che si tratti di qualcosa di inferiore, vecchio, da abbandonare. Inoltre fa mancar loro proprio l'ambiente in cui meglio potrebbero coglierne l'importanza e la funzione come lingua degli affetti, dei sentimenti e delle tradizioni. Se la lingua locale viene, diciamo così, succhiata con il latte materno è molto più forte e resistente.
Ho l'impressione che purtroppo sia proprio l'ambito familiare quello in cui il còrso ha perso più terreno e sul quale forse si dovrebbero concentrare più che altrove le attenzioni e gli sforzi di chi tiene alla sua sorte. Anche perché se il programma futuro prevede un ricorso massiccio all'insegnamento scolastico bisognerà trovare molte persone che, prima ancora di saperlo insegnare, lo sappiano ancora parlare! Un problema inesistente? Non credo poi tanto, a giudicare da un'altra discussione presente sul forum di "A Piazzetta" dal titolo "À a ricerca di i maestri bislingui": http://www.apiazzetta.com/A-a-ricerca-di-i-maestri-bislingui_a344.html.
Mettere subito in sicurezza il còrso nella sua forma attuale, come ereditato dagli avi, mobilitare chi ancora lo sa parlare per farlo tornare nelle case, affinché i giovani lo riscoprano e capiscano che non deve andare perduto perché indissolubilmente legato alla loro identità di còrsi, di cui come nessuna altra lingua può interpretare carattere, sensibilità e costume, penso sia importante almeno quanto i programmi scolastici o i progetti tendenti al raggiungimento del bilinguismo, se non ancora di più, e più produttivo dei tentativi di modernizzarlo con azzardate forme di "cursizzazione".
L'apprendimento di un po'di italiano risulterebbe nocivo in questa fase di emergenza e in attesa che la politica raggiunga l'arduo obiettivo della coofficialité? Mi sembra proprio di no. Al contrario, penso che se i giovani dell'isola nel frattempo studiassero l'italiano almeno come seconda lingua, potrebbero riavvicinarsi ancora più rapidamente alla loro, familiarizzando con l'ampio patrimonio lessicale, le intonazioni e le coincidenze sintattiche che questi due idiomi condividono differenziandosi profondamente dal francese.
 Maurizio per la nostra Lingua
Sabato 24 Novembre 2012

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[Ignorare]
Ho letto con vivo interesse l'articolo di Marie-Jean Vinciguerra "Nouvelle toponymie: Attention danger!" comparso sulla rivista "Corsica" e riproposto su questo sito. Un'altra dimostrazione di amore per la Corsica, la sua storia e cultura e, diciamolo pure, per la logica e il buon senso, che viene ad aggiungersi a quelle già comparse su "A Viva voce".
In effetti non si capisce proprio quale recupero o arricchimento identitario potrebbero ricavare i còrsi da questa iniziativa che, se andasse in porto, risulterebbe solo l'ennesima, autolesionista "cannonata" tirata contro le proprie radici e la propria cultura.
Credo poi che qualunque popolo orgoglioso del suo passato non possa che stupirsi e rimaner sconcertato nel sapere che sono proprio dei còrsi a proporre ciò che nemmeno la Francia - fortuna insperata non toccata ad altre popolazioni ma evidentemente sull'isola poco capita e apprezzata - è riuscita o ha osato fare in due secoli e mezzo!
Tra l'altro questo nuovo contributo al suicidio culturale còrso in omaggio alla bizzarra scelta, credo più politica che altro, di allontanarsi quanto più possibile da qualunque retaggio toscano o "italiano" per ottenere una "corsitudine" creduta così più forte o genuina (è come se noi italiani volessimo sentirci più tali rinnegando il latino e il mondo romano, affermando che le somiglianze con quella lingua e quella cultura sono poco più di un caso, dovuto alle comune radici "indoeuropee" e alla bieca dominazione che noi, popolo già così fatto fin dalla creazione, ha dovuto subire da parte delle legioni di Cesare) non credo porterà ad alcun risultato concreto.
Sul forum di "A Piazzetta" una discussione fra le più popolari e seguite è questa; "U top 50 di i nomi struppiati", che parla proprio della toponomastica còrsa e di come questa venga già oggi stravolta nei modi più impensati: http://www.apiazzetta.com/U-top-50-di-i-nomi-struppiati_a890.html. Tralasciando il fatto che, credo, i còrsi abbiano in questo momento problemi molto più urgenti riguardo alla salvezza della loro lingua e identità che non cambiare la millenaria toponomastica, questa "riforma" penso raggiungerebbe solo il risultato di ingarbugliare ancora di più le cose e incrementare gli storpiamenti. Portovecchio, che almeno qualche straniero che sa l'italiano (ce ne sono molti più di quanto non si pensi) riesce oggi ancora a pronunciare correttamente, cosa diventerà nella bocca di un viaggiatore che vorrà raggiungere Portivechju o Portuvechju (a proposito, quale sarebbe la forma scelta?)? Non oso pensare. È come se sui cartelli stradali italiani Zèna sostituisse Genova, Brèha Brescia o Coni Cuneo. Credo che in Italia neanche i più appassionati sostenitori delle nostre culture e lingue regionali (quelli seri, s'intende) si siano mai sognati di sostituire i secolari toponimi italiani, come quelli toscani di Corsica universalmente conosciuti, con quelli locali. Semmai è più seguita la strada dell'"affiancamento", che ha una sua logica storica e linguistica e non crea confusioni. Ad un orecchio italiano pare già assurdo sentir definire dai còrsi che parlano ormai francese la loro Ajaccio (che per noi suona Aiàccio) qualcosa di terribile come "Agiaxó". Credo sarebbe ancora più triste sentirli chiamare Corti, l'antica capitale paolina, conosciuta in tutto il mondo come Corte, Cortì, proprio come Valmy, Vichy ... Paris.

 filippi giancarlo
Domenica 25 Novembre 2012

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[Ignorare]
SONO SORPRESO CHE QUANDO SI SOLLEVA IL PROBLEMA DELLA LINGUA CORSA SI EVITI DI CONSIDERARE CHE:
LA MAGGIOR PARTE DEI NOMI DI FAMIGLIA CORSI SONO ITALIANI. SEGNO CHE A UNA CERTA EPOCA IL SIG XX E' VENUTO IN CORSICA PORTANDOSI DIETRO IL SUO BAGAGLIO DI LINGUA, CULTURA ,ABITUDINI ETC ETC.
-QUALE SPIEGAZIONE SI DA AL FATTO CHE NUMEROSISSIMI NOMI DI LUOGHI ,PAESI E CITTA ESISTONO ANCHE IN ITALIA?
-PASQUALE PAOLI QUANDO HA CHIAMATO CON LO STESSO NOME DI UN LUOGO VICINO A NAPOLI 'ISOLA ROSSA L'HA DEFINITO COSI OPPURE L'HA SCRITTO "ISULA ROSSA?"
NEL CORSO. DEI SECOLI SI E' VERIFICATO UN NUTRITISSIMO AFFLUSSO DI PERSONE DALLA PENISOLA PER VENIRE A LAVORARE INVIATE DAI PADRONI , O PER RIFARSI UNA VITA.
E QUESTE PERSONE CHE LINGUA PARLAVANO SE NON IL DIALETTO O VERNACOLO ITALIANO CHE ERANO SOLITI USARE?
NON MI PARE CHE IL FENOMENO LINGUISTICO CHE SI E' SVILUPPATO IN ITALIA POSSA ESSERE RITENUTO DIVERSO DALLO STESSO FENOMENO DELL'SOLA DI CORSICA
QUANTI CORSI SANNO CHE ORVIETO E URBINO SONO CTTA IN CUI ESISTE TUTT'ORA UN QUARTIERE DETTO "QUARTIERE DI CORSICA?
E CHE A ROMA IL PORTO DEL TEVERE ERA GESTITO DAI CORSI CHE AVEVANO IN MANO IL COMMERCIO DEL PESCE?
E QUANTI INTELLETTUALI CORSI HANNO OPERATO CON ESTREMO SUCCESO IN ITALIA, NEGLI OSPEDALI O NELLE SCUOLE ?
L'ITALIANO E LA SUA CULTURA APPARTIENE ALLA GENTE DELL'ISOLA ESATTAMENTE COME ALLA GENTE DELLA PENISOLA.
PERCHE CERTI CORSI INVECE DI FARE DELLE SEMPLICI INDISCUTIBILI CONSTATAZIONI SI LAMBICCANO IL CERVELLO PER CERCARE
DI DIMOSTRARE DI ESSERE ESMPLARI UNICI CHE NON HANNO NULLA A CHE FARE CON GLI TALIANI.?
RINUNCIANO COSI AD UN TESORO ARTISTICO E CULTURALE CHE LI METTEREBBE INVECE IN PRIMO PIANO DIFRONTE ALL'INTEGRAZIONE TOTALE CHE LA FRANCIA HA INIZIATO FIN ALL'ARRIVO DEL GNERALE MARBEUF, IL QUALE PERALTRO QUANDO PUBBLICAVA EDITTI E MANIFESTI COME ADESEMPIO QUELLO IN CUI ORDINA ALLE MOGLI DEI PAOLISTI DI ANDARE A RAGGIUNGERE I LORO MARITI A LIVORNO , PENA LA PRIGIONE, ERA COSTRETTO A SCRIVERLI IN ITALIANO PER FARSI CAPIRE.?
LE CONSIDERZIONI LOGICHE E PROBANTI CHE DIMOSTRANO IL PROFONDO LEGAME CHE UNISCE LA CORSICA ALLE REGIONI ITALIANE SONO INDISCUTIBILI , DIREI "LAPALISSIANE" NON CAPISCO PERCHE QAULCUNO CERCA DI OFFUSCARNE L'EVIDENZA E SOPRATTUTO A CHE PRO


