A Viva Voce

Alcuni uomini e alcune donne di Corsica, premurosi del rinverdimento della lingua dotta dei nostri antenati hanno deciso di pubblicare questa rivista in lingua italiana. Essa è un nostro retaggio e un puntello per mantenere viva la lingua còrsa.
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Paoli, ma quale?

 Maurizio per la nostra Lingua
Mercoledi 7 Novembre 2012

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Il problema dei giovani che si vergognano di parlare còrso e trovano forse "più fine" parlare francese non è a quanto pare solo di oggi. Sul sito "A lingua corsa", ho infatti trovato questa divertente poesia di Don Pierre de Mari (1879-1969), pubblicata sulla rivista "A Muvra" nel 1924, quasi novant'anni fa!
Il componimento viene presentato sul sito nella versione originale di allora e in quella in còrso "moderno", secondo le rinnovate regole di grafia. Preferisco riportarla nella versione originale, se non altro perché cosí l'aveva voluta l'autore.
Cito letteralmente dal sito:
http://gbatti-alinguacorsa.pagesperso-orange.fr/

U MIO FIGLIOLU QUANT'ELLU NE SA'

U miò figliolu è ghjuntu da Francia
E i linzoli li chjama les draps,
E le calzette li chjama les bas.
U me figliolu quant'ellu ne sà !

Ha battizatu lu cane e la gatta
Unu è le chien e l'altru le chat,
I topi sò les souris o les rats.
U me figliolu quant'ellu ne sà !

Per ellu un c'è ne filetta ne scopa,
Ne sbarca più in Còrsica baccalà,
Fougère, bruyère, morue et voilà !
U me figliolu quant'ellu ne sà !

Li piege sempre u prisuttu, è vera,
Ma è jambon che si deve appellà,
U miò caffè ghjè un veru moka.
U me figliolu quant'ellu ne sà !

S'omu un capisce si nomi à la prima
Vi dice voyons ! Vi face Oh, la ! la !
E centu volte ripete n'est-ce pas ?
U me figliolu quant'ellu ne sà !

L'altra sera m'ha dettu ch'ha honte
D'u so papa e di la so mammà
Parchè causemu toujoure patois.
U me figliolu quant'ellu ne sà !

U me figliolu cum'ell'è struitu
E v'addiletta à sente sfrancisà ;
Gendermi ne meri un ci ponu luttà.
U me figliolu quant'ellu ne sà !
 Maurizio per la nostra Lingua
Giovedi 8 Novembre 2012

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[Ignorare]
Robert Benson era un giurista e notaio inglese che si recò in Corsica nel 1823 per certe questioni relative al lascito che Pasquale Paoli, morto a Londra diciassette anni prima, aveva disposto in favore dell'amata patria nel suo testamento.
Benson si trattenne sull'isola per sei settimane che ricordò così gradevoli e interessanti da sentire il bisogno di fissare i suoi ricordi ed impressioni in una specie di memoriale, pubblicato a Londra due anni dopo: Robert Benson, Sketches of Corsica, or a journal written during a visit to that island, in 1823. With an outline of its history, and specimens of the language and poetry of the people, London, Longman, Hurst, Rees, Orme, Brown and Green, 1825.
Questo libro, una copia del quale - se l'ex libris non inganna - è stata messa a disposizione su "Google libri" dall'Università di Harvard, si può consultare su questo link:
http://books.google.it/books?id=Gd2GP4nuPogC&pg=PA183&dq=Costituzione+di+corsica&hl=it&sa=X&ei=_zOWUKTDOM7ptQaFloC4BA&ved=0CD0Q6AEwAjgK#v=onepage&q=Costituzione%20di%20corsica&f=false.
Il volume si può anche scaricare gratis, solo come testo o nei formati PDF e ePub; basta andare in alto a destra, "cliccare" sulla piccola icona a forma di ingranaggio, scegliere il formato da un menù a cascata e, dopo aver digitato il "captcha" che viene richiesto, effettuare il download.
Consiglio vivamente agli amici còrsi e italiani di scaricare questo libro perché è una testimonianza molto interessante e importante sulla Corsica dell'epoca che dà anche molte informazioni riguardo ai temi affrontati su questo sito.
La terza sezione dell'opera infatti, che occupa le pag. da 127 a 155 dell'originale (151-179 nel testo PDF, che comprende copertina, frontespizio, dedica, stampe, pagine bianche, etc.), è dedicata al linguaggio e alla poesia dell'isola, con informazioni illuminanti sulla pacifica convivenza dell'italiano e del còrso in una comunità che l'autore ci descrive caratterizzata, in ogni sua componente sociale, da una grande propensione e passione per la poesia, di cui fornisce alcuni esempi sia in lingua italiana (di Viale, Raffaelli e Tiberi) che in còrso.
Interessanti sono anche le due appendici. Nella appendice B, da pag. 183 a pag. 195 (PDF 207-219) troviamo il testo, in italiano, della Costituzione còrsa del 1794. L'appendice A invece, da pag. 165 a pag. 182 (PDF 189-206) è interamente e insolitamente dedicata ai componimenti poetici e al diario di prigionia, entrambi in italiano, di Luc'Antonio Viterbi, protagonista di una complicata e sanguinosa contesa familiare e politica che coinvolse lungo trent'anni due famiglie còrse (ricordata anche nel sito ufficiale del comune di Penta di Casinca: http://www.pentadicasinca.fr/decouvrir-la-commune-histoire-et-traditions-une-guerre-de-trente-ans_305.html).
Quando Viterbi, figura dalle tante contraddizioni ed ombre ma di indubbio carattere fu condannato a morte per omicidio e, pur di sfuggire al capestro, si lasciò orgogliosamente morire d'inedia nel carcere di Bastia, la sua vicenda suscitò, anche fuori dell'isola, curiosità e scalpore che durarono negli anni (vedi: Indicatore, tomo nono, pagg. 362-374, Società degli annali universali, Milano, 1831:
http://books.google.it/books?id=WaNNAAAAcAAJ&pg=PA362&dq=luca+antonio+viterbi&hl=it&sa=X&ei=OUiaUO75HcjmtQaH9IDQCw&ved=0CDsQ6AEwAQ#v=onepage&q=luca%20antonio%20viterbi&f=false).
Anche l'uomo di legge Benson si appassionò a questo caso giudiziario, descritto nelle pagine da 61 a 70 (PDF 83-92), tanto da procurarsi e pubblicare alcuni stralci dei componimenti poetici che il prigioniero scrisse in carcere e il meticoloso diario della sua lunga agonia.
Leggere gli endecasillabi di Viterbi, tra l'altro apprezzabili considerando i gusti dell'epoca, è utile soprattutto per capire, qualora ve ne fosse ancora la necessità, quale grado di conoscenza e padronanza della lingua italiana e quale consuetudine con essa potesse avere all'epoca un borghese còrso che viveva in un piccolo paese, seppure appartenente a una notabile famiglia di avvocati, provvisto di buona cultura (pare che il padre lo avesse mandato a studiare a Firenze) e, come si direbbe oggi, "politicamente impegnato".
Del resto Benson racconta di aver sentito lui stesso più volte anche gente del popolo, la stessa che creava pregevoli poesie in còrso con grande talento e capacità di improvvisazione, recitare con passione a memoria interi canti di classici italiani.
Insomma, quest'opera ci svela una Corsica del primo '800 che, anche dopo anni tribolatissimi e sconvolgimenti politici di ogni genere, conservava ancora intatto e vivacissimo il suo secolare tessuto culturale profondamente pervaso di elementi italiani. Una situazione ed un equilibrio a cui non la volontà dei còrsi ma i decreti del Secondo Impero contribuirono, una trentina d'anni dopo, a dare un primo, fatale colpo di piccone.
È vero, sono argomenti dei quali su questo sito si è già parlato molto e che i redattori di "A Viva Voce" hanno largamente sviscerato ma credo non ci sia niente di meglio che riconsiderarli avendo in mano le fonti originali, se non altro per rendersi conto che queste esistono e non possono essere, come forse alcuni pretenderebbero, ignorate.
Infine, vorrei ricordare che il libro di Benson, oltre all'albero genealogico di Paoli e al suo lascito in favore della Corsica, riporta anche qualche citazione o stralcio dalle sue lettere in italiano. Mi piace ricordare quello di pag. 111 (135 PDF), tratto da una missiva che il Generale inviò da Corte nel 1792 ad un suo amico residente in Inghilterra, in cui dichiarava il suo apprezzamento per il sistema di governo britannico. Contiene parole che denotano grande cultura, saggezza, equilibrio e solido pragmatismo e che rendono bene la dimensione morale e storica di un personaggio che tutto era tranne che un rivoluzionario rusticano.

