A Viva Voce

Alcuni uomini e alcune donne di Corsica, premurosi del rinverdimento della lingua dotta dei nostri antenati hanno deciso di pubblicare questa rivista in lingua italiana. Essa è un nostro retaggio e un puntello per mantenere viva la lingua còrsa.
Forum

Paoli, ma quale?

 Maurizio per la nostra Lingua
Venerdi 25 Gennaio 2013

Stampa versione
[Ignorare]
Questa volta vorrei segnalare una pubblicazione purtroppo non liberamente scaricabile da internet - si tratta infatti di un'opera per la quale non è scaduto il copyright - di cui si può comunque leggere qualche pagina campione cliccando su questo link di Google libri: http://books.google.it/books?id=rMVdZe4-3c0C&pg=PA192&dq=%22vanessa+alberti%22&hl=it&sa=X&ei=ULP2UNbPJov44QTkrIDACw&sqi=2&ved=0CDYQ6AEwAQ#v=onepage&q=%22vanessa%20alberti%22&f=false.
Si tratta di: Les langues imprimees, A.A.V.V., a cura di Frédéric Barbier, Serie Histoire et civilisation du livre, 4, Librairie Droz, Ginevra, 2008. È una raccolta di dieci saggi fra i quali è di particolare interesse, in quanto legato ai temi trattati da questo sito, "De l'ignorance à la conscience: l'affirmation tardive du statut linguistique corse (1750-1919)", scritto da Vanessa Alberti.
Come ho detto il saggio non è riportato integralmente e sono leggibili solo quindici delle ventisei pagine di cui si compone. Quanto basta comunque per afferrare il senso generale del discorso portato avanti dall'autrice, per estrapolarne alcune interessanti notizie relative al progressiva sostituzione, anche in campo editoriale, della lingua italiana con il francese nel corso del XIX secolo e del primo ventennio del XX e per apprezzarne alcune chiare tabelle esplicative in proposito. Ci sono poi alcune informazioni che trovo importanti e sulle quali vorrei soffermarmi. Alle pag. 177-178 apprendiamo per esempio che Paoli, nel suo breve periodo "filo rivoluzionario" durante il quale rivestì per la Francia la carica di presidente del dipartimento della Corsica, non aderì affatto alle idee giacobine tendenti all'annientamento delle lingue locali in favore del francese ma addirittura fece pubblicare dall'editore Batini una traduzione in italiano della Marsigliese dal titolo: "Inno dei Marsiliesi pubblicato per ordine del dipartimento di Corsica" e che nonostante le pubblicazioni in francese e bilingui che venivano alla luce in quel periodo la francesizzazione dell'isola auspicata dai Rivoluzionari più estremisti fu sostanzialmente un fallimento. Non solo; più tardi, durante gli anni del breve Regno indipendente anglo-còrso, le pubblicazioni che uscirono nell'isola furono tutte e solo in italiano. Niente male per una lingua che oggi viene spacciata per "straniera", "ostile", "retaggio dei vecchi oppressori" genovesi, pisani, etc., addirittura "nociva"! Idee che avrebbero fatto inorridire il Padre della Patria, il più còrso dei còrsi, l'eroe dell'indipendenza che, evidentemente, la pensava in modo diverso.
Più avanti apprendiamo che dopo la caduta del regno paolino la ripresa delle pubblicazioni in francese e bilingui e l'opera di francesizzazione ripresero inesorabilmente ma la sostituzione dell'italiano col francese si realizzò lentamente, e il sopravvento della nuova lingua nazionale fu completo solo nel primo ventennio del'900.
Significative e interessanti anche altre evidenze che emergono dal saggio, come il fatto che le pubblicazioni indirizzate a quegli strati popolari rurali, locali, considerati meno acculturati dell'isola venivano redatte prevalentemente in italiano, l'unica lingua oltre al còrso da questi conosciuta, mentre le pubblicazioni in francese erano dirette principalmente verso quegli esponenti della borghesia cittadina amministrativa e commerciale che avevano a che fare col francese quotidianamente e che in buona parte, bisognerà pur dirlo prima o poi, erano maggiormente inclini all'assimilazione. Anche in questo caso un colpo alla tesi di chi vede l'italiano a quel tempo come lingua esclusiva di elites nostalgiche dell'antica "dominazione italiana" contrapposte all'autentico "popolo còrso".
Stesso discorso per quanto riguarda la presunta pericolosità per ii còrsi e la loro lingua dell'italiano, sia in ambito politico che linguistico.
Il saggio evidenzia come il Risorgimento e l'esilio in Corsica di molti patrioti italiani portò ad un rinnovato interesse dei còrsi verso la cultura e la lingua italiane e suscitò dimostrazioni di solidarietà e affetto ma certo non scatenò nell'isola e nei suoi abitanti sentimenti "unitari".
Anche dal punto di vista linguistico l'italiano si rivelò non un nemico ma un alleato del còrso. L'uso prolungato più che in altri settori della lingua di Dante da parte della Chiesa locale e la funzione tutt'altro che marginale svolta da una certa letteratura, anche minore e popolare, in italiano, che ospitò al suo interno i primi esempi di testi scritti in còrso, lo stanno a dimostrare.
L'autrice attribuisce alla rottura del rapporto lingua-dialetto tra l'italiano e il còrso e al declino del primo quella presa di coscienza dei còrsi di avere una "loro" lingua fornita di dignità e in grado di entrare in competizione col francese e che porterà alla esigenza di un espressione in forma scritta e alla rivoluzione letteraria attuata da Santu Casanova. Senz'altro è vero però io credo - ma è una mia opinione personale - che senza le prediche e le pastorali in italiano dei preti e dei vescovi, senza la "letteratura degli almanacchi" e senza il perdurare di una sostanziale familiarità con la lingua italiana e con il suo lessico, elementi che fecero da traghetto verso questa nuova situazione in un periodo molto delicato, quella presa di coscienza e quella rivoluzione letteraria non si sarebbero potute verificare e oggi non staremmo neppure qui a parlare della sopravvivenza e della salvezza del còrso semplicemente perché il còrso non esisterebbe più, da molti anni.
 Maurizio per la nostra Lingua
Venerdi 1 Febbraio 2013