 giancarlo
Lunedi 26 Novembre 2012

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[Ignorare]
Mi permetta ghjulio di fare u una piccola critica al suo articolo .
Io credo che la natura di queste pagine sia basata solamente sulla messa in luce della verita' storica e culturale .
Gli elementi che trattiamo scaturiscono unicamente dalla presentazione di dati indiscutibili che nulla hanno a che vedere con fatti politici e valutazioni polemiche di parte. Che certi francesi quando parlano degli italiani li definiscono spesso mafiosi e omertosi e' luogo comune.
Potremmo rispondere loro per le rime ma sarebbe come abbassarsi ad un dialogo scadente di gente da poco.
Stiamo parlando qui di storia e di cultura. Spero che le nostre argomentazioni contribuiscano a far ritrovare alla gente corsa le loro radici e la loro nobilta' culturale .
in fondo siamo fratelli ed e' giusto che ci ritroviamo dopo che tanti avvenimenti ci hanno allontanati
Pace e salute come si dice tra buoni corsi
 giancarlo
Martedi 27 Novembre 2012

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[Ignorare]
caro sig ghjulio
non posso che essere d'accordo con Lei circa la posizione di certi corsi nei nostri confronti.
Vorrei pero' aggiungere un'osservazione. : E' vero che nell'isole si conserva un certo spirito antiitaliano basato sulle malefatte delle camicie nere e sull'invasione militare dell'isola, ma e' altrettanto vero che quando si spiega che quello che quei signori facevano in Corsica era ripetuto pari pari in Italia , se non peggio, quando si spiega che una larga parte dei militari italiani ha partecipato alla lotta di liberazione insieme ai partigiani corsi , quando si illustrano le mille verita che li legano all'Italia, questo senso di critica cade e spesso lascia il posto alla curiosita' di conoscere cose completamente ignorate e taciute
Secondo me il problema sta nel far sapere al popolo corso tutte queste verita. Il resto poi viene da se'
Cordialita'

 G.CARLO
Mercoledi 28 Novembre 2012

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[Ignorare]
SONO UN NEOFITA DI QUESTO INTERESSANTISSIMO SITO E LEGGENDO I VARI DIALOGHI MI RENDO CONTO CHE CERTI INTERLOCUTORI SONO ANIMATI DAL LORO PROFONDO AMORE PER LA CORSICA CONVINTI DI ESSERE STATI INVASI E DAI PISANI DAI GENOVESI E DA ULTIMO DAI FRANCESI .
UN ATTENTO E OBIETTIVO ESAME DI TUTTA LA SITUAZIONE IN VIRTU DELLA LOGICA E DELLE OSSERVAZIONI CHE NE DISCENDONO DOVREBBE PORTARE AF ACCETTARE UNA REALTA ANCHE SE FORSE NON PIACE.
IL SIG ALLIMANU HA OSSERVATO CHE LA MAGGIOR PARTE DEI NOMI DI FAMIGLIA CORSI SONO TIPICI DI ALCUNE FEGIONI ITALIANE?
SE E' COSI VUOL DIRE CHE A UNA CERTA EPOCA C'E STATO UN SIG X CHE E' EMIGRATO IN CORSICA HA CREATO UNA DISCENDENZA E SPESSO HA CHIAMATO CON IL NOME DEL PAESE CHE AVEVA LASCIATO QUELLO CHE ERA ANDATO AD ABITARE.
E' SUFFICIENTE GUARDARE LA CARTA GEOGRAFICA DELL'ITALIA E QUELLA DELLA CORSICA PER PROVARE QUESTO FATTO.
LE PERSONE CHE VENIVANO NUMEROSE A POPOLARE L'ISOLA NON ERANO CERTO DEGLI INVSORI, VENIVANO PER LAVORARE E SPESSO PER RIFARSI UNA VITA . E CHE LINGUA PARLAVANO? CERTAMNTE IL DIALETTO DELLA REGIONE DI PROVENIENZA
E QUELLI PIU ACCULTURATI ANCHE L'TALIANO, LA LINGUA CHE HA SEMPRE UNITO TUTTE LE REGIONI ITALIANE E FRESO POSSIBILE LA STESURA DEI DOCUMENTI.
E' QUINDI OVVIO CHE IL CORSO PARLATO DA GENTE PROVENIENTE DALL'ITALIA ERA UNA LINGUA CHE TRAE ORIGINE
DAI DIALETTI O VERNACOLI USATI NELLA PENISOLA..
IL FENOMENO LINGUISTICO IN TUTTE LE REGIONI ITALIANE DIMOSTRA CHE IN CIASUNA DI ESSE ESISTE UN DIALETTO O VERNACOLO
MA IN TUTTE IL CEMENTO COMUNE E' STATO LA LINGUA DI DANTE , IL TOSCANO.
PERCHE IN CORSICA DOVREBBE ESSERCI STATO UN FENOMENO DIFFERENTE?
CERTAMENTE AL TEMPO DEGLI ETRUSCHI LA POPOLAZIONE (NON SO QUANTE ANIME ) AVEVA UN PARLARE DIVERSO DALL'ATTUALE . MA SAREBBE RIDICOLO SOSTENERE CHE GLI ABITANTI ATTUALI DELLA TOSCANA SONO DISCENDENTI DAGLI ETRUSCHI E CHE PARLANO TUTT'ORA LA LORO LINGUA. L'UOMO DI FILITOSA FA PARTE DELLA PREISTORIA. OGGI ANCHE CON UN ESAME DEL DNA NON SI TROVEREBBE NESSUNO DEI SUOI DISCENDENTI.

PASQUALE PAOLI
RAMPOLLO DI FAMIGLIA AGIATA FU PORTATO DAL PADRE A NAPOLI, DOVE FU EDUCATO DA INSEGNANTI ITALIANI E DOVE, GRAZIE ALL'IMPORTANZA DELLA SUA FAMIGLIA , EBBE LE POSSIBILITA DI FARE IL SERVIZIO MILITARE NELL'ESERCITO BORBONICO.
MOLTI "DELLI PAOLI" SONO CONOSCIUTI A NAPOLI E DINTORNI: SONO DIRETTORI DI BANCA, NOTAI, AVVOCATI. GENTE INSOMMA DI UJN CERTO CENSO
NON APPARE LOGICO CHE LA SCELTA DI ANDARE A NAPOLI DA PARTE DEL PADRE DI PASQUALE SIA DOVUTA ALLA PARENTELA CON LA FAMIGLIA NAPOLETANA ?
E QUINDI EVIDENTE CHE PASQUALE PARLVA NORMALMENTE LA LINGUA DELLE PERSONE COLTE . CERTAMENTE PARLAVA ANCHE IL CORSO COME IL PERSONALE CHE LAVORAVA PER LA SUA FAMIGLIA . MA LA SUA LIGUA ERA L'ITALIANO CHE DESIDERAVA FOSSE INSEGNATA AI SUOI CONCITTADINI.
A TALE SCOPO ALLA SUA MORTE LASCIO' ANCHE UNA SOMMA DI DENARO PER FAR ASSUMERE PROFESSORI DI LIGUA ITALIANA .
SO CHE IL LASCITO VENNE TRASMESSO DAL SUO ESECUTORE TESTAMENTARIO, MA NON MI RISULTA CHE LA SUA VOLONTA SIA STATA RISPETTA.
EGREGIO SIG ALLIMANO, RISPETTO PROFONDAMENTE IL SUO DESIDERIO DI ESSERE CORSO E BASTA. E' QUESTO UN PEROFONDO SENTIMENTO DI AMORE PER LA SUA BELLA ISOLA.
MA LA REALTA STORICA DIMOSTRA CHE L'ITALIA E' ANCORA PRESENTE TRA L COSE CHE LEI AMA .LO ACCETTI COME UN ELEMENTO DI VALORIZZAZIONE PER POTER CONSERVARE L'EREDITA CHE I SUOI AVI ANNO LASCIATO.
CORDIALI SALUTI
G.CARLO







 enrico
Mercoledi 28 Novembre 2012

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[Ignorare]
Caro G.Carlo,
Da quanto ne sappia io non esiste legame della famiglia De Paoli con la città di Napoli. Infatti l'origine della sua casata è in Umbria e più precisamente a Città di Castello(Pg).
Il fatto di studiare a Napoli, piuttosto che a Pisa (meta quasi esclusiva per i giovani studenti corsi), denota come hai scritto il censo della sua famiglia. A quel tempo Napoli era una della capitali europee, appena un gradino sotto a Londra e Parigi , con una popolazione di 400.00 abitanti. e prestigiosa sede universitaria. Milano e Roma erano abbondantemente distaccate in ordine di importanza.
Hai nominato nella tua esposizione il Sig. Allimanu (il corso che vive in Germania). Egli è l'unico corso che ha partecipato, sia pure per un breve periodo, alla discussione. Purtroppo sembra essere l'unico corso attivo nel forum, noi italiani siamo qui che la cantiamo e la suoniamo dicendo cose anche giuste ma il valore della discussione e del contraddittorio sarebbe avvalorato da una presenza di veri corsi tra gli utenti del forum.
Sono sicuro che questo sito web è ben frequentato dagli stessi ,ma non è da loro partecipato.
Probabilmente dovremmo fare qualcosa in più o di diverso per coinvolgere chi esita a entrare nel sito. Teniamo presente che la maggior parte non sa scrivere in italiano. Potremmo cercare di avvicinarli invitandoli a scrivere in corso in modo che quei pochi che riescono a scrivere qualcosa nella lingua madre si affaccino anche qui



