A Viva Voce

Alcuni uomini e alcune donne di Corsica, premurosi del rinverdimento della lingua dotta dei nostri antenati hanno deciso di pubblicare questa rivista in lingua italiana. Essa è un nostro retaggio e un puntello per mantenere viva la lingua còrsa.
Forum

Paoli, ma quale?

 enrico
Giovedi 29 Novembre 2012

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Ciao Giancarlo,

Ho letto con attenzione le informazioni sulla famiglia De Paoli e confermata l'origine umbra ho imparato che il legame con Napoli era importante per i motivi che hai scritto. Del resto credo che sia proprio tu che avevi postato nel vecchio forum dell'ADECEC le foto della casa di famiglia originale di Citta' di Castello -Pg. (Sei Giancarlo di Roma, corretto?)
Per quanto riguarda la tua richiesta di collaborare sugli interessanti elementi già in tuo possesso, per mancanza di tempo non ti posso assistere.
Ti auguro che in futuro (leggo che hai avuto problemi di salute e spero che ti sia ripreso) tu possa portare a compimento la ricerca direttamente o indirettamente
Un cordiale saluto
 Maurizio per la nostra Lingua
Venerdi 30 Novembre 2012

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[Ignorare]
Concordo pienamente con quanto affermato da giancarlo, Ghjiulio ed enrico nei loro ultimi interventi riguardo al forum.
Anch'io penso che la partecipazione di noi italiani in questo spazio abbia un senso ed una sua forse piccola ma comunque significativa utilità, soprattutto dal punto di vista della solidarietà, della testimonianza e dell'informazione.
Dobbiamo comunque sempre ricordarci di intervenire sul forum con molto rispetto e prudenza, citando nel modo quanto più possibile esatto le fonti da cui traiamo le nostre affermazioni e non meravigliandoci se quelle che per noi possono essere delle "evidenze" anche palesi, non vengono percepite o accettate come tali da molti còrsi.
Non dimentichiamoci infatti che abbiamo a che fare con una realtà estremamente complessa e delicata e che il nostro contributo si scontra con almeno tre fattori sfavorevoli: la scarsa informazione, la "politica" (con le virgolette, e spiegherò poi il perché) e quella che io chiamo la "sindrome del fratello tradito".
Tre elementi che spesso si mescolano insieme in un'amalgama dura e resistente in cui, sebbene io creda sia spesso il secondo a "manipolare" gli altri, non si riesce mai veramente a distinguere l'uno dall'altro.

Quanto all'informazione, vi ricorderete la propensione del nostro amico Allimanu (che anch'io saluto con simpatia sperando si rifaccia vivo presto) a ritenere, sicuramente in buona fede, Pisa e Genova equivalenti quanto a crudeltà e sopraffazione e quest'ultima colpevole di aver imposto ai còrsi la "sua" lingua. Il Prof. Colombani ha dissipato ogni dubbio sulla seconda questione, pubblicando una poesia in genovese e, quanto alla prima, le idee potrebbero cominciare a chiarirsi leggendo le parole dell'Abate còrso Gregorio Salvini : "Cinque altri Governadori, che di poi vi spedirono i Papi, la incontrarono male, e co' Signori e co' Popoli. Quindi Urbano II diede l'isola ai Pisani, acciò la governassero sotto il titolo della Chiesa. Riusciva felicissimo il loro governo quando i Signori Genovesi vennero a turbarne loro il possesso, ed a togliere a Corsi quella pace, che ancora sospirano, dopo seicento, e più anni" (Gregorio Salvini, Giustificazione della Rivoluzione di Corsica, e della ferma risoluzione presa da'Corsi di non sottomettersi mai più al dominio di Genova, Oletta, Stamperia della Verità, 1758, pp. 5-6. http://books.google.it/books?id=dHw5AAAAcAAJ&printsec=frontcover&dq=Giustificazione+della+rivoluzione+di+Corsica&hl=it&sa=X&ei=lBOuUPyeMsjOhAeb1YCoCA&ved=0CDsQ6AEwAA).
Se i dubbi di Allimanu potevano essere legittimi, andando a curiosare su internet ci si imbatte spesso in una grandissima confusione di idee.
Questo fa capire l'importanza del lavoro dei redattori di "A Viva Voce" quando, con infinita pazienza e serietà, cercano di riportare chiarezza su certi temi proponendo prove documentali inoppugnabili. Un esempio che anche noi, nel nostro piccolo e rispettando i limiti che in quanto ospiti non possiamo superare, dobbiamo imitare.

Saltando il secondo elemento a noi sfavorevole, la "politica", che riservo per ultimo, parlerei ora del terzo, quello che chiamo la "sindrome del fratello tradito".
Finora, anche se in buona fede, lo avevo forse superficialmente sottovalutato. Sia perché lo consideravo pesantemente strumentalizzato proprio dalla "politica" e sia perché facevo tra me e me alcune considerazioni diciamo così "tranquillizzanti".
Mi dicevo: " Dalla nostra occupazione della Corsica sono passati 70 anni. Un bimbo còrso che a quel tempo ne aveva 5, l'età in cui si formano i primi ricordi, ora ne ha 75 e quasi tutti i protagonisti dei fatti di allora sono morti.
Non credo che i còrsi ce l'abbiano ancora con noi; che non sappiano che da più di 60 anni siamo una democrazia che, nonostante abbia affrontato dure prove, si è dimostrata forte e solida e i cui principi, costituzionalmente stabiliti, sono diametralmente opposti a quelli del passato regime!
Non credo che i còrsi pensino che un italiano di oggi possa provare sentimenti diversi da una profonda vergogna ripensando alla barbara e sadica uccisione di Jean Nicoli o alla morte delle altre vittime dei crimini di guerra commessi in Corsica da alcuni italiani!
Non credo ignorino che all'indomani dell'8 settembre '43 la ex forza di occupazione italiana, pressoché compatta (se non erro con la sola defezione di poco più di un battaglione della divisione "Nembo") collaborò attivamente col Maquis còrso per liberare l'isola dal forte contingente tedesco che vi era affluito e che il suo contributo fu importante, sia per la realizzazione e la difesa della testa di ponte di Ajaccio, che consentì l'arrivo dei rinforzi e aiuti francesi e americani e sia nella riconquista e liberazione di Bastia!
Non credo ignorino che furono proprio gli Italiani in queste battaglie a lasciare sul campo il maggior numero di morti, 637, caduti a fianco e non contro i còrsi, anche se spesso vengono erroneamente conteggiati assieme alle perdite tedesche!
Sono fatti noti del resto non solo in Italia, dove sono considerati, al pari dei combattimenti di Porta S. Paolo e di Cefalonia, fra i primi esempi della nostra Resistenza militare e del nostro riscatto nazionale ma anche all'estero (vedi: http://books.google.it/books?id=2LBvZPXmmqoC&pg=PA91&lpg=PA91&dq=italian+contribute+to+the+liberation+of+corsica+island+in+1943&source=bl&ots=vDWy0GkVM_&sig=fuMjUWmpmDGBXysnwVhJm1ifDLQ&hl=it&sa=X&ei=utOsULqbKIuSswac94C4CQ&ved=0CGYQ6AEwCQ#v=onepage&q=italian%20contribute%20to%20the%20liberation%20of%20corsica%20island%20in%201943&f=false; pp. 91-92).
Anche i siti francesi e còrsi, seppure di solito in modo scarno, ne danno comunque qualche notizia (vedi: http://fr.wikipedia.org/wiki/Libération_de_la_Corse; http://www.defense.gouv.fr/content/download/100778/978486/file/MC35.pdf (pag. 6 e pag.10) ; http://www.resistance-corse.asso.fr/histoire-les_combats_de_la_liberation.html).
Mi chiedevo poi: perché la Corsica non avrebbe potuto perdonarci ciò che ci è stato perdonato da nazioni, come la Grecia o l'Albania, che sopportarono da noi molto peggio, crimini di guerra compresi, ma con i cui popoli abbiamo da tempo ristabilito rapporti di amicizia anche molto cordiali?
Perfino con gli sloveni e i croati, dopo le cose terribili successe da entrambe le parti dei nostri confini orientali di allora, stiamo riuscendo ad imbastire dei rapporti non dico buonissimi ma sicuramente accettabili!
Del resto anche noi italiani, con tutte le stragi naziste che hanno insanguinato il nostro paese durante due anni di occupazione durissima e feroce quando, già all'inizio degli anni '50, cominciarono ad arrivare i primi turisti tedeschi sulla Riviera adriatica non li abbiamo certo presi a fucilate!
Mentre mi crogiolavo in queste "quasi certezze", mi sono imbattuto in uno uno scritto di Olivier Durand, arabista e docente presso l'Università di Roma (http://www.filesuso.uniroma1.it/?q=user/301/curriculum) ma soprattutto appassionato difensore delle lingue minoritarie e del còrso in particolare, a cui ha dedicato un libro in italiano (Olivier Durand, La lingua còrsa. Una lotta per la lingua, Brescia, Paideia Editrice, 2003). Il testo, ripreso dal blog: http://pourunelitteraturecorse.blogspot.it/2012/01/olivier-durand-repond-jean-chiorboli-il.html, è una vivace e articolata risposta del Professore alle critiche espresse nei confronti del suo libro da un collega dell'Università di Corte, il Prof. Jean Chiorboli. Una frase di questo intervento, per altro interessantissimo perché dedicato proprio all'argomento della lingua e molto in sintonia con le idee degli animatori di "A Viva Voce" (che vengono anche citati), mi ha molto colpito, questa: "Je précise donc ici que, en tant que Corse, je n’ai aucun problème à déclarer que les Italiens sont mes frères, mais à la stricte condition que l’on n’oublie pas une cicatrice historique qui n’a pas encore vraiment cessé de faire mal : quand mon frère Mussolini a décidé de s’allier avec Hitler contre la France, à cause de lui on a eu des tas d’ennuis en Corse. C’est précisément là que nous avons étés traités d’ «Italiens» par notre Patrie (la France...), de «collabos» scélérats (...) ".
In un altro passo, tratto proprio dal suo libro e leggibile sul sito di "Radiche" (http://www.radiche.eu/zindex/zfile/corsica_e_italia/irredentismo.htm) Durand aveva già affermato: "L'Italia fascista (...) si è rivelata un parente indesiderato, da cui la Corsica è stata ben lieta di potersi dissociare ogni volta che si presentasse un'argomentazione sia pur blandamente plausibile - quale ad es. la diretta discendenza dell'idioma insulare dal latino. Ancor oggi troppo spesso ignari di quanto l'antifascismo sia diventato uno dei valori fondanti della Repubblica oltre Tirreno (perlomeno nei suoi primi decenni), i còrsi hanno a lungo guardato agli italiani come a fratelli scellerati, i quali non soltanto si presentano oggi sull'isola con la più candida disinvoltura, ma palesando regolarmente la più assoluta inconsapevolezza delle proprie responsabilità storiche!"
A quel punto mi è cascato un po' il mondo addosso. Se queste considerazioni le avesse fatte una persona comune, come me, mi sarei allarmato meno ma, provenendo da uno studioso di prestigio e che per giunta insegna e forse vive in Italia, conoscendoci quindi molto bene, ho dovuto rimettere in discussione tutto ciò che pensavo e prendere atto che nei rapporti fra còrsi e italiani forse non si è attivato e non è giunto a conclusione il processo, già lungo e delicato, del "perdono" perché in realtà ne è ancora in corso un altro, ben più lento, faticoso e lacerante, più simile ad una vera e propria "elaborazione del lutto".
Probabilmente la ferita aperta di cui parla Durand non si è ancora rimarginata perché non è venuta da un popolo qualunque ma proprio da noi, i fratelli italiani!
Dove abbiamo sbagliato mi sono detto? Come è possibile che in tanti anni non siamo stati capaci di far arrivare ai còrsi forte e chiaro il messaggio del nostro cambiamento profondo, del recupero dei nostri antichi valori di civiltà, la nostra vicinanza, la nostra solidarietà, il nostro affetto?
Perché, ad esempio, oltre Tirreno non viene percepito il fatto che dopo la sbornia nazionalista del fascismo l'Italia di oggi è diventata forse il paese meno nazionalista al mondo, così timoroso di apparir tale da esser giunto al punto di non essere quasi più capace di coltivare neanche quell'amor patrio (cose diversa dal nazionalismo) di cui una nazione del suo rango e delle sue grandi tradizioni, specie in questi momenti, avrebbe bisogno?
Non sarà forse stata proprio la nostra tendenza a considerare come tabù certi argomenti del passato, rimuovendoli invece che affrontandoli, "non impicciandoci", ad essere interpretata dai còrsi come un'ulteriore forma di abbandono, di tradimento?
Perché fra le masse dei turisti italiani che ogni anno si recano in Corsica non sono stati notati i tanti che probabilmente non si sono solo accontentati di una bella spiaggia ma hanno cercato di conoscere, capire, ascoltare?
Dobbiamo interrogarci su queste cose.
Sono perciò ancora più convinto che la nostra presenza su questo forum sia una cosa giusta e mi auguro, come enrico e Ghjiulio, che presto o tardi comincino a frequentarlo anche i còrsi. Non importa che intervengano in còrso, francese o italiano, capiremo comunque. È importante invece che tornino ad "annusarci", studiarci, parlarci, magari anche ad arrabbiarsi con noi se necessario, purché scoprano finalmente che questi "lucchisacci" non vogliono prendere la loro patria, farli diventare italiani ma solo cercare di rendersi utili, aiutarli a non perdere per sempre un patrimonio culturale che abbiamo in comune e che può esser loro ancora molto utile e, soprattutto, non ripetere gli errori del passato. Loro possono dirci come farlo. Se il "tradimento" è veramente ancora così sentito, vuol dire che in fondo, magari inconsciamente, i còrsi provano ancora quel sentimento di fratellanza che oggi molti vogliono a tutti i costi negare e distruggere. Non permettiamo che ciò accada!