 Ghjiulio
Lunedi 12 Novembre 2012

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[Ignorare]
Buona settimana a tutti. E' un po' che non scrivo niente ma, da ultimo arrivato, ho preferito leggere ed informarmi meglio prima di "parlare" di nuovo. Quanto scritto da Maurizio "A chiunque pensi che in Corsica siano solo dei professori amanti dell'italiano ad esser convinti che questa lingua sia appartenuta anche ai còrsi, faccia parte delle loro radici e che la sua progressiva eliminazione abbia danneggiato il còrso é in effetti precisamente l'interrogativo che mi son posto proprio ultimamente anche alla luce di ciò che ho potuto leggere su Corse Matin la settimana scorsa quando è stato dato risalto sul quotidiano alla trasmissione dibattito ["Comment sauver la langue corse ? Où les journalistes des deux médias partenaires accueilleront trois acteurs de la question linguistique : Pierre Ghionga, chargé du dossier langue corse à l'exécutif territorial, Jean-Marie Arrighi, son homologue à l'Académie de Corse, et Michele Leccia, président du collectif Parlemu Corsu".] La versione via web è sicuramente un estratto ma temo che accenni alla tesi "salviamo il corso appoggiandolo sull'italiano" non ne siano stati fatti. Credo che i fondatori di questo ammirevole e fantastico sito conoscano queste persone, sappiano come la pensino (e viceversa), e, se valga la pena interlocuire con loro o se costoro siano disposti ad ascoltarli. E' probabilmente da questo tipo di "rapporti" che dipende lo sviluppo di questa corrente di pensiero. Mi scuso se son stato troppo crudo-realista ma, personalmente, sono così. Nella mia vita alcuni sogni frutto di ideali, di certo non tutti, ci mancherebbe, sono riuscito a trasformarli in realtà.
 filippi giancarlo
Lunedi 12 Novembre 2012

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[Ignorare]
QUANDO EBBI IL PIACERE DI VISITRE LA CORSICA , CIRCA 40 ANNI FA, MI COLPI SUBITO LA QUANTITA DI NOMI ITALIANI CHE TROVAI
RIPORTATI SU UN ELENCO TELEFONICO INSIEME AI NOMI DI LUOGHI E VILLAGGI ESISTENTI IN ITALIA.
SONO UN CURIOSO E INGEGNERE DI PROFESSIONE. SONO QUINDI ABITUATO CERCARE SPIEGAZIONI LOGICHE E BASATE SU ELEMENTI CONCRETI.
QUESTO METODO MI PORTA A DELLE CONSIDERAZIONI CHE LASCO INTERPRETARE A CHI MI LEGGE SENZA CHE IO LO INFLUENZI CON LE MIE DEDUZONI DETTAGLIATE.
-
- ORIGINE DELLA INGUA CORSA MODERNA.
I NOMI IGTALIANI DELLE LOCALITA RAPPRESENTANO UN FENOMENO TIPICO DELLE GENTI CHE SI SPOSTANO DAL LORO TERRITORIO DI ORIGINE E VANNO A RIFONDARE UN NUOVO HABITAT . ( CANADA E STATI UNITI PER ESEMPIO) E' QUINDI EVIDENTE CHE QUESTE PERSONE CONSERVAVANO LA LORO PARLATA , VERNACOLO O DIALETTO CHE SIA INSIEME AD ELEMENTI CULTURALI E DI USO QUOTIDIANO . LA LORO INFLUENZA NEL PARLARE CORSO E' QUINDI A MIO PARERE INDISCUTIBILE
HO CONSULTATO UN VOCABOLARIO DI LINGUA CORSO - FRANCESE E MI PERMETTO DI CONSIGLIARE AL SUO AUTORE CHE PER DARE UNA SPIEGAZIONE ESATTA DEL SIGNIFICATO DI CERTE ESPRESSIONI DOVREBBE FARE QUALCHE RICERCA NEI VERNACOLI ITALIANI,
NON SOLLEVO ALTRI PARAGONI CON ELEMENTI POPOLARI TIPICI COME I "NICCI" ( DOLCE DI FARINA DI CASTAGNE DELL'APPENNINO TOSCANO CHIAMATI "NECCI") O IL "FIADONE" DEI PASTORI ABRUZZESI

QUESTI LAVORATORI CHIAMATI DAI PADRONI ITALIANI (NORMALMENTE APPARTENENTI AL RAMO CADETTO DI UNA FAMIGLIA RICCA E SPESSO NOBILE) PER GESTIRE LE LORO VASTE PROPRIETA IN CORSICA, SONO ARRIVATI, SPESSO HANNO FONDATO UN VILLAGGIO, SI SONO MISCHIATI NUMEROSISSIMI ALLA POPOLAZIONE LOCALE E NE HANNO INFLUENZATO USI COSTUMI E LINGUA
PENSO CHE DEI DISCENDENTI DELL'UOMO DI FILITOSA NE SIANO RIMASTI BEN POCHI ESEMPLARI .
NON COSI INVECE DEI COLONI E DEI PASTORI VENUTI REGOLARMENTE DALL'ITALIA
LA REGIONE DOVE SONO NATO, LA TOSCANA FACEVA PARTE DEL REGNO ETRUSCO , MA OGGI DI ETRUSCO E' RIMASTO BEN POCO (ELEMENTI ARCHEOLOGICI A PARTE).
UNA RICERCA FATTA A VOLTER RA , CITTA DI NOTE ORIGINI ETRUSCHE , HA RIVELATO CHE RESIDENTI CON IL DNA DEGLI ANTICHI ABITANTI CE NE SONO AL MASSIMO 3/5 %
QUINDI (E PARLO SOLO DA UN PUNTO DI VISTA SCIENTIFICO NON MI SI PRENDA PER UNO SCIOVINISTA) LA PARLATA CORSA NON PUO DISCOSTARSI DAI FENOMENI LINGUISTICI TIPICI IN OGNI REGIONE DELLA PENISOLA
DANTE ALIGHIERI APPARTIENE ANCHE ALLA CULTURA CORSA.

- PASQUALE PAOLI
NON MI PARE CHE NELLO STUDIO DI QUESTO GRANDE PERSONAGGIO STORICO SI TENGA SUFFICIENTEENTE CONTO DELLA SUA FORMAZIONE CULTURALE E MILITARE MATURATA NELLA NAPOLI BORBONICA SALOTTO DELL EUROPA E PORTO DI FREQUENTE ATTRACCO DELLA FLOTTA INGLESE.
PER ESSERE ARRUOLATO NELL'ESERCITO REALE PASQUALE DOVEVA FAR PARTE DI UNA FAMIGLIA DI ALTO CENSO SOCIALE
CHE GLI PERMETTEVA DI CONOSCERE E FREQUENTARE PERSONAGGI IMPORTANTI COME L'AMMIRAGLIO NELSON E IL SUO AMICO BOSWELL , CONOSCENZE CHE POI GLI SONO STATE UTILI PER I SUOI PROGRAMMI POLITICI.
IN QUALCHE DOCUMENTO D'ARCHIVIO HO LETTO CHE LE ARMI CHE SERVIVANO AL SUO ESERCITO VENIVANO DA NAPOLI,
PURTROPPO NON HO ANNOTATO IL RIFERIMENTO DOCUMENTALE PRECISO VISTO CHE LA NOTIZIA SERVIVA SOLO ALLA MIA CONOSCENZA.
LA SITUAZIONE POLITICA DELLA CORSICA ERA MOLTO SIMILE A QUELLA DI MOLTE REGIONI ITALIANE IN CUI IL FERMENTO DELLA LIBERTA COMINCIAVA A MANIFESTARSI. OGNUNA PER SUO CONTO, MA TUTTE CON UN LEGAME UNICO : LA CULTURA E LA LINGUA DI DANTE. COME LA CORSICA.