Stampa versione
[Ignorare]
La notizia dataci dal Prof. Colombani dell'adesione dello storico Antoine-Marie Graziani al manifesto contro il progetto di modifica della toponomastica còrsa mi sembra molto importante. Un'ulteriore, autorevole voce còrsa che si unisce alle altre, altrettanto autorevoli Qualcosa si sta muovendo. Io credo che iniziative come questa siano destinate a non rimanere confinate nel ristretto ambito degli accademici. Per la notorietà e per il prestigio degli studiosi che vi partecipano finiscono inevitabilmente per avere un'eco anche fra un pubblico più vasto e popolare e per questo sono utilissime. Più aumenta il numero delle adesioni di questo tipo e più è difficile rimanere indifferenti di fronte alla riaffermazione da parte di esperti e specialisti di verità misconosciute, occultate o dimenticate o portare avanti sciagurate iniziative senza senso. Le mistificazioni di comodo, prive di qualunque fondamento storico e scientifico e dettate solo da motivi "politici" è vero che hanno il sostegno fanatico di chi vuol creder loro ad ogni costo ma a lungo andare sono inevitabilmente costrette a perdere terreno di fronte alla forza dell'evidenza, del ragionamento e delle testimonianze concrete. "Gutta cavat lapidem" dicevano gli antichi; bisogna solo aver pazienza.
Graziani, storico esperto di storia còrsa e genovese (e non solo) e autore di numerosi libri (vedi: http://fr.wikipedia.org/wiki/Antoine-Marie_Graziani), rivela anche l'intenzione di voler scrivere l'equivalente storico del testo della dichiarazione sulla toponomastica e la sua profonda convinzione che la forte immigrazione italiana in Corsica durante il XIX secolo abbia contribuito in modo determinante alla conservazione nel tempo della lingua còrsa. Anche queste affermazioni, pronunciate a corollario della sua adesione, hanno una loro intrinseca importanza e rappresentano un passo avanti verso il ristabilimento della verità storica.
 Maurizio per la nostra Lingua
Lunedi 4 Febbraio 2013

Stampa versione
[Ignorare]
Navigando in internet mi sono imbattuto, su Google libri, in un'altra anteprima del libro che ho già precedentemente citato in questa stessa discussione: "Les langues imprimees", A.A.V.V., a cura di Frédéric Barbier, Serie Histoire et civilisation du livre, 4, Librairie Droz, Ginevra, 2008".
Questa anteprima (visibile cliccando sul link: http://books.google.it/books?id=rMVdZe4-3c0C&pg=PA181&lpg=PA181&dq=%22langue+italienne+en+corse%22&source=bl&ots=VCdohONsZ2&sig=GQtb6CaRWV-dt5958CbLlafJ0-Y&hl=it&sa=X&ei=HMYOUanxKvT34QSerIGYAQ&ved=0CGMQ6AEwCA#v=onepage&q=%22langue%20italienne%20en%20corse%22&f=false) contiene anche la pag.182, che l'altra ometteva.
In questa pagina si può leggere un passo che ritengo molto importante e che riporto integralmente:
"(...). Un meme auteur peut écrire dans deux langues différentes selon la nature de ses oeuvres. Tel est le cas de l'abbé Cerati, qui polémique avec l'abbé Chauvet en francais mais qui publie ses ouvrages littéraires en italien. Il s'en explique: Sebbene l'uso della lingua francese faccia di giorno in giorno lodevoli progressi in questo departamento, la lingua italiana è tuttavia meglio compresa da quelli tra i nostri concittadini, che esercitano la cultura dei campi, o quella delle greggi. Percio quando uno voglia a queste classe volgere specialmente il discorso, farà util cosa, a parer moi, se ad essi parlerà il linguaggio degli avi antichi...(...).
Le parole del nostro abate dimostrano come nel XIX° secolo l'italiano non fosse affatto considerato come la lingua dei vecchi "dominatori", Genovesi o Pisani che fossero bensì, più semplicemente ed ovviamente, "il linguaggio degli avi antichi"; l'unico per di più che poteva essere usato per comunicare con i còrsi che abitavano fuori dalle città più grandi e al riparo dall'influenza del francese.
Da questo passo si può quindi capir bene quanto sia artificioso e lontano dalla realtà il mito oggi così caro ad un certo tipo di corsismo esasperato che vede i contadini e i pastori dell'ottocento intenti a conservare orgogliosamente nelle loro pievi l'unica lingua locale "nonostante" e "contro" l'italiano, considerato lingua straniera e ostile.
Evidentemente accadeva l'esatto contrario: era l'italiano, proprio nei centri più piccoli e sperduti, nel cuore vero della Corsica, a fare da baluardo contro l'influenza dilagante del francese. Se non ci fosse stato, se non avesse sostenuto come lingua colta ma amica e straordinariamente simile dal punto di vista lessicale e non solo le numerose varianti del còrso, questo sarebbe riuscito a sopravvivere fino all'epoca di cui si parla, quasi un secolo dopo il passaggio dell'isola alla Francia? Questo rende più chiaro come fosse a quel punto indispensabile per l'amministrazione centralista del secondo Napoleone non solo accelerare l'alfabetizzazione in francese del popolo còrso ma soprattutto togliergli l'italiano, cosa che avvenne puntualmente nel 1852.
Da quel momento iniziò il declino del còrso e alla tragica situazione di oggi che lo vede in situazione di concreto pericolo di estinzione si sarebbe arrivati ancora prima se non ci fosse stata l'opera di contenimento posta in essere dall'italiano durante il XIX° secolo. È dunque sorprendente ed anche molto triste constatare come oggi alcuni còrsi considerino assurdamente la lingua di Dante un fardello di cui liberarsi definitivamente, un retaggio di servitù e non, come è in realtà, un elemento identitario e una ricchezza culturale che nulla può certo togliere al còrso che ha sempre protetto e sostenuto.
 Maurizio per la nostra Lingua
Giovedi 7 Febbraio 2013