Ho lasciato per ultima la "politica", non intesa nel senso letterale della parola ovviamente, ma come attitudine mentale negativa, come forza tendente a dividere più che ad unire, a conservare più che a progredire e pronta ad usare anche l'omissione e la disinformazione per raggiungere i suoi obiettivi.
Come bene ha spiegato anche il Prof. Durand, dopo Il secondo conflitto mondiale gli ambienti più vicini alle idee di un recupero dell'identità còrsa hanno patito una sbrigativa e strumentale assimilazione alla ristretta schiera di chi fu "sedotto" dalla propaganda mussoliniana, con la conseguenza di risultare ingiustamente colpevolizzati ed emarginati. Non c'è da stupirsi quindi se alla metà degli anni '70, quando iniziò il cammino del "riacquistu", fosse già radicata in alcuni esponenti di questi stessi ambienti la non condivisibile ma comprensibile idea che questo potesse realizzarsi solo attraverso una decisa rottura con tutto quanto avesse anche il più lontano sentore di "italianità".
Credo che dopo quasi quarant'anni, viste le condizioni in cui si trova il còrso e i deludenti risultati dei tentativi fatti per salvarlo e rivitalizzarlo, questa scelta che sacrifica e rinnega gli storici legami con la storia, la cultura e la lingua italiane, visti come fuorvianti, pericolosi e addirittura nocivi, in omaggio ad una concezione di rinascita tanto orgogliosa quanto, a mio parere, imprudente, abbia dimostrato i suoi limiti e le sue evidenti lacune.
La "politica" di chi vuole ostinarsi a seguire questa strada dando credito e diffusione a teorie storiche e linguistiche discutibili e scarsamente accreditate, anche a livello internazionale, purché funzionali all'allontanamento della Corsica dall'area culturale "italiana" e approfittando della disinformazione e dei "nodi irrisolti" tra còrsi e italiani per imporre tabù e alzare anacronistici steccati non credo renda alla sua patria un buon servizio. Sprecare tempo e privarsi di quello che è un prezioso strumento di difesa e non di affossamento dell'identità còrsa, come disse non ricordo più se Talleyrand o Fouché in occasione della uccisione del duca d'Enghien "C' est plus qu' un crime, c' est une faute".


 Ghjiulio
Venerdi 30 Novembre 2012

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Bella analisi quella di Maurizio che condivido appieno e, per dirla tutta, ai 3 punti, a mio avviso, ne aggiungerei un quarto, il fattore F1 (ormai sorpassato, son passati secoli, ma sostituito da quello F2......). Per fattore F1 intendo: "da Wikipedia Fr":
L’Académie de la Crusca fut supprimée en 1783 et réincorporée dans l’Académie de Florence, puis rétablie par Napoléon Bonaparte en 1809, après une lutte d'influence visant à imposer le français dans le royaume de Toscane confié à sa sœur. En effet, le 9 avril 1809, Napoléon concède par décret (du palais des Tuileries) aux Florentins de pouvoir parler leur propre langue. Dans ce décret, il précise que « la langue italienne pourra être employée en Toscane concurremment à la langue française, dans les tribunaux, les actes notariés et dans les écrits privés.........".
 giancarlo
Sabato 1 Dicembre 2012

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[Ignorare]
caro ghjulio
leggo con sommo interesse le tue argomentazioni accompagnate da quelle di Maurizio Enrico , Alimanu etc. , Tutte logiche e documentatissime.. Ma un dubbio mi assale. : perche facciamo tutto questo? solo per ristabilire la verità culturale ed etnica della Corsica
o per far sapere ai Corsi certe cose che essi ignorano?
Io passo molto del mio tempo nell'sola e conosco molte persone tra le quali ho degli amici. Parlo con loro in francese all'nizio e poi finiamo inconsciamente a parlere in italiano.
Le discussioni sono a tutto campo e naturalmente entrano anche nel nostro argomento preferito : le loro radici italiche.
Li ho visti estremamente sorpresi quando ho mostrato loro un annuario telefonico italiano dove hanno ritrovato i loro nomi di famiglia e quelli dei loro amici e parenti, oppure quando sulla guida del tourig club hanno visto nomi di luoghi e paesi come in Corsica..
Nel tempo hanno scoperto fatti e dettagli che assolutamente ignoravano . Durante una delle loro riflessioni mi hanno fatto osservare che a scuola nessun argomento storico che li riguardasse da vicino, era stato affrontato.
Poco o nulla sanno degli interventi della Repubblica di Pisa e successivamente di Genova , se non che erano stati "invasi" , assoggettati e obbligati a parlare una lingua che non era la loro.
Quando su un sito che si chiama GENS e che scoprii grazie a un articolo del Prof, Colombani, hanno constatato quanti Rossi, Csanova etc esistono in italia , hanno detto scherzando : Allora facciamo parte degli invasori......................
Non ho mai riscontrato un acrimonia diffusa contro di noi italiani. L'intervento delle camicie nere rappresenta solo una critica ma mai un giudizio generale negativo.
Forse nella loro storia esistono fatti ben piu gravi di quelli addebitati alle camicie nere.
Ho constatato che tra coloro che per motivi economici (soprattutto per l'acquisto di materiali) frequentano l'Italia c'e l'entusiasmo di scoprire certe cose a loro vicine . Molti mi dicono : -ci sentiamo come a casa nostra
Tutti in poco tempo si sbrogliano con la lingua italiana. addirittura uno di questi mi ha fatto osservare che in un vocabolario di lingua francese-corso c'erano degli errori di traduzione e che quella esatta si poteva fare conoscendo l'espressione vernacolare dei pescatori livornesi.
Queste esperienze mi portano a pensare che se ci fa piacere ridare ai corsi l loro lingua e la loro cultura occorre far conoscere le loro vere radici, .
Sarebbe necessario discendere tra la gente comune e sollevare quel velo di pesante silenzio che ha impedito loro di "conoscere" .
Il nostro é un dialogo limitato tra "sapienti" , mi pare difficile divulgarlo al difuori delle nostre pagine.
Potrebbe essere utile forse un trasmissione " a viva voce" su un radio locale.
Ma probabilmente andremmo a toccare certi interessi e preconcetti che non ci possiamo permettere il lusso di sollecitare.
Cordialmente
g.carlo