.
 giancarlo
Giovedi 29 Novembre 2012

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[Ignorare]
CARO ENRICO
LA TUE NOTE A PROPOSITO DELL'ORIGINE DELLA FAMIGLIA DE PAOLI O DELLI PAOLI SONO LOGICHE.
DURANTE UN ESPERIENZA DI LAVORO A CASERTA CONOBBI UNA CERTA CAROLA PAOLI CHE MI DISSE DI ESSERE DISCENDENTE DI PASQUALE E MI INVIO' UNA XILOGRAFIA CON LA FIGURA DEL SUO ANTENATO..
ANCHE LEI MI DISSE INFATTI CHE L'ORIGINE REMOTA DELLA SUA FAMIGLIE ERA IN UMBRIA. DA LI SI TRASFERIRONO A NAPOLI.
PER MOTIVI PERSONALI E DI SALUTE NON HO FINORA POTUTO ANDARE A CASERTA PER INCONTRARE QUESTA SIGNORA .DI CUI AVEVO PERALTRO PERDUTO L'INDIRIZZO
HO TRASCURATO LA COSA FINO A QUANDO RECENTEMENTE ATTRAVERSO AMICI CASERTANI HO RECUPERATO PRIMA IL NOME DI UN DOTT. DELLI PAOLI POI IL N° DI TELEFONO DI CAROLA.
DURANTE LA CONVERSAZIONE MI DISSE CHE COLEI CHE AVEVA RACCOLTO I DOCUMENTI DI FAMIGLIA ERA LA SORELLA. E CHE MI AVREBBBE DETTO COME POTERLA CONTATTARE
MI TROVO ATTUALMENTE IN CORSICA E D HO CON ME SOLO IL N° DI TELEFONO DEL DOTT. DELLI PAOLI.
ANCORA UNA VOLTA MI SO0NO RIPROPOSTO DI ANDARE A FARE UNA RICERCA PRECISA., MA ANCORA UNA VOLTA NON HO TROVATO IL TEMPO DI FARLO.
SE UNA PERSONA SERIA MI VUOLE SOSTITUIRE IN QUESTO MIO PROPOSITO POTRO FORNIRGLI GLI ELEMENTI CHE HO.A CONDIZIONE DI NON FARMI RIMPIANGERE LA FIDUCIA PRESTATA.
INTANTO CON UN E-MAIL POSSO TRASFERIRE LA XILOGRAFIA , O MEGLIO QUELLO CHE NE RESTA PERCHE MI FU MANDATA PER FAX E STAMPATA SU CARTA CHIMICA.
CORDIALI SALUTI
G.CARLO



 giancarlo
Giovedi 29 Novembre 2012

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[Ignorare]
CARO ENRICO
LA TUE NOTE A PROPOSITO DELL'ORIGINE DELLA FAMIGLIA DE PAOLI O DELLI PAOLI SONO LOGICHE.
DURANTE UN ESPERIENZA DI LAVORO A CASERTA CONOBBI UNA CERTA CAROLA PAOLI CHE MI DISSE DI ESSERE DISCENDENTE DI PASQUALE E MI INVIO' UNA XILOGRAFIA CON LA FIGURA DEL SUO ANTENATO..
ANCHE LEI MI DISSE INFATTI CHE L'ORIGINE REMOTA DELLA SUA FAMIGLIE ERA IN UMBRIA. DA LI SI TRASFERIRONO A NAPOLI.
PER MOTIVI PERSONALI E DI SALUTE NON HO FINORA POTUTO ANDARE A CASERTA PER INCONTRARE QUESTA SIGNORA .DI CUI AVEVO PERALTRO PERDUTO L'INDIRIZZO
HO TRASCURATO LA COSA FINO A QUANDO RECENTEMENTE ATTRAVERSO AMICI CASERTANI HO RECUPERATO PRIMA IL NOME DI UN DOTT. DELLI PAOLI POI IL N° DI TELEFONO DI CAROLA.
DURANTE LA CONVERSAZIONE MI DISSE CHE COLEI CHE AVEVA RACCOLTO I DOCUMENTI DI FAMIGLIA ERA LA SORELLA. E CHE MI AVREBBBE DETTO COME POTERLA CONTATTARE
MI TROVO ATTUALMENTE IN CORSICA E D HO CON ME SOLO IL N° DI TELEFONO DEL DOTT. DELLI PAOLI.
ANCORA UNA VOLTA MI SO0NO RIPROPOSTO DI ANDARE A FARE UNA RICERCA PRECISA., MA ANCORA UNA VOLTA NON HO TROVATO IL TEMPO DI FARLO.
SE UNA PERSONA SERIA MI VUOLE SOSTITUIRE IN QUESTO MIO PROPOSITO POTRO FORNIRGLI GLI ELEMENTI CHE HO.A CONDIZIONE DI NON FARMI RIMPIANGERE LA FIDUCIA PRESTATA.
INTANTO CON UN E-MAIL POSSO TRASFERIRE LA XILOGRAFIA , O MEGLIO QUELLO CHE NE RESTA PERCHE MI FU MANDATA PER FAX E STAMPATA SU CARTA CHIMICA.
CORDIALI SALUTI
G.CARLO



 giancarlo
Giovedi 29 Novembre 2012

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[Ignorare]
CARO ENRICO
LA TUE NOTE A PROPOSITO DELL'ORIGINE DELLA FAMIGLIA DE PAOLI O DELLI PAOLI SONO LOGICHE.
DURANTE UN ESPERIENZA DI LAVORO A CASERTA CONOBBI UNA CERTA CAROLA PAOLI CHE MI DISSE DI ESSERE DISCENDENTE DI PASQUALE E MI INVIO' UNA XILOGRAFIA CON LA FIGURA DEL SUO ANTENATO..
ANCHE LEI MI DISSE INFATTI CHE L'ORIGINE REMOTA DELLA SUA FAMIGLIE ERA IN UMBRIA. DA LI SI TRASFERIRONO A NAPOLI.
PER MOTIVI PERSONALI E DI SALUTE NON HO FINORA POTUTO ANDARE A CASERTA PER INCONTRARE QUESTA SIGNORA .DI CUI AVEVO PERALTRO PERDUTO L'INDIRIZZO
HO TRASCURATO LA COSA FINO A QUANDO RECENTEMENTE ATTRAVERSO AMICI CASERTANI HO RECUPERATO PRIMA IL NOME DI UN DOTT. DELLI PAOLI POI IL N° DI TELEFONO DI CAROLA.
DURANTE LA CONVERSAZIONE MI DISSE CHE COLEI CHE AVEVA RACCOLTO I DOCUMENTI DI FAMIGLIA ERA LA SORELLA. E CHE MI AVREBBBE DETTO COME POTERLA CONTATTARE
MI TROVO ATTUALMENTE IN CORSICA E D HO CON ME SOLO IL N° DI TELEFONO DEL DOTT. DELLI PAOLI.
ANCORA UNA VOLTA MI SO0NO RIPROPOSTO DI ANDARE A FARE UNA RICERCA PRECISA., MA ANCORA UNA VOLTA NON HO TROVATO IL TEMPO DI FARLO.
SE UNA PERSONA SERIA MI VUOLE SOSTITUIRE IN QUESTO MIO PROPOSITO POTRO FORNIRGLI GLI ELEMENTI CHE HO.A CONDIZIONE DI NON FARMI RIMPIANGERE LA FIDUCIA PRESTATA.
INTANTO CON UN E-MAIL POSSO TRASFERIRE LA XILOGRAFIA , O MEGLIO QUELLO CHE NE RESTA PERCHE MI FU MANDATA PER FAX E STAMPATA SU CARTA CHIMICA.
CORDIALI SALUTI
G.CARLO



 enrico
Giovedi 29 Novembre 2012

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[Ignorare]
Ciao Giancarlo,

Ho letto con attenzione le informazioni sulla famiglia De Paoli e confermata l'origine umbra ho imparato che il legame con Napoli era importante per i motivi che hai scritto. Del resto credo che sia proprio tu che avevi postato nel vecchio forum dell'ADECEC le foto della casa di famiglia originale di Citta' di Castello -Pg. (Sei Giancarlo di Roma, corretto?)
Per quanto riguarda la tua richiesta di collaborare sugli interessanti elementi già in tuo possesso, per mancanza di tempo non ti posso assistere.
Ti auguro che in futuro (leggo che hai avuto problemi di salute e spero che ti sia ripreso) tu possa portare a compimento la ricerca direttamente o indirettamente
Un cordiale saluto
 Maurizio per la nostra Lingua
Venerdi 30 Novembre 2012

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[Ignorare]
Concordo pienamente con quanto affermato da giancarlo, Ghjiulio ed enrico nei loro ultimi interventi riguardo al forum.
Anch'io penso che la partecipazione di noi italiani in questo spazio abbia un senso ed una sua forse piccola ma comunque significativa utilità, soprattutto dal punto di vista della solidarietà, della testimonianza e dell'informazione.
Dobbiamo comunque sempre ricordarci di intervenire sul forum con molto rispetto e prudenza, citando nel modo quanto più possibile esatto le fonti da cui traiamo le nostre affermazioni e non meravigliandoci se quelle che per noi possono essere delle "evidenze" anche palesi, non vengono percepite o accettate come tali da molti còrsi.
Non dimentichiamoci infatti che abbiamo a che fare con una realtà estremamente complessa e delicata e che il nostro contributo si scontra con almeno tre fattori sfavorevoli: la scarsa informazione, la "politica" (con le virgolette, e spiegherò poi il perché) e quella che io chiamo la "sindrome del fratello tradito".
Tre elementi che spesso si mescolano insieme in un'amalgama dura e resistente in cui, sebbene io creda sia spesso il secondo a "manipolare" gli altri, non si riesce mai veramente a distinguere l'uno dall'altro.