Stampa versione
[Ignorare]
Leggendo in qualche sito internet che il "colpo di grazia" all'uso dell'italiano negli atti pubblici in Corsica risalirebbe alla data del 1859, ho cercato di trovare qualche prova documentale relativa a questa affermazione. Credo di averla trovata andando su questo link: http://www.dglflf.culture.gouv.fr/lgfrance/legislationLDF.pdf.
L'indirizzo apre un documento in formato pdf che si può liberamente leggere o scaricare e che a pag. 58 riporta interessanti notizie su una decisione della Corte di Cassazione del 4 agosto 1859. Si tratta della sentenza relativa alla causa Giorgi contro Masaspino in cui la Corte, interpretando restrittivamente la precedente legislazione, dichiara la nullità originaria di qualunque atto pubblico che non sia scritto in francese. Una decisione innovativa pesantissima che introducendo il concetto di nullità comprensibilmente si può considerare come la pietra tombale riguardo all'uso dell'italiano (come di qualunque altra lingua "straniera") negli atti pubblici e nei giudizi.
Sebbene mi paia azzardato leggere in questa decisione giudiziaria degli intenti "politici" legati agli eventi storici a cui la Francia stava partecipando, è difficile non pensare alla singolare coincidenza temporale fra questa decisione e l'appoggio che in quel momento l'Impero Francese stava dando al Risorgimento Italiano, considerato probabilmente pericoloso per la forza attrattiva che avrebbe potuto avere (e che fu invece assai scarsa) sul popolo còrso.
Vorrei poi segnalare alcune altre sentenze citate nel documento alle pagine successive, anch'esse relative a cause tra còrsi, in cui la Corte di Cassazione si dimostra più indulgente, dichiarando validi testamenti o contratti matrimoniali scritti in lingua italiana/corsa da persone che non conoscevano altro idioma. Sono sentenze della seconda metà dell'800 che dimostrano quanto fosse ancora diffusa a quel tempo, specie in ambito locale e familiare, la "lingua degli antichi" e come fosse difficile e lenta l'opera di de italianizzazione della Corsica. Ne è evidente prova un passo tratto dalla sentenza Orfei contro Orfei del 22 gennaio 1879: "Il est difficile d’extirper une langue ancienne pour y substituer une langue nouvelle. (...) Pour vaincre les résistances, la force seule est impuissante; il faut le temps, la patience, la pression sage et soutenue de tous les jours." Sono parole terribili, sulle quali quei còrsi propensi a credere alle false verità che vengono loro spacciate sull'italiano, odiata "lingua dei conquistatori", forse farebbero bene a riflettere.
 Paul Colombani
Giovedi 7 Febbraio 2013

Stampa versione
[Ignorare]
Il più preoccupante è che il testo del documento si rferisce a "un exploit d'huissier rédigé en Corse, en langue dite italienne (que l'on peut entendre aujourd'hui comme langue corse)". Ora, senza aver bisogno di consultare il documento si può tranquillamente asserire che questo documento non era redatto in còrso ma in italiano. Quindi (escludo l'intenzionalità) ecco un documento ufficiale della Repubblica francese che dimostra un'ignoranza totale della situazione linguistica della Corsica nell'800. Di chi la colpa se non degli stessi Còrsi?
 Dario
Giovedi 7 Febbraio 2013

Stampa versione
[Ignorare]
[...]"Per liquidare i popoli" diceva Milan Hübl "si comincia col privarli della memoria. Si distruggono i loro libri, la loro cultura, la loro storia. E qualcun altro scrive loro altri libri, li fornisce di un'altra cultura, inventa per loro un'altra storia. Dopo di che il popolo comincia lentamente a dimenticare quello che è e quello che è stato. E, intorno, il mondo lo dimentica ancora più in fretta."
"E la lingua?"
"Perché dovrebbero togliercela? Non sarà più che folclore, e prima o poi morirà certamente di morte naturale". [...]

Milan Kundera (da "Il libro del riso e dell'oblio")



Qualche volta il mondo è veramente buffo (o forse soltanto sincronico).
Proprio ieri ho terminato di leggere questo bel libro di Kundera (erano aleno 10 anni che lo avevo nella pila di libri sul comodino di camera -anzi, per essere esatti è un inginocchiatoio, benchè io non sia molto devoto- e, ogni volta che arrivava in cima, ne compravo qualcuno fresco e lui ritornava in coda).
Ovviamente anch'io ho pensato alla Corsica.
Ma pensate un po' quante possibilità c'erano che io finissi il libro proprio nel giorno in cui veniva citato su questo forum!
Non sarà interessante, come episodio, ma curioso sì!
 giancarlo
Sabato 9 Febbraio 2013

Stampa versione
[Ignorare]
Ho letto le osservazioni ftte dal prof. Colombani circa le responsabilità dei Corsi per la mancata difesa della loro lingua colta, : l'italiano.
E' vero. E' doloroso vedere come la francesizzazione della Corsica , abitudine normale utilizzata in tutti i paesi e le regioni diciamo "conquistate", abbia progressivamente cancellato o "imbastardito" la cultura e la lingua degli antenati.
Tuttavia mi è capitato di vedere da un notaio un atto di vendita redatto in italiano e risalente al 1919. Un, evidente mosca banca ..
Ma non mi sento di culpabilizzare troppo tutti i corsi. Le comunità che vivevano isolate
nei villaggi occupate ad operare per realizzare la propria autarchica sopravvivenza avevano i loro usi ,costumi e lingua che anche oggi possiamo riscoprire . in qualche villaggio dell'nterno dove trovo il piacere di sentire qualche vecchio corso che parla il per me comprensibilissimo vernacolo dei suoi antenati senza alcuna contaminazione.
I benestanti, borghesi commercianti, professionisti si sono trovati invece nella necessità pratica di usare la lingua francese , assai stimolati se non addirittura costretti a questo esercizio
Nelle scuole I programmi hanno insegnato ai loro figli molte cose relative alla storia della Francia ma ben poco circa la storia e la cultura del loro passato.
Purtroppo credo che molti Corsi sappiano ormai ben poco circa le loro vere origini e quel che sanno si limita ad un bagaglio folkloristico abbastanza superficiale .
Parlo spesso con alcuni amici corsi e cercando di non fare troppo il "saputello" racconto certi fatti storici che li riguardano. Li scopro curiosi e interessati .
Penso che occorrebbe poter creare un ambiente di interesse culturale che palesi le cose del passato per avere il piacere di vederli prendere cosapevolezza di cio che loro appartiene .
Le persone che incontro su Viva Voce mostrano tutti una grande passione che li spinge ad illustrare certe verita storiche e culturali.
Ma sarebbe meraviglioso se questo dialogo potesse essere portato anche nelle scuole dove si avrebbero sicuramente risultati entusiasmanti.
o quantomeno un dialogo approfondito.
Purtroppo temo che il mio desiderio sia solo un' utopia..............
Saluti cordiali a tutti
g.carlo