.
 Maurizio per la nostra Lingua
Mercoledi 5 Dicembre 2012

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[Ignorare]
L'ultimo intervento di giancarlo, oltre ad essere come sempre lucido e concreto è anche sotto certi aspetti confortante e incoraggiante.
Sapere da un italiano che frequenta abitualmente la Corsica che i suoi rapporti con i conoscenti locali sono buoni e produttivi per loro di piacevoli riscoperte è senz'altro una notizia che fa un grandissimo piacere.
Purtroppo nel contempo ha anche evidenziato bene il nocciolo della questione, il fatto cioè che i còrsi di oggi si stupiscono per cose che evidentemente non appartengono più alla loro memoria collettiva e che solo quando hanno occasione di recarsi in Italia o - è il caso dei suoi conoscenti - di incontrare degli italiani in un contesto diverso dal superficiale contatto col turista estivo, si rendono conto con sorpresa che esiste tutto un mondo di somiglianze, affinità, parentele, legami a loro completamente sconosciuto.
Evidentemente al di fuori di questi casi e con l'esclusione di chi ha fatto dello studio della storia e della lingua italiane una scelta di vita e professionale, i còrsi non trovano nella scuola, nei media o nelle istituzioni chi può, o vuole, dar loro certe informazioni.
Temo per esempio che oggi in Corsica si sappiano molte più cose sui Galli, i Franchi, Carlo Magno e Giovanna d'Arco che non sui molti personaggi di valore che in tutti i campi l'isola ha espresso ai tempi in cui gravitava ancora nell'ambito culturale italiano e non si abbia nemmeno idea del ruolo, anche significativo, che alcuni di essi hanno avuto nella vita e nella storia, maggiore o minore, del Bel Paese.
Anche riguardo alla lingua, lapidi a parte e salvo il caso di qualche consultazione di registri parrocchiali o di un sempre più improbabile ritrovamento in vecchi armadi e soffitte di lettere o documenti scritti in italiano, credo che pochi siano ormai i casi in cui un còrso può rendersi conto personalmente che la lingua di Dante non è un idioma straniero al pari dell'inglese o del tedesco.
Ritengo perciò importantissima l'esistenza di un sito come questo e molto meritoria l'azione che sta portando avanti. Un po' "elitaria"? Beh, certo una rivista culturale in genere non ha la popolarità di un sito generalista o che si occupa di sport, gossip o politica ed è normale che si indirizzi ad un pubblico più interessato a certi argomenti.
La convinzione di giancarlo che il messaggio di "A Viva Voce" debba essere maggiormente diffuso è però senz'altro condivisibile ma credo che questo risultato possa realizzarsi meglio facendo conoscere di più il sito così com'è che non attraverso altre iniziative che, come quella di una radio, penso anch'io potrebbero esporlo, in Corsica e in Francia, a reazioni non sempre entusiastiche. Temo purtroppo che i tempi non siano ancora maturi. Già ritengo una specie di "miracolo" che esista un sito come questo e che i suoi animatori riescano a fare così bene quello che fanno in una situazione "politicamente" (nel senso che ho già spiegato) poco favorevole.
Se si naviga su internet ci si può render conto per esempio che pochissimi sono i siti còrsi che segnalano quello di "A Viva Voce" come "amico" o degno di interesse. Ad alcuni di questi ho anche provato a scrivere delle mail molto educate per chiedere che venisse valorizzato ma, oltre a non aver avuto alcun successo, non sono mai stato neppure degnato di una risposta. Forse se le mail fossero di più, chissà, le cose potrebbero cambiare. Anche in Italia si può far molto per far conoscere "A Viva Voce". Io credo che la bella esperienza Dell'"Associu Giraglia" ne potrebbe ispirare molte altre se associazioni culturali, comuni e altri enti pubblici e privati della penisola venissero a conoscenza dell'esistenza della rivista e del sito. È un aspetto in cui noi italiani, se abbiamo qualche aggancio in quegli ambienti, possiamo giocare un ruolo utile.
Quanto al forum mi fa piacere pensare che le nostre discussioni non siano viste solo come delle sterili e noiose chiacchierate. Non so se siamo dei "sapienti". Per quanto mi riguarda io non mi reputo certo tale; sono piuttosto un "curioso" che ha il desiderio di scoprire la storia della Corsica e di condividere con altri l'interesse e l'affetto che prova per quest'isola e i suoi abitanti.
Comunque, ripeto, partecipare al forum ha una sua importanza. Prima di tutto intervenire o aprire nuove discussioni ha sempre un riverbero sui motori di ricerca e questo, oltre a far conoscere maggiormente il sito, può portare a dei bei risultati, come quello che si è avuto per esempio nel caso della Dr.ssa Pierotti che, approdata sul forum per via di Salvatore Viale, ha potuto mettersi in contatto con la redazione di "A Viva Voce" e pubblicare il suo interessante articolo su padre Gioacchino Prosperi. Anche l'intervento dei Prof.ri Colombani e Marchetti nella discussione relativa al dizionario còrso-italiano credo sia servita a colmare una lacuna; penso infatti che prima fossero pochi quelli che riuscivano a trovare su internet notizie sull'esistenza di un vocabolario del genere.
Anche i contatti che si intensificano fra i partecipanti al forum riguardo ad alcune questioni, come le origini italiane di Paoli, le offerte di collaborazione in ricerche, sono un ottimo segno e una buona cosa, come tutti i contributi che ognuno di noi, nel suo piccolo, porta segnalando documenti, fonti e materiale iconografico relativi alla prossimità culturale fra Corsica e Italia.
Ho anche l'impressione che l'interesse per il forum stia crescendo. Le più di 1200 visite su questa discussione, che mi sembra diventata quella più generale e seguita, credo rappresentino per uno spazio di espressione come questo già un buon successo. Anche togliendo da quella cifra le letture di chi interviene abitualmente e quelle dei redattori di "A Viva Voce", che controllano che non vengano scritte troppe "bischerate" (come direbbero i toscani), il dato che si ricava è comunque soddisfacente e fa pensare che fra i frequentatori del forum non ci siano solo degli italiani.
Un altro fatto che ritengo importante è che, magari anche grazie a un attento controllo da parte dei moderatori, finora è rimasto fuori dalla porta del forum qualunque tipo di intervento provocatorio, aggressivo o politicizzato. La cosa non era poi così scontata. Questo vuol dire che forse questi interventi non li attiriamo e che stiamo dando un'immagine corretta di come degli italiani di oggi possano interessarsi, senza ambiguità od equivoci, con rispetto ed educazione, a temi culturali che coinvolgono Corsica e Italia.
Quanto all'assenza dei còrsi dal forum io resto fiducioso sulla possibilità che presto partecipino anche loro alle discussioni e che Allimanu non resti un caso isolato. Una volta che si siano rassicurati sulle nostre idee e intenzioni e abbiano constatato il fatto che sul forum non si parla di politica ma solo di cultura e di radici comuni, non vedo proprio perché non dovrebbero intervenire. In fondo siamo noi italiani, non loro gli ospiti; il sito e il forum sono stati creati per loro! Non ha senso che ci lascino soli.
Come ho già avuto occasione di dire la scelta della lingua in cui esprimersi non credo possa rappresentare un problema. Anche se sarebbe bello parlarci soprattutto in còrso e italiano, sul forum ci sono comunque persone più colte di me che, come giancarlo e altri, il francese non si limitano a masticarlo come faccio io ma lo sanno bene e non hanno problemi ad usarlo.
Sarebbe molto positivo se prima della fine dell'anno arrivasse un segnale dalla Corsica. Magari, visto il periodo, sotto forma di uno di quei bei racconti natalizi che sono sicuro appartengono alla tradizione dell'isola, come quelli che anche qui da noi ci raccontavano le nostre nonne e che in questi natali ormai così consumistici e "americanizzati" non ci racconta più nessuno e rischiano di andar perduti.