Quanto all'informazione, vi ricorderete la propensione del nostro amico Allimanu (che anch'io saluto con simpatia sperando si rifaccia vivo presto) a ritenere, sicuramente in buona fede, Pisa e Genova equivalenti quanto a crudeltà e sopraffazione e quest'ultima colpevole di aver imposto ai còrsi la "sua" lingua. Il Prof. Colombani ha dissipato ogni dubbio sulla seconda questione, pubblicando una poesia in genovese e, quanto alla prima, le idee potrebbero cominciare a chiarirsi leggendo le parole dell'Abate còrso Gregorio Salvini : "Cinque altri Governadori, che di poi vi spedirono i Papi, la incontrarono male, e co' Signori e co' Popoli. Quindi Urbano II diede l'isola ai Pisani, acciò la governassero sotto il titolo della Chiesa. Riusciva felicissimo il loro governo quando i Signori Genovesi vennero a turbarne loro il possesso, ed a togliere a Corsi quella pace, che ancora sospirano, dopo seicento, e più anni" (Gregorio Salvini, Giustificazione della Rivoluzione di Corsica, e della ferma risoluzione presa da'Corsi di non sottomettersi mai più al dominio di Genova, Oletta, Stamperia della Verità, 1758, pp. 5-6. http://books.google.it/books?id=dHw5AAAAcAAJ&printsec=frontcover&dq=Giustificazione+della+rivoluzione+di+Corsica&hl=it&sa=X&ei=lBOuUPyeMsjOhAeb1YCoCA&ved=0CDsQ6AEwAA).
Se i dubbi di Allimanu potevano essere legittimi, andando a curiosare su internet ci si imbatte spesso in una grandissima confusione di idee.
Questo fa capire l'importanza del lavoro dei redattori di "A Viva Voce" quando, con infinita pazienza e serietà, cercano di riportare chiarezza su certi temi proponendo prove documentali inoppugnabili. Un esempio che anche noi, nel nostro piccolo e rispettando i limiti che in quanto ospiti non possiamo superare, dobbiamo imitare.

Saltando il secondo elemento a noi sfavorevole, la "politica", che riservo per ultimo, parlerei ora del terzo, quello che chiamo la "sindrome del fratello tradito".
Finora, anche se in buona fede, lo avevo forse superficialmente sottovalutato. Sia perché lo consideravo pesantemente strumentalizzato proprio dalla "politica" e sia perché facevo tra me e me alcune considerazioni diciamo così "tranquillizzanti".
Mi dicevo: " Dalla nostra occupazione della Corsica sono passati 70 anni. Un bimbo còrso che a quel tempo ne aveva 5, l'età in cui si formano i primi ricordi, ora ne ha 75 e quasi tutti i protagonisti dei fatti di allora sono morti.
Non credo che i còrsi ce l'abbiano ancora con noi; che non sappiano che da più di 60 anni siamo una democrazia che, nonostante abbia affrontato dure prove, si è dimostrata forte e solida e i cui principi, costituzionalmente stabiliti, sono diametralmente opposti a quelli del passato regime!
Non credo che i còrsi pensino che un italiano di oggi possa provare sentimenti diversi da una profonda vergogna ripensando alla barbara e sadica uccisione di Jean Nicoli o alla morte delle altre vittime dei crimini di guerra commessi in Corsica da alcuni italiani!
Non credo ignorino che all'indomani dell'8 settembre '43 la ex forza di occupazione italiana, pressoché compatta (se non erro con la sola defezione di poco più di un battaglione della divisione "Nembo") collaborò attivamente col Maquis còrso per liberare l'isola dal forte contingente tedesco che vi era affluito e che il suo contributo fu importante, sia per la realizzazione e la difesa della testa di ponte di Ajaccio, che consentì l'arrivo dei rinforzi e aiuti francesi e americani e sia nella riconquista e liberazione di Bastia!
Non credo ignorino che furono proprio gli Italiani in queste battaglie a lasciare sul campo il maggior numero di morti, 637, caduti a fianco e non contro i còrsi, anche se spesso vengono erroneamente conteggiati assieme alle perdite tedesche!
Sono fatti noti del resto non solo in Italia, dove sono considerati, al pari dei combattimenti di Porta S. Paolo e di Cefalonia, fra i primi esempi della nostra Resistenza militare e del nostro riscatto nazionale ma anche all'estero (vedi: http://books.google.it/books?id=2LBvZPXmmqoC&pg=PA91&lpg=PA91&dq=italian+contribute+to+the+liberation+of+corsica+island+in+1943&source=bl&ots=vDWy0GkVM_&sig=fuMjUWmpmDGBXysnwVhJm1ifDLQ&hl=it&sa=X&ei=utOsULqbKIuSswac94C4CQ&ved=0CGYQ6AEwCQ#v=onepage&q=italian%20contribute%20to%20the%20liberation%20of%20corsica%20island%20in%201943&f=false; pp. 91-92).
Anche i siti francesi e còrsi, seppure di solito in modo scarno, ne danno comunque qualche notizia (vedi: http://fr.wikipedia.org/wiki/Libération_de_la_Corse; http://www.defense.gouv.fr/content/download/100778/978486/file/MC35.pdf (pag. 6 e pag.10) ; http://www.resistance-corse.asso.fr/histoire-les_combats_de_la_liberation.html).
Mi chiedevo poi: perché la Corsica non avrebbe potuto perdonarci ciò che ci è stato perdonato da nazioni, come la Grecia o l'Albania, che sopportarono da noi molto peggio, crimini di guerra compresi, ma con i cui popoli abbiamo da tempo ristabilito rapporti di amicizia anche molto cordiali?
Perfino con gli sloveni e i croati, dopo le cose terribili successe da entrambe le parti dei nostri confini orientali di allora, stiamo riuscendo ad imbastire dei rapporti non dico buonissimi ma sicuramente accettabili!
Del resto anche noi italiani, con tutte le stragi naziste che hanno insanguinato il nostro paese durante due anni di occupazione durissima e feroce quando, già all'inizio degli anni '50, cominciarono ad arrivare i primi turisti tedeschi sulla Riviera adriatica non li abbiamo certo presi a fucilate!
Mentre mi crogiolavo in queste "quasi certezze", mi sono imbattuto in uno uno scritto di Olivier Durand, arabista e docente presso l'Università di Roma (http://www.filesuso.uniroma1.it/?q=user/301/curriculum) ma soprattutto appassionato difensore delle lingue minoritarie e del còrso in particolare, a cui ha dedicato un libro in italiano (Olivier Durand, La lingua còrsa. Una lotta per la lingua, Brescia, Paideia Editrice, 2003). Il testo, ripreso dal blog: http://pourunelitteraturecorse.blogspot.it/2012/01/olivier-durand-repond-jean-chiorboli-il.html, è una vivace e articolata risposta del Professore alle critiche espresse nei confronti del suo libro da un collega dell'Università di Corte, il Prof. Jean Chiorboli. Una frase di questo intervento, per altro interessantissimo perché dedicato proprio all'argomento della lingua e molto in sintonia con le idee degli animatori di "A Viva Voce" (che vengono anche citati), mi ha molto colpito, questa: "Je précise donc ici que, en tant que Corse, je n’ai aucun problème à déclarer que les Italiens sont mes frères, mais à la stricte condition que l’on n’oublie pas une cicatrice historique qui n’a pas encore vraiment cessé de faire mal : quand mon frère Mussolini a décidé de s’allier avec Hitler contre la France, à cause de lui on a eu des tas d’ennuis en Corse. C’est précisément là que nous avons étés traités d’ «Italiens» par notre Patrie (la France...), de «collabos» scélérats (...) ".
In un altro passo, tratto proprio dal suo libro e leggibile sul sito di "Radiche" (http://www.radiche.eu/zindex/zfile/corsica_e_italia/irredentismo.htm) Durand aveva già affermato: "L'Italia fascista (...) si è rivelata un parente indesiderato, da cui la Corsica è stata ben lieta di potersi dissociare ogni volta che si presentasse un'argomentazione sia pur blandamente plausibile - quale ad es. la diretta discendenza dell'idioma insulare dal latino. Ancor oggi troppo spesso ignari di quanto l'antifascismo sia diventato uno dei valori fondanti della Repubblica oltre Tirreno (perlomeno nei suoi primi decenni), i còrsi hanno a lungo guardato agli italiani come a fratelli scellerati, i quali non soltanto si presentano oggi sull'isola con la più candida disinvoltura, ma palesando regolarmente la più assoluta inconsapevolezza delle proprie responsabilità storiche!"
A quel punto mi è cascato un po' il mondo addosso. Se queste considerazioni le avesse fatte una persona comune, come me, mi sarei allarmato meno ma, provenendo da uno studioso di prestigio e che per giunta insegna e forse vive in Italia, conoscendoci quindi molto bene, ho dovuto rimettere in discussione tutto ciò che pensavo e prendere atto che nei rapporti fra còrsi e italiani forse non si è attivato e non è giunto a conclusione il processo, già lungo e delicato, del "perdono" perché in realtà ne è ancora in corso un altro, ben più lento, faticoso e lacerante, più simile ad una vera e propria "elaborazione del lutto".
Probabilmente la ferita aperta di cui parla Durand non si è ancora rimarginata perché non è venuta da un popolo qualunque ma proprio da noi, i fratelli italiani!
Dove abbiamo sbagliato mi sono detto? Come è possibile che in tanti anni non siamo stati capaci di far arrivare ai còrsi forte e chiaro il messaggio del nostro cambiamento profondo, del recupero dei nostri antichi valori di civiltà, la nostra vicinanza, la nostra solidarietà, il nostro affetto?
Perché, ad esempio, oltre Tirreno non viene percepito il fatto che dopo la sbornia nazionalista del fascismo l'Italia di oggi è diventata forse il paese meno nazionalista al mondo, così timoroso di apparir tale da esser giunto al punto di non essere quasi più capace di coltivare neanche quell'amor patrio (cose diversa dal nazionalismo) di cui una nazione del suo rango e delle sue grandi tradizioni, specie in questi momenti, avrebbe bisogno?
Non sarà forse stata proprio la nostra tendenza a considerare come tabù certi argomenti del passato, rimuovendoli invece che affrontandoli, "non impicciandoci", ad essere interpretata dai còrsi come un'ulteriore forma di abbandono, di tradimento?
Perché fra le masse dei turisti italiani che ogni anno si recano in Corsica non sono stati notati i tanti che probabilmente non si sono solo accontentati di una bella spiaggia ma hanno cercato di conoscere, capire, ascoltare?
Dobbiamo interrogarci su queste cose.
Sono perciò ancora più convinto che la nostra presenza su questo forum sia una cosa giusta e mi auguro, come enrico e Ghjiulio, che presto o tardi comincino a frequentarlo anche i còrsi. Non importa che intervengano in còrso, francese o italiano, capiremo comunque. È importante invece che tornino ad "annusarci", studiarci, parlarci, magari anche ad arrabbiarsi con noi se necessario, purché scoprano finalmente che questi "lucchisacci" non vogliono prendere la loro patria, farli diventare italiani ma solo cercare di rendersi utili, aiutarli a non perdere per sempre un patrimonio culturale che abbiamo in comune e che può esser loro ancora molto utile e, soprattutto, non ripetere gli errori del passato. Loro possono dirci come farlo. Se il "tradimento" è veramente ancora così sentito, vuol dire che in fondo, magari inconsciamente, i còrsi provano ancora quel sentimento di fratellanza che oggi molti vogliono a tutti i costi negare e distruggere. Non permettiamo che ciò accada!