FERMO QUI IL MIO SPROLOQUIO.

MI FAREBBE PIACERE UN COMMENTO DEL PROF. COLOMBANI PER RICEVERE IL CORAGGIO DI CONTINUARE SU ALTRI ARGOMENTI RELATIVI AL TEMA CORSO.

MI DISPIACEREBBE INOLTRE CHE QUALCHE QUALCUNO FIERO DELLA SUA "CORSITUDINE" ME NE VOLESSE.
MI PERMETTO DI FARGLI OSSERVARE CHE LA SUA AMATA ISOLA HA DATO LE ORIGINI A MOLTI UOMINI ILLUSTRI CHE HANNO MERITATO CELEBRITA E MONUMENTI IN ITALIA.

VALORIZZARE QUESTO ASPETTO NON MI PARE UN ATTO DI SERVILISMO , MA AL CONTRARIO , ESPORRE UN VALORE IMPORTANTE CONTRO TUTTI QUELLI CHE EVIDENZIANO SOLO IL LATO DEL FOLKLORE E CHE POCO A POCO ALLONTANANO I CORSI DALLA LORO VERA REALTA STORICA E CULTURALE.







 Maurizio per la nostra Lingua
Martedi 13 Novembre 2012

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[Ignorare]
Anch'io, come Ghjiulio, sono andato a leggermi sul sito di "Corse Matin" il sintetico resoconto del dibattito svoltosi lunedì 5 novembre a Corte sul salvataggio della lingua còrsa:
http://www.corsematin.com/article/corte/de-la-passion-et-des-idees-pour-sauver-la-langue-corse.810300.html.
Non avevo dubbi sul fatto che la possibilità di usare l'italiano come stampella per il còrso non venisse neppure considerata. So bene che purtroppo le tesi sostenute dagli animatori di "A Viva Voce" non sono maggioritarie.
L'opinione prevalente, da anni, è quella di rivitalizzare il còrso senza ricorrere ad alcun aiuto "esterno", promuovendone la diffusione in una versione standard attraverso l'insegnamento a tutti i livelli per arrivare al traguardo, assai difficile, della "coofficialité".
Tornando al dibattito e sulla base delle scarne notizie date dal sito, mi sembra che questo abbia evidenziato più che degli effettivi successi nel rivitalizzare il còrso un aumento di interesse nell'isola per il problema della lingua e un incremento delle iniziative burocratiche e scolastiche per salvarla: creazione di direzioni, consigli di esperti, firme di carte, etc.
Sembra però che, nonostante il riconoscimento della positività di questi passi avanti e del fatto che il numero degli studenti sia in aumento, quasi tutti gli intervenuti al dibattito abbiano espresso l'opinione che ciò non sia ancora sufficiente e che il còrso continui ad essere in serio pericolo.
In particolare, si lamenta il fatto che la lingua madre, pur riproposta nelle scuole, non è però ancora tornata "sulle strade", usata cioè diffusamente come idioma quotidiano.
Pare anche esserci una diffusa percezione che il tempo stringe e che il còrso dovrebbe uscire in fretta dal solo ambito scolastico per imporsi al più presto nella vita civile. Grandi speranze in tal senso sembra vengano riposte nel raggiungimento della agognata "coofficialité", vista un po' come la soluzione definitiva del problema.
A questo punto il discorso si fa politico e quindi, come più volte ripetuto, appannaggio dei soli còrsi, ai quali spetta di giocarsi al meglio un'importante partita.
Per quanto mi riguarda e come ho ripetuto più volte, non spetta a me, straniero, metter bocca in faccende che non mi riguardano. Mi limito solo a dire che, nonostante riconosca che la Corsica non si sia mai trovata prima in condizioni così favorevoli per portare avanti certe istanze (la Francia appartiene ormai all'Unione Europea e non può ignorare il favore che questa dimostra nei confronti delle minoranze etniche e linguistiche), nutro dei forti dubbi sulla possibilità che l'obiettivo della "coofficialité" possa effettivamente essere raggiunto in tempi brevi e soprattutto ancora utili per la salvezza del còrso, e non sono nemmeno sicuro che, qualora conseguito, rappresenti poi quel rimedio risolutivo in cui tutti sperano.
Se non sbaglio solo nel 2008, con un emendamento costituzionale che ha portato all'introduzione dell'art. 75-1, la Francia ha riconosciuto che le lingue regionali "appartengono al patrimonio" della nazione. Che è un po' come dire che sono assimilate a dei beni da conservare e tutelare, come un monumento o un paesaggio, non molto di più.
La vera, completa equiparazione del còrso e delle altre lingue regionali al francese richiederebbe un passo ulteriore che però va a cozzare con il dispositivo dell'art. 2 della Costituzione che afferma chiaramente che "la lingua della Repubblica è il francese".
È realistico pensare che uno stato tradizionalmente orientato verso un certo centralismo e che ha sempre puntato sulla unicità della lingua come fattore aggregante della nazione si decida, a così poca distanza di tempo da una precedente decisione - che già deve essergli costata molto in termini di contrasti e resistenze interne - ad effettuare un'altra revisione costituzionale che avrebbe effetti rivoluzionari?
Ed è possibile che il mondo politico còrso, così variegato e caratterizzato da un confronto politico che si sviluppa su piani diversi, che vanno oltre la semplice contrapposizione "continentale" fra destra e sinistra, trovi in tempi brevi quella comunità di intenti e quell'accordo necessari per far sentire efficacemente la sua voce a livello centrale? Potrebbero volerci degli anni prima di vedere dei risultati. Nel frattempo il còrso riuscirà a sopravvivere?
La risposta a queste domande si avrà solo col passare del tempo, un'elemento che però gioca pesantemente a sfavore della lingua isolana che rischia veramente, nell'arco di un paio di generazioni o forse anche meno di ridursi a un idioma limitato a circoli sempre più ristretti e isolati e sostanzialmente ad una memoria del passato difficilmente recuperabile.
Non dimentichiamoci anche di un altro fattore sfavorevole: la Corsica fra le grandi isole del Mediterraneo, Cipro e Creta comprese, è quella col minor numero di residenti, circa trecentomila; più o meno, per fare un paragone con l'Italia, gli abitanti di un comune come Firenze o Bologna. E non a caso ho parlato di "residenti" e non semplicemente di còrsi, per sottolineare che il suo tessuto etnico e linguistico tradizionale nel tempo è già stato parzialmente alterato da consistenti flussi migratori in entrata e uscita. In una comunità che, anche a volerla allargare ai tanti che vivono fuori dell'isola è comunque di ridotte dimensioni, non è poi così remoto il rischio che una lingua fortemente in crisi possa passare bruscamente da una situazione di grande sofferenza ad una di rapido declino preludio dell'estinzione.
Ammesso e non concesso che si riuscisse poi ad arrivare in tempo utile ad un effettivo bilinguismo, obbligatorio fin dall'asilo, acquisterebbe solo per questo il còrso la forza di contrastare la potenza e la capacità di attrazione, specie verso i giovani, del francese e della cultura di cui questo è espressione?
Pensiamo solo alla fatica titanica che una lingua nata e usata in un contesto familiare e locale dovrebbe compiere per attrezzarsi ad affrontare una tale sfida, per trovare ad esempio i neologismi che le mancano per diventare un idioma di uso generale adatto ad affrontare ogni aspetto del mondo moderno.
E poi di quale còrso si tratterebbe? A chi spetterebbe per esempio il compito di trovare, scegliere o inventare questi neologismi o di imporre una o l'altra versione locale di una lingua che è così ricca di varianti territoriali e che come "langue maternelle" più che attraverso la scuola si dovrebbe apprendere in famiglia?
Vedremo in futuro come si svilupperà la questione della lingua còrsa. Una cosa è sicura: se avesse ancora accanto la vecchia amica, anzi la sorella di un tempo, la lingua italiana, le cose non sarebbero arrivate a questo punto e la sfida con il futuro sarebbe molto meno incerta.
Per "alleggerire il discorso" voglio finire proponendo agli amici del forum tre vignette del disegnatore Battì che si possono trovare su questi link dell ADECEC:
http://adecec.net/batti/franchendu-u-milleniu/batti5.html
http://adecec.net/batti/franchendu-u-milleniu/batti7.html
http://adecec.net/batti/franchendu-u-milleniu/batti8.html
Credo risalgano ad una dozzina di anni fa, all'epoca dell'entrata nel terzo millennio ma appaiono ancora piuttosto attuali.