 Ghjiulio
Mercoledi 5 Dicembre 2012

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[Ignorare]
Buondì, segnalo sul Corse Matin on line di oggi il seguente articolo relativo al dibattito molto sentito sull'isola circa l'affiancamento del corso al francese come lingua ufficiale.

http://www.corsematin.com/article/home-page/coofficialite-de-la-langue-les-syndicalistes-vigilants-sur-la-mise-en-oeuvre.836497.html

sulla stessa pagina si trovano anche dei collegamenti ad articoli precedenti sullo stesso argomento (in due casi su tre sostanzialmente contrari) che aiutano a capire quanto sia sentito e di attualità il problema.
 giancarlo
Mercoledi 5 Dicembre 2012

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[Ignorare]
Caro Maurizio
sono felice di aver incontrato una persona colta e preparata con cui discutere delle scoperte fatte durante le mie passeggiate culturali in terra di corsica.
Fino ad oggi i miei interlocutori, anche se appartenenti ad un categoria di gente colta, spesso ne sapevano meno di me. Anche insegnanti corsi che operavano all'universita di Corte non mi sono sembrati troppo interessati a sollevare quel velo di "profondo silenzio" che ammutolisce tutto quelllo che riguarda le radici italiane.
Prenso che all'Universita si dovrebbe dare un insegnamento storico colto ed obiettivo non condizionato dalla politica.
Polemico come tutti i toscani ad una ragazza insegnante a Corte ho posto il quesito. Risposta : "non si puo è troppo presto"
Non aggiungo altro e mi allontano subito da quesito argomento spinoso.
Bisogna riconoscere che il prof Colombani e i suoi colleghi sono veramente delle persone coraggiose ed encomiabili. Sppero che la loro fatica venga ricompensata da molte soddisfazioni.
Noi possiamo disquisire quanti ci fa piacere ma quando possiamo dovremmo scendere tra la gente comune e suscitare la loro curiosita
su cose che difficilmente riuscirebbero a scoprire da soli .Anche un piccolo contributo insieme a tanti altri piccoli contributi puo dare dei buoni risultati.
Giancarlo

 Ghjiulio
Mercoledi 5 Dicembre 2012

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[Ignorare]
Ci si gira intorno ma credo che chi, indirettamente, chi, alla "toscana" con un po' di sale in più, condividiamo quale sia il nocciolo del problema. Se andiamo a vedere su Wikipedia la pagina dedicata a Coti-Chiavari ed a Grosseto-Prugna in francese ed in italiano notiamo che é molto più ricca quella in francese ma mentre in quella in italiano due righe di storia vi sono (con più che comprensibili brevissimi riferimenti a località omonime della penisola da cui provenivano i primi abitanti dei nuovi villaggi isolani) in quella in francese la sezione "storia" é vuota mentre trova spazio la sensazionale notizia che (a Coti Chiavari) c'é un ripetitore radio-televisivo di 130 metri d'altezza (disturbato da altri segnali tra cui emittenti italiane).
La storia, Giancarlo e Maurizio, la scrivono i vincitori e qui i vincitori hanno "vinto" due partite di seguito, nel 1768 e nel 1943 (quest'ultima con clamorosa autorete degno apice delle sciagurate follie del ventennio). Purtroppo un insegnamento colto ed obiettivo è il sogno di tutte le persone veramente democratiche e dallo spirito libero ma é utopia. L'Europa, moderando i vecchi nazionalismi e creando le aree "economico-culturali extra-nazionali" di cui i programmi Interreg sono espressione, malgrado tutti i suoi problemi contingenti, può aiutare a riscrivere una storia più obiettiva ma, e qui ha ragione la giovane insegnante di Corte, ci vuole tempo. Nell'attesa di una storia che non cancelli definitivamente le comuni radici facciamo intanto il tifo per la coofficialité del corso a fianco del francese. Condividiamo la tesi di "A viva voce" secondo cui il Còrso, supportato dall'Italiano, avrebbe molta più forza per contrastare l'egemonia del francese ma ben venga il bilinguismo. Sarebbe il primo segnale di una reale inversione di tendenza. D'altronde se si stima che solo 1/4 della popolazione isolana sappia il còrso ben diverso sarebbe un approccio alle origini centromediterranee di lingua e tradizioni se a conoscerlo (almeno il còrso) fosse la quasi totalità della gente.Poi, dopo una tale misura, magari, oltre a studiare, come sino ad oggi, approfonditamente la storia della Repubblica esagonale, verrebbe introdotta anche un'oretta di storia della Corsica........
Per concludere cito un esempio. Dopo aver studiato il castigliano e averne acquisito una certa padronanza, grazie alla televisione satellitare, ho curiosato tra alcuni canali in lingua catalana. Ebbene...il passo fu breve e la comprensione quasi totale. Come in tutte le cose soprattutto cosi sensibili......però......ci vuole il giusto tempo.
 giancarlo
Mercoledi 5 Dicembre 2012

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[Ignorare]
Caro ghjulio
E' vero che la storia è scritta dai vincitori, che la " politicizzano " e la trasformano a loro uso e consumo.
Ma io speravo che nell' Europa di oggi questi sistemi imperialistici fosssero definitivaente banditi. Gli uomini di cultura sono transnazionali Le l idee debbono essere al di sopra di quella politica spicciola influenzata da una grandeur che è ormai divenuta un carattere di spirito arcaico e provinciale.
I fatti storici sono degli elementi obiettivi e la loro catalogazione deve essere logica e basata su elementi pratici ed economici.
Ho usato la parola "economici" perché quasi sempre e' l'economia che condizione direttamente un certo fenomeno storico.
Perchè tutti gli estesissimi uliveti che ricoprivano la Corsica son in gran parte affogati nel "maquis" e per lo piu abbandonati. ? Ho domandato a diversi amici corsi la spiegazione di questo degrado . Alcuni mi hanno risposto attribuendo il motivo all'emigrazione , altri al non ritorno a casa di migliaia di giovani perduti nella prima guerra mondiale. e cosi via.
Solo uno mi ha convinto con la sua risposta ; La cultura dell'olivo e' stata abbandonata perché con l'arrivo dei francesi sono scattati i dazi doganali e la produzione d'olio esportata principalmente a prezzo competitivo in Italia (Livorno e Civitavecchia) è divenuta non piu remunerativa . ( a Livorno esiste ancora un luogo che conteneva l'olio in grossi recipienti di marmo chiamati "i bottini dell'olio")
E cosi in altri settori l'economia dell'isola è scesa e il fenomeno dell'emigrazione (fenomeno storico) si è logicamente presentato.
Negli ultimi tempi i rapporti economici sono ripresi: come ho gia detto sono molti i corsi che vengono a comperare materiali in italia.
Il dialogo e' facile e i buoni rapporti si instaurano senza problemi .Un miscuglio di corso e d'italiano diventa una lingua facilmente comprensibile.
Ma sono rapporti istintivi senza che vi sia la consapevolezza delle comuni radici.
Non credo che i "fattacci" delinvasionee italiana durante la seconda guerra mondiale impediscono la scoperta di una fratellanza, Non ho mai trovato astio contro d noi.
Il problema è quello di ampliare alla gente comune la sua conosceza della storia, Quella effettiva e forse piu interessante di quella folcloristica
e comunemente raccontata.
Ritorno ad un mio commento precedente. Le persone colte, gli insegnanti possono fare molto per mettere le cose in chiaro. E dico questo non per sciovinismo italico ma perché l'assimilazione delle loro radici porterebbe il popolo corso a poter contrastare efficacemente quella "francesizzazione" linguistica e culturale male accettata (salvo eccezioni)..............
cordialmente

giancarlo











 Maurizio per la nostra Lingua
Venerdi 7 Dicembre 2012

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[Ignorare]
Prima di tutto voglio fare agli amici còrsi ed in particolare al Direttore Prof. Colombani e a tutta la Redazione di "A Viva Voce" i miei migliori auguri affinché possano trascorrere in pace e serenità la loro festa nazionale che verrà celebrata domani, 8 dicembre, in occasione della festività dell'Immacolata.