Ho lasciato per ultima la "politica", non intesa nel senso letterale della parola ovviamente, ma come attitudine mentale negativa, come forza tendente a dividere più che ad unire, a conservare più che a progredire e pronta ad usare anche l'omissione e la disinformazione per raggiungere i suoi obiettivi.
Come bene ha spiegato anche il Prof. Durand, dopo Il secondo conflitto mondiale gli ambienti più vicini alle idee di un recupero dell'identità còrsa hanno patito una sbrigativa e strumentale assimilazione alla ristretta schiera di chi fu "sedotto" dalla propaganda mussoliniana, con la conseguenza di risultare ingiustamente colpevolizzati ed emarginati. Non c'è da stupirsi quindi se alla metà degli anni '70, quando iniziò il cammino del "riacquistu", fosse già radicata in alcuni esponenti di questi stessi ambienti la non condivisibile ma comprensibile idea che questo potesse realizzarsi solo attraverso una decisa rottura con tutto quanto avesse anche il più lontano sentore di "italianità".
Credo che dopo quasi quarant'anni, viste le condizioni in cui si trova il còrso e i deludenti risultati dei tentativi fatti per salvarlo e rivitalizzarlo, questa scelta che sacrifica e rinnega gli storici legami con la storia, la cultura e la lingua italiane, visti come fuorvianti, pericolosi e addirittura nocivi, in omaggio ad una concezione di rinascita tanto orgogliosa quanto, a mio parere, imprudente, abbia dimostrato i suoi limiti e le sue evidenti lacune.
La "politica" di chi vuole ostinarsi a seguire questa strada dando credito e diffusione a teorie storiche e linguistiche discutibili e scarsamente accreditate, anche a livello internazionale, purché funzionali all'allontanamento della Corsica dall'area culturale "italiana" e approfittando della disinformazione e dei "nodi irrisolti" tra còrsi e italiani per imporre tabù e alzare anacronistici steccati non credo renda alla sua patria un buon servizio. Sprecare tempo e privarsi di quello che è un prezioso strumento di difesa e non di affossamento dell'identità còrsa, come disse non ricordo più se Talleyrand o Fouché in occasione della uccisione del duca d'Enghien "C' est plus qu' un crime, c' est une faute".


 giancarlo
Sabato 1 Dicembre 2012

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[Ignorare]
caro ghjulio
leggo con sommo interesse le tue argomentazioni accompagnate da quelle di Maurizio Enrico , Alimanu etc. , Tutte logiche e documentatissime.. Ma un dubbio mi assale. : perche facciamo tutto questo? solo per ristabilire la verità culturale ed etnica della Corsica
o per far sapere ai Corsi certe cose che essi ignorano?
Io passo molto del mio tempo nell'sola e conosco molte persone tra le quali ho degli amici. Parlo con loro in francese all'nizio e poi finiamo inconsciamente a parlere in italiano.
Le discussioni sono a tutto campo e naturalmente entrano anche nel nostro argomento preferito : le loro radici italiche.
Li ho visti estremamente sorpresi quando ho mostrato loro un annuario telefonico italiano dove hanno ritrovato i loro nomi di famiglia e quelli dei loro amici e parenti, oppure quando sulla guida del tourig club hanno visto nomi di luoghi e paesi come in Corsica..
Nel tempo hanno scoperto fatti e dettagli che assolutamente ignoravano . Durante una delle loro riflessioni mi hanno fatto osservare che a scuola nessun argomento storico che li riguardasse da vicino, era stato affrontato.
Poco o nulla sanno degli interventi della Repubblica di Pisa e successivamente di Genova , se non che erano stati "invasi" , assoggettati e obbligati a parlare una lingua che non era la loro.
Quando su un sito che si chiama GENS e che scoprii grazie a un articolo del Prof, Colombani, hanno constatato quanti Rossi, Csanova etc esistono in italia , hanno detto scherzando : Allora facciamo parte degli invasori......................
Non ho mai riscontrato un acrimonia diffusa contro di noi italiani. L'intervento delle camicie nere rappresenta solo una critica ma mai un giudizio generale negativo.
Forse nella loro storia esistono fatti ben piu gravi di quelli addebitati alle camicie nere.
Ho constatato che tra coloro che per motivi economici (soprattutto per l'acquisto di materiali) frequentano l'Italia c'e l'entusiasmo di scoprire certe cose a loro vicine . Molti mi dicono : -ci sentiamo come a casa nostra
Tutti in poco tempo si sbrogliano con la lingua italiana. addirittura uno di questi mi ha fatto osservare che in un vocabolario di lingua francese-corso c'erano degli errori di traduzione e che quella esatta si poteva fare conoscendo l'espressione vernacolare dei pescatori livornesi.
Queste esperienze mi portano a pensare che se ci fa piacere ridare ai corsi l loro lingua e la loro cultura occorre far conoscere le loro vere radici, .
Sarebbe necessario discendere tra la gente comune e sollevare quel velo di pesante silenzio che ha impedito loro di "conoscere" .
Il nostro é un dialogo limitato tra "sapienti" , mi pare difficile divulgarlo al difuori delle nostre pagine.
Potrebbe essere utile forse un trasmissione " a viva voce" su un radio locale.
Ma probabilmente andremmo a toccare certi interessi e preconcetti che non ci possiamo permettere il lusso di sollecitare.
Cordialmente
g.carlo