 Maurizio per la nostra Lingua
Venerdi 22 Febbraio 2013

Stampa versione
[Ignorare]
Il resoconto della presentazione nel capoluogo ligure del libro “Genova ed il suo Regno. Ordinamenti militari, poteri locali e controllo del territorio in Corsica fra insurrezioni e guerre civili (1729-1768)” e la visione del filmato relativo all'interessante intervento svolto in quella sede dal Prof. Antoine Marie Graziani rafforzano la mia convinzione che chi si occupa seriamente di storia non possa far altro che andare a cercare le fonti, rovistare negli archivi, trovare prove, per arrivare ad una rappresentazione del passato sempre rivedibile alla luce della scoperta di nuovi documenti ma il più possibile corretta e veritiera.
Partire invece da una tesi preconcetta e tentare in ogni modo di farla apparire come verità assoluta, l'unica verità, tralasciando od omettendo prove e documenti o addirittura manipolandoli, non ammettendo contraddittorio, delegittimando chi sostiene tesi diverse e creando falsi miti di cartapesta dalle fragili fondamenta è invece tutta un'altra cosa che con la storia non ha niente a che fare. È un'operazione intellettualmente poco onesta che non segue i criteri della ragione e del buon senso ma solo quelli di un interesse "politico".
A questo punto qualcuno potrebbe dire che certe credenze, certe convinzioni sono dure a morire fra le persone comuni perché è difficile per queste accedere a determinate fonti. Non credo che oggi, nell'era di internet, questa scusa possa essere ritenuta ancora valida.
Certo non tutti hanno la possibilità di accedere a particolari archivi e documenti come gli studiosi di storia o di linguistica ma credo che nel suo piccolo ognuno di noi, gente comune che come me non ha certo la cultura di un professore universitario, a casa sua, con un po' di pazienza, un po' di tempo e un computer a disposizione possa riuscire a trovare in quella sterminata miniera che è la rete qualche elemento utile a chiarirsi un po' le idee sulle principali fandonie che oggi vengono raccontate sulla Corsica.
Lo sfogo del Prof. Colombani comparso qualche giorno fa in questa discussione l'ho interpretato anche in questo senso, come un'esortazione ad alcuni dei suoi concittadini a non farsi prendere in giro, a non accettare passivamente le informazioni che gli vengono proposte senza verificarle, a non chiudere gli occhi davanti al passato e alle antiche radici, a documentarsi, a vedere ciò che spesso è alla portata di tutti.
Vorrei fare un esempio di come anche semplicemente sfogliando un libro si possano subito sfatare alcune "leggende".
Se andiamo a cercare e scarichiamo da Google libri un volume che ho già citato altrove, gli "Statuti civili e criminali di Corsica" di Giovanni Carlo Gregorj (http://books.google.it/books?id=EDllCBWD0LcC&printsec=frontcover&dq=Statuti+civili+e+criminali+di+Corsica&hl=it&sa=X&ei=wEcmUeH4BPGK4gTYsYHoCw&ved=0CDUQ6AEwAA#v=onepage&q=Statuti%20civili%20e%20criminali%20di%20Corsica&f=false), che tra l'altro riguarda in parte gli stessi argomenti trattati nell'opera appena presentata a Genova, si possono fare delle "scoperte" interessanti fin da una prima superficiale occhiata.
Vediamo e poniamoci delle domande.
Gli statuti di cui tratta l'opera, provenendo dalla Repubblica di Genova, sono scritti nella lingua di quella potenza dominatrice, il genovese? Certamente no. Sono scritti in italiano, perché questa era la lingua usata in ambito amministrativo e legislativo in tutta l'area culturale "italiana", Corsica compresa.
Il libro allora è stato scritto durante la dominazione genovese? No, è del 1843, quando è passato quasi un secolo dalla cessione della Corsica alla Francia.
Allora l'autore è un italiano e questa è un opera dedicata agli italiani ed edita in Italia? No, chi scrive è un còrso che, pur essendo molto ben introdotto nell'ambiente culturale francese (si vedano i prestigiosi titoli e le cariche da lui rivestite in Francia) fin dalla prima pagina della lunga introduzione afferma che la sua patria è la Corsica. Usa l'italiano perché evidentemente trova logico e naturale adoperare questa lingua, l'idioma secolare dei còrsi, per trattare argomenti legati alla loro storia e la sua opera, tra l'altro neppure edita in Italia, è indubbiamente indirizzata ai suoi compatrioti. Lo dimostra anche la dedica, alla memoria di un personaggio còrso molto importante ed autorevole, quel conte Carlo Andrea Pozzo di Borgo fiero avversario di Napoleone, diplomatico di grande valore e, soprattutto, firmatario con Paoli della seconda Costituzione còrsa. Non solo; l'autore cita esplicitamente la munificenza di Pozzo di Borgo che evidentemente non si limitò in vita ad incoraggiare l'autore ma ne finanziò anche l'opera.
Insomma, ho voluto dimostrare come basti già uno sguardo superficiale a questo libro per far crollare almeno un paio di false verità, come quella dei genovesi che imposero la "loro" lingua o l'altra dell'italiano che sarebbe per i còrsi lingua straniera, ostile ed evocativa solo di schiavitù e dominazione.
Se poi si ha la pazienza di dare una scorsa, anche veloce, alle 159 pagine dell'introduzione, si possono veder crollare altri falsi miti sulla Corsica. Si scopre per esempio un'isola la cui storia è completamente intrecciata con quella italiana, profondamente legata alla Toscana fin dall'epoca longobarda, tutt'altro che unita nel corso dei secoli ma anzi spesso divisa in potentati locali in lotta uno contro l'altro, difficilmente governabile ma non sempre per uno spirito di indipendenza che si formò in realtà piuttosto tardi e fra contrasti e contraddizioni.
Gli stessi statuti poi, ci raccontano di una Repubblica di Genova che, al di là degli errori commessi, non fu solo matrigna ma cercò comunque di amministrare la Corsica con un corpus di leggi che tenevano conto della sua particolarità e dei suoi problemi.
Insomma, se si ha voglia di vedere, di cercare, oggi non è difficile neppure per una persona comune, nei limiti delle sue possibilità e del suo livello culturale, trovare qualche informazione sulla Corsica che ne riporti la storia in modo corretto e non secondo vulgate di comodo e prive di ogni fondamento.