Sono andato a leggermi gli articoli di Corse Matin sulla "questione della lingua" segnalatici da Ghjiulio e devo dire che purtroppo hanno confermato tutte le perplessità che ho già espresso sia sulla possibilità che l'agognata coofficialité sia raggiunta in tempi brevi che sul fatto che possa rivelarsi, come molti paiono credere, una specie di panacea.
Più che ad un quadro composto da idee chiare e condivise e da percorsi ben delineati, mi è parso piuttosto di trovarmi di fronte ad una specie di "tela di Penelope" o meglio, tanto per fare un paragone italiano, a qualcosa di simile alla nostra "questione meridionale". Ne parliamo da 150 anni, si sono create commissioni per redigere piani che portassero alla creazione di comitati per redigere relazioni da discutere in assemblee che avrebbero approvato progetti esaminati da altre commissioni che a loro volta avrebbero nominato altri esperti che ...; intanto gli anni sono passati, nel frattempo è saltata fuori anche una "questione settentrionale" e Matera ... non è ancora collegata alla rete ferroviaria nazionale!
Ciò che però mi ha allarmato di più è sapere che ormai solo un quarto della popolazione residente nell'isola è ancora in grado di parlare còrso, all'incirca 75.000 persone (meno degli abitanti di Pisa, tanto per dare un'idea)!
Lasciando da parte un altro interrogativo inquietante, relativo a quante fra queste persone lo parlino abitualmente ed effettivamente bene, in modo fluente, il dato è di per sé disperante e a questo punto diventa persino lecito sospettare che l'apparente "ammorbidimento" da parte di Parigi riguardo alle lingue regionali avutosi nel 2008 non sia stato dettato tanto dal rispetto per esse o in virtù di pressioni esercitate dall'Europa, quanto piuttosto dalla acquisita sicurezza che le culture di cui questi idiomi sono espressione appaiono ormai così indebolite e sulla strada del tramonto da poter ricevere la concessione di quello che continuo a considerare un "contentino" costituzionale.
Direi che La situazione del Sud Tirolo alla fine della seconda guerra mondiale era paradossalmente migliore. La popolazione, nonostante la forzata, capillare e totale opera di italianizzazione compiuta dall'Italia (in questo caso e a malincuore non posso parlare di fascismo, perché essa cominciò già prima dell'avvento della dittatura), durata quasi trent'anni, l'alleanza tra Hitler e Mussolini, la disgregante politica delle "opzioni" concordata fra questi e l'immigrazione, si era tenuta ben strette entrambe le sue lingue, rimaste unite e abbondantemente maggioritarie, il südtirolerisch locale, parlato tuttora correntemente da vecchi e giovani (anche in funzione di esclusione della minoranza italiana) e lo hochdeutscht, il tedesco standard, usato in ambito amministrativo, politico e letterario. Di quanto il mantenimento di quest'ultima lingua abbia giovato in campo internazionale e nazionale alla conservazione dell'identità sudtirolese e di come abbia rappresentato una potente arma contrattuale al momento della negoziazione dell'autonomia credo di aver già detto in precedenza.
Quello che mi sembra si voglia tentare di fare oggi in Corsica invece, senza più il sostegno di una lingua forte e sorella come l'italiano, è promuovere al ruolo di lingua standard quella locale, che non l'ha mai svolto, è probabilmente ancora impreparata a sostenerlo e, per giunta, il 75% della popolazione non parla nemmeno più! Questo poi in competizione con il francese, una delle lingue più forti ed attrezzate d'Europa, sostenuta da un apparato culturale che ben conosciamo ed ormai fortemente radicata fra i còrsi di tutte le età. È lecito pensare, senza incorrere nell'accusa di pessimismo o disfattismo che incamminandosi per questa strada si presenteranno delle difficoltà?
Gli scoraggianti dati sulla corsofonia pongono infatti altri interrogativi: quante, fra le 300.000 persone che abitano l'isola, sentono effettivamente ancora di appartenere a "qualcosa di diverso" da una qualsiasi altra regione della Francia? Sono una maggioranza o costituiscono ormai una minoranza e, nel secondo caso, si può ancora dire che rappresentino l'intera Corsica? Quella maggioranza di popolazione che non conosce più il còrso, di qualunque tipo e intensità siano i suoi sentimenti identitari, accetterà poi compattamente e di buon grado l'imposizione obbligatoria di questa lingua o si sentirà in qualche modo discriminata? Alcuni segnali di inquietudine proprio in tal senso mi sembra di averli già colti fra gli articoli e i commenti che fanno da corollario al servizio di Corse Matin.
Naturalmente le mie sono solo le ininfluenti, preoccupate riflessioni di uno straniero amico che ovviamente, di fronte all'alternativa di una resa definitiva del còrso non può che tifare, pur con le perplessità espresse, per la coofficialité. È compito esclusivo dei còrsi infatti, e non vorrei essere nei loro panni, risolvere certe questioni. Spero solo che tengano conto che riguardo alla questione della lingua alla fine i conti, come afferma il detto, bisognerà farli con l'oste, e la Francia non è un oste facile. Per ora, mentre i suoi media continentali continuano a presentare la Corsica come una specie di surreale Far West ( vedi: http://www.presseurop.eu/it/content/article/2979641-i-tranquilli-omicidi-della-corsica) se ne sta a guardare alla finestra ma al momento conclusivo, se è quando ci sarà, qualcosa mi dice che la volata finale per la coofficialité non sarà poi così facile.
Nel frattempo non resta che constatare, ancora una volta, quali conseguenze nefaste abbia avuto il lasciar uscire dalla porta delle case quella lingua familiare che si tenta ora di far rientrare, un po'artificiosamente, dalla finestra della scuola e di come sia stata illusoria e fuorviante l'idea che potesse sopravvivere e prosperare in un ambiente dominato da un idioma molto diverso e tenuta accuratamente lontana dalle sue radici e dalla lingua con cui è più strettamente imparentata.
A questo punto un ipotetico còrso che finalmente intervenisse su questo forum, magari con un atteggiamento un po'meno prevenuto di quello del nostro amico Allimanu potrebbe dire: va bene mettiamo pure che le tesi di "A Viva Voce" siano giuste ma per recuperare le famose radici occorre moltissimo tempo e quanto al trilinguismo è già difficile ottenere il bilinguismo! Obiezioni a prima vista comprensibili. In realtà, sia da quanto ci racconta Ghjiulio riguardo ai suoi conoscenti còrsi che si recano in Italia sia da quanto riferisce il Prof. Durand nel suo intervento che ho già citato in precedenza (http://pourunelitteraturecorse.blogspot.it/2012/01/olivier-durand-repond-jean-chiorboli-il.html) gli effetti positivi che si producono in favore del còrso quando ritorna in contatto con la sua vecchia lingua sorella paiono essere oltre che sorprendenti anche particolarmente rapidi. Penso che meriti ritornare su alcune affermazioni del Prof. Durand, che cito letteralmente: "(...) Je me trouvais un soir à dîner avec un groupe d’amis. Nous étions dix. Six camarades étaient corses, trois italiens, j’étais le dernier. Les trois Italiens baragouinaient bien le français, mais pas suffisamment pour suivre toute une longue conversation. Les six Corses furent donc obligés de ne s’exprimer qu’en corse, en évitant tout mot français, et en faisant l’effort de corsiser le plus possible leurs propos. Contrairement à ce que j’avais craint au départ, plus la soirée se prolongeait, plus les Corses affinaient leur langue (sans le moins du monde emprunter des termes italiens). Quelques jours plus tard, l’un de ces compagnons corses me confia qu’il avait vécu la soirée comme un véritable « exploit linguistique ». « Eh bien oui », lui ai-je répondu, un brin nonchalant, « l’italien nous fait du bien, comme tu as pu le constater! (...). Coincidenze? Non credo. Penso che riprendere, in qualsiasi momento, i rapporti con la lingua e la cultura italiane innescherebbe in Corsica un "effetto domino" positivo che porterebbe in tempi non poi così lunghi a dei risultati concreti e, soprattutto solidi, tali da creare un'ottima base per una vera rinascita del còrso.
Quanto al trilinguismo è vero, si tratta di un traguardo molto arduo da raggiungere ma non tanto più del bilinguismo. Il vantaggio di mettere in gioco anche la lingua italiana consentirebbe di "scaricare" su di essa il peso di affrontare certi compiti come l'uso in campo amministrativo, tecnico e scientifico nel ruolo di lingua ufficiale affiancata al francese, lasciando ad un còrso che non avrebbe più motivo di essere stravolto la funzione di lingua nazionale, libera dai condizionamenti di un idioma che tende inevitabilmente a modificarne le caratteristiche o a sopraffarla perché protetta dalla presenza di un'altra lingua talmente vicina da poterne attingere sostegno, linfa vitale e, qualora servisse, integrazione. Una novità bizzarra e faticosa per i còrsi? Al contrario, un utile ritorno al passato; non erano forse tranquillamente trilingui Paoli, Buonaparte, Pozzo di Borgo, Viale e non lo sono forse stati tutti i còrsi fino alla fine del XIX secolo? Ne hanno tratto nocumento? Non mi sembra affatto, anzi, hanno avuto la fortuna di attingere da tre culture diverse i vantaggi portati dalla particolare situazione in cui si trovavano.
Un'altra obiezione al trilinguismo potrebbe riguardare le reazioni negative che questo susciterebbe in Francia. Molto maggiori di quelle a cui andrebbe incontro il bilinguismo? Probabilmente sì, perché verrebbe percepito come più "pericoloso", in quanto coinvolgente una lingua "straniera". Ma vediamo le cose da un'altra prospettiva: se i còrsi ricordassero a loro stessi e al mondo intero che quella lingua, una di quelle ufficiali della UE, parlata nel mondo da 60 e più milioni di abitanti era anche loro, che gli è stata tolta d'autorità, non acquisterebbero invece un'arma in più per riaffermare la loro identità e la loro diversità? Io credo di sì e penso che il trilinguismo finirebbe per risultare per la Francia più difficilmente contrastabile rispetto al bilinguismo, perché non suscettibile, come questo, di essere rallentato ed insabbiato grazie alle solite considerazioni sulla presunta incapacità di competere col francese di quello che, nell'esagono, continua sostanzialmente ad essere considerato un semplice patois.
Fantasie? Forzature? Sogni? Chissà. A volte i risultati migliori e più duraturi possono anche essere raggiunti attraverso le vie ritenute più lunghe ed ardue.