 Maurizio per la nostra Lingua
Domenica 18 Novembre 2012

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[Ignorare]
Ogni tanto, forse l'ho già detto, mi piace andare sul blog còrso di "A Piazzetta", che si autodefinisce "blog scherzosu puliticamente scurrettu è certe volte appena gattivu". Lo trovo molto vivace, irriverente, divertente e anche interessante perché mi permette, pur da lontano, di conoscere i temi di attualità in Corsica e soprattutto come e quanto questi appassionino i suoi abitanti.
Una discussione mi ha subito incuriosito per lo strano titolo: "U misteru di u cappellu nant'à a "blage arrière" di a vittura" http://www.apiazzetta.com/U-misteru-di-u-cappellu-nant-a-a-blage-arriere-di-a-vittura_a1401.html. Andandola a leggere ho visto che riguarda la moda, penso giovanile, di lasciare uno o più cappelli in bella vista dietro il lunotto posteriore dell'auto. La discussione si accende subito e mentre gli interventi si alternano tra il serio e lo scherzoso e sfiorano persino la politica, subito si fa strada la domanda: "Come si dice in còrso blage arrière?". Ecco, in ordine di comparsa, le proposte: "à u culu di a vittura", "cruscotto u retro di a vittura", "u riponitoghju", "u riposu capelli".
Stesso blog, altra sezione. Stavolta si parte subito con l'interrogativo linguistico: "Cumu si dice lubrifiant moteur in corsu?" http://www.apiazzetta.com/Cumu-si-dice-lubrifiant-moteur-in-corsu_a1394.html. La discussione riguarda il fatto che una catena di stazioni di servizio carburanti, aderendo alla "càrtula di a lingua", si è impegnata a dare visibilità alla lingua còrsa "ribattezzando" nell'idioma locale i suoi prodotti.
Sono due esempi che mi possono servire a spiegare meglio quello che intendo quando parlo dello sforzo sovrumano che dovrebbe affrontare il còrso qualora dovesse trovarsi ad affrontare la sfida con il francese come lingua d'uso generale per tutte le esigenze della vita moderna.
Mi domando: quante dovrebbero essere le parole, ben più importanti di "blage arrière" o di "lubrifiant moteur", che oggi i corsi usano quotidianamente in francese a dover essere soggette a "cursizzazione"? E poi, come si dovrebbe arrivare a questo risultato? Lasciando il campo a un anarchico "fai da te"? È vero che gran parte dei neologismi si formano spontaneamente ma di solito è l'uso generalizzato protratto per un tempo piuttosto lungo a decretarne il successo. Con una sorta di sondaggio o di referendum fra la popolazione? Con l'istituzione di una commissione di saggi, esperti in linguistica? Scelti da chi poi, dai politici? È con quali garanzie di rappresentanza di tutte le svariate e anche divergenti correnti di pensiero?
Credo che qualcuno questi interrogativi se li dovrà porre, prima o poi. Sullo stesso blog di "A Piazzetta" del resto si ammette, molto onestamente: " Ma à dilla franca, in a nostra sucetà di cunsumazione, a lingua corsa ùn c'entre micca, o pocu."
Appunto, perché il còrso è nato e si è sviluppato in un ambito e con funzioni diverse e se lo si vuol trasformare in una lingua generale adatta a toccare tutti gli aspetti del mondo d'oggi, che è quello che è, credo non si debbano trascurare i grandi problemi, non ultimi quelli di tempo, che un'operazione simile comporterebbe, primo fra tutti quello di un probabile artificioso stravolgimento della lingua.
Come si presenterebbe infatti il "nuovo còrso" uscito da questa operazione? Come la vecchia lingua arricchita di neologismi inventati od ottenuti dalla stessa "per analogia" o ricorrendo a giri di parole o invece come una sorta di "francòrso", risultato di una massiccia introduzione di parole francesi "cursizzate"? In entrambi i casi potrebbe poi essere ancora veramente definito come "lingua materna"?
A questo proposito vorrei aggiungere una considerazione. Temo che anche in Corsica, analogamente a quanto successo in Italia (dove per fortuna sembra esserci una parziale inversione di tendenza) si sia fatto in un passato recente il tragico errore, forse per favorire un più rapido apprendimento dell'ormai indispensabile francese da parte dei propri figli o per una sorta di vergogna o paura di esser presi per "paesani", "montanari" o "ignoranti", di aprire un po' troppo le porte di casa alla lingua nazionale. In molte regioni italiane si è passati per esempio rapidamente attraverso queste fasi: 1) uso corrente del dialetto fra tutti i membri della famiglia, senza distinzioni di età; 2) genitori e nonni che parlano fra loro in dialetto ma in italiano ai figli o nipoti; 3) scomparsa pressoché totale dall'ambito familiare del dialetto, conservato ormai come mezzo di comunicazione fra le generazioni di una certa età e, paradossalmente, più fuori che entro le mura di casa.
Una situazione del genere è altamente dannosa per una lingua locale perché instilla nei giovani la errata convinzione che si tratti di qualcosa di inferiore, vecchio, da abbandonare. Inoltre fa mancar loro proprio l'ambiente in cui meglio potrebbero coglierne l'importanza e la funzione come lingua degli affetti, dei sentimenti e delle tradizioni. Se la lingua locale viene, diciamo così, succhiata con il latte materno è molto più forte e resistente.
Ho l'impressione che purtroppo sia proprio l'ambito familiare quello in cui il còrso ha perso più terreno e sul quale forse si dovrebbero concentrare più che altrove le attenzioni e gli sforzi di chi tiene alla sua sorte. Anche perché se il programma futuro prevede un ricorso massiccio all'insegnamento scolastico bisognerà trovare molte persone che, prima ancora di saperlo insegnare, lo sappiano ancora parlare! Un problema inesistente? Non credo poi tanto, a giudicare da un'altra discussione presente sul forum di "A Piazzetta" dal titolo "À a ricerca di i maestri bislingui": http://www.apiazzetta.com/A-a-ricerca-di-i-maestri-bislingui_a344.html.
Mettere subito in sicurezza il còrso nella sua forma attuale, come ereditato dagli avi, mobilitare chi ancora lo sa parlare per farlo tornare nelle case, affinché i giovani lo riscoprano e capiscano che non deve andare perduto perché indissolubilmente legato alla loro identità di còrsi, di cui come nessuna altra lingua può interpretare carattere, sensibilità e costume, penso sia importante almeno quanto i programmi scolastici o i progetti tendenti al raggiungimento del bilinguismo, se non ancora di più, e più produttivo dei tentativi di modernizzarlo con azzardate forme di "cursizzazione".
L'apprendimento di un po'di italiano risulterebbe nocivo in questa fase di emergenza e in attesa che la politica raggiunga l'arduo obiettivo della coofficialité? Mi sembra proprio di no. Al contrario, penso che se i giovani dell'isola nel frattempo studiassero l'italiano almeno come seconda lingua, potrebbero riavvicinarsi ancora più rapidamente alla loro, familiarizzando con l'ampio patrimonio lessicale, le intonazioni e le coincidenze sintattiche che questi due idiomi condividono differenziandosi profondamente dal francese.
 Ghjiulio
Giovedi 22 Novembre 2012