 GIANCARLO
Lunedi 4 Marzo 2013

Stampa versione
[Ignorare]
Mi rivolgo a Maurizio che trovo spesso su viva voce, con i suoi scritti interessanti e ben documentati.
Forse potrà aiutarmi a colmare una lacuna che le mie ricerche non sono servite ad eliminare.
Vorrei sapere se negli anni fino al '700 esistevano scuole o luoghi dove le gente poteva imparare a leggere e scrivere . Certamente in Ajaccio o Bastia , forse anche a Corte , a Bonifacio e a Calvi qualche scuola doveva esistere. Ma chi organizzava queste scuole? Forse nei villaggi il Curato poteva sopperire a questa necessità, altrimenti bisognerebbe ammettere che solo la classe borghese che abitava nei grandi centri abitati possedeva un minimo di cultura. Ma questa cultura non poteva essere che quella italiana . Infatti in piu abbienti andavano a studiare ed a esercitare spesso la loro professione in Italia : Roma soprattutto ma anche Bologna, Firenze, Pisa etc.
Grazie in anticipo .
G.Carlo

 Maurizio per la nostra Lingua
Martedi 5 Marzo 2013

Stampa versione
[Ignorare]
Caro GIANCARLO, ti ringrazio per i gentili quanto immeritati apprezzamenti. Purtroppo non sono uno studioso ma solo un "appassionato della domenica" che per curiosità si diverte a cercar notizie sulla storia e la cultura còrse attingendo all'unica fonte che ha disponibile, la rete, con tutti i limiti che ne conseguono.
Per quanto riguarda l'argomento che ti interessa penso che potrebbe esserti di aiuto questo libro che ho trovato cercando su internet e che magari già conoscerai: Histoire de l'Ecole en Corse, AA.VV., a cura di Jacques Fusina, Ajaccio, Albiana, 2003. Costa una trentina di euro in forma cartacea, una decina di meno in formato digitale. È uno dei tanti libri interessanti sulla Corsica che mi piacerebbe avere ma che purtroppo in questo momento non posso permettermi. Spero tu abbia un budget per la lettura più ampio del mio! Tornando al titolo che ti ho suggerito, penso faccia al caso tuo perché la breve descrizione che puoi trovarne cliccando sul link : http://www.starzik.it/ebook/libro/Histoire_de_l_Ecole_en_Corse_ISBN9782846989114-434757.html mi sembra descriva un'opera piuttosto completa ed esauriente.
In mancanza di notizie precise sono anch'io propenso a credere che l'istruzione in Corsica nel XVIII secolo seguisse le orme di quanto succedeva negli altri stati preunitari italiani: i rampolli della borghesia e della nobiltà educati in casa da precettori laici o più probabilmente religiosi e poi, se del caso, mandati a frequentare le più prestigiose università italiane; il popolo con pochissime possibilità di alfabetizzazione, al di fuori dell'ingresso in seminario o in qualche ordine religioso.
Saluti cordialissimi.
Maurizio
 Maurizio per la nostra Lingua
Sabato 9 Marzo 2013

Stampa versione
[Ignorare]