 Maurizio per la nostra Lingua
Giovedi 13 Dicembre 2012

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[Ignorare]
Ancora una volta il forum de "La Piazzetta" ci fa conoscere, attraverso la discussione aperta da un insegnante di còrso, tutti i disagi che questa categoria di professionisti incontra nello svolgimento della sua missione (non ho mai considerato l'insegnamento un semplice "lavoro"): http://www.apiazzetta.com/Vis-ma-vie-Prof-de-corse_a1173.html.
L'intervento del professore è molto spiritoso (ridu, piengu ... u mengu!) ma contiene comunque le considerazioni amare e sconsolate di chi ha un compito tutt'altro che semplice da svolgere. È infatti una specie di campionario di tutte le difficoltà, i pregiudizi e i pretesti a cui va incontro attualmente l'insegnamento del còrso nelle strutture scolastiche.
Ci sono la supponenza dei colleghi venuti "dal continente", la sottovalutazione della lingua locale da parte degli altri docenti e di molti genitori (che la considerano poco più che un inutile patois), lo scetticismo sulla professionalità dell'insegnante di còrso, sulla possibilità che certe materie possano essere svolte anche nell'idioma locale, sulla facilità di apprendimento da parte degli immigrati, il problema delle "rinunce"; il tutto accompagnato poi da quella che il nostro professore ci fa intuire essere una generale svogliatezza o scarsa convinzione da parte degli stessi vertici scolastici, amministrativi e della politica locale.
La discussione prosegue più che animatamente (capita spesso su quel forum), divagando anche un po' ma, tra le righe del dibattito, traspare comunque lo scetticismo che alcuni còrsi provano nei riguardi dell'insegnamento della loro lingua nelle scuole e, addirittura, una certa sfiducia nei confronti degli insegnanti di còrso, considerati ingenerosamente impreparati o quasi inutili.
L'altro aspetto che viene fuori è una sorta di autocritica che coinvolge le passate generazioni, ritenute colpevoli di non aver più parlato in còrso ai giovani, consentendo così che questo si indebolisse e non venisse più usato. Ci sono anche un paio di interventi in italiano, allineati sulle tesi di "A Viva Voce" dopo i quali, stranamente, la discussione si esaurisce, quasi che degli "estranei" l'abbiano in qualche modo disturbata.
Vedere che anche dei còrsi colgono alcune difficoltà, esprimono dubbi e si pongono interrogativi riguardo all'attuale strategia di recupero della loro antica lingua mi fa sentire meno "straniero disfattista" ma certo non mi consola. Sono sempre più convinto infatti che il traguardo della coofficialité sia ancora lontano e resto perplesso nel vedere come, anche nella discussione di cui parlo, questo sembri esser visto non tanto come una meta, da raggiungere al compimento di un paziente percorso di recupero e consolidamento dell'identità culturale e di reintroduzione della genuina lingua dei padri nell'ambito familiare ma più che altro come un mezzo, per raggiungere frettolosamente e a qualunque prezzo la salvezza - per nulla scontata - di un còrso che alla fine potrebbe risultare non solo snaturato o ancora più francesizzato ma, reso obbligatorio anche per chi non sarà ancora pronto ad accettarlo, mal visto e magari indigesto perfino ai giovani che, dopo averlo appreso a scuola, potrebbero aver poca voglia di usarlo in un ambiente pervaso esclusivamente dalla cultura francese.
Può darsi che io non riesca a vedere il problema dalla prospettiva giusta, che sbagli, ma continuo a pensare che per creare un edificio solido si debba cominciare a costruirlo dalle fondamenta e su un terreno saldo e non partendo dal tetto.
 giancarlo
Venerdi 14 Dicembre 2012

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[Ignorare]
caro Maurizio
non si puo non essere d'accordo leggendo le considerazioni espresse nel suo ultimo scritto a proposito della lingua corsa.
ma io sono fermamente convinto che non si possono trovare delle soluzioni efficaci se non si parte da presupposti reali ed obiettivi, senza lasciarsi andare a ragionamenti teorici e complicati.
Non capisco quale sia il sentimento di coloro che trascurando completamente le origini del parlare corso ignorando o addirittura negando assurdamente gli stretti legami con l'italiano.
Non mi pare un affermazione sciovinista , dire che la formazione e la struttura e il suo vocabolario sono paragonabili a qualsiasi dialetto parlato nella penisola . Ma nessuno di questi insiste troppo per sostituire e surclassare la lingua di Dante
L 'etnia corsa é formata per lo piu da persone venute dall'talia che ovviamente usavano il parlare di casa loro
Arrivati nell'isola formavano comunita' e villaggi (spesso chiamati come quello che avevano lasciato) E come accade nelle comunita isolate Il loro parlare nel tempo si trasformava con modi di dire ed espressioni tipiche originate da episodi e fenomeni locali. Nei luoghi o paesi dove si puo risalire all'origine regionale italiana il parlare risente chiaramente di questa palese evoluzione
Forse un mal assimilato senso di orgoglio rifiuta di accettare questi dati di fatto. Certi intellettuali si fanno in quattro per sostenere che il corso e' una lingua del tutto originale e sostengono addirittura che il contatto con la lingua italiana la contamina . Arrivano persino ad inventarsi una grammatica ,gli accenti e l'etimologia delle parole.!!!.
Non si rendono conto cosi di tradire i loro padri e di distruggere il parlare corso rimpiendolo di francesismi che lo contaminano nsorabilmente.
Se molti corsi potessero conoscere la vera realta delle loro interessanti e spesso avvincenti origini il problema della lingua credo che non sussisterebbe . Ma nell situazione attuale detto alla livornese :" vedo buio"
Cordiali saluti a tutti Auguri di buon Natale e felice anno nuovo
G,Carlo





sua
 enrico
Domenica 16 Dicembre 2012

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[Ignorare]
Certo Giancarlo, ma in questo contesto dobbiamo anche comprendere che in 240 anni il processo di francesizzazione, prima forzosa e poi in via naturale ,si è ormai pienamente compiuto. Pertanto i ns. ragionamenti possono andare in conflitto con un diffuso senso di appartenenza all'area francese. In poche parole i distinguo sulla loro diversità viene praticata solo all'interno con i francesi, ma verso gli i italiani prevale un atteggiamento figlio di una posizione culturale filofrancese , invece di relazionarsi in conseguenza di un corretto senso di condivisione di molti valori comuni. Vedere dirigenti di movimenti per l'indipendenza della Corsica e della propria lingua, quindi antifrancesi, esprimersi totalmente nella lingua del nemico per noi italiani è Ridicolo, oltre che incoerente. Ma nella valutazione di questo non dobbiamo dimenticare la premessa con la quale ho iniziato questo post; li purtroppo c'è la chiave di interpretazione del caso.
Ciò non toglie che l'opera meritoria di fare conoscere ai corsi la verità sulla loro vera lingua e storia è doverosa e indispensabile, grazie ancora agli organizzatori di questa rivista.
 Ghjiulio
Lunedi 17 Dicembre 2012

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[Ignorare]
http://www.corsematin.com/article/corse/avec-le-plan-ghionga-parler-corse-deviendra-bientot-une-obligation.841847.html
Segnalo l'ennesimo articolo su Corse Matin sulla pari ufficialità del còrso e del francese nell'isola (il Signor Ghionga fa veramente sul serio, la proposta è dirompente in tutte le sue articolazioni, ha qualche punto debole......i costi e una modifica costituzionale..... .vedremo)
Ho letto attentamente quanto ha scritto Maurizio commentando le pagine di "A Piazzetta" e osservo che probabilmente appena interviene qualcuno in italiano si crea un qualche imbarazzo. E' forse successo lo stesso qui in questo forum, a proposito Allimanu, ti mando un saluto.
Per tornare al piano "Ghionga", a leggere attentamente é una vera e propria macchina da guerra, niente a che vedere con la paradossale e pittoresca caricatura che viene fatta da " A Piazzetta" del professore di Còrso a scuola, in un periodo, quello attuale, in cui l'insegnamento del còrso è facoltativo. "A DILLA FRANCA" .... e finalmente credo di aver usato correttamente un'espressione in còrso, agli isolani interessa relativamente, almeno per ora, l'aspetto puramente linguistico. Il recupero (il famoso RIACQUISTU) é e deve essere soprattutto socio culturale (ovviamente la lingua ne fa parte ed è strumento essenziale è il primo tassello formale) supportato nei fatti da una non completa omologazione alla società francese dalla quale l’isola non ha mai cessato di smarcarsi. Ma la diversità attuale con l’esagono non vuol dire vicinanza socio-culturale con la penisola italiana, fenomeno che è si esistito ma si è esaurito alla fine del 1800. Paradossalmente quello che sembra un elemento secondario (la lingua) diventa strumento vitale, concepito come l’ultimo baluardo, (A) da una parte per affermare un’identità propria dell’isola rispetto al continente esagonale dall’altra per (B) riavvicinare la Corsica alle proprie radici socio culturali italiche.
Allo stato attuale Mr Ghionga e la maggior parte di coloro che propugnano la pari-ufficialità del còrso e del francese sull’isola concepiscono questo sforzo solo esclusivamente dal punto di vista sub (A) mentre il punto sub (B) è minoritario, sostenuto da “Radiche” , “A viva voce” (che non smetteremo mai di ringraziare) etc .etc. tutto sommato snobbato dalla maggior parte dei corsofoni i quali (concordo con Enrico) per quanto tentino di “svincolarsi” ormai sono, loro malgrado o meno, assorbiti all’interno dell’area culturale francese e francofona.
Da osservatori esterni e pro-Corsica e Còrsi e per amor di verità ci rammarichiamo per questo ritenendo che le azioni “A” e “B” possano essere sviluppate in parallelo ma, come ho già avuto modo di dire, allo stato attuale, l’introduzione “forte” del còrso è l’unica strada praticabile in grado di invertire una tendenza che dura da 250 anni. Se l’operazione riuscirà, sarà più facile e forse addirittura naturale passare alla fase (B). Sarà il primo caso, forse, in cui si finisce prima il tetto di un edificio rispetto ai piani più bassi ma ciò perché le fondamenta comuni, seppure nascoste dai secoli, sono sempre esistite
 giancarlo
Mercoledi 19 Dicembre 2012