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[Ignorare]
Buon giorno a tutti é un po' di giorni che non scrivo nulla sia perché ho poco tempo e soprattutto perché tento di documentarmi, a proposito, sono molto dispiaciuto dei tanti omicidi che stanno insaguinando l'isola, un' isola stupenda che sembra non trovare mai pace!!!! Volevo solo segnalare che attentamente ma con la consueta fretta ho letto un po' di storia della Val d'Aosta (su wikipedia) e mi sono reso conto della mia totale ignoranza in materia. E' stata una lettura utile che mi ha fatto capire tante cose ma per tante altre non ha fatto altro che alimentare interrogativi.
Culturalmente parlando (ovviamente) la Valle d'Aosta sta alla Francia come la Corsica sta all'Italia. Ma.....leggere per vedere le differenze.
 Maurizio per la nostra Lingua
Sabato 24 Novembre 2012

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[Ignorare]
Ho letto con vivo interesse l'articolo di Marie-Jean Vinciguerra "Nouvelle toponymie: Attention danger!" comparso sulla rivista "Corsica" e riproposto su questo sito. Un'altra dimostrazione di amore per la Corsica, la sua storia e cultura e, diciamolo pure, per la logica e il buon senso, che viene ad aggiungersi a quelle già comparse su "A Viva voce".
In effetti non si capisce proprio quale recupero o arricchimento identitario potrebbero ricavare i còrsi da questa iniziativa che, se andasse in porto, risulterebbe solo l'ennesima, autolesionista "cannonata" tirata contro le proprie radici e la propria cultura.
Credo poi che qualunque popolo orgoglioso del suo passato non possa che stupirsi e rimaner sconcertato nel sapere che sono proprio dei còrsi a proporre ciò che nemmeno la Francia - fortuna insperata non toccata ad altre popolazioni ma evidentemente sull'isola poco capita e apprezzata - è riuscita o ha osato fare in due secoli e mezzo!
Tra l'altro questo nuovo contributo al suicidio culturale còrso in omaggio alla bizzarra scelta, credo più politica che altro, di allontanarsi quanto più possibile da qualunque retaggio toscano o "italiano" per ottenere una "corsitudine" creduta così più forte o genuina (è come se noi italiani volessimo sentirci più tali rinnegando il latino e il mondo romano, affermando che le somiglianze con quella lingua e quella cultura sono poco più di un caso, dovuto alle comune radici "indoeuropee" e alla bieca dominazione che noi, popolo già così fatto fin dalla creazione, ha dovuto subire da parte delle legioni di Cesare) non credo porterà ad alcun risultato concreto.
Sul forum di "A Piazzetta" una discussione fra le più popolari e seguite è questa; "U top 50 di i nomi struppiati", che parla proprio della toponomastica còrsa e di come questa venga già oggi stravolta nei modi più impensati: http://www.apiazzetta.com/U-top-50-di-i-nomi-struppiati_a890.html. Tralasciando il fatto che, credo, i còrsi abbiano in questo momento problemi molto più urgenti riguardo alla salvezza della loro lingua e identità che non cambiare la millenaria toponomastica, questa "riforma" penso raggiungerebbe solo il risultato di ingarbugliare ancora di più le cose e incrementare gli storpiamenti. Portovecchio, che almeno qualche straniero che sa l'italiano (ce ne sono molti più di quanto non si pensi) riesce oggi ancora a pronunciare correttamente, cosa diventerà nella bocca di un viaggiatore che vorrà raggiungere Portivechju o Portuvechju (a proposito, quale sarebbe la forma scelta?)? Non oso pensare. È come se sui cartelli stradali italiani Zèna sostituisse Genova, Brèha Brescia o Coni Cuneo. Credo che in Italia neanche i più appassionati sostenitori delle nostre culture e lingue regionali (quelli seri, s'intende) si siano mai sognati di sostituire i secolari toponimi italiani, come quelli toscani di Corsica universalmente conosciuti, con quelli locali. Semmai è più seguita la strada dell'"affiancamento", che ha una sua logica storica e linguistica e non crea confusioni. Ad un orecchio italiano pare già assurdo sentir definire dai còrsi che parlano ormai francese la loro Ajaccio (che per noi suona Aiàccio) qualcosa di terribile come "Agiaxó". Credo sarebbe ancora più triste sentirli chiamare Corti, l'antica capitale paolina, conosciuta in tutto il mondo come Corte, Cortì, proprio come Valmy, Vichy ... Paris.

 filippi giancarlo
Domenica 25 Novembre 2012

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[Ignorare]
SONO SORPRESO CHE QUANDO SI SOLLEVA IL PROBLEMA DELLA LINGUA CORSA SI EVITI DI CONSIDERARE CHE:
LA MAGGIOR PARTE DEI NOMI DI FAMIGLIA CORSI SONO ITALIANI. SEGNO CHE A UNA CERTA EPOCA IL SIG XX E' VENUTO IN CORSICA PORTANDOSI DIETRO IL SUO BAGAGLIO DI LINGUA, CULTURA ,ABITUDINI ETC ETC.
-QUALE SPIEGAZIONE SI DA AL FATTO CHE NUMEROSISSIMI NOMI DI LUOGHI ,PAESI E CITTA ESISTONO ANCHE IN ITALIA?
-PASQUALE PAOLI QUANDO HA CHIAMATO CON LO STESSO NOME DI UN LUOGO VICINO A NAPOLI 'ISOLA ROSSA L'HA DEFINITO COSI OPPURE L'HA SCRITTO "ISULA ROSSA?"
NEL CORSO. DEI SECOLI SI E' VERIFICATO UN NUTRITISSIMO AFFLUSSO DI PERSONE DALLA PENISOLA PER VENIRE A LAVORARE INVIATE DAI PADRONI , O PER RIFARSI UNA VITA.
E QUESTE PERSONE CHE LINGUA PARLAVANO SE NON IL DIALETTO O VERNACOLO ITALIANO CHE ERANO SOLITI USARE?
NON MI PARE CHE IL FENOMENO LINGUISTICO CHE SI E' SVILUPPATO IN ITALIA POSSA ESSERE RITENUTO DIVERSO DALLO STESSO FENOMENO DELL'SOLA DI CORSICA
QUANTI CORSI SANNO CHE ORVIETO E URBINO SONO CTTA IN CUI ESISTE TUTT'ORA UN QUARTIERE DETTO "QUARTIERE DI CORSICA?
E CHE A ROMA IL PORTO DEL TEVERE ERA GESTITO DAI CORSI CHE AVEVANO IN MANO IL COMMERCIO DEL PESCE?
E QUANTI INTELLETTUALI CORSI HANNO OPERATO CON ESTREMO SUCCESO IN ITALIA, NEGLI OSPEDALI O NELLE SCUOLE ?
L'ITALIANO E LA SUA CULTURA APPARTIENE ALLA GENTE DELL'ISOLA ESATTAMENTE COME ALLA GENTE DELLA PENISOLA.
PERCHE CERTI CORSI INVECE DI FARE DELLE SEMPLICI INDISCUTIBILI CONSTATAZIONI SI LAMBICCANO IL CERVELLO PER CERCARE
DI DIMOSTRARE DI ESSERE ESMPLARI UNICI CHE NON HANNO NULLA A CHE FARE CON GLI TALIANI.?
RINUNCIANO COSI AD UN TESORO ARTISTICO E CULTURALE CHE LI METTEREBBE INVECE IN PRIMO PIANO DIFRONTE ALL'INTEGRAZIONE TOTALE CHE LA FRANCIA HA INIZIATO FIN ALL'ARRIVO DEL GNERALE MARBEUF, IL QUALE PERALTRO QUANDO PUBBLICAVA EDITTI E MANIFESTI COME ADESEMPIO QUELLO IN CUI ORDINA ALLE MOGLI DEI PAOLISTI DI ANDARE A RAGGIUNGERE I LORO MARITI A LIVORNO , PENA LA PRIGIONE, ERA COSTRETTO A SCRIVERLI IN ITALIANO PER FARSI CAPIRE.?
LE CONSIDERZIONI LOGICHE E PROBANTI CHE DIMOSTRANO IL PROFONDO LEGAME CHE UNISCE LA CORSICA ALLE REGIONI ITALIANE SONO INDISCUTIBILI , DIREI "LAPALISSIANE" NON CAPISCO PERCHE QAULCUNO CERCA DI OFFUSCARNE L'EVIDENZA E SOPRATTUTO A CHE PRO