.
 Maurizio per la nostra Lingua
Mercoledi 5 Dicembre 2012

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[Ignorare]
L'ultimo intervento di giancarlo, oltre ad essere come sempre lucido e concreto è anche sotto certi aspetti confortante e incoraggiante.
Sapere da un italiano che frequenta abitualmente la Corsica che i suoi rapporti con i conoscenti locali sono buoni e produttivi per loro di piacevoli riscoperte è senz'altro una notizia che fa un grandissimo piacere.
Purtroppo nel contempo ha anche evidenziato bene il nocciolo della questione, il fatto cioè che i còrsi di oggi si stupiscono per cose che evidentemente non appartengono più alla loro memoria collettiva e che solo quando hanno occasione di recarsi in Italia o - è il caso dei suoi conoscenti - di incontrare degli italiani in un contesto diverso dal superficiale contatto col turista estivo, si rendono conto con sorpresa che esiste tutto un mondo di somiglianze, affinità, parentele, legami a loro completamente sconosciuto.
Evidentemente al di fuori di questi casi e con l'esclusione di chi ha fatto dello studio della storia e della lingua italiane una scelta di vita e professionale, i còrsi non trovano nella scuola, nei media o nelle istituzioni chi può, o vuole, dar loro certe informazioni.
Temo per esempio che oggi in Corsica si sappiano molte più cose sui Galli, i Franchi, Carlo Magno e Giovanna d'Arco che non sui molti personaggi di valore che in tutti i campi l'isola ha espresso ai tempi in cui gravitava ancora nell'ambito culturale italiano e non si abbia nemmeno idea del ruolo, anche significativo, che alcuni di essi hanno avuto nella vita e nella storia, maggiore o minore, del Bel Paese.
Anche riguardo alla lingua, lapidi a parte e salvo il caso di qualche consultazione di registri parrocchiali o di un sempre più improbabile ritrovamento in vecchi armadi e soffitte di lettere o documenti scritti in italiano, credo che pochi siano ormai i casi in cui un còrso può rendersi conto personalmente che la lingua di Dante non è un idioma straniero al pari dell'inglese o del tedesco.
Ritengo perciò importantissima l'esistenza di un sito come questo e molto meritoria l'azione che sta portando avanti. Un po' "elitaria"? Beh, certo una rivista culturale in genere non ha la popolarità di un sito generalista o che si occupa di sport, gossip o politica ed è normale che si indirizzi ad un pubblico più interessato a certi argomenti.
La convinzione di giancarlo che il messaggio di "A Viva Voce" debba essere maggiormente diffuso è però senz'altro condivisibile ma credo che questo risultato possa realizzarsi meglio facendo conoscere di più il sito così com'è che non attraverso altre iniziative che, come quella di una radio, penso anch'io potrebbero esporlo, in Corsica e in Francia, a reazioni non sempre entusiastiche. Temo purtroppo che i tempi non siano ancora maturi. Già ritengo una specie di "miracolo" che esista un sito come questo e che i suoi animatori riescano a fare così bene quello che fanno in una situazione "politicamente" (nel senso che ho già spiegato) poco favorevole.
Se si naviga su internet ci si può render conto per esempio che pochissimi sono i siti còrsi che segnalano quello di "A Viva Voce" come "amico" o degno di interesse. Ad alcuni di questi ho anche provato a scrivere delle mail molto educate per chiedere che venisse valorizzato ma, oltre a non aver avuto alcun successo, non sono mai stato neppure degnato di una risposta. Forse se le mail fossero di più, chissà, le cose potrebbero cambiare. Anche in Italia si può far molto per far conoscere "A Viva Voce". Io credo che la bella esperienza Dell'"Associu Giraglia" ne potrebbe ispirare molte altre se associazioni culturali, comuni e altri enti pubblici e privati della penisola venissero a conoscenza dell'esistenza della rivista e del sito. È un aspetto in cui noi italiani, se abbiamo qualche aggancio in quegli ambienti, possiamo giocare un ruolo utile.
Quanto al forum mi fa piacere pensare che le nostre discussioni non siano viste solo come delle sterili e noiose chiacchierate. Non so se siamo dei "sapienti". Per quanto mi riguarda io non mi reputo certo tale; sono piuttosto un "curioso" che ha il desiderio di scoprire la storia della Corsica e di condividere con altri l'interesse e l'affetto che prova per quest'isola e i suoi abitanti.
Comunque, ripeto, partecipare al forum ha una sua importanza. Prima di tutto intervenire o aprire nuove discussioni ha sempre un riverbero sui motori di ricerca e questo, oltre a far conoscere maggiormente il sito, può portare a dei bei risultati, come quello che si è avuto per esempio nel caso della Dr.ssa Pierotti che, approdata sul forum per via di Salvatore Viale, ha potuto mettersi in contatto con la redazione di "A Viva Voce" e pubblicare il suo interessante articolo su padre Gioacchino Prosperi. Anche l'intervento dei Prof.ri Colombani e Marchetti nella discussione relativa al dizionario còrso-italiano credo sia servita a colmare una lacuna; penso infatti che prima fossero pochi quelli che riuscivano a trovare su internet notizie sull'esistenza di un vocabolario del genere.
Anche i contatti che si intensificano fra i partecipanti al forum riguardo ad alcune questioni, come le origini italiane di Paoli, le offerte di collaborazione in ricerche, sono un ottimo segno e una buona cosa, come tutti i contributi che ognuno di noi, nel suo piccolo, porta segnalando documenti, fonti e materiale iconografico relativi alla prossimità culturale fra Corsica e Italia.
Ho anche l'impressione che l'interesse per il forum stia crescendo. Le più di 1200 visite su questa discussione, che mi sembra diventata quella più generale e seguita, credo rappresentino per uno spazio di espressione come questo già un buon successo. Anche togliendo da quella cifra le letture di chi interviene abitualmente e quelle dei redattori di "A Viva Voce", che controllano che non vengano scritte troppe "bischerate" (come direbbero i toscani), il dato che si ricava è comunque soddisfacente e fa pensare che fra i frequentatori del forum non ci siano solo degli italiani.
Un altro fatto che ritengo importante è che, magari anche grazie a un attento controllo da parte dei moderatori, finora è rimasto fuori dalla porta del forum qualunque tipo di intervento provocatorio, aggressivo o politicizzato. La cosa non era poi così scontata. Questo vuol dire che forse questi interventi non li attiriamo e che stiamo dando un'immagine corretta di come degli italiani di oggi possano interessarsi, senza ambiguità od equivoci, con rispetto ed educazione, a temi culturali che coinvolgono Corsica e Italia.
Quanto all'assenza dei còrsi dal forum io resto fiducioso sulla possibilità che presto partecipino anche loro alle discussioni e che Allimanu non resti un caso isolato. Una volta che si siano rassicurati sulle nostre idee e intenzioni e abbiano constatato il fatto che sul forum non si parla di politica ma solo di cultura e di radici comuni, non vedo proprio perché non dovrebbero intervenire. In fondo siamo noi italiani, non loro gli ospiti; il sito e il forum sono stati creati per loro! Non ha senso che ci lascino soli.
Come ho già avuto occasione di dire la scelta della lingua in cui esprimersi non credo possa rappresentare un problema. Anche se sarebbe bello parlarci soprattutto in còrso e italiano, sul forum ci sono comunque persone più colte di me che, come giancarlo e altri, il francese non si limitano a masticarlo come faccio io ma lo sanno bene e non hanno problemi ad usarlo.
Sarebbe molto positivo se prima della fine dell'anno arrivasse un segnale dalla Corsica. Magari, visto il periodo, sotto forma di uno di quei bei racconti natalizi che sono sicuro appartengono alla tradizione dell'isola, come quelli che anche qui da noi ci raccontavano le nostre nonne e che in questi natali ormai così consumistici e "americanizzati" non ci racconta più nessuno e rischiano di andar perduti.


 giancarlo
Mercoledi 5 Dicembre 2012

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[Ignorare]
Caro Maurizio
sono felice di aver incontrato una persona colta e preparata con cui discutere delle scoperte fatte durante le mie passeggiate culturali in terra di corsica.
Fino ad oggi i miei interlocutori, anche se appartenenti ad un categoria di gente colta, spesso ne sapevano meno di me. Anche insegnanti corsi che operavano all'universita di Corte non mi sono sembrati troppo interessati a sollevare quel velo di "profondo silenzio" che ammutolisce tutto quelllo che riguarda le radici italiane.
Prenso che all'Universita si dovrebbe dare un insegnamento storico colto ed obiettivo non condizionato dalla politica.
Polemico come tutti i toscani ad una ragazza insegnante a Corte ho posto il quesito. Risposta : "non si puo è troppo presto"
Non aggiungo altro e mi allontano subito da quesito argomento spinoso.
Bisogna riconoscere che il prof Colombani e i suoi colleghi sono veramente delle persone coraggiose ed encomiabili. Sppero che la loro fatica venga ricompensata da molte soddisfazioni.
Noi possiamo disquisire quanti ci fa piacere ma quando possiamo dovremmo scendere tra la gente comune e suscitare la loro curiosita
su cose che difficilmente riuscirebbero a scoprire da soli .Anche un piccolo contributo insieme a tanti altri piccoli contributi puo dare dei buoni risultati.
Giancarlo