Andando sull'interessante sito "A lingua còrsa" (http://gbatti-alinguacorsa.pagesperso-orange.fr/), mi sono imbattuto in un testo del docente, scrittore e storico Jean Albertini riguardante i rapporti tra il còrso e l'italiano. Di questo scritto, estratto dal suo libro "Précis de grammaire corse" e reperibile cliccando sul link http://gbatti-alinguacorsa.pagesperso-orange.fr/ mi hanno colpito alcune affermazioni che qui riporto integralmente:
"Le corse n'est pas un dialecte italien. C'est un dialecte roman qui est souvent plus proche d'autres langues romanes, du portugais, de l'espagnol, du monégasque, voire du catalan ou même du français que de l'italien classique.
En outre le corse, d'une façon générale, est beaucoup plus proche du latin que cet italien classique lui-même."
Lasciamo stare la seconda frase, che potrebbe crearmi qualche problema d'identità: come italiano figlio di una terra abituata alle invasioni non pretendo di avere nelle vene il sangue degli antichi Romani ma avrei almeno pensato che la mia bella lingua fosse abbastanza "proche" a quella latina!
Andiamo alla frase precedente. Che dire? Io sono solo un ignorante, so di non sapere e ho il massimo rispetto per le affermazioni contenute in questa citazione. Però sono un ignorante come dire, "cartesiano", nel senso che mi piace fare degli esperimenti e così ho voluto fare qualche prova, di quelle che io chiamo "le prove del cretino", perché facili facili e alla portata di tutti. Mi sono detto: d'accordo, il grado di intercomprensione tra lingue appartenenti allo stesso ceppo non è sempre uguale in un senso e nell'altro ma se è vero che il còrso è più vicino ad altre lingue rispetto all'italiano, il mio livello di comprensione nei suoi confronti dovrebbe essere più o meno simile a quello che ho verso di esse. Non è così. Ho fatto diverse prove con testi ed esempi sonori; niente da fare: il còrso, sia scritto che, in misura minore, parlato rimane per me piuttosto comprensibile e, comunque, più delle altre lingue citate.
Non contento, ho voluto fare un'altra prova. Se il còrso è così distante dall'italiano, mi sono detto, la prima cosa che dovrebbe risultare evidente è una forte differenza lessicale. Ho dunque preso il mio bel dizionario còrso-italiano del Prof. Marchetti e sono andato saltando qua e là tra una pagina e l'altra. Il risultato? Molte parole sono diverse, certo - e infatti nessuno sostiene che còrso e italiano siano la stessa lingua - ma, nel complesso, le somiglianze lessicali, a diversi livelli, non sono solo notevoli, sono impressionanti! Tra parole decisamente uguali che si pronunciano nello stesso modo, altre uguali che però si pronunciano in modo appena diverso, altre di poco differenti, altre ancora identiche a termini italiani desueti o arcaici o a forme dialettali italiane, la familiarità fra queste due lingue è cosa difficilmente negabile. Per non parlare poi dell'accentazione delle parole e della costruzione delle frasi! Insomma, in cosa viene vista questa diversità profonda fra il còrso e l'italiano? Nella desinenza in "u" di molte parole còrse per il resto uguali a quelle italiane? In alcuni suoni particolari o forme di pronuncia della lingua còrsa difficilmente traducibili graficamente ma in gran parte ritrovabili in molti dialetti dell'Italia centrale e meridionale?
Devo dire che già dopo queste mie semplici prove, lo ripeto, da ignorante e pur con il massimo rispetto per le idee altrui, non mi sento proprio di condividere l'opinione di chi sostiene la "lontananza" fra il còrso e l'italiano. Ritengo l'alto livello di intercomprensione fra le due lingue e la strabiliante somiglianza lessicale fra di esse due elementi pesantissimi in favore di chi invece, come gli animatori di "A Viva Voce", la pensa diversamente e, proprio per questo, considera la riscoperta dell'italiano da parte dei còrsi prima ancora che una legittima "riappropriazione culturale" un'ancora di salvezza per preservare l'antico idioma isolano.
Devo poi dire un'altra cosa. Mentre ho sempre trovato le tesi degli storici e dei linguisti di "A Viva Voce" supportate da prove, documenti e spiegazioni logiche e ben argomentate, non altrettanto posso dire nei confronti di chi afferma l'estraneità del còrso dall'area linguistica e culturale italiana. In questo caso mi sono sempre trovato di fronte a dichiarazioni pronunciate con toni assoluti ma non accompagnate da soddisfacenti giustificazioni storico scientifiche e supportate dalla consueta enfatizzazione di alcune note particolarità del còrso e dalla minimizzazione delle tante, tantissime cose in comune che questo ha con l'italiano. Inoltre ho spesso avuto la sgradevole impressione, leggendo certe dichiarazioni, che venga quasi "pretesa" dal lettore un'adesione più simile ad un atto di fede che al risultato di un reale convincimento.
A tale proposito vorrei ricordare queste parole di Olivier Durand che cito letteralmente dal suo interessantissimo intervento di cui ho già parlato in questa discussione (http://pourunelitteraturecorse.blogspot.it/2012/01/olivier-durand-repond-jean-chiorboli-il.html):
"U mitu di u corsu lingua latina, staccata da u talianu, ingrandata dirittu dirittu à partesi da u latinu, équidistant à pettu à l’altre lingue neolatine, hè oghje un dogma nu a militanza. Or cum’è tutti i dogmi, ci vole à accittalli e’ à credeci senza fà dumande. A fede, si sà, ghjè cum’è l’alcollu : pò esse una medicina furmidevule o un vilenu tremendu. Di a « falata diretta » di u corsu da u latinu pare chì unipochi si sianu imbriacati, e’, cum’è dopu à tutte e sbornie, e sveglie sò dure e’ azeze.".
Infine mi chiedo: quali studi seri e internazionalmente riconosciuti, quali prove fondamentali e decisive esistono a favore di questa visione di una Corsica profondamente influenzata dal latino e aperta a tutti i possibili, immaginabili ed anche improbabili influssi "mediterranei" ma, inspiegabilmente, impermeabile a quelli provenienti da una terra lontana appena pochi chilometri? Qualcuno saprebbe dare una risposta ad un ignorante curioso?

 Maurizio per la nostra Lingua
Sabato 9 Marzo 2013

Stampa versione
[Ignorare]
Gentile Direttore, la sua risposta "tranchant" mi conforta molto! Vuol dire che certe teorie strampalate stanno rivelandosi per quello che sono e logica e ragione stanno vincendo la loro battaglia. È una buona notizia.
Cordialmente
 GIANCARLO
Domenica 10 Marzo 2013

Stampa versione
[Ignorare]
Caro Maurizio,
e' veramente sconfortante dover constatare che esistono uomini di cultura (ma lo sono veramente?) che dall'alto del loro dire
cercano di dimostrare al popolo quello che a loro piacerebbe fosse la realta di certe cose .
Il sig Albertini si e' immerso nelle sue teoriche deduzioni, ma dubito che sia un profondo conoscitore dei vernacoli italiani, delle
espressioni tipiche popolari dei nostri dialetti, per poterli confrontare con il parlare corso nelle varie regioni, e scoprire come la parentela
tra di essi sia del tutto lapalissiana.
Certe persone sono allergiche a verificare le loro teorie con la sperimentazione pratica.
In questo modo si autoconvincono di certe teorie che a loro piacciono tanto e tutto finisce li
E' fin troppo facile contraddire con prove incontestabili alla portata di tutti ,le affermazioni del sig Albertini e questa facile deduzione mi porta a farmi riflettere sul fatto che forse alla base del suo dire ci potrebbe essere una certa antipatia preconcetta .
Caro Maurizio le tue dotte argomentazioni sono chiare ed evidenti, ma forse chi amerebbe che esistesse un'altra realta' non le vuole neppure sentire.
Cordialmente
Giancarlo



 Ghjiulio
Martedi 12 Marzo 2013

Stampa versione
[Ignorare]
Buona sera a tutti dopo oltre un mese riscrivo alcune brevi righe e innanzitutto colgo l'occasione per salutare sia Paul Colombani sia Matteu Filidori che ho avuto il piacere e l'onore di conoscere personalmente il 17 gennaio u.s. - Leggo sempre tutto ma sono parecchio oberato di lavoro e ho veramente poco tempo. Però ci tengo a segnalare un articolo sul corse matin (In fondo copio il link) veramente interessante in cui in sintesi (prendendo come spunto l'intervista al "Governmatore dell'Alsazia") si ipotizza - sintetizzando un po'- la seguente equazione:
l'Alsazia (culturalmente e linguisticamente) sta alla Germania come la Corsica sta all'Italia. Non solo, ma se avrete il tempo di leggere i commenti dei lettori corsi, sottolinero còrsi, di Corse Matin on Line vi renderete conto (seppure scrivano come é ovvio in francese) che sono totalmente a conoscenza del dibattito e delle tesi portate avanti da "A viva voce". Quindi a volte ci sentiamo soli, forse siamo solamente lontani qualche miglia marittime... ma non é proprio così-.
Ecco il link:
http://www.corsematin.com/article/ajaccio/philippe-richert-le-bilinguisme-est-un-argument-economique.922212.html
Ripeto, a parte l'articolo leggete i commenti dei lettori. Un saluto a tutti gli affezionati di A Viva Voce
 Maurizio per la nostra Lingua
Lunedi 18 Marzo 2013