 Ghjiulio
Lunedi 26 Novembre 2012

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[Ignorare]
Buona settimana a tutti, ho letto con attenzione Maurizio e Giancarlo e anche l'articolo di M.J. Vinciguerra. Che dire se non che ancora una volta la storia "se la prende con il più debole". Quando trenta anni fa misi il piede per la prima volta sull'isola mi domandai "Ma la toponomastica in che lingua é? Perché troviamo sia S.Florent sia Porto Vecchio e non, piuttosto "Vieux Port"?Quando fu adottata la doppia dicitura, con l'aggiunta del corso, capii sostanzialmente che quella ufficiale era stata mantenuta (tranne che in pochi casi) in....italiano, o meglio, in TOSCANO.
Ho volutamente specificato in toscano perché é così che anche il Signor. Vinciguerra ha preferito qualificare la lingua scritta di Corsica fino al XIX secolo. Si rivolgeva ad una platea di soli còrsi (su "Corse Matin" prima e, se ho ben capito su "Corsica" poi). La cautela nell'affiancare l'aggettivo "Còrso" a quello "Italiano" è assolutamente opportuna e giustificabile. A partire dalla fine della prima guerra mondiale sino al contemporaneo sogno europeo l'appeal che la penisola ha potuto esercitare verso l'altra sponda del Tirreno quale é, complice anche una continua ed a volte neppure troppo sana competizione e rivalità con la Francia. In questa "gara", dal punto di vista economico ("spread" PIL - PIB - evasione fiscale) , sociale, dell'equità sociale, della politica, della corruzione, dell'ordine pubblico, che idea si possono essere fatti gli isolani con la televisione sintonizzata su TF1 della penisola a loro assai vicina............Oggi su le Figaro si parla della visita di Valls e nei vari articoli le uniche due parole utilizzate di matrice italiana sono "Mafia" ed "Omerta"!!!!!! Sono purtroppo questi ormai i termini di giudizio prevalenti con cui vieni "bollato" internazionalmente (per certi aspetti giustamente e per altri no e comunque 60 milioni di persone non sono tutte uguali). La cultura, la lingua (che della prima é espressione), l'arte, la letteratura, la poesia, nella società degli spread, dei PIL - PIB non fanno notizia. Ma siccome in Corsica é di questi ultimi temi che si sta discutendo con lo scopo di salvare l'identità locale, per favore, chiamatela "toscana", "peninsulare", "italica" ma non gettatela in mare, é oggettivamente valida, "unica" e, soprattutto "E' ANCHE LA VOSTRA"
 giancarlo
Lunedi 26 Novembre 2012

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[Ignorare]
Mi permetta ghjulio di fare u una piccola critica al suo articolo .
Io credo che la natura di queste pagine sia basata solamente sulla messa in luce della verita' storica e culturale .
Gli elementi che trattiamo scaturiscono unicamente dalla presentazione di dati indiscutibili che nulla hanno a che vedere con fatti politici e valutazioni polemiche di parte. Che certi francesi quando parlano degli italiani li definiscono spesso mafiosi e omertosi e' luogo comune.
Potremmo rispondere loro per le rime ma sarebbe come abbassarsi ad un dialogo scadente di gente da poco.
Stiamo parlando qui di storia e di cultura. Spero che le nostre argomentazioni contribuiscano a far ritrovare alla gente corsa le loro radici e la loro nobilta' culturale .
in fondo siamo fratelli ed e' giusto che ci ritroviamo dopo che tanti avvenimenti ci hanno allontanati
Pace e salute come si dice tra buoni corsi
 Ghjiulio
Martedi 27 Novembre 2012

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[Ignorare]
Gentile Giancarlo, mi son lasciato trasportare dall'enfasi e non mi sono espresso chiaramente, mi scuso per questo. In sintesi volevo solo dire, riassumendo, che storia, lingua e sane tradizioni accomunano le due sponde del Tirreno e che è assolutamente un delitto non incentivare il rinascere di questo scambio.
E', ritengo, una posizione che fa onore alla storia e può aiutare molto i Còrsi a ritrovare una propria identità e che personalmente condivido e sostengo. Ma, purtroppo credo, almeno per ora, che sia "elitaria" in quanto quasi 300 anni di vita divergenti (e con uno Stato italiano - sottolineo "Stato" che raramente ha goduto di buona reputazione a livello internazionale, sia per propri demeriti sia per giudizi a volte non obiettivi nei suoi confronti) hanno fortemente allontanato la maggior parte dei Còrsi dalle loro radici. Più semplicemente, forse, più che allontanare sarebbe più corretto dire che "il quadro generale non ha contribuito a far riavvicinare le due realtà". Pace e salute!!!
 giancarlo
Martedi 27 Novembre 2012

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[Ignorare]
caro sig ghjulio
non posso che essere d'accordo con Lei circa la posizione di certi corsi nei nostri confronti.
Vorrei pero' aggiungere un'osservazione. : E' vero che nell'isole si conserva un certo spirito antiitaliano basato sulle malefatte delle camicie nere e sull'invasione militare dell'isola, ma e' altrettanto vero che quando si spiega che quello che quei signori facevano in Corsica era ripetuto pari pari in Italia , se non peggio, quando si spiega che una larga parte dei militari italiani ha partecipato alla lotta di liberazione insieme ai partigiani corsi , quando si illustrano le mille verita che li legano all'Italia, questo senso di critica cade e spesso lascia il posto alla curiosita' di conoscere cose completamente ignorate e taciute
Secondo me il problema sta nel far sapere al popolo corso tutte queste verita. Il resto poi viene da se'
Cordialita'