 giancarlo
Mercoledi 5 Dicembre 2012

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[Ignorare]
Caro ghjulio
E' vero che la storia è scritta dai vincitori, che la " politicizzano " e la trasformano a loro uso e consumo.
Ma io speravo che nell' Europa di oggi questi sistemi imperialistici fosssero definitivaente banditi. Gli uomini di cultura sono transnazionali Le l idee debbono essere al di sopra di quella politica spicciola influenzata da una grandeur che è ormai divenuta un carattere di spirito arcaico e provinciale.
I fatti storici sono degli elementi obiettivi e la loro catalogazione deve essere logica e basata su elementi pratici ed economici.
Ho usato la parola "economici" perché quasi sempre e' l'economia che condizione direttamente un certo fenomeno storico.
Perchè tutti gli estesissimi uliveti che ricoprivano la Corsica son in gran parte affogati nel "maquis" e per lo piu abbandonati. ? Ho domandato a diversi amici corsi la spiegazione di questo degrado . Alcuni mi hanno risposto attribuendo il motivo all'emigrazione , altri al non ritorno a casa di migliaia di giovani perduti nella prima guerra mondiale. e cosi via.
Solo uno mi ha convinto con la sua risposta ; La cultura dell'olivo e' stata abbandonata perché con l'arrivo dei francesi sono scattati i dazi doganali e la produzione d'olio esportata principalmente a prezzo competitivo in Italia (Livorno e Civitavecchia) è divenuta non piu remunerativa . ( a Livorno esiste ancora un luogo che conteneva l'olio in grossi recipienti di marmo chiamati "i bottini dell'olio")
E cosi in altri settori l'economia dell'isola è scesa e il fenomeno dell'emigrazione (fenomeno storico) si è logicamente presentato.
Negli ultimi tempi i rapporti economici sono ripresi: come ho gia detto sono molti i corsi che vengono a comperare materiali in italia.
Il dialogo e' facile e i buoni rapporti si instaurano senza problemi .Un miscuglio di corso e d'italiano diventa una lingua facilmente comprensibile.
Ma sono rapporti istintivi senza che vi sia la consapevolezza delle comuni radici.
Non credo che i "fattacci" delinvasionee italiana durante la seconda guerra mondiale impediscono la scoperta di una fratellanza, Non ho mai trovato astio contro d noi.
Il problema è quello di ampliare alla gente comune la sua conosceza della storia, Quella effettiva e forse piu interessante di quella folcloristica
e comunemente raccontata.
Ritorno ad un mio commento precedente. Le persone colte, gli insegnanti possono fare molto per mettere le cose in chiaro. E dico questo non per sciovinismo italico ma perché l'assimilazione delle loro radici porterebbe il popolo corso a poter contrastare efficacemente quella "francesizzazione" linguistica e culturale male accettata (salvo eccezioni)..............
cordialmente

giancarlo











 Maurizio per la nostra Lingua
Venerdi 7 Dicembre 2012

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[Ignorare]
Prima di tutto voglio fare agli amici còrsi ed in particolare al Direttore Prof. Colombani e a tutta la Redazione di "A Viva Voce" i miei migliori auguri affinché possano trascorrere in pace e serenità la loro festa nazionale che verrà celebrata domani, 8 dicembre, in occasione della festività dell'Immacolata.

Sono andato a leggermi gli articoli di Corse Matin sulla "questione della lingua" segnalatici da Ghjiulio e devo dire che purtroppo hanno confermato tutte le perplessità che ho già espresso sia sulla possibilità che l'agognata coofficialité sia raggiunta in tempi brevi che sul fatto che possa rivelarsi, come molti paiono credere, una specie di panacea.
Più che ad un quadro composto da idee chiare e condivise e da percorsi ben delineati, mi è parso piuttosto di trovarmi di fronte ad una specie di "tela di Penelope" o meglio, tanto per fare un paragone italiano, a qualcosa di simile alla nostra "questione meridionale". Ne parliamo da 150 anni, si sono create commissioni per redigere piani che portassero alla creazione di comitati per redigere relazioni da discutere in assemblee che avrebbero approvato progetti esaminati da altre commissioni che a loro volta avrebbero nominato altri esperti che ...; intanto gli anni sono passati, nel frattempo è saltata fuori anche una "questione settentrionale" e Matera ... non è ancora collegata alla rete ferroviaria nazionale!
Ciò che però mi ha allarmato di più è sapere che ormai solo un quarto della popolazione residente nell'isola è ancora in grado di parlare còrso, all'incirca 75.000 persone (meno degli abitanti di Pisa, tanto per dare un'idea)!
Lasciando da parte un altro interrogativo inquietante, relativo a quante fra queste persone lo parlino abitualmente ed effettivamente bene, in modo fluente, il dato è di per sé disperante e a questo punto diventa persino lecito sospettare che l'apparente "ammorbidimento" da parte di Parigi riguardo alle lingue regionali avutosi nel 2008 non sia stato dettato tanto dal rispetto per esse o in virtù di pressioni esercitate dall'Europa, quanto piuttosto dalla acquisita sicurezza che le culture di cui questi idiomi sono espressione appaiono ormai così indebolite e sulla strada del tramonto da poter ricevere la concessione di quello che continuo a considerare un "contentino" costituzionale.
Direi che La situazione del Sud Tirolo alla fine della seconda guerra mondiale era paradossalmente migliore. La popolazione, nonostante la forzata, capillare e totale opera di italianizzazione compiuta dall'Italia (in questo caso e a malincuore non posso parlare di fascismo, perché essa cominciò già prima dell'avvento della dittatura), durata quasi trent'anni, l'alleanza tra Hitler e Mussolini, la disgregante politica delle "opzioni" concordata fra questi e l'immigrazione, si era tenuta ben strette entrambe le sue lingue, rimaste unite e abbondantemente maggioritarie, il südtirolerisch locale, parlato tuttora correntemente da vecchi e giovani (anche in funzione di esclusione della minoranza italiana) e lo hochdeutscht, il tedesco standard, usato in ambito amministrativo, politico e letterario. Di quanto il mantenimento di quest'ultima lingua abbia giovato in campo internazionale e nazionale alla conservazione dell'identità sudtirolese e di come abbia rappresentato una potente arma contrattuale al momento della negoziazione dell'autonomia credo di aver già detto in precedenza.
Quello che mi sembra si voglia tentare di fare oggi in Corsica invece, senza più il sostegno di una lingua forte e sorella come l'italiano, è promuovere al ruolo di lingua standard quella locale, che non l'ha mai svolto, è probabilmente ancora impreparata a sostenerlo e, per giunta, il 75% della popolazione non parla nemmeno più! Questo poi in competizione con il francese, una delle lingue più forti ed attrezzate d'Europa, sostenuta da un apparato culturale che ben conosciamo ed ormai fortemente radicata fra i còrsi di tutte le età. È lecito pensare, senza incorrere nell'accusa di pessimismo o disfattismo che incamminandosi per questa strada si presenteranno delle difficoltà?
Gli scoraggianti dati sulla corsofonia pongono infatti altri interrogativi: quante, fra le 300.000 persone che abitano l'isola, sentono effettivamente ancora di appartenere a "qualcosa di diverso" da una qualsiasi altra regione della Francia? Sono una maggioranza o costituiscono ormai una minoranza e, nel secondo caso, si può ancora dire che rappresentino l'intera Corsica? Quella maggioranza di popolazione che non conosce più il còrso, di qualunque tipo e intensità siano i suoi sentimenti identitari, accetterà poi compattamente e di buon grado l'imposizione obbligatoria di questa lingua o si sentirà in qualche modo discriminata? Alcuni segnali di inquietudine proprio in tal senso mi sembra di averli già colti fra gli articoli e i commenti che fanno da corollario al servizio di Corse Matin.
Naturalmente le mie sono solo le ininfluenti, preoccupate riflessioni di uno straniero amico che ovviamente, di fronte all'alternativa di una resa definitiva del còrso non può che tifare, pur con le perplessità espresse, per la coofficialité. È compito esclusivo dei còrsi infatti, e non vorrei essere nei loro panni, risolvere certe questioni. Spero solo che tengano conto che riguardo alla questione della lingua alla fine i conti, come afferma il detto, bisognerà farli con l'oste, e la Francia non è un oste facile. Per ora, mentre i suoi media continentali continuano a presentare la Corsica come una specie di surreale Far West ( vedi: http://www.presseurop.eu/it/content/article/2979641-i-tranquilli-omicidi-della-corsica) se ne sta a guardare alla finestra ma al momento conclusivo, se è quando ci sarà, qualcosa mi dice che la volata finale per la coofficialité non sarà poi così facile.
Nel frattempo non resta che constatare, ancora una volta, quali conseguenze nefaste abbia avuto il lasciar uscire dalla porta delle case quella lingua familiare che si tenta ora di far rientrare, un po'artificiosamente, dalla finestra della scuola e di come sia stata illusoria e fuorviante l'idea che potesse sopravvivere e prosperare in un ambiente dominato da un idioma molto diverso e tenuta accuratamente lontana dalle sue radici e dalla lingua con cui è più strettamente imparentata.
A questo punto un ipotetico còrso che finalmente intervenisse su questo forum, magari con un atteggiamento un po'meno prevenuto di quello del nostro amico Allimanu potrebbe dire: va bene mettiamo pure che le tesi di "A Viva Voce" siano giuste ma per recuperare le famose radici occorre moltissimo tempo e quanto al trilinguismo è già difficile ottenere il bilinguismo! Obiezioni a prima vista comprensibili. In realtà, sia da quanto ci racconta Ghjiulio riguardo ai suoi conoscenti còrsi che si recano in Italia sia da quanto riferisce il Prof. Durand nel suo intervento che ho già citato in precedenza (http://pourunelitteraturecorse.blogspot.it/2012/01/olivier-durand-repond-jean-chiorboli-il.html) gli effetti positivi che si producono in favore del còrso quando ritorna in contatto con la sua vecchia lingua sorella paiono essere oltre che sorprendenti anche particolarmente rapidi. Penso che meriti ritornare su alcune affermazioni del Prof. Durand, che cito letteralmente: "(...) Je me trouvais un soir à dîner avec un groupe d’amis. Nous étions dix. Six camarades étaient corses, trois italiens, j’étais le dernier. Les trois Italiens baragouinaient bien le français, mais pas suffisamment pour suivre toute une longue conversation. Les six Corses furent donc obligés de ne s’exprimer qu’en corse, en évitant tout mot français, et en faisant l’effort de corsiser le plus possible leurs propos. Contrairement à ce que j’avais craint au départ, plus la soirée se prolongeait, plus les Corses affinaient leur langue (sans le moins du monde emprunter des termes italiens). Quelques jours plus tard, l’un de ces compagnons corses me confia qu’il avait vécu la soirée comme un véritable « exploit linguistique ». « Eh bien oui », lui ai-je répondu, un brin nonchalant, « l’italien nous fait du bien, comme tu as pu le constater! (...). Coincidenze? Non credo. Penso che riprendere, in qualsiasi momento, i rapporti con la lingua e la cultura italiane innescherebbe in Corsica un "effetto domino" positivo che porterebbe in tempi non poi così lunghi a dei risultati concreti e, soprattutto solidi, tali da creare un'ottima base per una vera rinascita del còrso.
Quanto al trilinguismo è vero, si tratta di un traguardo molto arduo da raggiungere ma non tanto più del bilinguismo. Il vantaggio di mettere in gioco anche la lingua italiana consentirebbe di "scaricare" su di essa il peso di affrontare certi compiti come l'uso in campo amministrativo, tecnico e scientifico nel ruolo di lingua ufficiale affiancata al francese, lasciando ad un còrso che non avrebbe più motivo di essere stravolto la funzione di lingua nazionale, libera dai condizionamenti di un idioma che tende inevitabilmente a modificarne le caratteristiche o a sopraffarla perché protetta dalla presenza di un'altra lingua talmente vicina da poterne attingere sostegno, linfa vitale e, qualora servisse, integrazione. Una novità bizzarra e faticosa per i còrsi? Al contrario, un utile ritorno al passato; non erano forse tranquillamente trilingui Paoli, Buonaparte, Pozzo di Borgo, Viale e non lo sono forse stati tutti i còrsi fino alla fine del XIX secolo? Ne hanno tratto nocumento? Non mi sembra affatto, anzi, hanno avuto la fortuna di attingere da tre culture diverse i vantaggi portati dalla particolare situazione in cui si trovavano.
Un'altra obiezione al trilinguismo potrebbe riguardare le reazioni negative che questo susciterebbe in Francia. Molto maggiori di quelle a cui andrebbe incontro il bilinguismo? Probabilmente sì, perché verrebbe percepito come più "pericoloso", in quanto coinvolgente una lingua "straniera". Ma vediamo le cose da un'altra prospettiva: se i còrsi ricordassero a loro stessi e al mondo intero che quella lingua, una di quelle ufficiali della UE, parlata nel mondo da 60 e più milioni di abitanti era anche loro, che gli è stata tolta d'autorità, non acquisterebbero invece un'arma in più per riaffermare la loro identità e la loro diversità? Io credo di sì e penso che il trilinguismo finirebbe per risultare per la Francia più difficilmente contrastabile rispetto al bilinguismo, perché non suscettibile, come questo, di essere rallentato ed insabbiato grazie alle solite considerazioni sulla presunta incapacità di competere col francese di quello che, nell'esagono, continua sostanzialmente ad essere considerato un semplice patois.
Fantasie? Forzature? Sogni? Chissà. A volte i risultati migliori e più duraturi possono anche essere raggiunti attraverso le vie ritenute più lunghe ed ardue.