Stampa versione
[Ignorare]
I commenti dei lettori di "Corse Matin" all'articolo segnalato da Ghjiulio sono in effetti molto interessanti e confortanti perché rivelano una certa coscienza dei legami storici, culturali e linguistici fra Corsica e Italia e dell'importanza economica che quest'ultima ha - e ancor più potrebbe avere - per l'isola.
In un futuro che si spera non troppo lontano di ripresa economica dell'Italia la penisola potrebbe infatti essere per la Corsica e per i suoi giovani una grande risorsa e non solo, come è stato fino a poco tempo fa, in campo turistico. Accanto ad una ripresa del flusso di visitatori italiani, attratti da un'offerta che ci si augura ancora più diffusa e capace non di mortificare la bellezza e l'individualità della Corsica con una selvaggia "bettunizazione" ma di valorizzare i piccoli centri senza espropriarne gli abitanti, si potrebbe creare un utilissimo tessuto di rapporti tra piccole e medie imprese còrse e italiane che porterebbe a risultati vantaggiosi da una parte e dall'altra.
Perché ciò accada però, prima ancora che la ripresa dell'economia, credo sia necessario un radicale cambiamento dei rapporti tra Còrsica e Italia che non ho esitato a definire più volte "atrofizzati". Non è possibile che a quasi 70 anni dalla fine della guerra vengano ancora strumentalmente agitati i fantasmi di un passato morto e sepolto o che imbarazzi, paure e pregiudizi da una parte e dall'altra contribuiscano a tener lontane due terre nate per comunicare e interagire. Come non è possibile che per andare in Corsica dall'Italia, e viceversa, non ci siano regolari voli diretti e ci vogliano ore e ore di aereo e un cambio di volo quando in mezz'ora un semplice ATR 42 potrebbe coprire la tratta Pisa-Bastia agevolmente, oppure che gli orari dei traghetti siano modellati solo sulle esigenze dei turisti estivi italiani e prevedano "fuori stagione" pochissime traversate in un senso e nell'altro. Qualcosa dovrebbe cambiare e Italia e Francia potrebbero fare molto in tal senso.
Un'altra cosa positiva che emerge dai commenti segnalati da Ghjiulio è la consapevolezza di quanto conoscere il còrso possa essere utile per comunicare con gli italiani e, perfino, di come il "meccanismo" funzioni anche in senso inverso, come dimostra la frase di un genitore che afferma: "S'il est vrai (...) que maîtriser le corse permet de communiquer avec nos voisins italiens, l'inverse est vrai aussi. Mes enfants ont fait de l'italien, ce qui leur donne des facilités pour pratiquer le corse." Finalmente ci si accorge della validità e dell'importanza di una delle tesi più importanti sostenute da "A Viva Voce"! È un buonissimo segno e dimostra, se ancora ce ne fosse bisogno, di quanto sia utile ed importante questo bel sito sul quale amiamo intervenire con passione.
 Andrea
Mercoledi 7 Agosto 2013

Stampa versione
[Ignorare]
volevo segnalare questo indirizzo: www.alta-frequenza.com/l_info/l_actu/le_statut_de_co_officialite_de_la_langue_corse_adopte_62045

Chiedo ai Corsi di qui dentro se corrisponde al vero.

Grazie per la precisazione.
 LEONI
Venerdi 9 Agosto 2013

Stampa versione
[Ignorare]
Signore Allimanu bonasera!

Gl'italiani non sono mai arrivati in Corsica del fatto che erano in già Corsica nel significato che i nostri antenati sono liguri. Non è bisogno di spiegare questo che tutti noi qui sappiamo dov'è situata la liguria.

Da milleni i liguri hanno attraversato nei due sensi il mar tirreno considerando ad ogni modo che era ovviamente il loro mondo, che tutti facevano parte dello stesso popolo, della stessa famiglia, visto che parlavano la stessa ligua e sono sicuro che à quella epoca nessun di loro si è fatto la domanda di sapere chiunque tra di loro vivendo in Corsica fosse ligure o no.
Nel sud Corsica ci sono ancora dei resti di questa testimonianza cui la piu famosa è la "dame de Bonifacio" inseppellita in un modo uguale alle usanze dello stivale...Risale 7000 anni fa.
Dopo i liguri arrivarono piu tardi gli etruschi che consideravano la Corsica sicome l'altra parte del loro territorio e la città di populonia (se non sbaglio) puo essere considerata sicome città costruita ed abitata da corsi.
Seguirono i romani, i pisani, i genovesi! Ed io dico con molto entusiasmo "PER FORTUNA!"..Che le piace o no. Perchè tra tutti gli ivasori in corsica, se consideriamo che loro son invasori secondo il suo punto di vista, fossero unicamente loro che dessero una civiltà alla Corsica. Fossero unicamente loro che si interessarono alla Corsica, che l'auitarono. E perchè? Perché il sentimento già di nazione "italica" in un certo modo "italiana" era già cosi esistente potentissimo, indestrugibile. Che dennaggi feccero gli abitanti dello stivale a quelli del isola? Ma crede lei che gli altri abitanti dello stivale o delle altre isole erano meglio tratatti? Grazie a loro per le torri genovesi, la loro protezzione, la loro lingua e per il mio cognome..e di potermi sentire l'errede di una cosi bellissima civiltà, sia la "Culla dell' Europa".
Lei dice "jagaru" per dire "cane" perché viene dal sud Corsica. Da i miei parti si dice "cane". E sempre dai mei parti quando sentono quel corso sud si spaventano dicendo che questo non puo essere corso..Penso sopra tutto agli anziani. Cio è perchè voi, probabilmente avete parole venute da dialetti italiani...sicome il calabrese e il siciliano..La prova è dimostrata con i vostri doppia "D" "bedda" invece di "bella", "cavaddu" invece di "cavallu" e con i vostri plurali fatti alla usanza sarda e siciliania sia "casa" "casi" invece di"casa" "case". Quindi
il fatto che avete delle parole diverse del corso nord piu vicino del italiano ufficiale nos significa che avevate una lingua propia.parrechi secoli fa, rovinata dagli italiani, sempre secondo la sua opinione.
Pero, e vero che in un certo senso lei ha ragione...E se avesse letto cio che ho scritto qualche giorno fa a proposito della storia dei primi popoli di corsica, si sarebbe accorto di quella esistenza di un popolo corso di origine 'i torreani" che purtroppo abbandono l'isola, non a causa del cattivo esercito italiano che non esisteva, ma semplicement per sistemarsi in Sardegna dove la vita era migliore. Quindi, se lei vuole ritrovare la sua lingue di origine ci vuole che vada in Sardegna, ma non nord, ma centro "logudoro" e sud "Campidano" e "Iglesiente dove lei potra godere della lingua che lei considera sicome la sua.
Io dico che mei antenati dal mio cognome, da quello che parlo dal luogo dove abitano i mei famigliari sono ovviament italiani visto che la Corsica, una volta questi primi abitanti parti sia "i torreani" non poteva fare altro di essere abitata da popolazioni venute dallo stiavale. Che lo voglia o no..non siamo i sardi!
 LEONI
Venerdi 9 Agosto 2013