 G.CARLO
Mercoledi 28 Novembre 2012

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[Ignorare]
SONO UN NEOFITA DI QUESTO INTERESSANTISSIMO SITO E LEGGENDO I VARI DIALOGHI MI RENDO CONTO CHE CERTI INTERLOCUTORI SONO ANIMATI DAL LORO PROFONDO AMORE PER LA CORSICA CONVINTI DI ESSERE STATI INVASI E DAI PISANI DAI GENOVESI E DA ULTIMO DAI FRANCESI .
UN ATTENTO E OBIETTIVO ESAME DI TUTTA LA SITUAZIONE IN VIRTU DELLA LOGICA E DELLE OSSERVAZIONI CHE NE DISCENDONO DOVREBBE PORTARE AF ACCETTARE UNA REALTA ANCHE SE FORSE NON PIACE.
IL SIG ALLIMANU HA OSSERVATO CHE LA MAGGIOR PARTE DEI NOMI DI FAMIGLIA CORSI SONO TIPICI DI ALCUNE FEGIONI ITALIANE?
SE E' COSI VUOL DIRE CHE A UNA CERTA EPOCA C'E STATO UN SIG X CHE E' EMIGRATO IN CORSICA HA CREATO UNA DISCENDENZA E SPESSO HA CHIAMATO CON IL NOME DEL PAESE CHE AVEVA LASCIATO QUELLO CHE ERA ANDATO AD ABITARE.
E' SUFFICIENTE GUARDARE LA CARTA GEOGRAFICA DELL'ITALIA E QUELLA DELLA CORSICA PER PROVARE QUESTO FATTO.
LE PERSONE CHE VENIVANO NUMEROSE A POPOLARE L'ISOLA NON ERANO CERTO DEGLI INVSORI, VENIVANO PER LAVORARE E SPESSO PER RIFARSI UNA VITA . E CHE LINGUA PARLAVANO? CERTAMNTE IL DIALETTO DELLA REGIONE DI PROVENIENZA
E QUELLI PIU ACCULTURATI ANCHE L'TALIANO, LA LINGUA CHE HA SEMPRE UNITO TUTTE LE REGIONI ITALIANE E FRESO POSSIBILE LA STESURA DEI DOCUMENTI.
E' QUINDI OVVIO CHE IL CORSO PARLATO DA GENTE PROVENIENTE DALL'ITALIA ERA UNA LINGUA CHE TRAE ORIGINE
DAI DIALETTI O VERNACOLI USATI NELLA PENISOLA..
IL FENOMENO LINGUISTICO IN TUTTE LE REGIONI ITALIANE DIMOSTRA CHE IN CIASUNA DI ESSE ESISTE UN DIALETTO O VERNACOLO
MA IN TUTTE IL CEMENTO COMUNE E' STATO LA LINGUA DI DANTE , IL TOSCANO.
PERCHE IN CORSICA DOVREBBE ESSERCI STATO UN FENOMENO DIFFERENTE?
CERTAMENTE AL TEMPO DEGLI ETRUSCHI LA POPOLAZIONE (NON SO QUANTE ANIME ) AVEVA UN PARLARE DIVERSO DALL'ATTUALE . MA SAREBBE RIDICOLO SOSTENERE CHE GLI ABITANTI ATTUALI DELLA TOSCANA SONO DISCENDENTI DAGLI ETRUSCHI E CHE PARLANO TUTT'ORA LA LORO LINGUA. L'UOMO DI FILITOSA FA PARTE DELLA PREISTORIA. OGGI ANCHE CON UN ESAME DEL DNA NON SI TROVEREBBE NESSUNO DEI SUOI DISCENDENTI.

PASQUALE PAOLI
RAMPOLLO DI FAMIGLIA AGIATA FU PORTATO DAL PADRE A NAPOLI, DOVE FU EDUCATO DA INSEGNANTI ITALIANI E DOVE, GRAZIE ALL'IMPORTANZA DELLA SUA FAMIGLIA , EBBE LE POSSIBILITA DI FARE IL SERVIZIO MILITARE NELL'ESERCITO BORBONICO.
MOLTI "DELLI PAOLI" SONO CONOSCIUTI A NAPOLI E DINTORNI: SONO DIRETTORI DI BANCA, NOTAI, AVVOCATI. GENTE INSOMMA DI UJN CERTO CENSO
NON APPARE LOGICO CHE LA SCELTA DI ANDARE A NAPOLI DA PARTE DEL PADRE DI PASQUALE SIA DOVUTA ALLA PARENTELA CON LA FAMIGLIA NAPOLETANA ?
E QUINDI EVIDENTE CHE PASQUALE PARLVA NORMALMENTE LA LINGUA DELLE PERSONE COLTE . CERTAMENTE PARLAVA ANCHE IL CORSO COME IL PERSONALE CHE LAVORAVA PER LA SUA FAMIGLIA . MA LA SUA LIGUA ERA L'ITALIANO CHE DESIDERAVA FOSSE INSEGNATA AI SUOI CONCITTADINI.
A TALE SCOPO ALLA SUA MORTE LASCIO' ANCHE UNA SOMMA DI DENARO PER FAR ASSUMERE PROFESSORI DI LIGUA ITALIANA .
SO CHE IL LASCITO VENNE TRASMESSO DAL SUO ESECUTORE TESTAMENTARIO, MA NON MI RISULTA CHE LA SUA VOLONTA SIA STATA RISPETTA.
EGREGIO SIG ALLIMANO, RISPETTO PROFONDAMENTE IL SUO DESIDERIO DI ESSERE CORSO E BASTA. E' QUESTO UN PEROFONDO SENTIMENTO DI AMORE PER LA SUA BELLA ISOLA.
MA LA REALTA STORICA DIMOSTRA CHE L'ITALIA E' ANCORA PRESENTE TRA L COSE CHE LEI AMA .LO ACCETTI COME UN ELEMENTO DI VALORIZZAZIONE PER POTER CONSERVARE L'EREDITA CHE I SUOI AVI ANNO LASCIATO.
CORDIALI SALUTI
G.CARLO







 enrico
Mercoledi 28 Novembre 2012

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[Ignorare]
Caro G.Carlo,
Da quanto ne sappia io non esiste legame della famiglia De Paoli con la città di Napoli. Infatti l'origine della sua casata è in Umbria e più precisamente a Città di Castello(Pg).
Il fatto di studiare a Napoli, piuttosto che a Pisa (meta quasi esclusiva per i giovani studenti corsi), denota come hai scritto il censo della sua famiglia. A quel tempo Napoli era una della capitali europee, appena un gradino sotto a Londra e Parigi , con una popolazione di 400.00 abitanti. e prestigiosa sede universitaria. Milano e Roma erano abbondantemente distaccate in ordine di importanza.
Hai nominato nella tua esposizione il Sig. Allimanu (il corso che vive in Germania). Egli è l'unico corso che ha partecipato, sia pure per un breve periodo, alla discussione. Purtroppo sembra essere l'unico corso attivo nel forum, noi italiani siamo qui che la cantiamo e la suoniamo dicendo cose anche giuste ma il valore della discussione e del contraddittorio sarebbe avvalorato da una presenza di veri corsi tra gli utenti del forum.
Sono sicuro che questo sito web è ben frequentato dagli stessi ,ma non è da loro partecipato.
Probabilmente dovremmo fare qualcosa in più o di diverso per coinvolgere chi esita a entrare nel sito. Teniamo presente che la maggior parte non sa scrivere in italiano. Potremmo cercare di avvicinarli invitandoli a scrivere in corso in modo che quei pochi che riescono a scrivere qualcosa nella lingua madre si affaccino anche qui



.
 Ghjiulio
Giovedi 29 Novembre 2012

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[Ignorare]
Anche io ho notato con rammarico che il forum é un luogo dove trovano quasi esclusivamente spazio gli italiani che vogliono bene alla Corsica ed ai suoi abitanti. in merito ad eventuali azioni da intraprendere per invertire tale tendenza mi farebbe piacere (e sarei loro grato per questo) conoscere l'opinione dei fondatori di "A viva Voce". Ad esempio "Allimanu" (che é un po' che non si sente) e tutti i còrsi che frequentano il forum scrivano in còrso od in qualsiasi altra lingua, l'importante é interagire e confrontarsi!!
 giancarlo
Giovedi 29 Novembre 2012