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[Ignorare]
Qualche giorno fa ho inviato a tutti gli "aficionados" di Viva Voce i miei piu sinceri auguri e pensavo di non intervenire piu almeno per qualche tempo. Ma l'argomento denominato "'plan ghionga mi preocupa non poco perche temo che questa scelta contribuirebbe
non poco a "francesizzare" il corso che per attualizzarsi non puo che appogiarsi che si all'italiano.
Col piano Ghionga vedremo nascere la corsizzazione e di parole francesi perche nel còrso tradizionale certe espressioni
non esistono ed allora ocorre inventarle . E come? trasformando alla bisogna l'espressione francese
Cattiva soluzione mi pare. E voi cosa ne pensate?
Di nuovo buon natale a tutti
g.carlo
 Maurizio per la nostra Lingua
Venerdi 21 Dicembre 2012

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[Ignorare]
Anch'io devo dire che ho molte riserve sul "Piano Ghionga" per i motivi che ho più volte ribadito, primi fra tutti - concordo con giancarlo - il rischio di una snaturalizzazione e di un'ulteriore francesizzazione del còrso, ma non solo.
Senz'altro è un piano sulla carta molto ambizioso, coraggioso ed agguerrito, sono d'accordo con Ghijulio, però credo sia anche difficilmente realizzabile. Non tanto per la dispendiosità o per lo sforzo organizzativo, che sarebbero comunque immani, quanto per le reazioni negative che, già ora che si trova in fase progettuale, mi sembra si stia attirando contro persino - e questo non è di buon auspicio - nella stessa Corsica.
Non credo poi che lo Stato francese sia disposto a concedere all'isola più di quanto le abbia già concesso finora. Prima di tutto perché un'apertura ulteriore rischierebbe di innescare una reazione a catena fra le altre minoranze linguistiche presenti nell'"Esagono" e, francamente, ad una "Francia delle autonomie" credo poco, e poi perché la necessaria, ulteriore revisione costituzionale mi pare al momento un'utopia. Insomma, secondo me: "È più facile che un cammello passi per la cruna di un ago...". Parificare completamente il francese e il còrso andrebbe infatti contro una politica bisecolare iniziata con la Rivoluzione che vede nella coppia unico stato/unica lingua uno dei suoi pilastri fondamentali. Può darsi che con la "gauche" al governo della Francia Ghionga, che se non sbaglio è uomo di sinistra e non appartenente all'area indipendentista, abbia qualche possibilità in più ma, a dire il vero, non ci credo molto. La tendenza al centralismo e un certo orgoglio nazionalista mi sono sempre sembrati in Francia piuttosto trasversali. Comunque staremo a vedere.
Riguardo all'auspicio di Ghijulio che questa "cura d'urto" basata sull'imposizione del còrso a tutti i livelli possa avere dei risultati positivi anche su quella che lui chiama la fase "B", la riscoperta cioè delle antiche radici (secondo un percorso però esattamente opposto a quello proposto da "A Viva Voce") io mi auguro con tutto il cuore che, visto che si è presa questa strada, possa realizzarsi veramente, anche se mi permetto, pure stavolta, di avere delle perplessità. Vorrei tanto essere ottimista come Ghijulio ma non ci riesco. Quel che temo è che un còrso standardizzato, modificato, infarcito in fretta e furia di neologismi francesizzanti o di vocaboli direttamente e necessariamente tratti dal francese (e da dove sennò?) per poter far vedere che può essere usato nell'insegnamento di qualunque materia, dalla filosofia alla meccanica quantistica, finisca per rendersi odioso a quella metà (o forse più) di futuri corsòfoni che diventeranno tali contro voglia e risultare per gli altri ormai così lontano dalla lingua dei padri da far perdere loro una volta per tutte il già debole desiderio di ricercarne le vere radici. Comunque, anche in questo caso, spero di sbagliarmi e staremo a vedere.
Saltando di palo in frasca, mi spiace vedere che mentre le feste si avvicinano ancora nessun còrso è apparso o riapparso su questo forum e mi rassegno quindi all'idea che, almeno per quest'anno, non avrò il piacere di leggere quel canto di Natale della tradizione còrsa che mi auguravo qualche nostro amico isolano potesse regalarci in segno di pace e amicizia. La cosa devo dire mi rattrista molto. Vorrei rassicurare ancora una volta, se ce ne fosse bisogno, i còrsi che eventualmente si trovassero a leggere le discussioni di questo forum sul fatto che in Italia a tutto si pensa tranne che ad annettere la Corsica; che i fanatici isolati che provocano sui siti còrsi farneticando di fantomatici "ritorni" all'Italia non la rappresentano affatto; che il porto di Pisa è interrato da secoli e quello di Genova non ospita galeazze armate ma, più modestamente, traghetti pronti a ben più pacifiche e rassicuranti invasioni di turisti; che gli italiani non vogliono "imporre" ai còrsi l'idioma di Dante, la loro antica lingua colta e scritta, (semmai dovrebbero essere i francesi a sentirsi in colpa per avergliela tolta!) ma si limitano in alcuni casi, come facciamo noi in questo forum, a raccomandarne loro il recupero, non solo per il valore intrinseco che ha come espressione di una grande cultura comune ma anche in considerazione dell'aiuto che può tuttora dare al còrso.
Per quanto riguarda noi italiani che interveniamo su questo forum mi piacerebbe che non fossimo visti come dei provocatori, degli impiccioni o dei vanagloriosi a cui piace "leggersi" su una pagina elettronica ma come degli amici. Degli amici che, ne sono sicuro, sarebbero tutti onorati e fieri di annoverare tra i loro compatrioti gli eredi di Paoli ma che conoscono un po'di storia e sanno bene che questa ma soprattutto i sentimenti e i desideri dei còrsi sono andati in altra direzione. Degli amici che magari alla sera, di ritorno dal lavoro, invece di leggersi il giornale o andare su un sito sportivo vanno a dare un'occhiata a quello di "A Viva Voce" e si appassionano per puro affetto alle vicende di un popolo che sentono vicino, per le vicende di due lingue sorelle che rischiano una di morire e l'altra di esser dimenticata per sempre, per il destino in Corsica di una grande cultura, quella italiana, di cui non comprendono il perché debba esssere rinnegata, buttata via come un cencio quando non addirittura combattuta senza che si percepiscano i danni e l'autolesionistico spreco che questo comporta. Degli amici che non guadagnano nulla dal partecipare a queste discussioni e magari finiscono pure per prendersi qualche rimbrotto in ... francese (Tu quoque Alemanne!). Degli amici che non vogliono portare confusione ma solidarietà, che "tifano" per la riscoperta delle radici e dell'identità còrse senza secondi fini e senza nessuna implicazione politica, solo perché la considerano una causa giusta e perché vogliono far sentire agli animatori di "A Viva Voce" che al di là del Tirreno c'è qualcuno che apprezza, e tanto, quello che stanno facendo e che non devono sentirsi soli.
Infine vorrei dire un'ultima cosa. Prima che Allimanu ci lasciasse stavo per scrivere sul forum che mi sentivo molto solidale con lui che si definisce "corsu spaisatu". Anche se non ho lasciato la mia patria sono infatti anch'io, da tanto tempo, lontano dalla mia bellissima città che tanto amo e che tanto mi manca e quindi mi sento io pure un po' "spaisatu". Non solo, quando ha detto questa frase che mi ha colpito tantissimo e che cito letteralmente: "Piu guardo è nutiziè e piu mi venè di piangerè. Povara corsica chi sei diventata." avrei voluto dirgli che anch'io soffro per tante cose che non vanno nella mia amata Italia e che penso siano in gran parte le stesse che gli fanno venir voglia di piangere: la violenza e gli omicidi della criminalità organizzata, l'odio politico, il "Dio denaro" che governa su tutto, la "betunizzazione" e gli scempi edilizi, la rovina del paesaggio, la perdita delle tradizioni; solo alcuni dei problemi che, anche in questo caso, ci uniscono. Sarà il destino delle terre troppo belle dover "scontare" in qualche modo questa loro naturale ricchezza? Vorrei dunque cominciare a fare gli auguri proprio da lui, per simpatia e perché, pur rimanendo convinto delle mie opinioni, mi sento un po' più responsabile degli altri per il fatto che si sia allontanato dal forum. Gli auguro quindi di trascorrere il Natale non nella fredda Germania ma in Corsica, al caldo del suo focolare e con le persone care che ama di più, anche con i suoi vecchi, che spero abbia e si possa godere ancora, mangiando tante cose buone in pace e serenità. E gli auguro di trovare "sotto l'albero" qualche bella notizia che riguarda la sua patria e che lo tiri un po' su; che i fucili tacciano almeno nel giorno della nascita di Gesù, per esempio, o che qualche colata di cemento sul mare sia stata fermata per sempre.
Al Prof. Colombani, alla redazione di "A Viva Voce" e a tutti quelli che il nostro amico giancarlo chiama simpaticamente
gli "aficionados" del forum un ideale, forte abbraccio e i più cordiali ed affettuosi auguri di Buon Natale e di un felice e sereno 2013!