Stampa versione
[Ignorare]
Signore allimanu bonasera

Gli italiani non sono mai arrivati in Corsica del fatto che erano già nell'isola, i nostri antenati essendo liguri. Non è bisogno di spiegare qui dov'è la liguria penso, no?

Da milleni i liguri dallo stivale e quelli del isola hanno attraversati il mare tirrenio considerando che qui era il loro mondo, e che tutti quanti tra di loro formavano lo stesso popolo, visto che parlavano la stessa lingua, e sono sicuro che a quel periodo nessuno di tra di loro si è fatto la domanda di sapere chiunque era corso piu corso dell'altro. Questi sono discorsi di oggi!
Le testimonianze della presenza di popoli italici in Corsica sono ovvie! E "la dame de Bonifacio" insepellita 7000 anni fa, alle usanze dello stivale il perfetto esempio di questo che sto dimostrando e sul quale tutti vanno d'accordo. Dopo arrivarono gli etruschi considerando la Corsica sicome l'altra parte del loro territorio ed i corsi impegnati in questa civiltà -senza domanda di chi erano in realta, sicome oggi- sono probabilmente all'origine della la città di populonia (se non sbaglio) che constuirono e che abitarono.
Venero dopo i romani, i pisani, i genovesi e io dico con grande entusiasmo "PER FORTUNA"! Per farci di noi gli erredi di una delle piu bella civiltà del mondo sia senza dubbio "la culla della civiltà europea"! Grazie ai nostri antenati di averci protetti e considerati. Perché se partiamo del punto di visto suo considerando gli italiani sicome ivasori, conquistatori rovinando la corsica, cosa dobbiamo pensare degli altri, grecci, fenici, aragonesi, sareceni? Chi si è sempre procupato della Corsica tranne gl' italiani. Perché? Perché già il sentimento di pertenenza allo stesso popolo "italico" in un certo senso "italiano" esiteva gia cosi forte, potente, indestrugibile.
Lei dice "jagaru" per dire "cane" alla usanza del corso sud. Da i miei parti si dice "cane"e al sentire del parlato sud, si spaventano dicendo che corso non è! Il fatto che voi sud abbiate una parola cosi diversa dell'italiano ufficile non significa che sono i resti di della vostra vecchia lingua rovinata dagli italiani. Senza dubbio utilizzate senza saperlo delle parole di uno dei moteplici dialetti dello stivale..Il calabrese e il siciliano ed il sardo certamente per quanto riguarda la sua provincia con i plurali feminili che si convertono in maschili "casa" "casi" invece di "casa " "case" "donna" "donni" e la doppia "d" "bedda" invece di "bella", "cavaddu" "cavallu".
Pero in una certa forma lei ha ragione parlando di un popolo corso di origine. E se avesse letto uno dei miei intervento qualche giorno fa, a proposito della storia Corsa, si avrebbe accorto, puo darsi che lei lo sa gia, che un popolo è vissuto nell isola parrechi milleni fa "I TORREANI". Ma purtoppo esse se ne andato per la Sardegna piu accogliente. Quindi, se vuole ritrovare questa lingua e civiltà che considera sicome la sua, ci vorrà che se ne andasse Nell'isola vicina della nostra, ma non al nord (Gallura) ecceto per le nuraghe (torri sarde, resti della civiltà torreana), ma nel "logudoro" al centro, nel "Campidano" e "l'Iglesiente" al sud. E qui potra godere di quello che si puo avvicinare di piu a cio che lei sicome tanti corsi consisderano sicome la vostra cultura.
Una volta in torreani partiti la Corsica è stata regolamente abitata da popolazioni venute dallo stivale, Che le piacce o no, non siamo i sardi che loro possono prentendere ad una vera cultura diversa!
 LEONI
Venerdi 9 Agosto 2013

Stampa versione
[Ignorare]
E ASSOLUTAMENTE MAGNIFICO! SONO DUE VOLTE CHE SCRIVO UN TESTO ABBASTANZA LUNGO E OGNI VOLTA VIENE DISTRUTTO.

Eh bien bonne nuit à tous! Déjà qu'il faut se concentrer sur l'italien et sur l'argumentation..Si en plus ça s'efface à deux reprises..C'est vachement contrariant!

Mi dispiace ma non scrivero piu! Era un vro piacere di conoscervi! Ciao a tutti e tanti auguri!
 LEONI
Venerdi 9 Agosto 2013

Stampa versione
[Ignorare]
SCUSA, SCUSA e SCUSA dal mio carattere cosi corso ad arrabiarsi sempre!E genetico! Cioé che non mi ero accorto che fossero parrechie pagini! Quindi, la prima volta vedendo che non cera il mio testo ho pensato che fosse distrutto. Anche la seconda volta non me ne sono accorso, scrivendolo una volta in piu e non vedendolo apparire! Ma che stupido! Ancora scusa!

Tanto felice di avervi ritrovati!


Il tuo nome :


La tua e-mail :
 (non pubblicato)


Messaggio
Tag incastono   Annullare
La Sua video sarà pubblicata sotto il Suo post.