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[Ignorare]
CARO ENRICO
LA TUE NOTE A PROPOSITO DELL'ORIGINE DELLA FAMIGLIA DE PAOLI O DELLI PAOLI SONO LOGICHE.
DURANTE UN ESPERIENZA DI LAVORO A CASERTA CONOBBI UNA CERTA CAROLA PAOLI CHE MI DISSE DI ESSERE DISCENDENTE DI PASQUALE E MI INVIO' UNA XILOGRAFIA CON LA FIGURA DEL SUO ANTENATO..
ANCHE LEI MI DISSE INFATTI CHE L'ORIGINE REMOTA DELLA SUA FAMIGLIE ERA IN UMBRIA. DA LI SI TRASFERIRONO A NAPOLI.
PER MOTIVI PERSONALI E DI SALUTE NON HO FINORA POTUTO ANDARE A CASERTA PER INCONTRARE QUESTA SIGNORA .DI CUI AVEVO PERALTRO PERDUTO L'INDIRIZZO
HO TRASCURATO LA COSA FINO A QUANDO RECENTEMENTE ATTRAVERSO AMICI CASERTANI HO RECUPERATO PRIMA IL NOME DI UN DOTT. DELLI PAOLI POI IL N° DI TELEFONO DI CAROLA.
DURANTE LA CONVERSAZIONE MI DISSE CHE COLEI CHE AVEVA RACCOLTO I DOCUMENTI DI FAMIGLIA ERA LA SORELLA. E CHE MI AVREBBBE DETTO COME POTERLA CONTATTARE
MI TROVO ATTUALMENTE IN CORSICA E D HO CON ME SOLO IL N° DI TELEFONO DEL DOTT. DELLI PAOLI.
ANCORA UNA VOLTA MI SO0NO RIPROPOSTO DI ANDARE A FARE UNA RICERCA PRECISA., MA ANCORA UNA VOLTA NON HO TROVATO IL TEMPO DI FARLO.
SE UNA PERSONA SERIA MI VUOLE SOSTITUIRE IN QUESTO MIO PROPOSITO POTRO FORNIRGLI GLI ELEMENTI CHE HO.A CONDIZIONE DI NON FARMI RIMPIANGERE LA FIDUCIA PRESTATA.
INTANTO CON UN E-MAIL POSSO TRASFERIRE LA XILOGRAFIA , O MEGLIO QUELLO CHE NE RESTA PERCHE MI FU MANDATA PER FAX E STAMPATA SU CARTA CHIMICA.
CORDIALI SALUTI
G.CARLO



 giancarlo
Giovedi 29 Novembre 2012

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[Ignorare]
CARO ENRICO
LA TUE NOTE A PROPOSITO DELL'ORIGINE DELLA FAMIGLIA DE PAOLI O DELLI PAOLI SONO LOGICHE.
DURANTE UN ESPERIENZA DI LAVORO A CASERTA CONOBBI UNA CERTA CAROLA PAOLI CHE MI DISSE DI ESSERE DISCENDENTE DI PASQUALE E MI INVIO' UNA XILOGRAFIA CON LA FIGURA DEL SUO ANTENATO..
ANCHE LEI MI DISSE INFATTI CHE L'ORIGINE REMOTA DELLA SUA FAMIGLIE ERA IN UMBRIA. DA LI SI TRASFERIRONO A NAPOLI.
PER MOTIVI PERSONALI E DI SALUTE NON HO FINORA POTUTO ANDARE A CASERTA PER INCONTRARE QUESTA SIGNORA .DI CUI AVEVO PERALTRO PERDUTO L'INDIRIZZO
HO TRASCURATO LA COSA FINO A QUANDO RECENTEMENTE ATTRAVERSO AMICI CASERTANI HO RECUPERATO PRIMA IL NOME DI UN DOTT. DELLI PAOLI POI IL N° DI TELEFONO DI CAROLA.
DURANTE LA CONVERSAZIONE MI DISSE CHE COLEI CHE AVEVA RACCOLTO I DOCUMENTI DI FAMIGLIA ERA LA SORELLA. E CHE MI AVREBBBE DETTO COME POTERLA CONTATTARE
MI TROVO ATTUALMENTE IN CORSICA E D HO CON ME SOLO IL N° DI TELEFONO DEL DOTT. DELLI PAOLI.
ANCORA UNA VOLTA MI SO0NO RIPROPOSTO DI ANDARE A FARE UNA RICERCA PRECISA., MA ANCORA UNA VOLTA NON HO TROVATO IL TEMPO DI FARLO.
SE UNA PERSONA SERIA MI VUOLE SOSTITUIRE IN QUESTO MIO PROPOSITO POTRO FORNIRGLI GLI ELEMENTI CHE HO.A CONDIZIONE DI NON FARMI RIMPIANGERE LA FIDUCIA PRESTATA.
INTANTO CON UN E-MAIL POSSO TRASFERIRE LA XILOGRAFIA , O MEGLIO QUELLO CHE NE RESTA PERCHE MI FU MANDATA PER FAX E STAMPATA SU CARTA CHIMICA.
CORDIALI SALUTI
G.CARLO



 giancarlo
Giovedi 29 Novembre 2012

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[Ignorare]
CARO ENRICO
LA TUE NOTE A PROPOSITO DELL'ORIGINE DELLA FAMIGLIA DE PAOLI O DELLI PAOLI SONO LOGICHE.
DURANTE UN ESPERIENZA DI LAVORO A CASERTA CONOBBI UNA CERTA CAROLA PAOLI CHE MI DISSE DI ESSERE DISCENDENTE DI PASQUALE E MI INVIO' UNA XILOGRAFIA CON LA FIGURA DEL SUO ANTENATO..
ANCHE LEI MI DISSE INFATTI CHE L'ORIGINE REMOTA DELLA SUA FAMIGLIE ERA IN UMBRIA. DA LI SI TRASFERIRONO A NAPOLI.
PER MOTIVI PERSONALI E DI SALUTE NON HO FINORA POTUTO ANDARE A CASERTA PER INCONTRARE QUESTA SIGNORA .DI CUI AVEVO PERALTRO PERDUTO L'INDIRIZZO
HO TRASCURATO LA COSA FINO A QUANDO RECENTEMENTE ATTRAVERSO AMICI CASERTANI HO RECUPERATO PRIMA IL NOME DI UN DOTT. DELLI PAOLI POI IL N° DI TELEFONO DI CAROLA.
DURANTE LA CONVERSAZIONE MI DISSE CHE COLEI CHE AVEVA RACCOLTO I DOCUMENTI DI FAMIGLIA ERA LA SORELLA. E CHE MI AVREBBBE DETTO COME POTERLA CONTATTARE
MI TROVO ATTUALMENTE IN CORSICA E D HO CON ME SOLO IL N° DI TELEFONO DEL DOTT. DELLI PAOLI.
ANCORA UNA VOLTA MI SO0NO RIPROPOSTO DI ANDARE A FARE UNA RICERCA PRECISA., MA ANCORA UNA VOLTA NON HO TROVATO IL TEMPO DI FARLO.
SE UNA PERSONA SERIA MI VUOLE SOSTITUIRE IN QUESTO MIO PROPOSITO POTRO FORNIRGLI GLI ELEMENTI CHE HO.A CONDIZIONE DI NON FARMI RIMPIANGERE LA FIDUCIA PRESTATA.
INTANTO CON UN E-MAIL POSSO TRASFERIRE LA XILOGRAFIA , O MEGLIO QUELLO CHE NE RESTA PERCHE MI FU MANDATA PER FAX E STAMPATA SU CARTA CHIMICA.
CORDIALI SALUTI
G.CARLO



 enrico
Giovedi 29 Novembre 2012

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[Ignorare]
Ciao Giancarlo,

Ho letto con attenzione le informazioni sulla famiglia De Paoli e confermata l'origine umbra ho imparato che il legame con Napoli era importante per i motivi che hai scritto. Del resto credo che sia proprio tu che avevi postato nel vecchio forum dell'ADECEC le foto della casa di famiglia originale di Citta' di Castello -Pg. (Sei Giancarlo di Roma, corretto?)
Per quanto riguarda la tua richiesta di collaborare sugli interessanti elementi già in tuo possesso, per mancanza di tempo non ti posso assistere.
Ti auguro che in futuro (leggo che hai avuto problemi di salute e spero che ti sia ripreso) tu possa portare a compimento la ricerca direttamente o indirettamente
Un cordiale saluto

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