Maurizio (sempre più per la nostra cara e bella Lingua)

 Maurizio per la nostra Lingua
Domenica 23 Dicembre 2012

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[Ignorare]

Devo dire che sono un po' rattristato nel vedere che mentre l'anno sta per finire nessun còrso si è ancora fatto vivo o è tornato su questo forum. Mi ero augurato che ciò potesse avvenire almeno in occasione del Natale, magari con l'invio di un bel canto tradizionale còrso in segno di pace e amicizia. Pazienza; almeno per quest'anno resterà un mio sogno irrealizzato.
Vorrei rassicurare ancora una volta, se ce ne fosse bisogno, i còrsi che eventualmente si trovassero a leggere le discussioni di questo forum sul fatto che in Italia a tutto si pensa tranne che ad "annettere" la Corsica; che i fanatici isolati che scrivono messaggi provocatori sui siti còrsi farneticando di fantomatici "ritorni" all'Italia non la rappresentano affatto; che dai porti italiani partono ormai da anni solo traghetti pronti a pacifiche "invasioni" di turisti.
Per quanto riguarda noi italiani che interveniamo su questo forum mi piacerebbe che non fossimo visti come dei provocatori, degli impiccioni o dei vanagloriosi a cui piace "leggersi" su una pagina elettronica ma come degli amici. Degli amici che, ne sono sicuro, sarebbero tutti onorati e fieri di annoverare tra i loro compatrioti gli eredi di Paoli ma che conoscono e rispettano la storia e sanno bene che questa, ma soprattutto i sentimenti e i desideri dei còrsi, hanno deciso in altro modo. Degli amici che alla sera, invece di leggersi il giornale o andare su un sito sportivo vanno a dare un'occhiata a quello di "A Viva Voce" per pura simpatia nei confronti di un popolo che sentono vicino, per le vicende di due lingue sorelle che rischiano una di morire e l'altra di esser dimenticata per sempre, per il destino in Corsica di una grande cultura, quella italiana, di cui non comprendono il perché debba esssere rinnegata, buttata via come un cencio quando non addirittura combattuta senza che si percepiscano i danni e lo spreco che questo comporta per la stessa Corsica. Degli amici che non guadagnano nulla dal partecipare a queste discussioni e vogliono solo portare solidarietà, che "tifano" per la riscoperta delle radici e dell'identità còrse senza secondi fini e senza nessuna implicazione politica, solo perché la considerano una causa giusta e perché vogliono far sentire agli animatori di "A Viva Voce" che al di là del Tirreno c'è qualcuno che apprezza, e tanto, l'opera culturale che stanno meritoriamente e faticosamente portando avanti e che non devono sentirsi soli.
Infine vorrei dire un'ultima cosa. Prima che Allimanu ci lasciasse stavo per scrivere sul forum che mi sentivo molto solidale con lui che si definisce "corsu spaisatu". Anche se non ho lasciato la mia patria sono infatti anch'io, da tanto tempo, lontano dalla mia bellissima città che tanto amo e tanto mi manca e quindi mi sento io pure un po' "spaisatu". Non solo, quando ho letto questa sua frase che mi ha colpito tantissimo e che cito letteralmente: "Piu guardo è nutiziè e piu mi venè di piangerè. Povara corsica chi sei diventata." avrei voluto dirgli che anch'io soffro per tante cose che non vanno nella mia amata Italia e che penso siano in gran parte le stesse che gli fanno venir voglia di piangere. Anche in questo siamo vicini. Sarà il destino delle terre troppo belle dover "scontare" in qualche modo questa loro naturale ricchezza? Vorrei dunque cominciare a fare gli auguri proprio da lui, per simpatia e perché, pur rimanendo convinto delle mie opinioni, mi sento un po' più responsabile degli altri per il fatto che si sia allontanato dal forum. Gli auguro quindi di trascorrere il Natale non nella fredda Germania ma in Corsica, al caldo del suo focolare familiare e con le persone care che ama di più, mangiando tante cose buone in pace e serenità. E gli auguro, con tutto il cuore, di trovare "sotto l'albero" qualche bella notizia che riguarda la sua patria che lo tiri un po' su.
A tutti i còrsi, al Prof. Colombani, alla redazione di "A Viva Voce" e a quelli che il nostro amico giancarlo chiama simpaticamente gli "aficionados" del forum un ideale, forte abbraccio e i più cordiali ed affettuosi auguri di Buon Natale e di un felice e sereno 2013!

Maurizio
 Ghjiulio
Lunedi 31 Dicembre 2012

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[Ignorare]
Buon fine 2012 a tutti. Prima di terminare l'anno una piccola precisazione: anche per me il "piano Ghionga" non rappresenta il massimo e senza dubbio quanto propugnato da " A viva voce" é più condivisibile in quanto, soprattutto, rende giustizia alla storia, alle sue verità ed alle tradizioni ed origini del popolo isolano. Purtroppo però per una serie di ragioni (tutte individuabili) tale corrente probabilmente non trova il giusto spazio fra la gente per cui "ob torto collo" in assenza di altro personalmente mi auguro che il piano del signor Ghionga, difficile comunque da far digerire in continente, porti un qualche beneficio, funga da ariete per invertire una tendenza che dura inesorabilmente da anni. Buon 2013 a tutti gli amici che frequentano "A VIVA VOCE" ed un ringraziamento particolare ai fondatori del sito.
 giancarlo
Lunedi 31 Dicembre 2012

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[Ignorare]
SE DIAMO UNO SGUARDO GENERALE SULLA QUESTIONE DELLA LINGUA , MI RENDO CONTO CHE UN PROBLEMA DI CARATTERE PURAMENTE STORICO-CULTURALE SI TRASFORMA IN REALTA IN UN PROBLEMA POLITICO IN CUI L'OBIETTIVITA' ASSUME UN VALORE MARGINALE.
NON DOVREBBE ESSER COSI PER UOMINI DI CULTURA E RICERCATORI LONTANI DA INTERESSI DI PARTE ED EGOISMI PERSONALI.
LA STRUTTURA DEL PARLARE CORSO HA DELLE INDISCUTIBILI LOGICHE E DIREI LAPALISSIANE ORIGINI E DELLE CARATTERISTICHE CHE SOLAMENTE PERSONE DI CATTIVA FEDE O ALTRE ACCECATE DA UN ORGOGLIO FUORI LUOGO , POSSONO FALSIFICARE.
CON LA PROPOSTA GHIONGA SI DA LUCE AD UNA PARLATA IN GRAN PARTE INVENTATA .
GIA DA ADESSO SI POSSONO LEGGERE SAGGI IN CUI SI INVENTA UNA GRAMMATICA ED UNA GRAFIA . MI CAPITA DI LEGGERE ARGOMENTI CHE MI DANNO L'IMPRESSIONE CHE QUALCUNO VOGLIA ESSERE IL LETTERATO INVENTORE DI UNA NUOVA LINGUA CORSA.
BABBO PASQUALE SI RIVOLTA NELLA TOMBA I SAGGI DEGLI SCRITTORI DELL'OTTOCENTO , I PRIMI A VIVERE IL PROBLEMA DELLA LINGUA , VENGONO GETTATI NELLA SPAZZATURA.
MI DISPIACE , MA DA PICCOLO AFICIONADO DI VIVA VOCE E DEI SUOI INTENTI PURAMENTE CULTURALI ,VEDO ANNULLARSI IRRIMEDIABILMENTE QUELLO CHE DI POSITIVO E UTILE ALLA VERA INDIVIDUALITA DEL POPOLO CORSO, GLI UOMINI DI CULTURA E I RICERCATORI METTONO IN LUCE.
 giancarlo
Lunedi 21 Gennaio 2013

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[Ignorare]
Mi è capitato di leggere le risposte di Allimanu a chi cercava di dimostrargli la vicinanza del corso all'italiano. Vorrei porgli la domanda a una questione.:
Se l'amico Allimanu
si da la pena di fare una statistica sulla quantita dei cognomi presenti in Corsica non potrebbe non convenire che questi nomi sono tutti di origine italiana.
E cosa vuol dire questo? Vuol dire che la presenza e l'emigrazione di famiglie italiane in Corsica e' stata copiosissima , numerosa e costante nei tempi. Deriva da cio' anche il nome di tantissimi luoghi che ripete lo stesso che in Italia, certi piatti tipici della cucina etc etc.
E tutta questa gente che ha popolato l'isola che lingua parlava quando è venuta ?
Evidentemente un dialetto o vernacolo o parlata che dir si voglia presente nella penisola
Come in Italia ci sono in tutte le province modi di parlare diversi, e non sempre simili tra loro , cosi in Corsica si e' formato un parlare che trae origine dalla quello delle sue comunita' che a seconda delle loro origini si esprimevano con influenza toscana, ligure sarda etc.
Nelle province italiane si parlava correntemente in un modo ma in tutte esisteva il filo comune che legava gli uomini culturalmante piu evoluti rappresentato dall' italiano che alimentava proprio con la cultura il progredire della parlata regionale.
In Corsica il fenomeno si è ripetuto nello stesso modo.
Caro Allimanu , la Corsica non è un continente. Non puo esistere una indipendenza culturale e linguistica completamente autonoma in presenza di un'immigrazione dall'italia cosi massiccia, con un economia diretta principalmente verso la penisola .
Tutti gli uomini di cultura corsi hanno scritto in Italiano. In molte città italiane ci sono interi quartieri abitati da corsi monumenti dedicati a personalità ,scenziati, dottori etc di origine corsa anche santi protettori di citta'.
Tutti si esprimevano e scrivevano in italiano .
Puoi dire che l'introduzione dell'italiano può contaminare il corso invece che rapprentare il necessario supporto per favorire la sua evoluzione?

Con Amicizia
G.Carlo


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