 Maurizio per la nostra Lingua
Giovedi 13 Dicembre 2012

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[Ignorare]
Ancora una volta il forum de "La Piazzetta" ci fa conoscere, attraverso la discussione aperta da un insegnante di còrso, tutti i disagi che questa categoria di professionisti incontra nello svolgimento della sua missione (non ho mai considerato l'insegnamento un semplice "lavoro"): http://www.apiazzetta.com/Vis-ma-vie-Prof-de-corse_a1173.html.
L'intervento del professore è molto spiritoso (ridu, piengu ... u mengu!) ma contiene comunque le considerazioni amare e sconsolate di chi ha un compito tutt'altro che semplice da svolgere. È infatti una specie di campionario di tutte le difficoltà, i pregiudizi e i pretesti a cui va incontro attualmente l'insegnamento del còrso nelle strutture scolastiche.
Ci sono la supponenza dei colleghi venuti "dal continente", la sottovalutazione della lingua locale da parte degli altri docenti e di molti genitori (che la considerano poco più che un inutile patois), lo scetticismo sulla professionalità dell'insegnante di còrso, sulla possibilità che certe materie possano essere svolte anche nell'idioma locale, sulla facilità di apprendimento da parte degli immigrati, il problema delle "rinunce"; il tutto accompagnato poi da quella che il nostro professore ci fa intuire essere una generale svogliatezza o scarsa convinzione da parte degli stessi vertici scolastici, amministrativi e della politica locale.
La discussione prosegue più che animatamente (capita spesso su quel forum), divagando anche un po' ma, tra le righe del dibattito, traspare comunque lo scetticismo che alcuni còrsi provano nei riguardi dell'insegnamento della loro lingua nelle scuole e, addirittura, una certa sfiducia nei confronti degli insegnanti di còrso, considerati ingenerosamente impreparati o quasi inutili.
L'altro aspetto che viene fuori è una sorta di autocritica che coinvolge le passate generazioni, ritenute colpevoli di non aver più parlato in còrso ai giovani, consentendo così che questo si indebolisse e non venisse più usato. Ci sono anche un paio di interventi in italiano, allineati sulle tesi di "A Viva Voce" dopo i quali, stranamente, la discussione si esaurisce, quasi che degli "estranei" l'abbiano in qualche modo disturbata.
Vedere che anche dei còrsi colgono alcune difficoltà, esprimono dubbi e si pongono interrogativi riguardo all'attuale strategia di recupero della loro antica lingua mi fa sentire meno "straniero disfattista" ma certo non mi consola. Sono sempre più convinto infatti che il traguardo della coofficialité sia ancora lontano e resto perplesso nel vedere come, anche nella discussione di cui parlo, questo sembri esser visto non tanto come una meta, da raggiungere al compimento di un paziente percorso di recupero e consolidamento dell'identità culturale e di reintroduzione della genuina lingua dei padri nell'ambito familiare ma più che altro come un mezzo, per raggiungere frettolosamente e a qualunque prezzo la salvezza - per nulla scontata - di un còrso che alla fine potrebbe risultare non solo snaturato o ancora più francesizzato ma, reso obbligatorio anche per chi non sarà ancora pronto ad accettarlo, mal visto e magari indigesto perfino ai giovani che, dopo averlo appreso a scuola, potrebbero aver poca voglia di usarlo in un ambiente pervaso esclusivamente dalla cultura francese.
Può darsi che io non riesca a vedere il problema dalla prospettiva giusta, che sbagli, ma continuo a pensare che per creare un edificio solido si debba cominciare a costruirlo dalle fondamenta e su un terreno saldo e non partendo dal tetto.
 giancarlo
Venerdi 14 Dicembre 2012

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[Ignorare]
caro Maurizio
non si puo non essere d'accordo leggendo le considerazioni espresse nel suo ultimo scritto a proposito della lingua corsa.
ma io sono fermamente convinto che non si possono trovare delle soluzioni efficaci se non si parte da presupposti reali ed obiettivi, senza lasciarsi andare a ragionamenti teorici e complicati.
Non capisco quale sia il sentimento di coloro che trascurando completamente le origini del parlare corso ignorando o addirittura negando assurdamente gli stretti legami con l'italiano.
Non mi pare un affermazione sciovinista , dire che la formazione e la struttura e il suo vocabolario sono paragonabili a qualsiasi dialetto parlato nella penisola . Ma nessuno di questi insiste troppo per sostituire e surclassare la lingua di Dante
L 'etnia corsa é formata per lo piu da persone venute dall'talia che ovviamente usavano il parlare di casa loro
Arrivati nell'isola formavano comunita' e villaggi (spesso chiamati come quello che avevano lasciato) E come accade nelle comunita isolate Il loro parlare nel tempo si trasformava con modi di dire ed espressioni tipiche originate da episodi e fenomeni locali. Nei luoghi o paesi dove si puo risalire all'origine regionale italiana il parlare risente chiaramente di questa palese evoluzione
Forse un mal assimilato senso di orgoglio rifiuta di accettare questi dati di fatto. Certi intellettuali si fanno in quattro per sostenere che il corso e' una lingua del tutto originale e sostengono addirittura che il contatto con la lingua italiana la contamina . Arrivano persino ad inventarsi una grammatica ,gli accenti e l'etimologia delle parole.!!!.
Non si rendono conto cosi di tradire i loro padri e di distruggere il parlare corso rimpiendolo di francesismi che lo contaminano nsorabilmente.
Se molti corsi potessero conoscere la vera realta delle loro interessanti e spesso avvincenti origini il problema della lingua credo che non sussisterebbe . Ma nell situazione attuale detto alla livornese :" vedo buio"
Cordiali saluti a tutti Auguri di buon Natale e felice anno nuovo
G,Carlo





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